giovedì 30 aprile 2015

(Ri)com(prendere)... La delega è un frattale della creazione.


La (f)orma (ri)polarizzante il tutto.
Quando sono arrivato sul ciglio di questo immenso buco… mi si è aperta davanti, in una frazione di secondo, la storia dell’umanità. La storia della costruzione delle piramidi, la torre di Babele, le miniere di re Salomone”.
Sebastião Salgado

Beh… la visione, anche, del solo “trailer”… di questa opera, cor(risponde) dav(vero) ad un “viaggio nel tempo”, lad(dove) – il tempo – non è altro che “lo status quo (tra)vestito d’altro” (sempre nel "solco dell'aratro).
Questo meraviglioso documentario sul fotografo Sebastião Salgado è una testimonianza coinvolgente del nostro tempo e una riflessione sulla condizione umana a livello mondiale che mostra la possibilità di sperare per l'umanità.”…
Motivazione della giuria del Festival di Cannes 2014 per la Menzione Speciale… ricevuta dal film…
Link
Questo documentario è… “meraviglioso”?
Quando guardi “film”, ad esempio, come “Schindler’s list” o “Katyn”, li definisci “meravigliosi”?
Cosa è… “meraviglioso?
La “fotografia è meravigliosa”? Perché (ri)prende prospettive (di)verse… da/di quello che ti aspetti? Perchè tutto è "spettacolo"?
È il “gesto tecnico”, che è… “meraviglioso”?
Lo è... la bellezza del “prodotto finale”, dettaglio per dettaglio?
Un document(ari)o è, innanzitutto, qualcosa che... se viene mercificato, allora, subisce quel solito e consueto… disinnesco, che annichilisce la “portata prima”, legata alla simbologia rap(presentativa) della rilevanza di quella che è, nella sostanza, una “denuncia”…
Tutto è business, perché tutto viene trasformato in business. Perché c’è un interesse, interessato a…
Se vuoi diventare popolare (ergo, riconoscibile e, anche, “merce valutabile in denaro”), allora, costruisci(ti) un modo “originale” di vendere tutto ciò che fai/sei; (ri)costruisci(ti) attorno (ad) un mo(n)do, che ti “sappia valorizzare”. Che cosa im(porta), dunque, che la “colonna vertebrale” del tuo interesse (che era primario... come una denuncia), vada inesorabil(mente) in secondo piano?
La “denuncia” che cosa diventa?
Spettacolo, "meraviglia", curiosa brama di “ve(n)dere”, per poi, (ri)tornare a dimenticare.. tronfi(o/a) del “tuo stato attuale”, che… tutto sommato… non è poi così male, se paragonato a come vivono molte persone, non su Marte, bensì… sullo stesso Pianeta, nella stessa Realtà/Mondo che ti (con)tiene (e che "denunci", perdendo la memoria subito dopo, così come succede a tutti gli "spettatori", attirati dallo spettacolo e non certamente dalla sostanza di ciò che passa oltre, perchè magari... "troppo". Come una sorta di "tilt").
Basta poco per capire “come sei” (visto che te lo “sei” dimenticato).
Quando hai guardato per la prima volta il trailer di questo “documentario/film”, che cosa hai immediata(mente) percepito “di” te?
Non “in “te, ma, “di” te.
Qualcosa ti ha “meravigliato”, vero?
Ma, in che senso?
SPS (Io) ha colto ciò che ti sta scrivendo “ora”:
  • la "storia umana" non è mai cambiata
  • schiava era e schiava è
Dove si (ri)trova, dunque, la “deviazione”?
 
Eppure, “ti (ri)cordi” (respirando, odorando, sentendo, assaporando, “toccando”…) qualcosa che, simbolica(mente), ti indica sempre una direzione altra. Uno “stato della memoria” de(scritto) nel tutto (che non è mai quantificabile con esattezza), che af(ferma) porzioni di vero di(verso/e), rispetto al “veduto/sentito/(ri)cordato/letto, etc.”.
Gli “antichi”. L’antichità. Ciò che è stato. Ciò che fu.

Se la mente funziona “così”, scava allo stesso tempo… solchi concentrici che ti (man)tengono “qua, così”; che ti isolano da qualcosa che rimane costante(mente) al di là. Qualcosa che non è “alieno”, ma… solo dimenticato, estromesso dalla memoria “tampone”, che usi… in luogo della memoria espansa (comunque sempre esistente, anche se non più “consultata”).
Gli “antichi”. L’antichità. Ciò che “è”, in quanto “alternativa” sempre possibile.
Tiri o sei tirato/a?
Una traccia incisa ed indelebile. Un “segno dei tempi” che, però, rimane inalterato, anche se… nel tempo o, meglio, nel temp(li)o del Nucleo Primo che - come facevano i “romani”, con le divinità dei popoli invasi e conquistati - "adotta ogni tipo di memoria", accettando di (rin)chiuderla nella relativa proprietà, isolandola da te e lasciandotela solo “assaporare”, come quell’idolo che preghi affinché il tuo destino possa essere “migliore o roseo”.
Ciò che il Nucleo Primo, “compie dalla propria prospettiva dominante”, si (ri)attua (per frattalità espansa) sul/nel tutto (con)seguente. Quando una grande concentrazione di massa (intenzione, compresenza) diventa dominante, viene (re)distribuita nello spazio... per il reale; nella (con)seguenza di ciò che, in questo caso, il Nucleo Primo decide per te e per tutto/tutti (nei limiti della propria “giurisdizione” dimensionale).

"Surf" sul reale, che è una (con)seguenza.
Ciò che il Nucleo Primo, compie – “dove è”, viene a caratterizzare la realtà che (di)pende da esso.
Se te ne accorgi, allora, puoi iniziare a (ri)costruire un “database” (memoria), che… a partire da qualsiasi emersione nel reale, si aggancia a cause di origine frattale espansa. Per analogia frattale, puoi (ri)com(prendere) la memoria, che è “tutt’attorno e (d)entro a/di te”.
È una questione di abitudine, di attitudine (ri)conquistabile.
Dall’accorgersi, si passa alla decodifica in chiave frattale (dal proprio terzo stato, che filtra e rende tutto sincronico “lato proprio”). Una questione “egoica”? He He…
Vedila un po’ come meglio credi.
Del “sano egoismo” non è af(fatto) male.
Così, come “egoico” è il commento che batte la grancassa mediatica, che vola sopra a tutto… come il fumo che si alza dalle rovine umane, senza più contemplare null’altro che… la “meraviglia cinematografica della rovina umana”.
Tutto diventa “arte”.
Tutto è arte.
Tutto è un “film artistico” (s)vuotato dell’autentico "valore" della portata “audio visiva, della denuncia e non certo dello ‘spettacolo’” (per altri versi, è come il mostrare rispetto e cordoglio/coerenza, allorquando sei ad un funerale o ad una commemorazione speciale. Chiamala educazione, se vuoi, ma… questo termine, molto spesso, indica solo emulazione sterile ed un vuoto di valori).




“Il sale della terra”, un film ispirato alla splendida fotografia di Salgado
Wim Wenders è stato uno dei più rivoluzionari registi del cinema tedesco delle scorse generazioni. Da tempo la sua produzione ha però abbandonato la dimensione narrativa che accompagnava alcune delle sue grandi realizzazioni (Fino alla fine del mondo ne è un chiaro esempio), per ricercare il puro godimento dell’immagine e far rimanere a bocca aperta lo spettatore con la semplice ed essenziale bellezza dei suoi paesaggi.
Con Il sale della Terra il regista approfondisce questa tematica, realizzando un film di notevole impatto visivo, costruito tutto per la qualità della sua (ottima) fotografia.
Lasciatosi ispirare dal talento visionario del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado, Wenders è riuscito (insieme al figlio di Salgado, Juliano Ribeiro) ad allestire un documentario affascinante e per nulla polveroso, come il genere rischia spesso di essere per chi non ne sia un appassionato estimatore.
Abbandonando del tutto la pretesa di dover raccontare una storia per fare un film, Il sale della Terra mostra e dice molto, anche senza narrare. L’alternanza fra la vita di Salgado e le sue riflessioni sul senso della fotografia ci restituiscono l’immagine di un mondo che sta per scomparire e lotta tenacemente per strapparsi al suo infelice destino
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"Un mondo che sta per scomparire..."? Beh... meglio, diciamo "un Mondo che si cambia solo d'abito e, lo sai che... l'abito non fa il monaco"...

La (di)pendenza è "nella (f)orma del reale (ri)emerso".
L'umano non ha mai smesso di essere schiavo, perchè "serve".

A questo link puoi meglio renderti conto, di che cosa significhi “vivere in quel buco”; metafora in “miniatura”, di quella più grande del contenimento dell’umanità intera (la “Caverna” è tutto ciò che “sai, perchè ti hanno detto che”. La “Caverna” è tutto ciò che “vedi”. Ma… tu non vedi, “tutto ciò che è possibile/c’è”).

Il "buco".
Per 40 anni, il fotografo Sebastião Salgado ha attraversato i continenti sulle tracce di una umanità in piena mutazione. Ha testimoniato i grandi eventi della nostra storia recente:
conflitti internazionali, carestie, migrazioni...
Con questo documentario vuole presentare un territorio vergine con paesaggi mozzafiato, un omaggio alla bellezza del pianeta.
La sua vita e il suo lavoro sono rivelati dai punti di vista del figlio Juliano, che lo ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi e di Wim Wenders, fotografo lui stesso…
Grande fotografo sociale, per decenni il brasiliano Sebastião Salgado ha mostrato l'umano, nel suo dolore soprattutto.
Wenders e il figlio Juliano Ribeiro raccontano lui e la sua opera, dall'inizio in America Latina fino agli orrori del Ruanda e oltre.
L'uomo è l'animale più crudele, dice Salgado, ma capace anche di elevarsi al di sopra di se stesso. Da non perdere…
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L'uomo è l'animale più crudele, dice Salgado, ma capace anche di elevarsi al di sopra di se stesso…

Tipica "bellezza del Pianeta".
È, anche, capace di… Ma non è detto che lo sappia ancora (o possa) fare/essere.
Perché, l’umano, non è libero di potersi meglio “esprimere”.
Non lo è, e “qua, così”, non lo è mai stato.
Il Nucleo Primo è “arrivato”, anzi, è “emerso”… caratterizzando tutto.
Allora, l’umanità ha iniziato a “nutrirsi di guerre”, che replicavano l’invasione e la conquista altrui.
Il frattale della “semina”…

Poco più di un’ora, straordinariamente intensa, per seguire l’itinerario tracciato dalla visione di Salgado, declinata in chiaroscuri raffinati e composizioni di eleganza disarmante, che esaltano la carica narrativa della sofferenza, vista e toccata senza paura di sporcarsi le mani e l’anima, lasciando intatta la nauseante insopportabilità del dramma e della sua tragica diffusione in ogni angolo del pianeta:
dalla Sierra Pelada, la più grande miniera a cielo aperto del mondo, dove milioni di insetti brulicanti scavano, tra brusii polverosi, alla disperata ricerca della propria umanità, nascosta in sacchi di terra e oro, ai luoghi oniricamente sospesi di “Otras Americas”, imparando un modo diverso di percepire il tempo, lontano dalla frenesia rumorosa delle società dell’opulenza, e poi nel Brasile dei primi anni ΄80, dopo la fine della dittatura, cristallizzato in immagini di povertà e fame, di contadini disseccati tra lande riarse e chiese che noleggiano bare, perché la morte, soprattutto quella infantile, è un fatto quotidiano, col quale si è costretti a relazionarsi in modo spaventosamente pratico.
E poi in una dimensione vertiginosamente più ampia, planetaria, dove trovi la stessa idiozia, la stessa noncuranza, lo stesso ossequio a scellerate logiche politiche; sull’altare delle quali si consuma una delle più gravi catastrofi ecologiche del XX secolo:
500 pozzi di petrolio incendiati da un dittatore in ritirata, colossali colonne di fumo e fuoco, come nella migliore tradizione biblica vetero-testamentaria.
Non inviate, stavolta, da un improbabile, quanto vendicativo Dio onnipotente, ma dall’uomo contro se stesso, come uno sciagurato anatema che oscura il cielo, rende la terra bollente e trasforma la carne in catrame.
A questo punto il senso di stordimento è quasi fisico.
E non sei ancora precipitato nell’inferno che è la parte centrale del film.
Quando si parla di Africa, si attinge (in modo quasi istintivo, ma non per questo meno superficiale) a un immaginario collettivo che rigurgita parole facili come malnutrizione, mortalità infantile, povertà, guerre.
Hai in testa le sequenze di bambini col ventre gonfiato dalla fame e gli occhi umidi e vuoti, icone di privazione preparate e smerciate, in confezioni da trenta secondi, dai media occidentali nella raccolta fondi di turno.
Ti senti pronto.
Ma l’arte di Salgado, qui come altrove, lacera in brandelli il tessuto dispatico vergognosamente adagiato sulla coscienza, costringe a specchiarsi in un umanità prostrata, restituendo il riflesso mostruoso della propria indifferenza.
Scrive sugli occhi, come un punteruolo smussato, una lezione fondamentale:
la salvezza è un fatto collettivo.
E probabilmente un’occasione irrimediabilmente sfumata.
Troppa violenza. Troppo odio:
più letale delle bombe, più impietoso delle raffiche di mitra sugli esodati in fuga, più tagliente dei colpi di machete su corpi inermi, drammaticamente più contagioso delle epidemie di colera.
Che siano i Tutsi a massacrare gli Hutu, che siano gli Hutu a vendicarsi dei primi, che la pazzia strisci nelle foreste del Congo, dove trovano la morte 210.000 persone, o nella Bosnia della “civilissima” Europa, il Male mostra sempre, indipendentemente dalla bandiera ideologica che l’avvolge, la stessa stolida espressione, la medesima sciatteria spersonalizzante nel prostrare la carne e svuotare lo spirito, nel fiaccare la volontà e consumare la fede.
Anche quella di Salgado.
L’osservatore diligente, spinto dall’urgenza di raccontare e capire i propri simili, lascia l’Africa col cuore spezzato.
È solo grazie alla moglie Lelia, e all’inossidabile sodalizio umano ed intellettuale che li lega ormai da cinquant’anni, che Salgado ritrova il coraggio e la forza di proseguire nel suo percorso di ricerca. È stata lei a regalargli la prima macchina fotografica, scaturigine d’una vocazione che è diventata professione e mestiere di vita. È con lei che ha avuto due figli meravigliosi. Ed è lei che lenisce la disillusione del marito, concependo un progetto di straordinario valore simbolico e di enorme impatto ambientale:
ripiantare la foresta pluviale nella fattoria di famiglia.
Nell’arco di una decina d’anni, questa visione stupendamente sfrontata, porta all’elaborazione di una tecnologia di rimboschimento funzionante e  riproducibile, ed alla conseguente crescita di due milioni di alberi (!):
ossa e arterie dell’ultima creatura dei Salgado, Instituto Terra, ad oggi parco naturale e promessa di redenzione nel cuore del Brasile...
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Senza parole… anzi, con una espressione “tam tam”:
accorgiti della causa di tutto ciò, ossia, della (com)presenza non manifesta, ma centrale, del Nucleo Primo (perchè "sembra sempre... non esserci/esistere" e, dunque, non viene mai preso in considerazione, divenendo - nel reale riemerso - la causa centrale e "silente", per la quale... tu curi sempre l'effetto).
Tutto il resto è “fumo che fuori(esce) dalla rovina umana” e che “delega” ad altro (la meraviglia, in quanto timbro spettacolare dell’industria dell’auto intrattenimento, frutto dell’interesse superiore del Nucleo Primo), ciò che, invece, deve essere e rimanere centrale “in te”.
Un breve ap(punto): 
l’atto del “delegare” (del legare... a sè) è un frattale della “creazione” (del potere di... creare, ad opera di un... Creatore).
Cioè… Pensa di poter/dover creare un’intera Realtà/Mondo (come “Dio”. He He). Che fai? Come imposti le “cose”?
È facile imbatterti nel famoso gergo nozionale “in principio era il verbo”. Vero?
Che significa a livello frattale?
(Ri)corda che la frattalità, al tuo livello "qua, così", (ri)porta sempre con/in sé, anche il modo di (ri)salire il corso della “storia” (seppure deviata), perché la frattalità è “neutra”, seppure polarizzata dal Nucleo Primo (la sua neutralità di fondo è la tua “garanzia” di poter, anche, risalire la corrente… come fanno i salmoni, ad un certo punto della loro esistenza. Lascia perdere, ora, per fare cosa).
A livello frattale, significa che:
  • puoi cogliere inform(azioni) in grado di farti elevare di grado prospettico
  • puoi accorgerti di “ciò che è al di sopra di te, pur essendo in mezzo  a (con) te”.
La frattalità ti indica sempre la direzione “superiore” (è una bussola impostata sul "nord magnetico", del circuito primario).

Perché è da “lì” che si (di)parte la f(orma) della Realtà/Mondo, (ri)emersa con(seguente)mente:
  1. con
  2. seguente
  3. mente.
Ok?
A livello frattale, “in principio era il verbo”, significa... "come il Nucleo Primo ha iniziato a terra(ri)formare la realtà.
Ossia, (re)inizializzandola attra(verso) un 'ordine/comando'":
il “verbo” (qualcosa che, in oriente, è tramandato come “mantra”.
Qualcosa che la favola di Aladino riporta ancora, allorquando, il protagonista si esprime – per ottenere l’apertura della porta segreta della montagna/caverna  –  con il comando:
apriti sesamo”).
Il sesamo, tra l’altro, fortifica la memoria. Un caso?
Allora, delegare è il frattale di creare, ossia, di per(mettere) la (co)creazione.

Come e perché?
  • Il “come” è de(scritto) dall’effetto della delega, per la quale i “delegati” continuano l’opera iniziale, moltiplicando le forze e l’intenzione dell’opera iniziale stessa, la quale rimane in uno stato di proiezione e controllo.
  • Il “perché” è de(scritto) dall’effetto della continuazione, per delega, dell’opera iniziale (che ha fornito solo lo spunto, l’ordine, il “verbo”, l’input, l’ispirazione, l’ago con il filo, etc.), che si es(tende) a tutto, man(tenendo) sempre la stessa caratteristica dell’ordito, che realizza la trama in maniera non locale, indiretta… proprio in virtù del lavoro dei delegati.
I "delegati" operano frattal(mente), ossia, fedel(mente) all’ordine iniziale ricevuto.
La "delegazione" è una caratteristica base, im(pressa) nello spazio sostanza, a livello delle particelle fonda(mentali), non suddivisibili ulterior(mente). Per cui, i delegati non sono solo gli individui, bensì, è il tutto a partire dalla sua "formazione intima".
La materia stessa è (pre)ordinata, così, ad... "obbedire cieca(mente)" all'ordine (verbo), che la comanda a livello di origine. La frattalità è, dunque, la proprietà dell'insieme, così, (ri)disegnato a livello di "intenzione originale" (per parte della grande concentrazione di massa, che riesce ad ottenere l'"ascolto del tutto").
E, la frattalità espansa è il mezzo vettore che si (pre)occupa di "trasportare gli ordini incarnati dall'origine radio-attiva...

L'Imperatore.
"Al mio segnale, scatenate l'Inferno...".
Il Gladiatore.

Ciò (man)tiene il “Creatore” nell’ombra e, con(seguente)mentelo trasforma nel “Dio” che tutto può, perché tutto vede” (ossia, che presiede ai "lavori", rimanendo sempre nel progetto con la sola attuazione della firma).

La realtà è, dunque, frattale… perché è il metodo migliore per organizzarla a propria immagine e somiglianza. Ok?
È, anche (guarda caso) una logica imprenditoriale.
La frattalità è (pre)vista in sede di circuito primario.
Il Nucleo Primo non si è inventato nulla, ma… si è “solo” accorto di una simile caratteristica nativa, già esistente, e l’ha messa a fuoco mediante una sua (ri)polarizzazione, in linea coi propri intenti di dominio sull’intera umanità e sull’intero Pianeta.
La frattalità espansa è neutra, di fondo. Ma può essere usata come mezzo vettore, per "(re)distribuirsi nella realtà, in un livello di realtà"… auto caricandosi in essa (qualcosa che è emerso, alla tua latitudine, con quel nome da “supermercato” di… legge di attrazione).
Delegare = rendere frattale (frattalità, semina, conferimento, trasferimento, trasmissione, etc.).
Questi sono appunti brevi, ma estrema(mente) centrali.
SPS sta effettuando un “download” progressivo, da un’area di memoria intatta… cor(rispondente) alla comprensione del "sistema operativo originale", del circuito primario. Le "dimensioni" di questo “file” sono enormi e serve il tempo che ci vuole, per completare l’operazione.

In SPS, nello spazio virtuale della Rete, viene depositata l’informazione ricevuta e “(s)caricata”…
Ovvio: 
è nella “essenza” di SPS, che il download si auto installa, rimanendo (ri)comprensibile/disponibile – però – per tutti coloro che intendono “espandersi alla stessa maniera”.
Al di là di ogni (f)orma sterile di… giudizio.
“Qua, così” continuerà per semp®e, diversa(mente), a funzionare in un simil modo:
Fed lascia aperta la porta per rialzo tassi a giugno.
Il Fomc si attende che l'economia rimbalzerà dopo aver rallentato durante i mesi invernali. In questo modo il comitato esecutivo della Federal Reserve ha lasciato aperta la porta per un rialzo dei dei tassi d'interesse a giugno. Tuttavia molti analisti credono che l'istituto centrale aspetterà almeno fino a settembre prima di iniziare la stretta monetaria.
Secondo il Fomc il recente rallentamento dell'economia sarebbe stato causato da fattori di natura transitoria.
"Nonostante la crescita della produzione e dell'occupazione abbiano rallentato durante il primo trimestre, il comitato continua ad attendersi, in virtù di una politica monetaria appropriata, che l'attività economica espanderà ad un ritmo moderato".
L' inflazione è vista rimanere ai recenti bassi livelli nel breve termine, "ma il comitato si attende che salirà gradualmente verso il 2% nel medio termine".
Il comunicato rilasciato oggi è stato approvato dai membri del Fomc all'unanimità.
Link
Qualcuno decide per te, perché ti (pre)vede “qua, così”.
Chissà mai chi sarà? He He…

Vai... "O/O" (Oltre Orizzonte).
Usa, scoperta paziente con embrione sviluppato nel cervello.
La 26enne indiana Yamini Karaman, originaria della città di Hyderabad, resterà per sempre protagonista di un caso rarissimo per la scienza e, come avrà già detto qualcuno, che sfiora i confini della fantascienza. La giovane, studentessa di informatica residente da anni negli Stati Uniti, si è sottoposta a un intervento chirurgico al cervello per un sospetto caso di tumore. Dopo anni di persistenti dolori al capo, ormai Yamini faceva fatica anche a comprendere semplici frasi, dunque la diagnosi dei medici era stata quella terribile di un’ipotesi di metastasi. In sala operatoria, però, i medici si sono imbattuti in una sconcertante realtà.
Yamini non era affetta da tumore ma aveva incastonati all’interno del suo cervello i resti di un “embrione gemello” che non si era mai sviluppato ma che era dotato di denti, ossa e peli corporei.
In scienza, si parla di teratoma, una estrema rarità.
I medici erano convinti che Karanam avesse un tumore nell’area della ghiandola pineale, tanto difficile da raggiungere da rendere molto rischioso l’intervento per le probabilità di danneggiare il cervello in modo irreversibile. Dopo vari tentativi, si è fatto carico dell’operazione un medico dell’istituto Skullbase di Los Angeles, Hrayr Shahinian, che ha quindi fatto l’incredibile scoperta.
Ecco le sue dichiarazioni:
“Nella mia vita ho eseguito 8mila operazioni di tumore al cervello. E questa è solo la seconda volta che mi capita un teratoma. Aveva ossa, capelli e dentini”.
Yamini, intanto, dovrebbe tornare a una vita normale entro tre settimane:
da tempo ormai non andava più a scuola, dormiva tutto il giorno, faceva fatica a mangiare per via dei disturbi arrecati da quello che ha definito il suo “gemello maligno”.
Ma cos’è in fin dei conti un teratoma?
Si tratta di una rarissima tipologia di tumore che colpisce i tessuti embrionali che si sviluppano da gameti mutati, pertanto in sede ovarica nelle donne e testicolare negli uomini.
Come una normale cellula embrionale, il teratoma, seguendo le indicazioni del Dna, dà vita a una persona intera all’interno di un’altra persona, o meglio a un abbozzo di organismo umano.
Può presentarsi come un vero e proprio “alien” di cinematografica memoria, così come è avvenuto nel caso di Yamini. Nel 2010 ci fu un caso analogo nel Regno Unito:
il dottor Dawn Adamson estrasse dal torace di Nicola Ellington un teratoma delle dimensioni di un melone.
Link
Che cosa ci “leggi… (d)entro alla notizia”?
Il “verbo”:
la capacità "rin(secchita)" di (co/ri)creare è in quell’area… e, dunque, lo è anche il controllo.
Il “gemello maligno” ha molti più significati.
Tanti. Troppi… per essere, adesso, sviluppati.
Nel processo industriale ci sono sempre degli “scarti di produzione”:
solita(mente), ad esempio, (ri)tieni che i sogni siano aperture sul destino, oppure… chissà quali meravigliose “cose”, essi de(scrivano).
E... se ti stai sof(fermando) solo a prendere in causa, ciò che è uno scarto di produzione, il rumore di fondo delle macchine al lavoro, il fumo che si alza dalle ciminiere, gli effetti di calore che si creano mentre la realtà (ri)mersa funziona, etc.?

Non a caso… sono sempre presi in esame e “curati”, gli effetti in luogo delle cause, che… sino a quando rimangono non manifeste, perché non osservate/prese in considerazione, garantiscono quel “lavoro di (ri)cerca, che fa solo girare in/nel loop”.


  • la creazione è la capacità (potere) di emettere un “ordine” (verbo)
  • e di avere quella “sicurezza” che il proprio intento non vada perso nel nulla (delegazione)
  • seguendo i “lavori” che i delegati si ap(prestano) a svolgere per il (in nome di…) Creatore.
Tutto ciò è “la frattalità” (che la delega ricorda proprio a livello frattale. Una capacità di ricostruzione a partire da un “ordine” e da una “ferma intenzione”, che ha "ottenuto l’attenzione pubblica", secondo la legge/strumento/memo della frattalità espansa, dalla sede del circuito primario).
Una caratteristica nativa, per facilitare l’opera della (co/ri)creazione.
Un progetto lucido/intelligente, che p(arte) ancora da più  lontano, rispetto al Nucleo Primo e che, ora (a Filtro di Semplificazione attivo) non è necessario approfondire.
Una… programmazione (pre)vista, nonchè, una intenzione im(pressa) nel tutto, che (con)segue auto limitandosi.
Una “App” sviluppata ad hoc, che (pre)vede tutto… anche la “natura” (qualcosa, dunque, di artificiale… perché soggetta alla creazione originale ed alle creazioni dei gradi successivi).
“Dio”? Diciamo che si (ri)trova più in là, rispetto… all’ombra che ammanta tutto “qua, così”.
Dio”? Un passo alla volta… please.
Inizia ad accorgerti di qualcosa che hai sempre “sotto al naso”,
guardandoti allo specchio nel/del reale manifesto:
(Ri)Conosci Te Stesso/a.

Davide Nebuloni 
SacroProfanoSacro 2015/Prospettivavita@gmail.com