giovedì 17 novembre 2016

Attraverso tutto, ricarica l’ambiente.



Fermati, dunque, tu sei così bello! La traccia dei miei giorni terreni non potrà svanire in eterno”.
Faust – Goethe
Attraverso la memoria, si forma l’esperienza.
Allo stesso tempo:
attraverso la “tua” memoria, si forma la “tua” esperienza…
Sei nel “qua, così”. Sei nell’AntiSistema. Sei alla rovescia, rispetto a… Te.
Sei, dunque, solamente “te”.
Il tuo “diritto” non è qualcosa di concesso, bensì, di auto esistente (e se mai dovesse essere una “acquisizione”, ossia, una “concessione”… allora, lo sarebbe solamente al di là del “qua, così”. Ossia:
in ogni “caso”, Tu – ora – sei “uno stato di diritto, che viene prima di tutto quello che ti caratterizza in questo reale manifesto by dominante).
E, nel tuo diritto sta tutta una serie di attributi “di serie”, che ti sembrano ormai inimmaginabili
Cioè:
che non ti sembrano affatto possibili, poiché nemmeno riesci a ricavare il minimo fondamento in termini di alveolo ideale.
Come se ti venisse a mancare persino l’ispirazione
Come se… tutto fosse controllato, goccia a goccia, a monte di te.

Nella “costola emersa, di SPS (Mia)”, in Westworld, trovi tutto quello che ti serve per “fartene una ragione”.
Sempre che non ti limiti ad assumere la trama, come se fosse solo “una trama da film”. Se ti immergi nella narrazione, avendo nella mente l’excursus affiorato in SPS (Me), allora nella trama trovi come un irrobustimento dell’esperienza:
della tua esperienza
seppure “qua, così”.
Il valore simbolico della trama, va oltre alla trama stessa e va oltre a qualsiasi tipo di censura, filtro, interesse, etc. della “produzione (legge)”.
“È già successo”… così, come viene recitato:
“tutto è  compiuto”. 
Che cosa, dunque, è “successo (compiuto)”
Qualcosa che “già” ti regola. Il “qua, così”, ad esempio.
Che ne dici?


Dove hai la "testa"?
Dal momento della tua manifestazione (nascita) in questo mondo reale manifesto, trovi “tutto già successo e già compiuto”.
Ritrovi, tutto, pronto ad accoglierti (nel bene e/o nel male).
E il tuo spazio vitale risulta come auto ridotto, piuttosto che “ridotto”. 
Ossia, ti abitui e ti adatti alla forma sociale emersa, dato che non ti sembra esserci una ragione valida, alternativa sostanziale, per rifiutarti di conseguire.
Certo, vivi con delle “crisi (di rigetto)”, che ciclicamente ti piombano addosso, come antiche orde di barbari inferociti (dalle ingiustizie subite, sempre “a monte”).
E, tali “crisi”, si sommano a quelle economiche, lavorative, sociali, amorose, etc. che – di pari passo – "non sembrano" levigarti, intagliarti e ricavarti (formarti), come una scultura per mano dell’artista, anche se lo fanno nella sostanza.
Insomma, nella presunta norma, consegui, ti adatti, vieni educat3 (allevat3) e, così, ti diluisci ambientalmente, rinunciando (dimenticando) chi Tu (già) sei. 
Il velo della morte, ti sembra un passaggio obbligato e, di fatto, vivi in attesa di una simile “esperienza”


Nulla (ad eccezione della memoria frattale espansa e della dominante) sopravvive, di questo livello a questo livello, quando il “velo” ti trapassa e caratterizza. E non puoi mai “giurare” che non è la prima volta che vivi
Al limite, credi in qualcosa di preconfezionato. 
Non ricordando nulla, ti affidi al consenso sociale (che non esiste, se non nella misura in cui… non risulta che è, di più, un effetto collaterale – ancora – del non ricordare d’assieme, nella riformulazione più classica del “mal comune, mezzo gaudio”). 
Consenso che è come una gigantesca “coperta”, intessuta per “provare calore e, così, non uscire più da ‘sotto di essa (casa)’”.
Consenso che è un “protocollo”, un programma, ciò che ti rimane, ciò che sembra rimanerti, ciò che appare come la “rimanenza di un lauto pasto”, etc.
La "formazione" a tavolino, decisa da un Mister… che non sai nemmeno esistere e, quindi, che risulta come inconoscibile “dentro a/di te”.
E da “lì”, si apre la via per la formazione della religione, della spiritualità, e di tutto quello che ne consegue. Nuovo “spazio” disponibile per essere “arredato”. Così come è già stata “la scoperta delle Americhe”.
No?

Tutto questo “discorso” non è semplice (o complessa) filosofia, della quale non ti puoi mai riempire la pancia
Bensì, tutto questo è... alimento, valore, fondamento, direzione, senso, sentire, apertura, espansione, etc.
Ma, non, attraverso nuove formazioni di obsoleto credo, fede e speranza. No… c’è molto di più dietro/dentro/attraverso/oltre
C’è “in tutto questo” il ritorno di Te, attraverso la Tua esperienza e la Tua memoria.
Originalmente.
O, perlomeno, prima del momento di “è già successo”.
Il Big Bang (scientifico deviato) è un riflesso frattale espanso di quel “momento”, nel quale la dominante ha già vinto la “guerra”.

Che cosa c’è nella “tua” memoria? 
C’è la forma del “qua, così”.
Così come si riprogramma un dispositivo dotato di una simile funzione
Quale differenza sostanziale esiste, infatti, tra l’invenzione del computer e “te”? Nessuna.
Perché la memoria frattale espansa “spinge” per l’affioramento, comprovato e comprovabile, del “è già successo”.
Ma, la stessa – se “lato tuo/umanità, centrale” – si spinge oltre persino a questo livello. In che modo?
Attraverso la stratificazione della memoria stessa, riportando tutto matutto, risentendo della compresenza immanifesta dominante, che da grande concentrazione di massa, riesce ad interferire non tanto con la memoria frattale espansa, quanto con “te”:
tra “te” e Te.
Ergo:
l’informazione non manca mai (anche quella più esauriente), ma risulta come mancare la Tua capacità di decodifica prospettica, poiché “tu” sei come auto impedit3 a proseguire oltre, per via della componente trasversale, giurisdizionale, dominante.
Allora, come attraversi questa “cortina di fumo trasparente come l’aria inquinata”?
La tua libertà finisce dove inizia la mia...”.
Aristotele
In questa massima, la chiave di decodifica (risposta, comando, ragione, natura, programma, funzione) “lato tuo/umanità, centrale” è:
esiste uno stato giurisdizionale
a tutela (garanzia) di Te.
“Giurisdizionalità” che la grande concentrazione di massa (dominante), in un ambiente divenuto “tabula rasa per la memoria”, ha allargato globalmente, auto incoronandosi “lider maximo”, senza necessità di dover minimamente rendersi manifesta, ossia, senza registrazione alcuna della propria compresenza, all'interno dello stesso livello (unico) per la rappresentazione della scenografia reale manifesta.
Qualcosa che, per essere “già successa”, però, deve essere passata per una fase “cosciente (manifesta)”, prima di potersi – poi – eclissare.
Qualcosa che “ricorda come un vuoto di memoria, collettivo”, contrassegnato a livello frattale espanso, dai tanti "buchi (anelli mancanti)", emersi a livello di spiegazione del "qua, così".
Infatti, come puoi renderti immanifes3, globalmente, se non “lavorando ai fianchi, pazientemente, l’intero genere umano”?
Oppure, come nel caso del “parco (Westworld)” la dimenticanza è potuta auto avvenire… poiché “come da copione principale (programmazione)”. Ok?
Che cosa preferisci?
Non importa, nella sostanza, poiché la sostanza è sempre quella (come la “morale… nel/del mangiare Girella”).
Fondamentalmente, “è già successo”.
Il fatto che, ora, attraverso SPS (Me) Tu possa iniziare a ricordare, significa – allora – tutto quello che immagini, “sentendo”.

L’espansione di memoria è
ripristinare un punto di configurazione altro (meglio se precedente al “è già successo”).
È la Tua esperienza che recuperi.
Alla quale agganci anche quella attuale, che funge da servomeccanismo, in leva, per conferire maggiore senso (sintonia fine) rispetto a quello che, persino, recuperi da Te in Te.
La Tua memoria/esperienza, pregressa, quando confluisce tutta d’un colpo in Te, può alterare il funzionamento generale del complesso umano
Come attenui un simile “colpo”?
Attraverso, proprio, quello che hai imparato “qua, così”, facendo da cuscinetto, analizzando alla velocità della luce… tutto il “vecchio attuale vs il nuovo datato”.
Una simile “comparazione di stato”, permette un afflusso regolare e regolato dell’informazione più ampia immaginabile. Ne rallenta il flusso debordante, nella misura in cui… risulta auto sostenibile.

Ma, cosa centrale, ricorda sempre – sin da ora – che il processo non è identico per chiunque. 
Alias, che tutto questo esiste in uno stato di potenziale, molto simile ad un ghiacciaio.
Scioglierlo d’un colpo, può risultare persino autolesionistico, anche per i possibili effetti collaterali che può procurare sull'ambiente circostante.
Motivo per il quale “temi” e, quindi, allontani da te un simile momento, possibilità, prospettiva. Perché non ricordando, non sapendo ma intuendo, non sai che cosa potrebbe scatenarsi e riducendo la portata del potenziale, ne riduci anche l’infinita gamma di possibilità, ivi ricompresa anche quella del “controllo assoluto”.
Il processo è, allora, in una simbologia dello stesso:
l’accedervi attraverso step
scalini
livelli
passi
tappe
posizioni
configurazioni
espansioni
portata
capacità, etc. ma, sempre, "lato tuo/umanità, centrale", con la giustizia ad angolo giro, In Comunione.

Nel Bollettino di venerdì scorso, il tema – ad un certo punto – è stato proprio “la potenza della simbologia, applicata al/nel reale manifesto ‘qua, così’”. 
Qualcosa che annulla la caratteristica “così”, bypassandone interamente la portata incantesimale, di parte, dominante.
Il simbolo centrale ed ogni altra raffigurazione, compresente nell'immagine, è solamente un “nota bene”.
La forma è qualsiasi
Perché è il contenuto/sostanza, che fa la differenza. 
Che cosa, infatti, carichi dentro a…?
La forma è apparenza, contrassegnata (scandita) dai passi sempre alla moda, per ogni tipo di gusto, stile, tendenza, etc. ma… la sostanza rimane invariata, rispetto alla forma, perché sempre in grado di emanare “radioattivamente (in maniera frattale espansa)” lo stesso tipo di “segnale portante”.
La chiave strategica, allora, è la stessa già utilizzata dalla dominante (e compagnia cantante):
ispirare la forma (creatività disinnescata)
al fine di riempirla di significato "qua, così"
che rimane sempre lo stesso
fintanto che tu e l’umanità conseguite alla forma.
La “diversità” non esiste, dunque, da una simile prospettiva.
Perché, giurisdizionalmente “ad immagine e somiglianza” della dominante, che non esiste ma c’è e/o viceversa.
Come puoi “fare” qualcosa, se ignori una simile compresenza, altamente invasiva?


Il simbolo della mela è... "mangiato".
Non puoi, nel senso che… sarà come accanirti in una “guerra tra impoveriti, nel tempo, dentro”. Ok?
E, del resto, non puoi nemmeno sferrare pugni a destra e a manca, sperando di colpire un nemico invisibile, che ben presto “riuscirà persino a farti ricoverare”


L’immagine della simbologia “Forza singolare/collettiva”, fornisce angolazioni (raggi) della prospettiva auto adattantesi, senza alterarsi (a qualsiasi tipo di reale manifesto “già” sviluppato). 
In ogni “caso”, auto esistente, saranno lasciati liberi (dalla dominante) di svilupparsi dei “simboli socialmente riconosciuti e valorizzati/valorizzanti”.
Quindi, la strategia “lato tuo/umanità, centrale” ti porterà a riconoscerli ma non in quanto tali, in termini di contenuto/valenza, bensì a caricarli e, poi, leggerli nella valenza altra, da te impostata prioritariamente.
È come auto riconoscersi sempre allo specchio, nonostante questo sia la superficie di una vetrina pubblica, il vetro di una porta scorrevole, lo spazio riflessivo di una pozza d’acqua, le immagini di Te che ricavi quando sei “in giro” ovunque, comunque e quantunque.
È come seogni simbolo sociale, improvvisamente, rispecchiasse sempre Te, ovvio, “lato tuo/umanità, centrale”.

Tutto questo come si ottiene?
Attraverso il passaggio di un caricamento di significato, altro, rispetto alla valenza ordinaria che ti sei abituat3 “qua, così” a riconoscere e a rispettare.
Una serie di comandi speciali, che ti colpiscono ogni qualvolta hai a che fare con i simboli.
Quando entri nella rispettiva portata giurisdizionale.
Informazioni codificate che si diramano sino a raggiungerti, ogni volta, condizionando la “tua” capacità decisionale in merito di…
Dalla più banale delle “scelte” a quella più “sostanziale”.
Non solo; il simbolo può divenire anche una frase, un modo di dire, una espressione non necessariamente nuova, ma rinnovata nel significato portante.
La simbologia è potenza allo stato puro:
pensa alla svastica nazista, ad esempio.
Oppure, all'aquila Usa.
Quale “portata/portanza”, ha? Immensa.
Tanto da lasciare la sede dell’animale, usato per…, al fine di espandersi oltre ad ogni limite.
Irrorando di "valore altro" il contesto globale, che lo respira e se ne nutre.
Motivo per il quale si forma, poi, persino la “tua” ammirazione per… anche senza entrare nei dettagli del “come sia nella sostanza, ciò che è rappresentato a livello simbolico/ideale”.

Allora, l’elenco dei dodici raggi simbolici, è emanato da una prospettiva di “caricamento nella simbologia, di una valenza altra dell’informazione, usando quello che ‘già esiste” al fine di espandere altro significato”
Da questa prospettiva, la simbologia alla moda, interpretata in maniera trasparente, ma centrale… assicura tutte queste proprietà (una sorta di analoga strategia della ‘immanifestazione’, compresente dominante):
rispetto della legge (di ciò che regola la società globale, “caso per caso”. Ossia: il non dare nell'occhio, l’essere insospettabili)
libera interpretazione (ognun3 vede quello che intende vedere, caricat3 nella simbologia esistente. Senza manifestarlo pubblicamente e senza, così, cadere nella trappola del giudizio/freno/censura altrui)
diretta ispirazione (chiunque, anche “qua, così”, può essere raggiunt3 dalla simbologia pubblica che, caricata di altra valenza, permette di ispirare notte/giorno, senza colpo ferire)
insospettabile influenza (allo stesso modo, la valenza sottile e altra, rappresentata dalla simbologia ordinaria, è al di là di ogni forma di controllo, razzismo, persecuzione, etc. rimanendo, allo stesso tempo, intensamente “ascendente”)
ubiquità sociale (la simbologia pubblica è ovunque, poiché usata AntiSistemicamente per… qualsiasi motivo; nell'unicità strategica dominante, se non rivestita d’altra valenza alternativa sostanziale)
viralità auto educativa (l’informazione via simbolo non è solo "simbolica", bensì, caratterizzante ed auto caratterizzante, in funzione del segnale portante. Ti ricordo che la simbologia, anche più ordinaria, è sempre un riflesso frattale espanso, codificato, che ti narra di Te e di quello che “è già successo”, in maniera tale che Tu possa prendere “provvedimenti centrali”. Tutto questo è pubblico, globale, virale. Ed è una forma di educazione per auto apprendimento, senza necessità centrale di avere un insegnante fisic3)
concentrazione continua (la visione simbolica è ampiamente diffusa, socialmente. Per cui, viene buona anche per rimanere sempre sul pezzo, prendendo spunto dalla continuità simbolica, svuotata del valore ordinario e riempita, altresì, di quello “lato tuo/umanità, centrale”)
sviluppo strategico (l’alta concentrazione permessa, per via della successione simbolica globale, permette di sviluppare sempre più l’intensificazione del segnale portante “altro”)
coerenza di fondo (per la serie “sempre sul pezzo”. Una caratteristica permette e rafforza l’altra e tutte assieme permettono il radicamento della “nuova” prospettiva In Comunione, con la giustizia ad angolo giro, etc.)
sempre all'ordine del giorno (un accrescitivo del significato coerente, strategico, concentrato, lungimirante, etc. La successione di simboli, anche per le vie cittadine, rappresenta il “programma continuo” di scavallamento ed auto implementazione “vecchio/attuale vs nuovo/datato”, ma “lato tuo/umanità, centrale”)
memoria sempre accessibile (camminando per strada, immagina di poter ricordare ogni volta, anche subito dopo ad ogni reset AntiSistemico. Alla faccia di ciò che succede sempre “qua, così” e di ciò che ha raccontato Ouspensky in “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, a proposito di quella lunga via che, percorsa per intero, rappresentava e realizzava la sistematica cancellazione del piano della intenzione, cancellando la memoria ogni volta)
valori universali (questo è il dodicesimo raggio. Il mezzo vettore che trasferisce e trasporta/manifesta il regolare indice di riferimento globale/collettivo, nel “qua, così”. Esso permette, se ricordato centralmente – in ogni momento, attraverso l’infrastruttura degli altri undici raggi – di mantenere quella saldezza interiore a tutto tondo, che solitamente non è rappresentata socialmente, se non attraverso riflessi frattali espansi, non riconosciuti/decodificati “lato tuo/umanità, centrale”).
Ok?
Come già descritto, questo elenco – seppure ancora superficiale – rappresenta quelle “proprietà interiori”, necessarie a trasformare la simbologia sociale AntiSistemica, in simbologia pro “umanità, giusta ad angolo giro, sempre centralmente (In Comunione)”
Una traccia, sì, ma… frattale espansa.
Che necessita della Tua autentica compresenza centrale.





La simbologia pubblica, già sviluppata, è – tuttavia – virale
È capace di “auto convincere” da sé.
Nel momento in cui, esiste un altro tipo di “luce (possibilità potenziale)”, caricata dentro a tale simbologia, sarà (è) il potere di riflessione simbolica stesso, che espanderà il campo d’informazione (ispirazione).
In proiezione, insomma, centralmente… sulla/nella realtà manifesta seppure (ancora temporalmente) “qua, così”.





Come hai detto. Sono qui da sempre
L’informazione è qui, ma il nuovo sistema non la legge.
Significa che non si può accedere?
Significa che per avere l’accesso, io devo scendere al piano di sotto…
Sono residenti non registrati col nuovo sistema?
Yes…
Fermiamo il canyon appena fuori città…”.
L’antagonista – Westworld
Converti (carica) il Tuo contenuto nel già pubblico/esistente… e, utilizza pure lo status quo, di conseguenza. Una differenza sostanziale. Sottilmente. Non solo simbolicamente.
La “via” già usata per… dal Dominio (e dalla dominante).
La “direzione” per la… Direzione.
“Fai…”.
   
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2016
Bollettino numero 1944

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