giovedì 28 maggio 2015

Nulla è mai gratuito "qua, così", visto che (ti) consumi.


Ci sono parole/espressioni/termini… che, non appena udite/i (ri)connettono circuiterie che sovrastano il pensiero; in maniera tale da rendere immediata(mente) l’idea di quale sarà la “via” del futuro a medio/lungo termine.
Sulla gratuità di Internet, ormai, ci fai proprio conto. Vero?
Beh… se ci pensi bene, la Rete (in quanto novità, seppure alla moda) doveva (con)vincere la Massa, relativa(mente) a qualcosa che 1) prima non esisteva, 2) era estrema(mente) invasiva rispetto alla “tradizione” e 3) dunque, necessitava di una prima e lunga fase di “accomodamento gratuito”.
Ora, dopo (diciamo) più di 15 anni (in Italia) di Internet “gratuito” (per quanto riguarda i servizi di base, come ad esempio la ormai insostituibile “e-mail”) qualcosa sembra “(ri)bollire in pentola” (insieme a te, ovvio)…
Internet, Cardani: superare il concetto di gratuità totale.
Occorre superare il concetto di gratuità totale sui contenuti che vengono pubblicati sul web. Lo afferma il presidente di Agcom, Marcello Cardani, che in un'intervista pubblicata dal Sole 24 Ore afferma che il concetto di gratuità totale su internet è da considerarsi "non più adeguato".
"Ci si dimentica - spiega il presidente dell'Agcom - che quel che genera utilità anche sul web ha un costo nella sua costruzione. E questo costo deve essere ribaltato su coloro ne traggono vantaggio".
"Il concetto di gratuità assoluta - continua - che andava bene per una fase pionieristica del web, non è più adeguato.
Certo, ci sono scelte commerciali sui contenuti e va bene.
Ma il principio della gratuità assoluta non è più attuale.
Poi su come arrivare al pagamento o valutare la redistribuzione dei ricavi dall'uso della rete rispetto a chi sostiene i costi, editori compresi, io non mi avventuro.
Ma sul principio credo che ci siano pochi dubbi".
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  • non più adeguato
  • quel che genera utilità anche sul web ha un costo nella sua costruzione
  • questo costo deve essere ribaltato su coloro ne traggono vantaggio (chi ha l'autentico vantaggio?)
  • andava bene per una fase pionieristica del web
  • sul principio credo che ci siano pochi dubbi
Non si parlava, forse, di “old e new… economy”? He He… Ora scopri o stai per scoprire che:
  • sei stato/a, prima, reso/a (di)pendente della necessità auto indotta della/dalla Rete
  • sei stato/a come… drogato/a, nel tempo “adeguato”
  • il costo della costruzione” ti sta per essere “ribaltato” contro
  • sul principio (“credo”) non ci sono dubbi
   
Che cosa significa? Che “tutti/tutto” ciò che ha concorso per “costruire la Rete”, ha pianificato che – dopo un certo tempo utile al radicamento della “necessità” – sarebbe giunto il tempo del “ribaltamento” della prospettiva:
  1. dalla gratuità iniziale (promozione, induzione al “consumo”)
  2. al “costo adeguato al servizio (ri)fornito” (la vecchia economia che, di fatto, è un “sempre verde”).
Dunque, è la strategia a lungo termine che “premia” e che (ri)porta all’utile.
Warren Buffett Docet
Non che, nel frattempo, le aziende sul Web abbiano fatto la fame.
Anzi (il concetto di gratuità della Rete è un "luogo comune")… si è, tra l'altro, anche speculato alla grande, all’epoca della bolla azionaria di fine millennio (un record che il Nasdaq è riuscito a superare solo nel 2015, grazie alla creazione di un’altra bolla ancora più grande. Qualcosa che, ad esempio, in Italia è rimasto del tutto utopico raggiungere, come vedere dalla Sicilia la vetta del Monte Bianco).

Ciò, frattal(mente), significa che tutti gli attori in gio(g)o, nel reale manifesto, sono "sostanzial(mente) d’accordo".
Significa che c’è una strategia comune (anche se nessuno lo sa o se ne accorge).
Che c’è lungimiranza, pazienza, investimento - magari - anche a “fondo perduto, prima di…”. Certo, lungo il cammino… la “recita” (pre)vede anche che ci siano vittime sacrificali, tra quelle aziende destinate a fungere da storia, da meteora, da prova… che esiste competizione, concorrenza, sfida tecnologica, singolar tenzone, etc.
La storia deve pur essere (de)scritta, no?
In realtà, ciò che avanza è un solo e singolo “treno”, che viaggia su rotaia. Ossia, che segue la (con)seguenza di un progetto che (pre)vede tutto, direzione e senso, tempo e modo…
È come in guerra. Sei precettato/a o sei volontario/a, ma al(fine) in guerra ci vai. È un tuo “dovere”. E per molti è anche un “diritto” (quello di difendere il confine della propria Patria). He He…
Un bella recita. Non c’è che dire.
Chi traccia i confini immaginari? Chi decide anche per te?
E perché tu, poi, (con)segui? Che cosa esegui, adeguandoti?
Quali ordini subliminali ricevi, affinché tu – con tutta la tua tracotanza, la tua importanza, il tuo Ego, la tua centralità, il tuo sapere, la tua presenza, etc. – giungi sempre laddove sei (pre)visto?
Che cosa ti ac(cade)?
Sei sicuro/a che sei dav(vero) tu a “decidere”?
Internet diverrà a pagamento. Un momento:
ma per connetterti, non paghi già, da sempre?
Che cosa è, dunque, gratis?
I “contenuti”? Beh… le aziende che li (ri)forniscono guadagnano sulla pubblicità, che tu “vedi”. Chi scrive articoli e scatta foto… guadagna qualcosa. Lo Stato guadagna sempre…
Sono sorte aziende che hanno fatto del proprio business centrale ed imperniato sulla Rete, la propria fortuna. Google e Facebook, su tutte.
Dove si (ri)trova questa presunta gratuità della Rete?
Internet è un luogo di raccolta. Di che cosa? Dei tuoi dati.
Uno "spione camuffato da/di utilità".
Renderlo anche del tutto a pagamento sarebbe davvero l’apoteosi della (di)pendenza e dello sfruttamento, visto che… in “Rete sei nella… rete”.

Quando mai accetteresti di “dire tutto quello che scrivi di tua normale volontà, ogni giorno in chat, se invece fossi chiamato/a ad ammetterlo di fronte ad un interrogatorio con gli ‘organi competenti’”?
In questa maniera sei (pre)ventivabile 1) a livello di “sicurezza (Anti)Sistemica”, 2) a livello commerciale, 3) a livello generale e complessivo.
Sì, perché… "la Rete è un luogo comune" dove nulla (nulla) sfugge al controllo nativo di chi l’ha progettata, in funzione dell’intenzione di… renderti un libro aperto:
openbook.
Sulla pubblicità si (ri)fonda un po’ tutto. Basta osservare all’impero di Mediaset che, senza canone, ha sempre navigato in acque abbondanti, rispetto a quella Rai che non si è (ri)uscita mai a farsi bastare l’accoppiata “canone + pubblicità”. Ergo, un “servizio pubblico” che (con)ferma la regola “statale”. Ossia, che:
  • a livello di Stato, tutto funziona in maniera tale da gettare fumo negli occhi, creando giri e (ri)circoli che non permettono mai di seguire (capire) il “vero giro del fumo”
  • ciò (ri)ac(cade) sempre perchè... c'è qualcosa da coprire e qualcosa che non devi capire/sapere/(ri)cordare...


Sia il “debito pubblico” che “il servizio pubblico”, (de)scrivono a livello frattale il medesimo tipo di “situazione”:
  • la tua “cecità”
  • la tua “impotenza”.
Alias, la “tua”:
circonvenzione di incapace... un delitto previsto e punito dall'art.643 del codice penale italiano.
Consiste nell'abusare dei bisogni, passioni o dell'inesperienza di persona minore o in stato d'infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Completa la fattispecie la circostanza per cui la condotta dell'incapace deve consistere in un atto dannoso per sé o per altri.
La procedibilità è d'ufficio, perseguibile dal Tribunale Monocratico; il reato è punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa da 206 euro a 2 065 euro.
Link
  • abusare dei bisogni, passioni o dell'inesperienza di persona minore o in stato d'infermità o deficienza psichica (quando nasci, come vieni trattato da tutti? Poi, puoi diventare anche un avvocato o un ingegnere, ad esempio, ma il “battesimo” è ormai stato celebrato. Ricorda che l’umanità intera è considerata, dal potere unico sottostante al Nucleo Primo, come “ancora dispersa in mare, dopo il Diluvio”, ossia… “incapace di intendere e volere” per via dello shock subito e del trauma registrato a grande profondità)…
  • al fine di procurare a sé o ad altri un profitto (è fuori da ogni discussione che, “qua, così” tu sei un generatore di profitto per coloro che “si cibano di te, in ogni maniera”).
È la frattalità che “te lo dice” e che “ti parla”.
Tutto è business. Interesse. Tendenza alla trasformazione in “utile”.
Cioè? Come tradurresti in “linguaggio umano credibile, relativo al reale manifesto”… questa verità inoppugnabile?
Come se non… una “schiavitù a cielo aperto”?
Certo, ti dicono esserci Dio. Ti inducono a “credere”. Sei (man)tenuto/a “qua, così”… perché “servi”. Sei un tipo di schiavo/a molto particolare. (In)fatti, sei anche pagato/a per “lavorare” o, meglio, per “essere (di)pendente”. Molto spesso hai un “padrone”.
Anche se sei un imprenditore, la “musica non cambia”. Sei solo in(quadrato/a) ad un livello (di)verso della struttura gerarchica.
Anche a questo “servi”. He He…
Non c’è scampo al di fuori della consapevolezza della (com)presenza del Nucleo Primo.
Di sicuro, nelle versioni del “sapere” che giungono sino a te, non c’è nessuno scampo relativa(mente) al “liberarti da tutto ciò che scambi per unico”.
"L’alternativa e la scelta", delle quali puoi disporre e contrattare… non sono nulla rispetto a quello che (in)vestono sostanzial(mente) "qua, così"... grazie alla tua complicità (in)conscia.
Esse sono “nulla”, ossia, “servono” a…
Status quo = sostanza che è sempre stabile.
Nelle campagne elettorali ti dicono, da sempre, le stesse belle cose che intendi sentirti dire.
Lo sai che, ormai, non hai scelta autentica.
Qualcuno, nel passato, scrisse che “votava turandosi il naso”. He He… Che tristezza, quando diventano tutti… così.
Il voto è “materia di scambio”. Il voto (com)porta responsabilità? Sulla “carta”, sì. Perché, dopo il voto, dimentichi tutto, vorticando sempre nel loop.
Dopo il v(u)oto… la “politica” si allontana nuova(mente) da te.
Si ritira per cont(r)arsi e (re)distribuirsi i compiti, ma ad un livello d’insieme che “lega tutto assieme, senza che questo assieme esista alla luce del Sole”.
La società è “resa (con)vinta” che esistano “correnti (di)verse”. Ciò deve esserci, per maturare il senso della “diversificazione”. Per testimoniare che chiunque può realizzare il proprio sogno!
La democrazia è una (f)orma di sadomasochismo, perfetta(mente) camuffato.
Ior, nel 2014 utile sale a 69,3 milioni, a Santa Sede 55 milioni.
Lo Ior, Istituto per le Opere di Religione, ha chiuso il 2014 con un utile netto di 69,3 milioni di euro. Il dato del 2013 era di 2,9 milioni…
Lo Ior si è adoperato nel denunciare gli illeciti, si legge ancora nel dossier che contiene il Rapporto Annuale 2014 della banca vaticana. Lo Ior "si è molto adoperato per allinearsi agli standard regolamentari vaticani, in materia di 'Vigilanza prudenziale degli enti che svolgono professionalmente un'attività di natura finanziaria', entrato in vigore nel gennaio del 2015".
"Grande impegno - viene spiegato - è stato altresì profuso nell'affrontare gli illeciti che nel passato hanno interessato l'Istituto". I casi di illecito che in passato hanno interessato lo Ior "sono stati denunciati alle autorità vaticane di competenza".
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Una "denuncia fatta a se stessi". Una strategia che rende tutto il pregresso, solo un "passato", un confine immaginario che "lava via tutto, di (con)seguenza"...
Lo Ior… si è molto adoperato per allinearsi agli standard regolamentari vaticani, in materia di “Vigilanza prudenziale degli enti che svolgono professionalmente un'attività di natura finanziaria”, entrato in vigore nel gennaio del 2015:
enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria (He He).
Ior = “Istituto per le Opere di Religione”…
Lo Ior… si è molto adoperato per allinearsi agli standard regolamentari vaticani, in materia di… (speculazione).
He, sì. Anche se non lo accetti. Anche se non lo “vedi”. Anche se ti fermi sempre all’emozione (paura).
Il Santo Padre che celebra l’Angelus in una cornice da “Antico Egitto”, è sempre uno spettacolo. Vero? Qualcosa che “non può essere quello che rifiuti di sapere”
Umani che recitano. Che altro? Frattalità… Ossia, “secondo copione (pre)assegnato”. Anche per questo, il Nucleo Primo è una fazione umana.
Non è nulla, però, di quello che sei portato a pensare.
Non è nemmeno la fantascienza o il racconto epico.
Non è una favola. Non è un racconto. Non è poesia. Non è prosa.
È tutto ciò che è (de)scritto "tra le righe", nonché le righe stesse e tutto quello che (av)viene grafica(mente)…

Cioè, se non sei consapevole… “non è nulla e, dunque, non esiste (anche se ‘è’)”.
Due milioni di italiani abbandonano la carne.
Il verde batte il rosso sulle tavole degli italiani.
Aumenta infatti il consumo di prodotti a base vegetale, crolla quello di carne (sono 2 milioni gli italiani che hanno ridotto il consumo di carne negli ultimi 6 anni) e circa il 3% degli italiani tra i 18 e i 64 anni si ispira ai principi vegan (quasi 1.150.000)…
Sono 4 su 5 gli italiani che conoscono alimenti a base di soia, e sfiorano il 40% quelli che li consumano abitualmente o ne hanno fatto uso almeno una volta negli ultimi 6 mesi…
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E che cosa significa, il passare “dalla carne alla… alternativa”, se:
  • nella sostanza
  • passi solo
  • dalla “padella alla brace”?
35 anni fa l'uccisione di Walter Tobagi, il figlio:
"Dalla morte di mio padre Italia non è cambiata molto"...
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Quando (ed è davvero solo una questione di tempo, come per la "non più adeguata" gratuità totale di Internet) passerà la legge che (con)sente l’introduzione a tavola dei prodotti Ogm, non servirà a nulla (se non allo status quo) passare da questo a quello o viceversa.
Alias, il significato frattale è che (a prescindere dalla diversità che puoi portare a tavola e dai pensieri di cui ti nutri):
  • ciò che contengono i vari cibi, oltre agli ingredienti “naturali”, è qualcosa che tu non puoi sapere perché “non vedi”, ma ti limiti a “leggere l’etichetta”, che (con)segue a ciò che annuncia la legge.
Legge che (de)riva dall’intenzione del Dominio.
Le lobby vivono sempre a fianco del politico di turno, come l’Angelo Custode…
Che cosa “custodisce”, però, è qualcosa che anche in questo caso ti rifiuti di “far tuo”, anche se "è così".
Pensa frattale. (Ri)fletti frattale.
Pensa apese…”.
Bee Movie
Pensa apese? He He… se per “apese” intendi il “pensare comune, di specie”, allora nulla cambia nella sostanza. Da umano ad ape, il significato è sempre quello di status quo. Se per “apese” intendi il pensare da umano in un altro modo, allora, il cambiamento di prospettiva è valido, se… (ri)esci a portarlo a termine, ossia, se inizi a vedere in altro modo la (f)orma del reale manifesto “qua, così”.
E, ovvio, non serve trasformarsi in “ape” o diventare qualcosa d’altro rispetto a quello che già si “è”.
È un cambio di abito? Naa. È un denudarsi completa(mente). Perché, in “fondo”, tu sei quello che "sei". Sia che tu sia un “prodotto” o qualcosa d’altro.
Lo sai che la “vita riserva sorprese”. Vero!


Per cui, se ti (man)tieni aperto/a a ciò che ora ti sembra solo “utopia/chimera/sogno/speranza”… questo è “un buon giorno anche per morire... qua, così”. Perché no?
Il “morire rispetto alla servitù deambulante, che sei diventato/a”…
L’alternativa ad un simile “suicidio”? Non esiste.
La “dima è… quella”. La (f)orma è (con)seguenza. Il “qua, così” è legge.
La causa è a monte, ma… “a monte dove si trova”?
In alto? Sopra? Prima? Davanti?
Dove?
Lo vedi? Non la vedi!
Non sai mai dove guardare, né cosa, come, quando, perché…
Questo è il vivere nel loop. Il vivere il loop. Il vivere di loop.
Tutto vortica attorno, rendendo la ciclicità (ri)conoscibile, nello stesso modo che "ti abitui a tutto".
Se ogni giorno, alla tal ora, piovesse dal cielo… mhm, “cacca”… nel tempo ti abitueresti a gestire la situazione (diverrebbe "normale"). La scienza verrebbe in aiuto, progettando sistemi per la raccolta, l’industrializzazione, lo smaltimento, il trattamento, etc. della risorsa/sostanza che piove dal cielo “natural(mente)”.

Chi/cosa ti "pilota"? Tu dove sei? Che fai?
Del resto, quando ti dicono che, ad esempio, su Giove c’è una atmosfera di “gas letali”, qualcosa in te si adegua, pensando “che cavolo ci posso andare a fare in un simile posto”?
He He. Questo è (pre)vedere e (pre)venire tutto di te (ricordi Truman, del Truman Show?).
Tutto questo è una “recita”. Nulla è nella sostanza “autentico,”, seppure “Tutto è vero”.

Nota bene:
  • esistono scienziati parziali e scienziati coerenti con la linea unica che viene avanti "by Nucleo Primo" (i secondi non li vedi mai. Non sai dove vivono, nè come vivono, anche se pianificano tutto)
  • da quando "conti la storia", che cosa è cambiato? Solo il modo di vestire e, dunque, di apparire. La tecnologia? Corrisponde al potenziale (ciò che conosce il Nucleo Primo) e ciò che viene progressivamente rilasciato per fini di controllo, sfruttamento, status quo; come un ghiacciaio che si disgela piano piano, ma che non si scioglie mai del tutto, continuando ad alimentare la rete fluviale e le "abitudini derivanti
Borse Europa aprono in calo, ridimensionato ottimismo su Grecia
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Un giorno sì. Un giorno no. Che senso ha? Ha il senso dell’auto (in)trattenimento, della speculazione, del controllo, del business, del disinnesco, dello sfruttamento, etc.
Un movimento che (av)viene in "larghezza" (libero arbitrio), lasciando inalterata la direzione di marcia d'insieme (status quo, corrente... "destino").
Che cosa altro vorresti "vedere", prima di accorgerti?
Non trovi ancora traccia di “movente”?
Il motivo , la causa , o l'impulso che induce a fare qualcosa…
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Allora, inizia a renderti conto del “come sei messo/a”. Inizia a renderti conto del “dove sei”…
Il movente, se osservi con fare frattale, è (de)scritto dappertutto e “tutto attorno e dentro a te”.
Innanzi(tutto), “tutto è controllo e tutto è sotto al controllo”. La “tua” confusione si (ri)genera nel momento in cui, “l’affare si ingrossa”, ossia, quando “non puoi credere che…”.
Il loop manifesto è senza uscita e senza entrata. Allora, come sei arrivato qua e come te ne puoi andare?
Ma, per andare dove… poi?
Lo vedi? È la mente (questa mente, in questa configurazione) che “qua, così”, arranca. Non (ri)trova vie d’uscita, perché non ha memoria della via d’ingresso. La nascita è qualcosa che “ti ha portato qua, così”.
Qualcosa che dimentichi, nel tempo di “abbastanza presto”.
È casuale? Per nulla af(fatto)…

La mente, guidata dall’(in)conscio, non deve (di)mostrare, "a te", di avere punti di riferimento certo.
Così, allo stesso modo, non potrà maturare/(ri)cordare anche la via d’uscita. Anche perché, non sapendo da dove arriva, non sa nemmeno dove andare (He He).
È una semplice constatazione. Una logica altra, ma nemmeno troppo “altra”. Vero?
È frattalità, che rende “parlante tutto” in una maniera differente rispetto alla tradizione e ad ogni tipo di tradizione.
Sei sotto al controllo. E sei, al (con)tempo… anche controllo e il controllo.
Ossia, perché dall’antichità arriva sino a te, l’eco della famosa espressione:
Conosci Te Stesso”?
Più e più volte, SPS ha (ri)definito il motto, in un più adeguato:
(ri)Conosci Te Stesso/a (tenendo conto anche del “genere” e completando così l’affermazione o la “formula di rito”).
Apriti Sesamo...”.
Se “leggi tutto” in maniera (di)versa dal solito e di(versa) anche dall’(in)solito (che è sempre la stessa sostanza travestita d’altro/a)… allora, puoi raggiungere uno stato di vero... a maggior priorità gerarchica rispetto a… “ciò che sai, perché qualcuno/qualcosa di ha detto che…”.


La “maggior priorità gerarchica” è una (f)orma di sicurezza lessicale, che SPS utilizza al fine di “(man)tenere il complesso umano, ancora guidato da un inconscio non del tutto libero, ad un livello di auto controllo proprio, che serve sempre a mantenere la guardia alzata, sino al momento in cui… ti sarai (ri)conosciuto a pieno, dissolvendo tutto – il nero ed il bianco - di conseguenza”…

Come ti controllo il pilota.
Un jet della Germanwings con 150 persone a bordo si era schiantato sulle Alpi francesi il 24 marzo. Nessun sopravvissuto. Stando all’inchiesta il copilota Andreas Lubitz ha volontariamente distrutto l’aereo.
Gli investigatori dicono che Lubitz aveva sofferto di depressione e tendenze suicide in passato.
Ricercatori francesi, americani e giapponesi stanno cercando di capire meglio come funziona il cervello dei piloti.
La catastrofe Germanwings sembra un caso unico ma è importante capire le reazioni neurologiche del cervello sottoposto a stress per individuare i segnali che precedono azioni come queste e prevenirle.
Non conta quanto ben addestrato e sperimentato sia un pilota:
l’errore umano è sempre in agguato, ci si può distrarre o fare valutazioni sbagliate.
In un laboratorio francese, a Tolosa, si mettono a punto strumenti che potrebbero aiutare il pilota a gestire il carico di lavoro semplificando i suoi compiti col monitoraggio dei movimenti oculari e l’attività cerebrale.


Mickael Causse, ricercatore (Aerospace Engineering School):
“Stiamo cercando di capire meglio i problemi del fattore umano, adoperando strumenti delle neuroscience come l’elettroencefalogramma, la misurazione del ritmo cardiaco, la respirazione, il battito cigliare, insomma il sondaggio costante del pilota.
Stiamo sfruttando tutto questo per capire meglio il funzionamento dell’essere umano sotto stress per prevenire eventuali catastrofi”.
Su un vero aereo, grazie a una elettroencefalografia si misurano gli impulsi sul cuoio capelluto per tracciare l’attività neuronale.
Il professor Frederic Dehais di Tolosa, spiega come funziona il dispositivo di tracciamento dello sguardo.
Frederic Dehais, ricercatore (Aerospace Engineering School):
Si tratta di un dispositivo molto leggero, meno di 80g di peso. Ha una fotocamera frontale che mostra dove il pilota sta guardando, la sua prospettiva. Qui c‘è un’altra fotocamera, più piccola, che filma la pupilla dell’occhio e ci mostrerà in tempo reale in quale direzione guarda il pilota.”
I ricercatori testano apparecchi e algoritmi per analizzare al massimo il comportamento del pilota e come reagire a situazioni complesse come cattivo tempo, emergenze.
In situazioni di grande stress il pilota rischia di ignorare l’allarme concentrandosi solo su quello che vede. In certi istanti quando ci si accinge all’atterraggio anche un forte allarme viene ignorato perchè si è troppo concentrati su altri problemi. Nel cockpit del futuro il flusso di informazioni diretto al pilota sarà tarato su cose necessarie.
Daniel Callan, ricercatore (National Institute Of Information And Communication Technology, Osaka, Giappone):
Il cockpit del futuro sarà ‘non-invasivo’, un interfaccia col cervello capace di sorvegliare il flusso di lavoro del pilota e di attivare contromisure, con la tecnologia, come presentare misure sul display in modo ottimale e ridurre e ottimizzare la massa di informazioni; così in situazioni di elevato carico di lavoro si presenterà solo la situazione che si deve effettivamente affrontare”.
Dall’incidente della Germanwings il comportamento dei piloti è stato messo in discussione. Per i ricercatori sarà impossibile far volare gli aerei di linea solo col pilota automatico oppure con un unico pilota.
Mickael Causse, ricercatore:
“C‘è un ostacolo psicologico al volo senza pilota da parte dei passeggeri? Per ora direi che non lo accetteranno. Con un solo pilota si è visto quello che è successo con Germanwings quindi non c‘è soluzione. Per ora resteranno due piloti in cabina e per un bel po’”.
Il potenziale di questo studio è affascinante.
Potrebbe investire tutto dalla selezione dei piloti al monitoraggio dei reali training tecnici, fino al design di differenti cockpit.
Link
Nota bene:
  • “il cockpit del futuro sarà ‘non-invasivo’, un interfaccia col cervello capace di sorvegliare il flusso di lavoro del pilota e di attivare contromisure, con la tecnologia, come presentare misure sul display in modo ottimale e ridurre e ottimizzare la massa di informazioni; così in situazioni di elevato carico di lavoro si presenterà solo la situazione che si deve effettivamente affrontare
  • dall’incidente della Germanwings il comportamento dei piloti è stato messo in discussione. Per i ricercatori sarà impossibile far volare gli aerei di linea solo col pilota automatico oppure con un unico pilota (ergo, il controllo sarà interno al pilota, come già lo è nel reale manifesto "qua, così", del resto).
Questa non è solo una citazione o una notizia/news.
Questa è decodifica frattale, alla luce del portare in evidenza il Nucleo Primo, mentre 1) tu sei nel tuo terzo stato “lato tuo” oppure 2) il contrario (conseguenza, derivazione, oblio, incanto, status quo).
Con la locuzione glass cockpit (in italiano abitacolo a visori) ci si riferisce ad una cabina di pilotaggio in cui le informazioni ed i parametri di volo vengono presentati ai piloti su display (Crt o Lcd) invece dei tradizionali strumenti analogici.
Il principale vantaggio è quello di sostituire una vasta pletora di indicatori meccanici con pochi schermi sui quali mostrare (quando necessario) i parametri richiesti per la particolare fase di volo.
Il progresso tecnologico ha reso disponibili questi sistemi anche sui piccoli velivoli di aviazione generale…
Link
Dalla “cabina di pilotaggio, piena di comandi” al “dispositivo molto leggero, meno di 80g di peso”
A cosa? Al controllo interno. Al controllo nativo… Un viaggio a ritroso, verso la situazione di nascita, verso la programmazione, verso la “(ri)creazione” o terra (ri)formazione del piano unico di proiezione del reale manifesto.
Circuiterie (di)verse. Infrastrutture. Intenzione. Tecnologia. Conoscenza. Memoria…
Questa è ritualità.
Il Tribunale in composizione monocratica, nell'ordinamento giuridico italiano, è un organo giudicante previsto dall'ordinamento processuale penale italiano che nasce a seguito della cancellazione della secolare figura del pretore operata dal decreto legislativo 51/1998. Sulla materia è intervenuta, in seguito, la l. 479/1999, conosciuta come "legge Carotti"…
Il criterio quantitativo fa riferimento alla pena prevista per il reato commesso. In questo caso sono di competenza del tribunale monocratico i reati punibili con la reclusione fino a 10 anni.
All'interno si possono individuare due fasce ai fini della individuazione del rito:
  1. la prima fascia è costituita dai reati punibili fino a 4 anni ovvero da quelli indicati nominativamente dall'art. 550, 2 comma, cpp;
  2. la seconda fascia è costituita dai reati punibili fino a 10 anni e da quelli di cui all'art 73 dpr 309/1990.
Ciò che le differenzia è il rito.
Per i reati della prima fascia il pubblico ministero, dopo aver concluso le indagini preliminari e aver svolto le attività di cui all'art. 415-bis cpp, procede all'emanazione del decreto di citazione diretta in udienza, con l'omissione dell'udienza preliminare.
È per questo che il procedimento davanti al tribunale monocratico si dice "differenziato" rispetto a quello "ordinario" del tribunale collegiale.
Per i reati della seconda fascia invece resta applicabile nei limiti di compatibilità il rito ordinario...
Link
  • all'interno si possono individuare due fasce ai fini della individuazione del rito
  • ciò che le differenzia è il rito
  • per i reati della seconda fascia invece resta applicabile nei limiti di compatibilità il rito ordinario.
Il rito(recitazione del "segno") ti appare come "ciò che vedi, perchè sei abituato/a a vedere 'qua, così'"... Ad esempio, vatti a vedere la foto, della quale si "narra" nella seguente citazione.

Fotografia Stock: Bambini felici che si esercitano e che saltano nel cielo blu.
Gruppo di bambini felici che si esercitano, saltanti e divertentesi nell'infanzia blu luminosa del cielo nuvoloso, felicità, concetto attivo di stile di vita.
Link 
La foto ri(trae) un cielo blu? He He... anche questo è rito ed indottrinazione "per mancanza di termini di riferimento, alias, di... memoria".



Rito. Abitudine. Normalità. Status quo. Controllo…
Pensa apese...”.
Bee Movie
Pensa come pensa… altro, rispetto a “te” (in questa forma). Tu che cosa sei. Sei un “umano”?
Sì? E allora… “pensa come pensa un'ape”.
Come pensa?
No. Non come pensa in quanto ape, ma “come pensa in quanto altro, rispetto a te”.
È un punto prospettico. Solo questo. Non riempirlo di “quello che pensa un'ape”, perché l’ape pensa come te, nella sostanza; è schiava di questo reale manifesto.

Tra te e “lei”, non c’è differenza.

Ma, attra(verso) l’esempio al “pensare diversa(mente)”, puoi cogliere il “mo(t)to” che si cela al di là della presunta diversità, ossia:
  • il pensare altro, differente
  • il pensare come pensa, ad esempio, un'ape… che non puoi sapere ma che... capisci che pensa in altro modo nella ideale considerazione di un simile “essere”.
Mhm… è sempre tosto raggiungerti da questa via.

La frattalità è semplice se… accetti di vederla dapper(tutto) e non solo se devi (di)ventare un "esperto/a” per inziare a (con)siderarla.

Non servono formule o complessità.
Le formule e la complessità “servono”. He He (e non è la stessa cosa).
Al di là di tutto… inizi ad estenderti “tu” (qualsiasi “cosa” tu sia).
C’è una versione del “tu”, che vive “qua, così” ma… ciò non significa nulla in termini di “Oltre Orizzonte”.
La "molla" sei tu. Senza il tuo (con)senso… non “scatti da nessuna (p)arte, se non… (dai! Lo sai)”.
Che cosa ti senti dire, ogni volta, dal politico di turno, quando necessita di fare “campagna elettorale”? Ecco! Quello…
Qualcosa che non è mai cambiato nella sostanza, da quando hanno iniziato a “fare campagna elettorale”. Qualcosa che non cambia, perché non può cambiare sino a quando le “cause stanno dove sono, da sempre “.
Per chi voti questa volta? Il senso dell’umorismo non ti manca proprio…
Come a dire che Dante ha scritto in francese una parte della sua più famosa opera! Ehm... sorry, questo non è umorismo, è realtà "gratuita" (è già tutto scritto, basta trovarlo):
El cominciò liberamente a dire:
"Tan m'abellis vostre cortes deman,
qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.

Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen lo joi qu'esper, denan.

Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l'escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!".

Poi s'ascose nel foco che li affina...

La Divina Commedia, Canto XXVI del Purgatorio - Dante Alighieri
 
Davide Nebuloni 
SacroProfanoSacro 2015/Prospettivavita@gmail.com


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