lunedì 29 gennaio 2018

La realtà manifesta è la personalità del Dominio.



Nessuno ha mai immaginato di fare un unico fagotto, della intera realtà manifesta, e di metterselo in spalla, imbracciando la via della propria vita?
A parte la curiosità, che fa la domanda… leggi la stessa frase, descritta in questa maniera:
nessun3 ha mai immaginato di fare un unico fagotto, della intera realtà manifesta, e di mettersel3 in spalla, imbracciando la via della propria vita?
Quale differenza noti? Sì. Quel “3”, che si ripete e che, probabilmente, non sai come pronunciare mentalmente (e non solo).
Ebbene, quel “3” è la contrazione del quantificatore esistenziale “∃”. 
Di più, a questo link puoi ritrovare (ricordare) che cosa significa.
Il fatto che l’infrastruttura Web sia quella di un Blog, prevede che i Bollettini descrivano come un flusso, che si manifesta e scorre via continuamente
Il che non permette di fissare dei paletti, al fine di ricordare sempre le caratteristiche di questo Spazio (Potenziale) Solido (a meno che, non si fissa tutt3 ciò in una apposita pagina, ad hoc). 
Le persone che si affacciano, leggendo il tal Bollettino, soprattutto se è la prima volta non sono al corrente di dette caratteristiche e non trovandole immediatamente in qualche parte della home page, si disperdono nel classico bicchiere d’acqua.
Si tratta, dunque, di una mancanza organizzativa, oppure, di idee poco chiare? 

Diciamo che “sembra” disorganizzazione. 
E, in parte, lo è senz’altro. 
Ma… è davvero onnicomprensiva tale disamina
Cioè, ogni volta che ti imbatti in qualcosa che sembra mancante, di/in qualche parte, allora, si tratta sempre di sciatteria, disorganizzazione, superficialità o, peggio, di menefreghismo e, dunque, di mancanza di rispetto nei confronti del potenziale partecipante? 
Un simile giudicare porta spesso troppo frettolosamente anche a giudicare, sulla scorta di un certo “non so che”, che spinge a chiudere lì – immantinente – la questione (chiudi la pagina, passa ad altr3, è tempo perso, si tratta di poca cosa, di ciarlataneria). 
E, un simile “fare”, non coincide a pieno con la tua autentica intenzione (desiderio), per il fatto stesso che sei sempre in balia di vicissitudini molto simili alla interferenza

Lo comprendi soprattutto quando stai facendo qualcosa che ti piace e che ti appassiona, mentre continuamente devi sospendere ogni attività (posticipare, annullare) dato che “prima” sembra avere la priorità dell’altr3, facente parte del vasto range della cosiddetta “responsabilità”. 
Un simile “agire” è sinonimo di – se rifletti a fondo – posticipare/annullare te stess3, dal momento in cui è proprio ciò che ti piace/appassiona ad essere sacrificat3. 
Se tu potessi autenticamente scegliere, che cosa preferiresti fare
Andare a fare quella commissione, oppure…? È persino ovvio
Vero? 
Tuttavia, l’idea che impera nella realtà manifesta usuale (il/nel “qua, così”), è che ciò che piace a te, corrisponde a qualcosa di vagamente “infantile”, alias, superfluo soprattutto se paragonato alla “commissione” che ti attende puntuale, proprio mentre ti accingi a dedicarti al tuo desiderio. 


Ora, tutt3 ciò può sembrare persino sciocco e non così portante e centrale, tuttavia, si tratta di un esempio, della forma d’onda che si diparte da una “dima, che non capisci mai dove esattamente sia piazzata e da Chi è stata fissata in termini di priorità e, spesso, di legge. 
Sì, lo so, è un discorso bizzarro, bislacco, pazzoide o puerile.
O perlomeno, lo può sembrare ma (ma) a prima vista, ragionando attraverso l’impianto convenzionale status quo (ciò che applichi pensando di sapere che... e credendo che sia giusto così).
Sta di fatto che, di conseguenza, la “tua” vita è allora una vita di continue rinunce (verso ciò che più ami e che più ti piace ed appassiona). 
E, ciò, è un fatto nudo, puro e crudo
non una apparenza, né un giudizio. 
Dunque, perché questo Spazio (Potenziale) Solido risulta manchevole di qualche parte facilitante la lettura e l’approfondimento? 
Per via di un certo pressapochismo della parte autrice? 
Oppure, da un certo “panorama unico (e non da una incerta prospettiva)”, si tratta di una vera e propria interferenza che coglie anche la parte autrice? 
Non lo sai. Non te ne importa nulla. E non lo intendi nemmeno sapere. Perchè non ti sembra un problema tuo...
Ecco, quindi, una ottima “dima” – un degno fermo immagine – del motivo fondamentale per cui nel “qua (così)” si sopravvive, in luogo di vivere e, dunque, esistere in quanto a manifestazione sovrana di sé, dal proprio assoluto potenziale.
Di più, puoi teorizzare che “il caso non esiste”, dal momento in cui deve essere, giogo forza, compresente almeno una parte che ha preferito intendere in una maniera, personale, che è coincisa di fatto con la forma sociale umana ed ambientale, che riconosci in quanto a “natura e naturale”. 

Lo puoi ricordare anche partendo dal luogo comune simbolico “Dio”, che racchiude proprio questa capacità decisionale unica ed univoca, pur essendo e rimanendo – appunto – un simbolo e, dunque, rimandando certamente a quella compresenza (parte) che ha già deciso tutt3 anche e soprattutto per “te”, sempre “qua (così)”.
Un paragone davvero azzardato. 
Sì? 
Non importa che cosa pensi, se (se) ciò che pensi è sempre il frutto dell’intenzione che si trasforma in interferenza ambientale e, dunque, riprogrammazione umana e sociale (quel qualcosa che ti piace ricordare in quanto ad evoluzione, storia, progresso, civiltà, umanità, etc. omettendo continuamente di agganciare ed ammettere l’esistenza della parte che domina senza per/con questo essere annessa, capacitata, nella realtà – però – conseguente e ad immagine e somiglianza).
Alias, il motivo per cui il presente Bollettino si apre con l’espressione:
la realtà manifesta (“qua, così”) è la personalità del Dominio.

Si riprenda, allora, dalla domanda (a questo punto, retorica e scontata):
nessun3 ha mai immaginato di fare un unico fagotto, della intera realtà manifesta, e di mettersel3 in spalla, imbracciando la via della propria vita?

è già success3”, dal momento in cui, la parte del Dominio ha così, deciso e mantenuto ogni “promessa”. 
Come d’incanto, di conseguenza, ogni tassello va a posto, quando ammetti tale compresenza singolare - immanifesta (in termini di memoria collettiva) – gerarchica e giurisdizionale a livello planetario. 
Ad un certo “punto”, tale parte si è messa sulle spalle il mondo intero, facendone un unico fagotto, intendendone fare il proprio giogo (trasformando le singolarità umane in parti d'ingranaggio con il mondo intero addossato, nel ricollegare tutt3 d'assieme come un unico ed immane ricatto esistenziale, frutto apparente di colpe, peccati, debiti, smarrimenti, responsabilità, diluvi e mancanze ancestrali, etc.).
Se (se) hai l’umiltà di ammetterl3, è proprio ciò che puoi liberamente pensare a proposito di “Dio” e, di più, di ciò che simboleggia tale luogo comune fondamentale
Risolvendo l’equazione a più incognite apparenti “Dio”, dalla funzione “giustizia universale ad angolo giro (un valore assoluto e non una prospettiva)”, ottieni il risultato definitivo “uguale al… Dominio”.
Ossia, l’incognita è una soltanto ed è una costante nel “qua (così)”. 
La differenza (di potenziale) consiste nel non rendertene più conto, nel non accorgerti e nell’avere già dimenticato. 
Ergo, tu sei diventat3 “tu”, ma (ma) solo in termini di trasformazione e non di cambiamento. 
Il che significa che potenzialmente sei sempretu
Il che fa ambia e sostanziale differenza. 
Un dato di fatto che si ritraduce in “speranza (potenziale)”. 
E in impossibilità di diluirti al cento per cento nell’AntiSistema (il “qua, così”). Infatti, la percentuale di massima saturazione della realtà manifesta by Dominio, essendo tu fondamentalmente e potenzialmente sempre tu, è al massimo del 99 per cento
Tu sei ineliminabile.
E ciò ti permette di comprendere perchè la guardia del Dominio debba sempre essere al massimo livello d’attenzione nel “non lasciare nulla al caso”, pena l’attivazione della singolarità dal proprio potenziale. 
Il che significa lasciare aperta la porta all’autentico cambiamento, che è soprattutto il ripristino della situazione di fondo (ricordata dal modello dell’Eden), andata smarrita dopo l’avvento del Dominio (l’accensione egoica della parte che domina “ora” nei secoli dei secoli). 
Lo so. È ancora puerile, stupido, sciocco, limitato, banale, etc.
Anche se tutt3 ciò è un giudizio di parte (dunque, che non esprimi direttamente tu, bensì, l’interferenza che ti rappresenta e che fa le tue veci). 
Trattasi di un autentico firewall ambientale, in grado di utilizzare tutt3 secondo intenzione wireless del Dominio, che “non esiste; c’è”.


I cardini “ora” sono soprattutto tre:
Dominio
Giustizia universale
Te (che sei al centro in qualità di equilibrante, oppure, in quantità di equilibrista).
L’equilibrante pone se stess3 al centro portante e di conseguenza agisce da forza fondamentale di qualità (fai attenzione, poiché questa è anche la via percorsa dal Dominio, il che ti porta a ricordare che la differenza la fa il valore assoluto “giustizia universale”).
L’equilibrista pone se stess3 al centro distribuito e di conseguenza agisce da forza secondaria (quantità)…
Ogni esperto (che, d’assieme, ha contribuito a formare ciò che “sai”) ha sempre, limitatamente, pensato di descrivere un ambito della realtà, ritenendo - tale realtà - tutto ciò che esiste; per cui naturale, divina, scientifica, religiosa, etc. 
Ossia, “mi trovo qua e l3 studio”. 
Scopro la verità, relativa al tale scenario. Approfondisco il tal tema. Divento il massimo esponente della tal corrente di pensiero.
Forse, qualche filosof3 l’ha fatto? Qualche visionari3? Qualche artista? Qualche mistic3. Qualche scienziat3? Qualche religios3? Qualche genio? 
Qualche grande imprenditore? Sì. Ecco. 
Il mondo della imprenditoria è passibile di larghe e vaste vedute, come quella in questione
Nel senso che, per interesse, per affari, per appassionante ed epica avventura in termini industriali, dominanti ed assoluti, nonché per competizione e concorrenza votate al perfezionismo... è davvero possibile che qualcun3 l’abbia pensato di fare. 
Fare cosa
Trasformare l’intera realtà manifesta, secondo le regole di un gioco:
il proprio
Ossia, un giogo. 
Questo, sempre che l’intera realtà manifesta non sia proprio il giogo (lo scenario artificiale, che per mancanza di alternativa, diventa naturale, poiché apparentemente unico).


È possibile, dunque, che questa realtà (che per assonanza conviene chiamare “qua”, “così”) sia del tutto “di parte”, un unico interesse privato, una proprietà intellettuale prima ancora che fisica/economica.
Entrare nel gioco, in-ludere, non significa per lui solo entrare in una dimensione illusoria, già di per sé instabile, ma anche esporsi al rischio e infine partecipare di quello stato "incandescente" ben noto all'esperienza del giocatore d'azzardo.
La bella felicità descritta (e rimpianta) da Huizinga si drammatizza nel senso suggerito dalla comune espressione "mettersi in gioco"…
I giochi e gli uomini – Roger Caillois
In©ludere = introdurre, inserire, unire… nel giogo.

L’emblema della forma sociale “qua (così)” - la realtà manifesta - è il rapporto 80/20, che descrive fisicamente ed è descritto simbolicamente da due piramidi rovesciate ed opposte, intersecantesi.
Al di là del simbolo ebraico, a qualcun3 piace “giocare a fare Dio”. E nulla, niente e/o nessun3... l3 distoglie da ciò.
Con il risultato che “è” diventat3 la forma sociale ambientale “qua (così)”. 
La differenza “ora” la puoi sempre fare tu, nel momento in cui inizi ad accorgerti e, dunque, ad ammettere/annettere il Dominio, alias, la “firma” e la ragione fondamentale AntiSistemica, per cui:
la realtà manifesta è la personalità del Dominio.
“Fai… di svelare l’incognita ed otterrai di dimostrare la costante”.
    
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2018
Bollettino numero 2232