domenica 17 ottobre 2010

Notte oscura dell'Anima e "fortuna".




Il quarto specchio: riflessi della nostra notte oscura dell’anima.

Se porterete alla luce quello che è dentro di voi,
quello che porterete alla luce vi salverà”.
Il Vangelo di Tommaso

Durante il boom tecnologico dei primi anni ’90, Gerald (pseudonimo) era ingegnere e lavorava in California, a Silicon Valley. Aveva due splendide figlie adolescenti ed era sposato con una donna egualmente bella, con cui aveva trascorso gli ultimi quindici anni della sua vita. Quando lo conobbi, la sua azienda gli aveva da poco conferito un premio per festeggiare i suoi cinque anni di servizio come specialista in problemi di pronto intervento causati da un particolare tipo di software. Le sue mansioni l’avevano reso un elemento prezioso per l’azienda e il ricorso alla sua esperienza si estendeva ben oltre il normale orario di lavoro. Per venire incontro alle richieste, cominciò a lavorare fino a tarda notte e nei fine settimana e a viaggiare per presentare il suo software in raduni commerciali e mostre in altre città. Non trascorse molto tempo, che si  accorse di passare molte più ore con i colleghi che in famiglia. Vedevo chiaramente nei suoi occhi il dolore che quell’allontanamento gli aveva causato. Quando arrivava a casa la sera, la moglie e le figlie stavano già dormendo e il mattino seguente era in ufficio prima ancora che i suoi si alzassero. Presto cominciò a sentirsi un estraneo sotto il suo stesso tetto. Ne sapeva di più delle famiglie dei colleghi, che della sua. Fu a quel punto che la vita di Gerald ebbe una svolta drammatica. Nel periodo in cui venne da me per una sessione di counseling stavo scrivendo un libro dal titolo “Camminare fra i mondi: la scienza della compassione, che descriveva il modo in cui gli “specchi” dei rapporti umani si riflettono sulla nostra vita. Più di duemiladuecento anni fa, gli autori dei Rotoli del Mar Morto avevano identificato sette schemi specifici di interazione umana. Mentre quell’uomo mi raccontava la sua storia, era chiaro che stava descrivendomi proprio uno di quegli schemi, rappresentato dal riflesso della nostra più grande paura e noto con il nome di “Notte oscura dell’anima”.
Fra gli ingegneri che lavoravano nell’ufficio di Gerald vi era una donna all’incirca della sua erà, una giovane e brillante programmatrice. Si era trovato a lavorare con lei con incarichi che talvolta si prolungavano anche per molti giorni consecutivi e li obbligavano a spostarsi fuori sede. Non passò molto tempo che gli sembrò di conoscere meglio la collega della propria moglie. A quel punto della storia, cominciai a sospettare di conoscerne già gli sviluppi successivi. Ciò che però non sapevo era che cosa stesse per succedergli all’epoca e il motivo per cui Gerald ora fosse così provato.
In breve tempo, cominciò a credere di essere innamorato della collega e decise di lasciare la moglie e le figlie per iniziare una nuova vita con lei. In quel frangente, la decisione sembrò molto sensata poiché i due avevano parecchie cose in comune. Tuttavia, dopo alcune settimane, alla sua nuova compagna fu assegnato un progetto a Los Angeles. Facendo leva sullo scambio di favori personali, l’uomo riuscì ad architettare un trasferimento nello stesso ufficio anche per sé.
Immediatamente, le cose iniziarono a prendere una brutta piega e Gerald si rese conto di aver perso molti di più di quanto avesse guadagnato. Gli amici comuni che lui e la moglie avevano frequentato per anni, all’improvviso presero le distanze e divennero inavvicinabili. I suoi colleghi invece pensavano che “gli avesse dato di volta il cervello”, per aver abbandonato il suo posto e i progetti a cui aveva lavorato tanto alacremente. Perfino i suoi genitori ce l’avevano con lui, per aver lasciato la famiglia. Sebbene stesse soffrendo, Gerald si convinse che quello era semplicemente il prezzo da pagare per il cambiamento. Stava per iniziare una nuova vita. Che altro poteva desiderare?
A questo punto entrarono in scena lo specchio dell’equilibrio e la Notte oscura dell’anima. Proprio mentre tutti i tasselli della sua vita parevano andare al loro posto, Gerald si rese conto che, in realtà, tutto gli stava crollando addosso! Nel giro di poche settimane, la sua nuova compagna gli disse che il rapporto non corrispondeva alle sue aspettative e vi pose bruscamente fine, chiedendogli di andarsene. In un attimo l’uomo si ritrovò a vivere per conto suo, solo e sconvolto.
“Dopo tutto quello che ho fatto per lei, come ha potuto farmi questo?” – si lamentava. Aveva lasciato la moglie, le figlie, gli amici e il posto di lavoro – in breve, si era separato da tutto ciò che amava.
Presto cominciò ad avere risultati scadenti nella vita professionale. Dopo essere stato messo ripetutamente in guardia e aver ricevuto un rapporto di rendimento meno che lusinghiero, il suo reparto finì per licenziarlo. Più la storia di Gerald si rivelava, più era chiaro cosa gli fosse accaduto: la sua vita, inizialmente salita alle stelle con la prospettiva di un nuovo rapporto amoroso, di un nuovo impiego e di guadagni più elevati, era precipitata fino a toccare il fondo più nero, con la sparizione di tutti quei sogni. La sera in cui Gerald venne da me cercava la risposta a una singola domanda: “Cosa è successo?”. Come era possibile che una situazione apparentemente così favorevole per lui fosse degenerata in quel modo?

Riconoscere il meccanismo che scatena la notte oscura dell’anima.

Quando lo incontrai, Gerald aveva perso tutto ciò che amava. Il motivo per cui era accaduto costituisce il nocciolo di tutta questa storia. Anziché lasciar andare le cose che amava poiché si sentiva completo e stava progredendo, aveva fatto le sue scelte solo sulla base della convinzione che le avrebbe potute sostituire con qualcosa di meglio.

In altre parole, non aveva voluto rischiare. 

Per paura di non trovare nulla di meglio, infatti, aveva prolungato il matrimonio anche molto tempo dopo essersi allontanato emotivamente dalla famiglia. C’è una differenza sottile, ma significativa, tra lasciare il lavoro, gli amici e i rapporti amorosi perché abbiamo raggiunto la completezza, e il restarci dentro per paura che là fuori non ci sia nient’altro che ci sta aspettando.
La tendenza ad aggrapparsi allo status quo finchè non si presenta qualcosa di meglio può manifestarsi in ogni tipo di rapporto. L’attaccamento può essere dovuto al fatto che non si è consapevoli di ciò che si sta facendo o può verificarsi perché temiamo di smuovere le acque affrontando l’incertezza di non sapere cosa verrò dopo. Sebbene possa rappresentare uno schema di cui non siamo coscienti, si ha pur sempre a che fare con uno schema. Che si tratti di lavoro, di una relazione amorosa o di uno stile di vita, ci può capitare di trovarci in uno stato di attesa durante il quale, pur non essendo realmente felici, non si comunica mai onestamente con le persone della nostra vita. Quindi, anche se dall’esterno potrebbe sembrare che le cose stiano seguendo un corso normale, in realtà dentro di noi stiamo chiedendo a gran voce un cambiamento e ci sentiamo frustrati, perché non sappiamo come esprimere quel bisogno a chi ci sta accanto.

Quello è uno schema che produce negatività. 

Spesso i nostri reali sentimenti sono dissimulati sotto forma di tensioni, ostilità, o talvolta anche solo attraverso la nostra assenza dal rapporto. Ripetiamo ogni giorno la routine del lavoro, del condividere la quotidianità e un tetto con un’altra persona, ma emotivamente siamo distanti e lontani, come in un altro mondo. Se abbiamo un problema con un superiore, un partner o persino noi stessi, tendiamo a razionalizzare, scendiamo a compromessi e aspettiamo. Poi un bel giorno, all’improvviso, ecco che – boom! – succede. Apparentemente dal nulla, proprio le cose che aspettavamo e che avevamo tanto desiderato si affacciano improvvisamente sulla nostra vita. Allora ci può accadere di buttarci a capofitto nei nuovi eventi, come se per noi non ci fosse domani.
Nel caso di Gerald, quando si era trasferito in un’altra città con la sua nuova compagna, aveva lasciato dietro di sé un vuoto irrisolto, un baratro nel quale il suo mondo era poi sprofondato. Arrivato a quel punto a avendo perso tutto ciò che amava, ora era seduto in lacrime davanti a me e mi chiedeva: “Come posso riavere indietro il mio impiego e la mia famiglia? Mi dica cosa devo fare!”.
Mentre gli porgevo la scatola dei fazzoletti di carta che tenevo a portata di mano per momenti come quelli, gli dissi qualcosa che lo colse completamente alla sprovvista: “Questo momento della sua vita non deve servirle a riprendersi quello che ha perso, anche se il risultato potrebbe essere proprio quello. La situazione che lei si è creato va molto al di là della sfera del lavoro e della famiglia. Ha appena risvegliato in sé una forza che potrebbe diventare la sua più potente alleata. Quando avrà superato quest’esperienza, avrà acquisito una forma di fiducia nuova e incrollabile. Lei è entrato in un periodo che gli antichi conoscevano, lo chiamavano la ‘Notte oscura dell’anima’”.
Gerald si asciugò gli occhi e si appoggiò nuovamente allo schienale della sedia. “Che significa ‘la Notte oscura dell’anima’?” mi domandò. “Perché non ne ho mai sentito parlare?”.
La Notte oscura dell’anima è un periodo della propria vita in cui siamo attirati dentro una situazione che mette ciascuno di noi a confronto con le proprie peggiori paure”, risposi. “Di solito questo momento arriva quando meno ce lo aspettiamo, spesso senza alcun preavviso. Il fatto è”, continuai, “che possiamo venire coinvolti in questa esperienza solo quando le lezioni di vita che abbiamo già acquisito danno il segnale che siamo pronti ad accoglierla! Allora, proprio quando sembra che la nostra vita sia perfetta, l’equilibrio che abbiamo raggiunto dà il segnale che siamo pronti per un cambiamento. Il seducente impulso che ci spinge a creare un mutamento è rappresentato da qualcosa che abbiamo desiderato per molto tempo e a cui, semplicemente, non sappiamo resistere. In caso contrario, non faremmo mai quel passo!”.
“Vuol dire un impulso seducente come quello che ci conduce verso un nuovo rapporto amoroso?” – chiese Gerald.
“Esattamente come quello”, risposi. “Una nuova relazione è proprio uno dei tipi di catalizzatore che ci promettono di farci evolvere”. Continuai spiegando che, anche se sappiamo già di essere perfettamente in grado di sopravvivere a qualunque cosa ci piombi addosso nella vita, non è nella natura umana svegliarsi un mattino e dire: “Hm… oggi penso che darò via tutto ciò che amo e che mi è più caro per dare inizio alla mia Notte oscura dell’anima”. Proprio non funziona in quel modo. 

Come spesso accade, le grandi prove della nostra Notte oscura dell’anima sembrano arrivare quando meno ce lo aspettiamo.

La possibilità che la vita ci fornisca esattamente ciò di cui abbiamo bisogno, nel preciso momento in cui ne abbiamo bisogno, di per sé ha molto senso. Proprio come è impossibile riempire d’acqua un bicchiere se prima non si “apre” il rubinetto, anche se il fatto di avere una cassetta ricolma di attrezzi emotivi rappresenta il meccanismo che segnala al rubinetto della vita di mandare un cambiamento. Finché non diamo l’impulso al flusso, non può accadere nulla. L’altra faccia di questa dinamica è che, quando ci troviamo effettivamente immersi in una Notte oscura dell’anima, può essere rassicurante sapere che il solo motivo per cui siamo finiti in un luogo come quello è che siamo stati noi a dare il via. Che ne siamo consapevoli o meno, siamo sempre pronti per ricevere quello che la vita ci manda.

Le nostre più grandi paure.

Lo scopo della “Notte oscura dell’anima” è darci la possibilità di sperimentare e guarire le nostre più grandi paure. Il dato realmente interessante sulla Notte oscura dell’anima è rappresentato dal fatto che, poiché tutti hanno paure diverse, ciò che ad alcuni appare come un’esperienza spaventosa per altri può rappresentare una cosa da niente. Ad esempio, Gerald ammise che la sua più grande paura era quella di essere lasciato solo. Quella stessa sera, prima di incontrarlo, avevo chiacchierato con una donna che invece mi aveva confidato che per lei “stare da sola” rappresentava la gioia più grande.
Non è raro che chi ha paura di restare solo diventi un maestro nei rapporti in cui si sperimenta proprio quel timore. Gerald, ad esempio, mi descrisse storie d’amore, di amicizia e di lavoro del suo passato, che non sarebbero potute durare neanche in un milione di anni! Quando ognuno di quei rapporti era finito, aveva creduto che si fosse trattato di un “fallimento”, in realtà, erano tutti così ben riusciti, da avergli permesso di incontrare la sua paura più grande, quella di restare solo. Tuttavia, non essendo mai guarito da quei rapporti, né avendo mai individuato gli schemi presenti nella sua vita, Gerald si era ritrovato a vivere situazioni in cui la sua paura era diventata sempre meno impalpabile. Alla fine, la sua vita l’aveva portato al punto in cui quella paura era diventata talmente ovvia da obbligarlo ad affrontarla, per poter continuare a vivere.

Anche se è possibile attraversare molte Notti oscure dell’anima nell’arco di una vita intera, di solito la prima è la più difficile. Probabilmente rappresenta anche il più potente agente di cambiamento. Una volta capito “perché” soffriamo così tanto, l’esperienza comincia ad acquistare un nuovo significato. Quando riconosciamo i segnali di una Notte oscura, possiamo dire a noi stessi: “Ah! Conosco questo schema! Si, certo, si tratta proprio di una Notte oscura dell’anima, non c’è dubbio. Allora, cos’è che devo imparare a fare?”.
Conosco persone che hanno acquisito talmente tanta forza grazie al superamento di un’esperienza di Notte oscura, che sfiderebbero quasi l’universo a mandarne un’altra. Lo fanno semplicemente perché sanno che, se non riuscite a sopravvivere alla prima, possono sopravvivere a qualunque cosa. Solo quando abbiamo quel tipo di esperienze senza riuscire a comprendere cosa rappresentino realmente per noi, o il motivo per cui le viviamo, ci può accadere di trovarci imprigionati per anni, o perfino per molte vite, in uno schema che può letteralmente rubarci proprio le cose a noi più care… come la vita stessa.
Fonte: La Matrix divinaUn ponte tra tempo, spazio, miracoli e credenze. Gregg Braden

La Notte oscura dell’anima per l’intera umanità è essere alle prese con l’Antisistema. Oggi ho compreso “dove sono” e “con cosa ho a che fare”. Infatti il linguaggio sincronico aveva parlato già ieri sera attraverso la visione del film “Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi”. Film paradossale, buio, depressivo, in cui 3 giovani fratelli e sorelle si trovano alle prese con un “parente” che mira esclusivamente alla loro eredità. Ebbene, resistendo assiduamente sino alla fine, siamo stati premiati da una poetica e filosofica visione d’insieme, in grado di alleggerire di colpo tutto il resto della visione e nobilitare la Vita e la pregevole opportunità di potervi fare parte. Ringrazio per questo e per "moltissimo altro" mia moglie Silvia:

“Caro lettore, al mondo ci sono persone che non conoscono né sofferenza né pena, e traggono conforto da allegri film su cinguettanti uccellini e ridacchianti elfi felici. Ci sono persone che sanno che c'è sempre un mistero da risolvere e traggono conforto nel ricercare ed appuntare qualunque indizio importante. Ma questa storia non riguarda tali persone. Questa storia riguarda i Baudelaire, e loro sono il genere di persone che sanno che c'è sempre qualcosa, qualcosa da inventare, qualcosa da leggere, qualcosa da mordere e qualcosa da fare per creare un rifugio, per quanto piccolo.
Per questo motivo sono felice di dire che i Baudelaire erano molto fortunati.”

Meraviglioso! 

 

sabato 16 ottobre 2010

Andare all'interno...





Lascio “parlare” chi ne sa molto più di me:

"Dobbiamo andare molto in profondità per trascendere la normale realtà. Siamo alla ricerca di un’esperienza che rimodellerà il mondo.

Trovare lo spazio silenzioso che compare tra i pensieri sembra relativamente facile, ma data la sua fugacità un minuscolo spazio non è certo una via aperta. Il corpo quantistico non è separato da noi – è noi – tuttavia non lo sperimentiamo. Pensiamo, leggiamo, parliamo, respiriamo, digeriamo, etc. e queste azioni avvengono tutte sopra la linea (dove esiste il flusso infinito di pensieri).

Ecco un’analogia che mette a fuoco il corpo quanto-meccanico: prendete una calamita e sistematevi sopra un foglio di carta. Poi spargete della limatura di ferro sul foglio. Ne scaturirà un disegno di linee curve, una all’interno dell’altra, che collegano i due poli magnetici. Il disegno rappresenta la mappa delle linee di forza magnetica che sarebbero altrimenti invisibili: solo la limatura di ferro è in grado di evidenziarle ai nostri occhi.


(Il pregevole disegno è opera dell'Amico Domenico, tratto da Cambiare se stessi per cambiare il mondo; l'immagine - ottenuta in sogno - si potrebbe avvicinare molto al concetto di "linee di forza di un campo magnetico" o di "linee esistenziali. Un sentito grazie Amico!).

Analogamente, l’attività mente-corpo è quella che si evidenzia sopra la carta, mentre sotto sta la zona dell’intelligenza nascosta. Il movimento della limatura di ferro corrisponde all’attività mente-corpo che si modella automaticamente al campo magnetico che è l’intelligenza. Il campo è totalmente invisibile e non conoscibile finchè non si evidenzia muovendo delle particelle di materia. E la carta? È il corpo quanto-meccanico, un sottile schermo che mostra esattamente quali modelli di intelligenza sono all’opera in un particolare momento.

In questa semplice analogia c’è ben più di quanto si potrebbe inizialmente supporre. Senza la carta che serve da separazione, la calamita e il ferro non potrebbero interagire in questo modo ordinato. Se mettete la calamita direttamente a contatto con la limatura di ferro, questa si accumulerà sulla sua superficie invece di formare linee ben differenziate e spaziate. Utilizzando la carta otteniamo un’immagine del campo magnetico. Ma non è tutto. Se spostiamo la calamita, vedremo le linee formate dalla limatura di ferro spostarsi per rispecchiare il nuovo campo magnetico che si forma. Se non sapeste che sotto c’è una calamita giurereste che il ferro è vivo, dato che si muove da solo. Ma è la zona nascosta che genera quei movimenti che sembrano vivi.

Avete quindi l’immagine reale di come il corpo-mente comunichi col campo dell’intelligenza. Le due realtà restano separate ma la divisione è invisibile e non ha spessore. È solo un vuoto. L’unico modo per rendersi conto dell’esistenza del livello quantistico consiste nel far caso alle immagini e ai modelli che affiorano ovunque nel corpo. Solchi misteriosi corrono lungo la superficie del cervello, meravigliose infiorescenze, che ricordano il girasole, sono visibili nelle molecole di Dna; l’interno del femore contiene meravigliose ragnatele di tessuto osseo simile agli intricati sostegni di un ponte a mensola. Ovunque guardiamo, non esiste caos, e questa è la maggior prova dell’esistenza di una fisiologia nascosta. L’intelligenza trasforma il caos in modelli. L’idea di dover elaborare miliardi di messaggi chimici fa pensare a un incredibile caos, eppure nella realtà la complessità del sistema mente-corpo è ingannevole: dal nostro cervello scaturiscono immagini coerenti, come le fotografie di un giornale che risultano da migliaia di puntini. La materia dei nostri corpi non si disintegra mai in un ammasso senza forma – se non al momento della morte. Per rispondere alla domanda “ma dove sta il corpo quanto-meccanico?” possiamo affermare che si trova in uno spazio vuoto piuttosto difficile da immaginare, dato che è silenzioso, non ha spessore ed esiste ovunque”.
Guarirsi da dentro” di Deepak Chopra

Tutto ciò mi fa pensare a:

Osho - Dio non ha esterno.
Buhlman - l'Universo sembra essere una cellula al cui livello esterno ci siamo noi, per cui è tutto rovesciato.
Chopra - il foglio di carta è il "velo": una dimensione.
Braden - la Matrix Divina è il contenitore dell'Universo, il ponte che unisce tutte le cose e lo specchio che ci mostra ciò che abbiamo creato.

Ossia? Il viaggio che dobbiamo intraprendere è dentro di noi. Perchè? Perchè fuori è tutto illusione. Siamo al massimo cerchio esterno delle "cose"... 

La via è dentro di noi!

Ecco la frase "chiave":
"Dobbiamo andare molto in profondità per trascendere la normale realtà. Siamo alla ricerca di un’esperienza che rimodellerà il mondo".

 

venerdì 15 ottobre 2010

La verità "scomoda" attualizzata.





Vecchio e nuovo. Ci risiamo. Ancora una volta la dualità! Vediamo quest’oggi come il vecchio possa essere riconsiderato “nuovo” e, “vestito” di queste fattezze, provocare dilatazioni quantiche del concetto di tempo. Partiamo da questa notizia:

Google fa un indice dei prezzi.
Il re dei motori di ricerca Google ha deciso di realizzare un indice che misura l'inflazione. Si chiamerà “Indice dei prezzi Google” e, per costruirlo, saranno tenuti in considerazione, tra gli altri elementi, i prezzi dei beni commercializzati via internet.
Come chiarisce Hal Varian, capo economista della società americana, Google avrebbe i mezzi non tanto per fare meglio degli istituti di statistica, quanto per essere molto più veloce nei calcoli. Mentre gli indici tradizionali vengono resi noti una volta al mese e con diverse settimane di ritardo, il motore di ricerca riuscirebbe, secondo Varian, ad anticipare il presente partendo dal proprio indice attualizzato in tempo reale…
Fonte: Yahoo

Notizia di chiara proposizione attuale, "nuova". L’indice dei prezzi al consumo misura l’inflazione e l’inflazione lega a doppia mandata pensioni e stipendi, in termini di adeguamento monetario. Se l’inflazione aumenta deve aumentare di conseguenza anche lo stipendio e la pensione. È importante avere un indice dei prezzi sempre attuale e “reale”. Per comprendere l’assurdità dei metodi di calcolo ufficiali statistici, è sufficiente ricordare a quanto veniva calcolata l’inflazione nel periodo di passaggio dalla Lira all’Euro; periodo in cui i prezzi praticamente raddoppiarono e l’inflazione venne calcolata attorno al 5%. È semplice capire il perché:
  • il calcolo utilizza una “immagine vecchia” proiettata sul “nuovo”
  • il “nuovo” deve confermare il “vecchio” ai fini della continuità ed autorevolezza del “servizio”
  • l’adeguamento delle pensioni e degli stipendi al costo della Vita rimane staccato dal “nuovo”, non riflettendo l’aumento dei costi sopportati dalle famiglie nell’aumento “salariale” previsto di volta in volta.
In pratica è successo che il costo della Vita raddoppiò ma l’aumento relativo in “busta paga” ne rispecchiò solo una minima parte. Chi ci avrà mai guadagnato? Diciamo i soliti “ignoti”…

Un servizio “nuovo” come quello di Google può regolare il calcolo inflativo, avvicinandolo alla gente e influenzando in questo modo il “vecchio” o la linea di continuità. Le due “misure” si compenetrano più di quello che si possa pensare.

Il “nuovo” può riversarsi sul “vecchio” influenzandolo: perché?

Il vecchio è qualcosa che esisteva, non è attuale; non possiamo mettergli le “mani” addosso perché è una fotografia non reale! Ma come? Se ci influenza ancora adesso! Come può un ectoplasma essere tanto influente sull’adesso? Il “vecchio” rappresenta lo status quo: il paradigma ufficiale, il sogno di qualcuno attualizzato. È come se la sua struttura sia collocata in un’altra dimensione e sia sfuggevole: si ha l’impressione di non potere fare nulla!Si è sempre fatto così!” - dicono negli ambienti lavorativi al giovane che si chiede “Come mai, invece, non fate così?”.

Il “nuovo” può mutare il “vecchio”. Come? Mettendolo in luce, attualizzandolo e mostrandone tutta la limitatezza, la sua Natura antidiluviana, fuori dal tempo. La successione nuovo-vecchio non è lineare, ma traccia complesse figure geometriche. Gli agganci che il “vecchio” lascia nel “nuovo” sono ponti d’energia che possono anche essere invertiti. Diciamo che è un ancora di salvezza che il “vecchio” si autoconferisce, un meccanismo quantico di refresh, l’intelligenza di meccanismi ritenuti “freddi e calcolatori”. 

Chi plasma il “nuovo” attraverso il “vecchio” ne è consapevole? 

Io penso di si. Per questo il "vecchio" non ci permette di riflettere abbastanza. Tuttavia il meccanismo evolutivo non si ferma mai e, prima o poi, compensa e spazza via ogni ostacolo alla crescita. È un fiume sempre in piena e non è semplice bloccare per molto tempo la sua “furia”.

Google dimostra come il nuovo possa cambiare il vecchio, il quale altrimenti e “tranquillamente” comanderebbe per sempre, a distanza, lo scorrere del tempo. Stiamo pur certi che il calcolo di Google darà molto fastidio ad un certo potere, perché introduce un pericoloso principio di alternativa e paragone. Vecchio e nuovo possono guardarsi in volto.

Come il “vecchio” si attualizza nel “nuovo”?. Lo abbiamo già scritto sopra: plasmandolo a distanza attraverso un sottile gioco di illusioni nelle vesti di abitudini, leggi, consuetudini, educazione, etc.
Eppure il “vecchio” può rinvigorirsi e superare persino il “nuovo” in termini di attualità: è il caso delle profezie! La visione mistica è sempre attuale, “nuova”.  

In questo caso il “vecchio” corrisponde al “nuovo” perché lo identifica, lo segue.

Ad esempio nel libro di Carpi Le profezie di Papa Giovanni XXIII”, Angelo Roncalli riporta degli avvenimenti particolari che si riflettono su un certo tempo “nuovo”. È come se avesse lanciato degli arpioni nel tempo, aprendo degli squarci. Gli squarci sono delle aperture che attendono il cammino dell’uomo. Sono in attesa. L’uomo può anche deviare, come è successo per le visioni dei Profeti, i quali avevano visto un “nuovo” apocalittico che è stato superato solo nel 1987 dalla comunità animica umana intera. 

Ciò che avevano veduto non corrispondeva più al “nuovo”, o meglio, a questo “nuovo”

Giungendo a scrivere di fase duale del tempo, degli estremi della scala del tempo, si concepisce una diversa modalità dell’utilizzo dei termini, diversamente abusati. Si capisce che in realtà non hanno molto senso se il nostro punto prospettico diventa multidimensionale. Il tempo limita la sua portata in questo caso: si liquefa. Anche ciò che è inerente alle diverse opportunità conferite dal corso evolutivo, dagli errori, dagli slanci di ciò che è stato e di ciò che è.

Tutto prende una prospettiva diversa… Solidale alla comprensione di colui che osserva e che aveva una curiosità da soddisfare: “vediamo come andrebbe se…”.

Nuovo e vecchio sono concetti che valgono dal punto di vista "denso". In realtà esprimono un solo punto sulla scala evolutiva osservata dall’Anima; un punto molto simile al concetto di “Voi siete qua”. 

In che modo ci siete arrivati? Ecco che allora si apre lo scenario “vecchio/nuovo”, andando nei “dettagli”.

A proposito di profezie del ”Papa buono”; sto continuando la lettura del libro e ieri sono rimasto sgomento da varie “espressioni” e relativo commento del Carpi; vediamole:

Pagina 116. Una famiglia di dittatori prenderà il potere nella terra dei figli di Lutero. Spargerà sangue… Cadrà il presidente, cadrà il fratello. Tra essi il cadavere della stella innocente. C’è chi sa. Chiedete alla vedova nera e all’uomo che la condurrà nell’isola dell’altare. I loro segreti sono nelle armi, nel delitto. E sono segreti di chi non era a Norimberga. In tre spareranno al presidente. Il terzo sarà tra i tre che colpiranno il secondo. Morirà Lutero e sarà bene. Dietro di lui, l’ombra di chi ha già ucciso. Mentiva la sua voce…".

Commento del Carpi: Negli Stati Uniti, la famiglia di dittatori dovrebbe essere essere sicuramente quella dei Kennedy. Si dice che essa abbia sparso sangue, per questo potere, e dopo la sua conquista… 

Poi la profezia che prevede la morte dei due fratelli… Il brano seguente dice come tutto può essere spiegato nell’uccisione dei Kennedy. Chi sa viene indicato dal profeta nelle figure della vedova nera e dell’uomo che la condurrà nell’isola dell’altare. Jacqueline vedova di John Kennedy, fu sposata da Onassis in un isola, Skorpios. Onassis, se sapeva, è scomparso. Che veramente la sua vedova sappia qualcosa di determinante circa gli attentati alla Vita del primo marito e del cognato? Se è così, perché tace? E qual è il legame segreto su questi fatti ignoti, che la legavano al suo secondo marito scomparso? Un’ipotesi sconcertante

Soprattutto se si pensa che  è stata avanzata dal profeta addirittura nel 1935

I loro segreti sono nella armi, nel delitto. E sono segreti di chi non era a Norimberga. La prima frase è un’accusa durissima contro Jacqueline Kennedy e Aristotele Onassis. La seconda, mette in scena nuovamente le forze del male, i personaggi scampati alla caduta del nazismo e ancora in azione. Nel mondo. Quali i collegamenti? Il mistero continua. Secondo il testo, gli attentatori di John Kennedy sono stati tre. E uno di essi, assieme a due persone diverse, avrebbe partecipato anche all’attentato al fratello Bob. 

Eccoci ad un altro atroce delitto, l’uccisione di Martin Luther King. Il profeta dice che la sua morte è stata un bene: dietro di lui, l’ombra di chi ha già ucciso. Mentiva la sua voce. La spiegazione è sin troppo evidente, ma potrebbe nascondere riferimenti che mi sfuggono. Forse collegati con l’uccisione dei fratelli Kennedy. Il giudizio sul personaggio, comunque, è drastico.
È la frase finale della profezia, d’altra parte, fa intendere come per il mondo il momento sia stato veramente drammatico.

Che dire? Da quando ho iniziato il processo interno di "risveglio", sono cadute tutte le lucide falsità che vengono propinate sui libri di storia, tutto!

Ma a questa visione delle “cose” non ero ancora giunto. I casi sono due:
  • o i “versi” delle profezie sono stati male interpretati
  • o abbiamo altre due false icone suggerite a “modello” (e non sarebbe la prima volta)

Cosa ne pensate? Le profezie sono del 1935. L’autore è un Papa…

Il “vecchio” che si rifrange sul “nuovo” per aiutare ed essere aiutato.