venerdì 11 maggio 2018

L’interpretazione più coerente.



Ecco che fine fanno i palloncini
I palloncini fatti di plastica e lattice non sono biodegradabili e, finito il volo, finiscono spesso nei mari e negli oceani, contribuendo all’inquinamento…
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In qualunque posto vadano a finire i palloncini (ovvero, ovunque sospinti dai venti, nell’aria), ess3 riflettono (significano) l’atteggiamento di chi 1) li ha creati, 2) li ha permessi e 3) li ha comprati e lasciati “liberi” nell’ambiente. 
Ovvero, si tratta di una precisa responsabilità che, nella gerarchia sociale convenzionale, si disperde... analogamente al volo dei palloncini.
Non va sottovalutat3 nulla “qua”, dato che tutt3 significa, tutt3 è memoria, tutt3 è “già success3” e tutt3 è… continua perciò ancora a succedere.

Il sistema educativo insegna a scrivere una volta finito di riflettere, nel senso che si devono conoscere le conclusioni prima di mettersi all’opera”.
Shlomo Sand
Alias, sei previst3 “qua”, poiché… “così”, nell’AntiSistema (nell’inversione del Sistema, che diventa utopia = come dovrebbe essere, ma non è “qua, così”).
Accorgiti di ciò, d3lla forma sociale, ambientale, umana, coerente alla compresenza immanifesta dominante (il “motivo” che adorna e ricama la vita, rendendola la “tua” vita). 
Tale Regia non esiste; c’è
Allo stesso modo del paradosso, laddove non esiste alcun paradosso ma c’è la situazione reale manifesta, fisica, schiacciante, che non puoi proprio far finta di ignorare, per cui… tendi a lasciar perdere tutt3 ciò che è quel “sentire”, proveniente dal tuo profondo e che ti indica la direzione per la “via” che non osi più iniziare, solcare, apprendere, etc. 
La via... che ha come grande indicatore di marcia, realizzazione, possibilità, etc. l’atteggiamento “formulare”, ovvero l’assunzione di valore sferico d3/in ogni ambito e soprattutt3 l’assunzione coerente di giustizia sferica (l’unic3 fondamento che dovrebbe far parte, e caratterizzare, la Costituzione... se proprio necessiti ancora di una Costituzione, così come dello Stato, etc.).
“Ora” sei nell’AntiSistema e in primis devi rendertene conto (ricordare, discernere, riconoscere, etc.): 
auto orientarti in tutt3 ciò, significa… direzionarti significativamente secondo le coordinate (valore assoluto) incarnate, proprio come nel metterti alla guida di un velivolo, ben sapendo “dove andare, come e perché”.
Loro chi?
Le cose che camminano tra noi. Creature che ci somigliano e parlano come noi, ma non sono come noi. Che ci controllano da sempre. Che ci rubano la mente. I ricordi. Ma ora io ricordo tutto. Ricordo bellissime cose e terribili cose. Ma una cosa è costante: tu…”.
Westworld
Tu sei costante “qua”, anche se (se) “così”. 
E chi narra e ti ricorda “è” la memoria ambientale frattale espansa. Chi ti “ruba la mente (strisciando)” non è ciò che la letteratura fantastica ha partorito, bensì, la condizione planetaria dominante che, come un virus, ti ha.
Quando sei raffreddat3 ti rendi conto dei microorganismi che stanno scatenando la reazione del sistema immunitario del corpo umano
No. Eppure, ess3 ci sono. 
Allo stesso modo, “ora”, ritenere che c’è solo ed esclusivamente ciò che l’educazione ti ha insegnat3, significa brancolare letteralmente nel buio, “spostandoti idealmente” proprio laddove sussiste la condizione ambientale in cui “striscia” una simile compresenza. 


È come agire sul sintonizzatore radio, sulla frequenza... per mezzo della quale salti da un programma all’altr3.
Dominante “è”... l’inclinazione che “qua (così)” ha avuto la meglio in termini di differenza di potenziale (laddove il potenziale è l’utopia e la differenza è la realtà manifesta AntiSistema). 
Sei dunque “tu” a permettere l’incanto, muovendo la giurisdizione nel campo che non è “terra promessa”, bensì, è… dominante (la cui attrazione è talmente potente, poiché coerente, da attirare prede provenienti da qualsiasi parte). 
L’idea del muoversi è limitata (controllat3) dalla percezione mentale, per cui puoi assumerl3 come una sorta di proiezione astrale, come uno spostamento della frequenza (pensiero) sulla scorta dell’ispirazione (attrazione, magnetismo, interesse… altrui). 
Per cui, prima di scrivere l’educazione ti spinge ad avere già idea della conclusione a cui vuoi giungere, scrivendo.
Così, scrivere diventa un retaggio di ciò che “è già success3”, mentre la diretta è tutt’altr3. 
In una simile differita, la “tua” vita scivola via, continuando a porti sempre le stesse domande (retoriche, poiché sai già che non avranno mai alcuna risposta, poiché costituiscono di per sé l’Uroboro della completezza informativa, che è propri3 della memoria ambientale frattale espansa, anche se ciò non l3 ricordi più). 


Dunque, domandi in una maniera dubbia e pertanto ricevi risposte altrettanto dubbie, nonostante siano assolutamente complete (il dubbio è “tu3”)…
La sua opera sembrò, ai suoi oppositori, concepita da un terribile scettico che si fosse proposto, mostrando successivamente i diversi aspetti di tutte le idee, di metterci nell'assoluta incertezza circa quello che si dovesse credere vero o probabile o possibile o realizzabile.
E infatti egli disegna a volta a volta il profilo delle varie teorie, poi lo annulla
La proprietà - P. J. Proudhon (traduzione di A. Klitsche De La Grange)
Quest3 Spazio (Potenziale) Solid3, “è” una forma d’indicazione potenziale.
Potresti assumere ogni Bollettino come un’unicità che continua a ricevere informazione, sempre più nitidamente (del resto, facendo esercizio si rafforza qualsiasi “muscolo”). 
Dunque, nell’affacciarti e rifletterti in tutt3 ciò, assumi sempre l’ultimo Bollettino in quanto al… Bollettino da cui iniziare. 
“Lì” si configura la diretta. 
Mentre, nello storico si annota l’informazione che fa da promemoria, l’iter, l’esempio, il cammino, l’indicazione per l’inclinazione che essendo “formulare” è assolutamente priva di prospettiva, essendo sfericità (il significato è sempre identic3, nonostante la distinzione in gradi, essendo strutturat3 nel fondamento frattale espanso).


Nel 1840 Pierre Joseph Proudhon aveva suscitato un forte scandalo in Francia pubblicando Qu’est-ce que la Propriété? (Che cos’è la proprietà), nel quale si trova la celebre affermazione “la proprietà è un furto”.
Più di vent’anni dopo, nel 1862, scrive però una nuova opera sulla proprietà, Theorie de la propriété (La teoria della proprietà, che uscirà postuma nel 1866) nella quale è evidente una profonda evoluzione del suo pensiero.
Egli rivaluta infatti il diritto di proprietà per la sua importantissima funzione politica di limitare il potere politico e fare da contrappeso alla potenza altrimenti irresistibile dello Stato.
In maniera sorprendente, il più grande critico della proprietà arriva quindi, al termine del suo percorso intellettuale, a prenderne con forza le difese di questo istituto, in quanto baluardo della libertà individuale e fonte del progresso sociale:
un riconoscimento davvero notevole per un pensatore socialista…
Questi ripensamenti e queste apparenti contraddizioni, che costellano un po’ tutta l’opera di Proudhon, testimoniano l’incessante lavoro di riflessione di un pensatore che vuole giungere sempre più in profondità, perché mai interamente soddisfatto delle proprie conclusioni
La teoria della proprietà - Pierre Joseph Proudhon
“Tutt3 è ver3”.
egli rivaluta infatti il diritto di proprietà per la sua importantissima funzione politica di limitare il potere politico e fare da contrappeso alla potenza altrimenti irresistibile dello Stato (lo Stato “è” proprietà, anche se apparente ma significativ3)
questi ripensamenti e queste apparenti contraddizioni, che costellano un po’ tutta l’opera di Proudhon, testimoniano l’incessante lavoro di riflessione di un pensatore che vuole giungere sempre più in profondità, perché mai interamente soddisfatto delle proprie conclusioni (quest3 è il rischio che si corre “qua, così”; qualcosa che non è sempre e per forza “saggezza”, bensì, l’interferenza AntiSistemica all’opera, nonché la dimostrazione della sua stessa esistenza e funzione dominante).
Quindi, puoi dedurre che Proudhon non è giunto ad alcuna conclusione, 1) continuando ad approfondire e 2) essendo morto ad un certo punto; per cui non ha lasciato alcuna considerazione finale. Ok?
Per “fortuna”, puoi sempre (sempre) auto decodificare attraverso atteggiamento “formulare”, agganciando il significato. Proudhon si è interrogato sul concetto di proprietà. Perché? Perchè l3 turbava, in qualche modo.
Ergo: 
riducendo la questione a “quale è il minore dei mali (Proprietà Vs Stato)”, si perde il senso di ciò nel quale sei “qua (così)”.
Ovvero, dimentichi (ti abitui) proprio 3l “qua (così)”.
Il dito indica la Luna, ma (ma) “tu” guardi il dito e non la Luna.
Nel significato s’avvera il potenziale:
accorgendoti, ricordando, fermandoti, diffondendo (“fare”).



Ad esempio ma causalmente, sopravvivi in qualcosa (che “è” qualcun3), in cui sono le banche a “soffrire”.
Ossia, chi si impadronisce del “termine”conferisce anche l’inclinazione (il significato apparente, la giustizia di parte, privat3).
Quindi:
la “lingua” deve essere forgiata nel valore assoluto.
Pena “l’ambivalenza (giogo) della pesca”:
pesca (verbo pescare, estrarre, scovare, prendere, catturare, etc.)
pesca (frutto, colore, lotteria, ematoma, etc.)
pesca (inclinazione convenzionale, nome di gruppo, associazione, militanza, identità, azienda, prodotto, acronimo, etc.)…
Da un film puoi prendere spunto, ad esempio, che:
le “sofferenze bancarie (Npl)” vengono pagate il 4% per puntare al rientro del 60% dell’intero debito (chi compra a sconto, lo fa per lucrare tale differenza).
Quindi, la banca si accontenta e perde? No.
La Banca aumenta sensibilmente l’ammontare del credito (che è diventat3 o diventerà inesigibile), in maniera tale che quel 4% sia di più, relativamente al vero ammontare del credito (debito altrui).
Se l’Npl è di 10000 euro e per via di una serie di considerazioni “tecniche”, difficilmente comprensibili (seppure a norma di legge), diventa di 100000, in ics tempo, che cosa succede:
10000            4% = 400
100000          4% = 4000     (per rientrare occorre che l’Npl  composto, vada prezzato al 10%).
La sofferenza (che non è della banca) viene aumentata “tecnicamente”, in maniera tale da avvicinarsi al recupero del totale.
Le banche italiane espongono in bilancio i crediti in sofferenza a un prezzo di carico pari a circa il 41% del valore dell’esposizione lorda, mentre gli operatori specializzati – solitamente hedge funds – sono disposti a comperare ad un prezzo di mercato di poco superiore al 22%...
Link 
Dunque:
il 22 % di 10000 = 2200.
Quindi, il credito iniziale (inesigibile) va aumentato di circa 5 volte.
200 euro (reali) diventano 1000 di sofferenza tecnica (contabile).
Ecco il perché della fiscalità, della contabilità, della complessità, etc. della tecnica bancaria applicata al “tuo” conto corrente (situazione economica).
Perché... la banca è sempre “avanti” rispetto a tutt3 ciò che può accadere, anche se tirando troppo la corda.
Ecco perché il “salvataggio pubblico”, le garanzie statali ed Ue, etc.
Vendendo al 22% un Npl con un credito reale di 200, aumentato a 1000, la banca recupera interamente il capitale; senza contare l’aiuto contabile, gli effetti speciali fiscali, gli aiuti di Stato e quelli della Bce, etc. etc. etc.
Il credito iniziale è sottoposto ad amministrazione della banca stessa (per default), il che significa che ha già fruttato qualcosa + qualche rata già incassata.
Il tasso d’interesse composto applicato, spesso si avvicina proprio a quel 22%, stando appena sotto al tasso d’usura…
Insomma, la banca non perde mai autenticamente.
Anche quelle che chiudono, chiudono per altri motivi, che “servono”. Te ne puoi accorgere dal momento in cui il controllo è sempre troppo “a monte” per

Perché versi in una situazione simile? 
Perché “soffri”? Perché “senti” di avere le mani legate? 
Quando “è già success3”? 
Mentre “dormivi (e dormi)”… dopo essere stat3 invas3 e conquistat3 (qualcosa che significa, però, un contesto molto più simile alla “creazione”, in quanto a progetto che inizia già dopo il momento di “è già success3”).
Ecco perché non ricordi. Probabilmente, non esiste un “prima”, se non a livello potenziale, il che deve conferirti… potenza.
Secondo gli egiziani, ad averli tenuti nell’arretratezza sono uno stato corrotto e inefficiente e una società in cui non possono far fruttare il loro talento, la loro ambizione, il loro ingegno, né la qualità dell’istruzione che ricevono.
Ma riconoscono anche che le radici di questi problemi sono politiche. Tutti gli impedimenti economici che si trovano di fronte derivano dal modo in cui in Egitto il potere politico è esercitato e monopolizzato da una ristretta élite.
Questa, si rendono conto, è la prima cosa che deve cambiare.
Eppure, seguendo tale convinzione, chi protestava a piazza Tahrir è andato in una direzione assai divergente rispetto all’opinione comune sull’argomento.
Quando ragiona del perché un paese come l’Egitto sia povero, gran parte degli accademici e degli osservatori enfatizza fattori completamente diversi.
Alcuni sottolineano come la povertà dell’Egitto sia determinata in primo luogo dalla sua geografia, dal fatto che in gran parte il paese è desertico e privo di precipitazioni adeguate, e che il suo suolo e il suo clima non permettono un’agricoltura produttiva. Altri invece puntano il dito contro i tratti culturali degli egiziani, che si presume siano avversi allo sviluppo economico e alla creazione di ricchezza. Essi, sostengono, non hanno quell’etica del lavoro e quei tratti culturali che hanno permesso ad altri paesi di prosperare; ciò che li contraddistingue è invece l’adesione alla religione musulmana, i cui fondamenti sono inconciliabili con il successo economico.
Un terzo approccio, che domina fra gli economisti e i commentatori economici, si basa sull’assunto per cui, semplicemente, i governanti dell’Egitto non sanno di che cosa ci sia bisogno per arricchire il loro paese, e in passato hanno seguito politiche e strategie fallimentari.
Se tali governanti si facessero dare i consigli giusti dai giusti consiglieri – questo è il ragionamento – ne conseguirebbe automaticamente la prosperità.
A questi accademici e editorialisti il fatto che l’Egitto sia stato governato da ristrette élite ingrassatesi a spese della società sembra irrilevante per la comprensione dei problemi economici del paese.
In questo libro sosterremo invece che gli egiziani di piazza Tahrir, a dispetto di gran parte dei professori e dei commentatori, si sono fatti un’idea corretta. L’Egitto è povero perché è stato governato da una ristretta élite, che ha modellato la società sui propri interessi a danno della vasta maggioranza delle persone.
Il potere politico, concentrato in poche mani, è stato sfruttato per procurare grandi ricchezze a coloro che lo controllano:
basti pensare alla fortuna di 70 miliardi di dollari accumulata dall’ex presidente Mubarak.
Ad averci rimesso sono stati i cittadini egiziani, che lo capiscono fin troppo bene. Mostreremo che questa interpretazione della povertà egiziana, la voce della gente, si rivela capace di fornire una spiegazione generale del perché i paesi poveri sono tali.
Che si tratti di Corea del Nord, Sierra Leone o Zimbabwe, spiegheremo che il sottosviluppo dipende dalla stessa ragione per cui l’Egitto è povero...
Dimostreremo che per capire la ragione delle grandi disuguaglianze a cui oggi assistiamo nel mondo, bisogna scavare nel passato e studiare la dinamica storica delle società...
La rivoluzione industriale e le tecnologie che sprigionò non si estesero all’Egitto perché il paese era sotto il controllo dell’Impero ottomano, che lo governava come la famiglia Mubarak fece in seguito. La dominazione ottomana cessò con l’intervento di Napoleone Bonaparte nel 1798, ma in seguito il paese cadde sotto il controllo del colonialismo britannico, che, al pari dei sultani turchi, aveva scarso interesse a promuoverne la prosperità. Anche se gli egiziani si scrollarono di dosso gli imperi ottomano e britannico e nel 1952 rovesciarono la monarchia... invece di trasformare radicalmente la politica del paese, portarono al potere un’altra élite, altrettanto disinteressata a perseguire il benessere degli egiziani comuni di quanto lo erano stati ottomani e britannici.
Di conseguenza, la struttura di base della società non cambiò e l’Egitto rimase povero. Nel libro studieremo come questi meccanismi si riproducano nel tempo, e perché qualche volta riescano a modificarsi, come avvenne nell’Inghilterra del 1688 e nella Francia del 1789…
Perché le nazioni falliscono - Daron Acemoglu, James A. Robinson
in Egitto il potere politico è esercitato e monopolizzato da una ristretta élite. Questa, si rendono conto, è la prima cosa che deve cambiare. Eppure, seguendo tale convinzione, chi protestava a piazza Tahrir è andato in una direzione assai divergente rispetto all’opinione comune sull’argomento (interferenza ambientale, firewall AntiSistemico, dimostrazione della compresenza immanifest3 dominante)
nel libro studieremo come questi meccanismi si riproducano nel tempo, e perché qualche volta riescano a modificarsi, come avvenne nell’Inghilterra del 1688 e nella Francia del 1789 (in quelle due “occasioni”, non si registrò alcuna variazione sul tema, bensì, fu scaricato un aggiornamento del giogo un po’ più articolato)
a questi accademici e editorialisti il fatto che l’Egitto sia stato governato da ristrette élite ingrassatesi a spese della società sembra irrilevante per la comprensione dei problemi economici del paese (sono, appunto, dei meccanismi e si comportano come tal3).
Accorgiti del significato, che continua a giungere sino a te, attraverso ogni vettore che non va scambiat3 per ciò che non è, alias, che sembra rappresentare:
un po’ come curare il sintomo…
Possiamo aggiungere che una delle cause, seppure non la sola, degli anacronismi nella ricerca storiografica è rappresentata proprio da questa profonda inclinazione umana alla pigrizia quando si tratta di coniare nuovi termini.
Sono molte le parole che, giunteci dal passato e impiegate in una diversa accezione nel presente, sono poi state riproiettate sul passato in una nuova declinazione, così da rendere il passato remoto più simile e prossimo al nostro mondo contemporaneo
L'invenzione del popolo ebraico - Shlomo Sand
Ok? Estrai significato. 
Che cosa significa = verità sferica (“è già success3” e continua a succedere proprio per ciò).
Sei in un motore. Nel loop. Dove lo spettacolo deve andare avanti
Fermati.
Non è giudizio, è significato.
La via più diretta è sempre quella del “cortocircuitare”:
quella che segue la corrente elettrica
quando non incontra alcuna resistenza (carico).
Infatti, se ti sparano, la situazione è risolta definitivamente, a prescindere dalla tua capacità di esprimerti e dire, affermare verità…
Il diritto si ferma “lì”.
Per cui, violenza e denaro hanno sempre costituito le braccia del potere dominante, attraverso ogni sottoDomin3 (potenzialmente chiunque “qua, così”), secondo “necessità”.
“Qua (così)”… dove è tutt3 “creazione (progetto)”.
L3 comprendi osservando l’attività umana, che è ad immagine e somiglianza (eco, memoria), per cui puoi semplicemente dedurre che:
“Dio” non esiste (infatti è una immagine, un simbolo, caric3 di valenza, ovvero significativ3).
Per cui, non ti rimane che chiederti e ricordare:
“chi” ha creato tutt3 ciò?
Non essendo “Dio”, non è stato nemmeno il “Diavolo (un’altra immagine)”. Dunque
Ciò che deduci, poiché “senti”, nell’AntiSistema è la compresenza immanifesta dominante (il significato impresso nella simbologia “Dio/Diavolo”).
Cioè, la medesima “storia”, attraverso le stesse caratteristiche “realtà manifesta ‘qua così’ Vs mito”:
significato.
Altra cosa portante:
la valenza della tecnologia, che cosa significa = conoscenza, funzionamento, segreto, controllo, parte privat3 che…
Queste sono le nuove (diverse) coordinate, che devono sensibilizzarti attraverso il tuo atteggiamento “formulare”, al fine di continuare a… e non a... auto decadendo ogni volta nel loop AntiSistemico…
Che significa?...
I sogni non significano niente… Sono solo rumore. Non sono reali.
Cos’è reale?
Tutto ciò che è insostituibile”.
Westworld
Tutt3 ciò che sembra insostituibile, per cui, che puoi sempre svelare. Ergo:
la realtà è sempre possibile (potenziale), quindi fluttua
la realtà manifesta è differenza di potenziale
la realtà manifesta sferica è potenziale (utopia) e coincidente (valore assoluto).
Strutturalismo frattale espanso = auto decodificare ed assumere come significato (sfericità) - anche se nell’infrastruttura (situazione) reale manifesta “qua (così)” - qualsiasi esempio, teoria, fatto, s-oggetto/evento(situazione), etc. proprio e/o altrui; andando a creare un modello di riferimento “assoluto”, comprovato, dimostrato, valido, etc. portante per accorgersi, ricordare e “fare”…
Significa… unire ogni “singolarità”, emers3 sino ad ora in quest3 Spazio (Potenziale) Solid3.
Etnocentrismo
Il termine è stato introdotto nel primo decennio del XX secolo dal sociologo e antropologo statunitense William Graham Sumner e designa… una concezione per la quale il proprio gruppo è considerato il centro di ogni riferimento, mentre gli altri raggruppamenti sono classificati e valutati solo in rapporto ad esso.
Sumner inoltre pose l'accento sul carattere universale del fenomeno
Link 
Sumner inoltre pose l'accento sul carattere universale del fenomeno (analogia frattale espansa. Etnocentrismo = al di là del vettore “razzismo”, significa che quando sei al centro di te, in te, di conseguenza succedono “cose” in grado di… per cui esiste l’interferenza ambientale AntiSistemica: 
perché non ti è consentit3, non è previst3, etc. e quindi è d’uopo che tu assuma tale aspetto in quanto ad… “osare”).
La “via” è (sempre) apert3.
Gli antichi storici romani, il modello geocentrico, etc. ad esempio, che cosa ti hanno raccontato... anche se da grande distanza = che cosa sai, “ora”, relativamente alla verità sferica, che non dipende da alcuna prospettiva (e dunque che non ha alcun interesse, se non quello di memorizzare e condividere/ricordare verità sferica:
“è già success3” e continua perciò ancora a succedere.
Ergo:
sei in un loop, che ha una origine fondamentale, che è allora immanifest3 e dominante).
Che cosa sai, dunque? Ciò che ti hanno detto, facendotel3 pervenire e pesare…
Non sai nulla, non ricordando attraverso la tua esperienza.
È persino, logic3…
Logica frattale espansa e analogia frattale espansa = significato,
“Qua (così)” non s’impara mai niente, sfericamente, poiché… AntiSistema (interferenza dominante).
Schema tipico di un sillogismo: se M è A e B è M, allora B sarà anche A…
Link 
SPS sta “pescando”, sta… portando fuori, “qua”, qualcosa divenut3 estremamente “rar3 (seppure sempre compresente)”, occupandosi di dominante immanifest3 (è consequenziale).
Chi “è”A (o B, non mutando il significato)?
Chi ha... il controllo da “a monte”?
“Nuov3” è:
la “sfericità”
l’atteggiamento “formulare”
la dis-organizzazione (che fa a meno della gerarchia)
il potenziale di chiunque, sempre ed in ogni “caso”
il punto di sospensione, panorama unico (la “via”, il momento, la leva)
la frattalità espansa (analogia e memoria, sistema operativo, IA, genio, etc.)
la tri-unità “neutr3, neutrale, neutralizzante”
il teletrasporto di nozioni tecnologiche indietro nella storia, e lo spostamento in avanti di situazioni tipiche per osservarne il futuro “distopico”, ma (ma) assolutamente già reale manifest3
il significato (che cosa/chi significa qualsiasi “cosa/accadimento, etc.”)
il “qua”, “qua (così)” e così (qua) o “funzionamento”
il metodo indiretto ed il doppio specchio
il “non lavoro”
l’energia da vibrazione Teva Liike
l’AntiSistema, etc. etc. etc.
Non bisogna poi dimenticare che gli antichi egizi, erano uomini esattamente come noi. Stesso tipo di cervello e quindi stessa intelligenza ed abilità.
La fantasia e la genialità, per esempio, di Leonardo da Vinci potevano essere benissimo trovate in un egiziano dell’epoca:
i papiri sono pieni di racconti che riguardano personaggi geniali… Tali personaggi geniali nell’antico Egitto sono spesso stati divinizzati, si pensi al grande architetto Jmhotep…
Link 
È il Cicap a fartelo sapere:
quindi, quale “evoluzione” ha interessato l’umanità?
E… chi (cosa) è “Dio” se non immagine con significato.

Nell’AntiSistema tutt3 si trasforma, senza cambiare (per interesse dominante) così come la forma “teatro”, in cui si rappresenta la commedia, a cui non solo assisti ma partecipi da non protagonista, anche se dotat3 di potenziale da Oscar.
“Fai… di recitare te stess3, allora”.
       
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2018
Bollettino numero 2303