martedì 3 febbraio 2015

In quello che “fai”, c’è scritto quello che “sei” (anche se non sei l'esperto che fa).


Il Nucleo Primo è al centro (attrazione). La sua (com)presenza (in)osservata è dappertutto, per via delle leggi che permeano la realtà. Una su tutte, la frattalità espansa...
Le "tue" convinzioni sono “tutto”, per te. Ma cosa è “te”?
È, probabilmente, la “tua” mente (quello che c’è dentro. La coscienza e l'anima sono proiezioni mentali, a Filtro di Semplificazione attivo). È la somma delle parti o anche di più (conscio + inconscio). Ma, appurando chiaramente che “non conosci perlomeno il “tuo” (in)conscio, significa che “non sai” nulla a proposito di te (che cosa sei, chi sei, da dove arrivi, dove vai, come funzioni, etc.).
(Con)seguentemente, “vivi per come viene”, ma non certo casualmente.
Ergo:
(con)segui.
Ma, anche a questo punto della disamina, giungono spontanee delle altre domande, sempre sul consueto minuetto che si ripete costantemente:
(con)seguo a cosa/chi e perché/come?
C’è solo il “quando”, al di fuori dei quesiti senza risposta apparente, perché al “quando” è semplice rispondere. In che modo?
Beh… “sempre, ora, adesso”.
Ossia:
(ri)conosci di essere sotto all’influsso di un ombra di ignoranza (il non sapere) e che questo collo di bottiglia (pre)determina e condiziona per intero la “tua” Vita.
Ok?
Per ovviare a questo, a cosa ti sei (af)fidato?
Al concetto “vuoto/pieno” di Dio, in qualsiasi sua forma immaginata.
A cosa ti sei, dunque, ulteriormente (es)posto?
Forse non te ne sei accorto ma, Dio è una (com)presenza che (ri)cade nel campo della frattalità espansa. Cioè, Dio testimonia – attraverso il proprio "concetto" – che esiste qualcosa al di là di te (che non è Dio, in quanto surrogato di un principio a te analogo, alias... umano).
A cosa ti sei esposto, allora? Ancora al medesimo principio di ignoranza selettiva, che mantiene in ombra tutto ciò che (ri)conoscere risulterebbe completamente destabilizzante per lo status quo, che si è creato proprio grazie al “tuo” cono d’ombra.
Dio, la sua forma, è solo un capro espiatorio per celare ciò che la frattalità espansa (re)distribuisce nella realtà emersa, a proposito di quella autentica (com)presenza che SPS “vede” e che ha chiamato “Nucleo Primo”.






La frattalità espansa è una proprietà (legge) equamente distribuita (presente) nel tessuto reale di (ri)ferimento. È “espansa”, rispetto a ciò che il concetto classico di “frattale” (Mandelbrot) ha provveduto a sezionare, impoverendo la portata originale della legge ubiqua di rappresentanza proporzionale delle “presenze”, (d)entro ad un determinato livello esistenziale (nel caso umano, per "semplificazione"... fisico).
Se attivi un Filtro di Semplificazione, ad esempio, puoi abbassare la necessità (ottava) del “sapere”, relativamente all’ambiente circostante, potendo contare sul mantenimento dell’informazione, a (pre)scindere dalla tua (im)preparazione “scolastica” (sapere di parte).
Cioè, la frattalità espansa ti permette di (ri)conoscere sempre, ciò che accade (“è”) nella realtà emersa (decodifica totale), in ogni caso potendo contare sempre su tutte le informazioni necessarie (appianamento delle ombre) che, non dipendono più da una tua im(pre)parazione artefatta (credo), bensì, dalle informazioni che vengono desunte direttamente dall’analisi dell’ambiente circostante e dal relativo carico informazionale alla tua portata di (ri)comprensione (un concetto di “giustizia” insito nella struttura del tutto, che auto esiste ubiquamente e che garantisce quell’autentico serbatoio di “certezza proattiva” mai fine a se stessa, diversamente da quel tipo di "speranza" che riconosci da sempre).
Quante parole per descrivere uno “stato dell’essere molto semplice, perché alla base del vero esistere”.
L’osservazione ambientale ti dice tutto, ancora prima del sentire qualcosa a proposito di sé (che sfugge via, sempre). L’attenzione attraverso alla quale osservi i tuoi dintorni è una chiave:
  • la frattalità ti parla ed annuncia sempre lo stato di “verità” (condizione ambientale) relativamente al “come stanno le cose”
  • ma
  • non è detto che tu sei in grado o, meglio, ricordi come si traduce il linguaggio frattale espanso
  • perché, esso necessita di una decodifica (che non è un processo esperto, bensì, è una condizione nativa/naturale, che ti viene progressivamente a mancare… “vivendo così, come (ri)tieni di dover accettare, (con)seguendo al processo educativo in vigore nell’(Anti)Sistema”.
Nasci, cioè, “pronto” e costantemente lo sei sempre meno. Come uno strumento che perde la sua “precisione e portata”, via via che viene usato in una maniera errata in grado di compromettere la qualità del funzionamento originale (predisposizione).
Tutto contribuisce a (s)tararti.
Quello che ti viene “tolto”, ti viene “dato”, come per un principio di vasi comunicanti, invasivo rispetto alla tua portata originale. E ciò che ti viene “dato” è una compensazione impover(ita/ente) del tuo complesso, che permette “solo” di mantenerti “qua – così”, in questa esatta forma utile alla (com)presenza del Nucleo Primo, per continuare ad imperare al di là del “tuo” grado e livello di “accortezza”.
La tua “abilità” diventa la “tua” (in)abilità. Non (ri)conoscendo più un incantesimo dal suo stato apparente, che la frattalità espansa continua sempre ad annunciarti, senza che tu sei più in grado di “fare tuo il messaggio relativo al tuo stato” (schiavitù non apparente).
- Satana ha il potere che gli vogliamo concedere.
- È così semplice?
- Sì… è così semplice…

Il monaco
Satana (come Dio) non esiste:
essi sono solo la risultanza/(ri)traduzione frattale della (com)presenza non apparente (sovrapposta) del Nucleo Primo. Per questo motivo “ha il potere che gli concediamo:
perché l’umano è sotto ad incanto ed ha ceduto al suo esterno, una buona parte del suo potere (stasi, sonno, credo). Potere che rimane inalterato rispetto al potenziale, ma che non viene usato perché non più (ri)cordato (mancanza di memoria).
"È così semplice" (ossia: è tutto qua?).
"Sì, è così semplice" (ma non è tutto. È semplice se sei in grado di decodificare la portata del messaggio frattale espanso, altrimenti… “non è mai... tutto, ciò che vedi/senti/percepisci e, dunque non sai).
Si può sempre “mentire per serbare una verità più alta”, no?
Certo:
è un modello di censura e controllo (pre)determinato ad hoc, a “monte” di te.




Se un concetto, con il quale ti misuri perché ti “interessa” (realtà emersa), è reso opportunamente astratto, allora fai fatica a capire la sua esatta portata e fai fatica a (ri)comprendere quali iniziative devi mettere in atto per “superare la stasi” (problema, limite, condizione).
Se invece di Satana/Dio (figure immaginarie) ti (ri)trovi al cospetto del Nucleo Primo (umani come te)… la cosa cambia. No?
Di fronte ad un umano, puoi sempre tirargli un cazzotto sul muso, se questi si comporta in maniera tale da condizionare miseramente la tua Vita. Se è palese, allora “puoi agire direttamente”, avendo l’idea esatta del “cosa fare”. Se non è palese (astrazione) ti limiti a (con)seguire ed, al limite, a “pregare” (tacito assenso, impotenza, mancanza di alternativa, etc.).
Di fronte ad una “immagine”, che ti resta da fare… se non sfiancarti ad (in)seguire un “fantasma”?


La realtà è intrisa di “olografia”:
l'olografia è una tecnologia ottica di memorizzazione di un'informazione visiva sotto forma di un finissimo intreccio di frange di interferenza con impiego di luce laser coerente, opportunamente proiettata; l'immagine creata dalle frange di interferenza è caratterizzata da una illusione di tridimensionalità.
Si tratta più propriamente di effetto di parallasse nella percezione dell'immagine, ossia l'immagine è percepita diversa a seconda del punto di visione; nel caso dei due occhi, ognuno di essi percepisce l'immagine da una posizione leggermente diversa rispetto all'altro.
Tale differenza, detta appunto di parallasse, nella normale visione determina la percezione tridimensionale.
L'etimo del termine "Olografia" deriva dal greco antico ὅλος, holos, "tutto", e γραφή, grafè, "scrittura" e significa letteralmente "descrivo tutto"…
Link 
Il tuo "inizio"… è qualcosa che emerge, d’improvviso… come una creazione o, meglio, come una (co)creazione.




Uno step cardinale diventa, allora:
quello di by passare e (tra)scendere il fermo immagine della mancanza di informazioni (memoria), rispetto alla tua origine (ri)assumendola dal punto prospettico della frattalità espansa, ossia, di “quello che succede (ri)accadendo sempre”.
Le informazioni aleggiano ovunque e sempre attorno a te.

Se le (p)rendi per quello che sono, allora, non ti manca nulla in termini di "certezza" e, dunque, di consapevolezza, rispetto a qualsiasi lavaggio della mente e della relativa mancanza del (ri)cordo.

È come se un immane ed ubiquo “memo”, ti seguisse sempre in qualunque circostanza e (ri)edizione della Vita.

Frattalità espansa (memo nel/del reale emerso).
La decodifica (accorgersi) è il cardine attorno al quale “ruoti” ed, in assenza della corretta tipologia di prospettiva (inclinazione) dato che tu “vivi per come vedi” – sarai sempre (es)posto alla mercè altrui, ossia, di coloro che “(ri)cordano/sanno”.
Questa realtà emersa si regge su un equilibrio che si (ri)fonda su un interesse di parte, che (pre)vede il genere umano (te) in qualità di “colonna portante” (schiavitù). Una forma di possesso sottile basata sul regolare auto mantenimento della strumentazione umana nativa, completamente (ri)tarata sulle coordinate necessarie alla condizione di sottomissione, attraverso la negazione (riprogrammazione) e l’asportazione dell’area di memoria relativa al “chi sei” (reset ciclico).
Un qualcosa di “tecnologico”, come puoi meglio (ri)comprendere allorquando si parla di “robot ed intelligenza artificiale”.
Qualcosa che esiste già anche ora, alla tua diretta portata commerciale (videogame, elettronica, computer, linguaggi di programmazione, vetture sempre più automatizzate, etc.).
In quello  che “fai”, c’è scritto quello che “sei”:
cammina, corre e si solleva sulle zampe. E' HyQ, robot quadrupede...
Link
Anche se, non sei tu l’esperto che progetta e crea
Non (im)porta, perché è la frattalità espansa che “parla, per te” (ri)utilizzando tutto ed il tutto nel/del reale emerso.
 
Davide Nebuloni 
SacroProfanoSacro 2015/Prospettivavita@gmail.com 



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