mercoledì 9 gennaio 2019

Non “Fai” mai niente, ovvero, fai tutto ciò che serve.



Quando si dice che la vita è una commedia o una tragedia (dipende da come tira il vento, che ti fa credere a una versione delle cose, solitamente, osservando ciò che succede personalmente in termini riassuntivi di s-fortuna, destino), occorre auto decodificarne il significato. Sì. Ma… quale significato
Lo sai che ce né sempre più di un3, seppure un3 (ed un3 sol3) “è” il significato sferico, di ciò che (ti) succede, poiché, (nel) “qua (così)”. 
Divers3 è il renderti conto che sei in una commedia/tragedia.
Potresti metterti, altresì, all’opera e/per decrittare il significato di “commedia” e/o di “tragedia”, di “fortuna/sfortuna”, di perché è “così (qua)”, ossia, del “fato” che attanaglia con tale presa ferrea, tanto da essere ri-assunt3 in quanto ad indissolubile presa d’atto (il che premette la tu3 resa in-condizionat3, auto desumendol3 proprio dalle condizioni ambientali più caratteristiche, cioè, da/in ciò che ti viene di dare per scontat3, come – ad esempio – il concetto di “natura”, entro cui non ti soffermi mai a… ricordare), senza spostare un singol3 granello di polvere.
  

martedì 8 gennaio 2019

Fatti non foste a sopravviver...



Considerate la vostra semenza...”.
Per capire cosa (ti) succede, ossia, chi continua ad approfittarsi (godere) dello status quo “qua (così)”, è possibile dedurre (in assenza di ricordo). 
Del resto, il genere umano è “intelligente”, per cui…
Inoltre, esistono molti indizi che ti fanno ricordare di essere anche in grado di astrarre tale intelligenza, di modo che possa funzionare come bypass per/di ogni e qualsiasi tipo di “intreccio/garbuglio” (o complessità) che, guarda non caso, si trova proprio “lì” esattamente per illudere di auto impedire tale tipo di “lettura (decodifica)” singolar-massiv3.
O, almeno, ciò è quel che “sento” e faccio, Io. 
E se, Io, non sono uno “scherzo del destino” o una distorsione del segnale, corrente parassita, un disturbo nella ricezione, un salto di tensione, un guasto nella Rete, un componente che “va male”, la minima percentuale di “rumore” che proprio non si riesce a togliere, etc. allora (allora) un senso deve pur esserci in tale spinta che continuamente ri-anima a credere in ciò che si “sente”.
  

lunedì 7 gennaio 2019

Realizza di/che…



Parlando (e “sentendo”) in prima persona, ovvero, “secondo me”… il mondo è in una forma particolare (AntiSistema), che di fatto ti fa credere essere qualunque e qualsiasi possibilità che può assumere. 
Di conseguenza, diventando il “tu3” destino inequivocabile, nonostante la nota distonica e/ma “provvidenziale” del credere che tutt3 ciò sia “alea” o “volontà celeste”.
Insomma, non si riesce a sgarbugliarsi da qualcosa che avvolge totalmente, lasciando liber3 lo “spazio” necessario e sufficiente a/per… sperare. 
(In) che cosa/chi? 
L’umanità attende dalla “notte più buia”, a cui è seguit3 il giorno più buio (sostanzialmente), chi l3 possa “salvare”
Ora, perché credere ad una singolarità dotat3 di “poteri speciali (a quanto pare)”, in luogo di andare a mutare ogni condizione sociale che comporta tale situazione d’assieme?