mercoledì 30 agosto 2017

Nel potenziale ogni persona è anche un tiranno.



Esistono classifiche che incrociano i dati statistici con quelli relativi all'economia e allo stile di vita:
una buona alimentazione è sempre alla base di tutto, ma ha il suo peso anche la ricchezza del paese, la possibilità di accedere alle cure per tutti e la qualità generale della vita.
Ad esempio in Lussemburgo, paese piccolo e ricchissimo, l'aspettativa di vita è intorno agli 81 anni: si arriva agli 81,5 nel Regno Unito, grazie ad un sistema sanitario molto efficiente
Il Giappone è secondo in classifica, grazie alla ricchezza e all'accesso alle cure mediche, mentre la medaglia d'oro va ad Hong Kong, dove l'aspettativa di vita è di 83 anni e mezzo.
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Come “ti metto davanti alla notizia che serve per enfatizzare certe caratteristiche, senza fartelo capire?”:
classifiche (dei confronti sfuggevoli)
che incrociano i dati statistici (di parte e in parte)
con quelli relativi all'economia e allo stile di vita (ecco il pernorelativi all'economia, da cui dipende lo stile di vita)
una buona alimentazione è sempre alla base di tutto (per l’economia devi mangiare sempre, per comprare sempre)
ma ha il suo peso anche la ricchezza del paese, la possibilità di accedere alle cure per tutti e la qualità generale della vita (quindi, ti dicono: se non hai denaro, non puoi curarti, per cui muori prima. È questa la qualità della “tua” vita?)
ad esempio in Lussemburgo, paese piccolo e ricchissimo, l'aspettativa di vita è intorno agli 81 anni: si arriva agli 81,5 nel Regno Unito, grazie ad un sistema sanitario molto efficiente (è un esempio mirato: un sistema sanitario molto efficiente… ti fa vivere di più e meglio. Meglio? Mhm: la società moderna è pressoché ospedalizzata, uno stato di cura “eterna”, il che significa che "qua, così" sei sempre ammalat3)
il Giappone è secondo in classifica, grazie alla ricchezza e all'accesso alle cure mediche (grazie alla ricchezza e all'accesso alle cure mediche: allora, vivere nella “natura”, lontano dalle città, è qualcosa di molto, molto, “stupido”. Vero?).

Le persone che intendono promuovere uno “stile di vita” altro e che, per questo, si distaccano dalla convenzione “qua, così”, rientrano nell’ampio ambito della critica massiva:
non vogliono pagare le tasse, però vogliono usufruire ugualmente dei nostri servizi. Non è giusto…”.
Quale “classifica” hanno nella mente, di conseguenza, le persone (la Massa)? 
Quella che l3 classifica preventivamente, che l3 programma o riprogramma, che decide per ess3 senza per/con questo… che ess3 se sia sufficientemente al corrente, ragionando e non “sentendo”, avendo una mano sul portafogli e non sull’espansione di coscienza (potenziale)… 

Il denaro è una invenzione “scarsa, ossia, ne esiste in quantità infinita (potenzialmente) – essendo una invenzione – ma (ma) per motivi AntiSistemici “qua, così”… ne esiste sempre troppo poco, poiché così “serve”
Qualcosa che avviene perché la piramide sociale ha il “collo di bottiglia” principale troppo “a monte” per auto evidenziarsi per quello che “è” esattamente
compresenza immanifesta sotto dominante. 
Qualcosa che fa ritenere, di conseguenza, che “devi lavorare” per avere quella che è la benzina per sopravvivere
il denaro (la capacità acquisibile di comprare i “beni”).
Ora, pensare ad un “reddito naturale ‘qua così’” è fantascienza, dato che sono le persone stesse, la Massa, che lo impedisce, non visto che... ragiona con nella “propria” mente questo ritornello:
se io lavoro per guadagnarmi il pane, allora lo devi fare anche tu
avendo, però, la prospettiva completamente oscurata dal “marketing” AntiSistemico
ossia
non rendendosi pienamente conto che la situazione generale “qua, così” è una vera e propria, autentica, originale, subdola, forma di tirannia assoluta, che ha auto convinto tutt3 nella chimica temporale (avendo l’infinito potenziale davanti a sé: uno spazio, una possibilità, che alla lunga ha sempre la meglio sul contenuto che ignora di esserlo diventato).
Quale “motivo” deve avere – allora – quella persona (mosca bianca) che è consapevole dell’incanto e, dunque, di se stess3? 
Cosa può affermare, a fronte della critica sociale, che giunge direttamente (democraticamente) dalla Massa stessa (spesso, proprio dalla famiglia, dagli amici, etc.)?
Questo...
La mia presenza (come quella di ogni altra persona), qua con voi/te, è valore aggiunto:
solo per questo motivo, tale sovranità, impone la necessità sociale - per chiunque - di avere 'riconosciuto' un reddito (visto che ‘qua così’ serve e fintanto che servirà)
il reddito da sovranità (qualcosa di adatto - come una interfaccia o una bombola di ossigeno per respirare sotto l’acqua o in alta quota - nella convenzione)”.
Solo perché ti manifesti “qua, così” – senza per altro ricordare nulla, quindi, senza nemmeno averlo inteso – hai il diritto del mantenimento della tua sovranità di essere umano
Ergo, coloro che “sono venuti prima di te” hanno il dovere di accoglierti e di porti nella situazione direttamente proporzionale alla tua sovranità nativa/naturale/originale, che è identica per ogni persona a prescindere da qualsiasi tipo di distinzione “qua, così”. 
Hai diritto ad entrare in possesso dell’equipaggiamento per affrontare la vita AntiSistemica, che trovi e che ti si para d’innanzi. E tale “equipaggiamento” è composto – anche – della dotazione vita natural durante del “reddito da sovranità”. 
Qualcosa che “costa davvero poco” alla comunità, dato che il denaro è una invenzione. 
Mettendoti a tuo agio, ripagherai ampiamente la comunità stessa, dato che l’orizzonte vitale che ti attende, potrà essere arricchito dalla tua compresenza, della tua capacità, del tuo potenziale, etc. 
Un valore aggiunto che, “ora”, nemmeno ricordi… ma (ma) che esiste certamente
Venire al mondo ‘qua così” è come arrangiarti “alla bell’e meglio”, ossia, sopravvivere, ossia, contribuire a non cambiare sostanzialmente nulla.
Sì.
Anche se non puoi considerare tutto ciò una maledizione, bensì, piuttosto... un incanto, con un senso e, dunque, anche con la sua risoluzione finale.
Senza consapevolezza, lasci sempre (sempre) e solo ampio spazio alla trasformazione, che è una forma chimica di retro ingegneria applicata, che è qualcosa che scambi per il luogo comune “tempo”. 
Qualcosa che ti auto convince di invecchiare, ammalarti e morire. Qualcosa che, di conseguenza, richiede rimedi, medicina, ospedali, etc. e denaro (lavoro) per averne diritto. 
Ossia, la memoria (esperienza) pregressa (tradizione) trasmette quel grado di convincimento tale per cui “qua, così” esiste solo una simile forma di “vita/esistenza”
È come se un terreno viene reso “sterile” e non permette più la piena manifestazione della “infiorescenza”, nonostante tutto il “lavoro” portato a termine in superficie. 
La carestia e la crisi sono allora, sempre, dietro all’angolo (questo è quello che fa la banca centrale, quando apre e chiude i rubinetti del denaro). 
Mancando “l’acqua”, il terreno sociale si desertifica, ma (ma) facendola, poi arrivare, il terreno – che ha il potenziale sempre intatto – “rifiorisce”, anche se nel durante, la ciclicità procura tutte quelle occasioni per fare passare delle leggi di parte, che autorizzano le sottodominanti ad auto rafforzarsi non paradossalmente “con il tacito consenso della Massa, che addirittura le invoca”…
La chimica è un livello della programmazione della materia, da cui la scienza (deviata) ricava tutto lo spazio per il tempo, per il segnale di clock che caratterizza la portante AntiSistemica “qua, così”.
Bion elaborò un modello mentale sulla base del modello gastrointestinale:
questo tratto assorbe le sostanze buone, mentre quelle cattive le espelle…
La verità è il cibo della mente, mentre le bugie sono il suo veleno…
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Certo. Però:
Tutto è vero…”.
Prima legge di SPS
Ergo:
tale “modello mentale” risente di quest’apparente impasse,
di un tale nulla di fatto che lascia tutto esattamente come l’ha già ritrovat3
ossia
“qua, così”.
Se (se) non va colto il significato di ciò che accade, non hai accesso a quello che “è” – nella sostanza – il tal s-oggetto/evento: 
non ricordi cosa “è già successo”, non comprendi cosa continua a succedere proprio su quell’onda esatta.
Perché “Tutto è vero”? Rifletti:
se dici una bugia
è vero che hai espresso una bugia.
Tutto è vero”. Ok
Avendo chiaro che è una bugia, ciò che dici, posso muovermi di conseguenza. Ma (ma) quanto è chiara una bugia?
Quando agisci (sei) con atteggiamento “formulare”:
motivo attraverso il quale
di conseguenza e per contrasto
la bugia si rende immediatamente visibile per ciò che rappresenta ed “è”... informazione di parte, che si rende manifesta indirettamente.
È talmente semplice da risultare “incredibile” e, quindi, nemmeno preso in considerazione. 
Vero? 
Non lo ammetterai mai (mai), ma è solo che vero, dato che “Tutto è vero”…

C’è una regola preferibilmente da auto mantenere “qua, così”:
non dedicarti troppo a nulla
ne va della tua originalità
essendo, oltre, solo inquinamento (tossina e tossicità).
Che cosa significa:
significa che lo “stato” nel quale sei, è già assoluto
e che se (se) approfondisci troppo un singolo argomento
allora (di conseguenza)
ci auto decadi dentro, in profondità.
Quindi:
esalta (ricorda) la tua assolutezza
facendo esperienza “formulare”
e
sapendo sempre (sempre) che l’informazione è ambientale (frattale espansa) e che ti si presenta davanti in maniera “giusta”, come una sincronica pillola da assumere piuttosto che come una enciclopedia da imparare a memoria (specializzazione, compartimentazione, auto separazione ed auto isolamento) nella chimica temporale che – alla lunga – fa di te una sorta di replicante, comandato a distanza (inconsciamente, automaticamente).
Insomma, puoi 1) avere compreso l’essenza di quanto “letto”, oppure 2) avere decodificato anteponendo la chiave AntiSistemica:
la motivazione per la quale
poi
cestinerai questo Spazio (Potenziale) Solido (troverai un alibi per far finta di niente)
oppure
non lo farai per nulla affatto.
Quali “valori” ti animano “qua, così”
Quelli AntiSistemici (di parte), opposti a quelli “formulari (universali)”.
Dopo “nove anni di vegetazione” (trascorsi sotto la guida di un educatore privato) e “otto anni di ineducazione”, nel 1766, all’età di 17 anni, il conte Vittorio Alfieri, orfano di padre e da sempre abituato alla solitudine, lascia l’Accademia Reale di Torino, dove studiava per conseguire l’avvocatura, e si arruola, con il compito di “alfiere”, come da tradizione di famiglia.
È solo il primo di una serie di cambiamenti che testimoniano l’inquietudine di un’indole che sarà sempre mossa dal desiderio di essere altrove, di fuggire, talvolta di morire; un’indole che sembra incarnare il preromanticismo in tutti i suoi aspetti caratteristici d’irrazionalità e prevalenza del sentimento in opposizione agli eccessi della Dea Ragione d’illuministica concezione…
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L’atteggiamento “formulare” è il perchè della “inquietudine di un’indole che sarà sempre mossa dal desiderio di essere altrove, di fuggire, talvolta di morire…”. 
Qualcosa che è (si manifesta), come in (una) trappola, nell’AntiSistema.
Qualcosa che, a volte – nonostante il “vegetare e l'ineducazione (che sono, invece, la strategia sotto dominante)” – riesce a rimanere ancora in vigore e che “qua, così” dà, allora, luogo alla “inquietudine di un’indole che sarà sempre mossa dal desiderio di essere altrove, di fuggire, talvolta di morire…”.
Qualcosa che sembra una maledizione, allora? No
Qualcosa che è originale, ma (ma) che è come auto disperso AntiSistemicaMente “qua, così”:
del resto, l’esistenza del lavoro autorizza quella schiavitù, di fatto, che significa proprio l’essere decadut3 in una trappola (shock) talmente “profonda ed estesa”, da distaccare la “tua” memoria, da quella frattale espansa (la tua esperienza originale).
Vittorio alfieri e la virtù sconosciuta
C'è nell’opera alfieriana una linea che tutta la percorre, dagli scritti minori e poco conosciuti fino ai capolavori della produzione tragica, dall'Antigone al Saul, alla Mirra:
si tratta di quella tensione morale mai appagata e che sfocia nell'equilibrio estremo della tragedia; dell’incapacità di scendere a compromessi col poterespecie se si estrinseca nella forma crudele della tirannide; dell'esigenza di essere uomini fino in fondo; di quella virtù, insomma, che è consustanziale dell'uomo superiore, di colui che soffre il disagio della mediocrità, che è dotato di una incompresa sensibilità che, pertanto, non può essere disvelata a chiunque e deve di necessità restare sconosciuta.
C’è un’operetta che Vittorio Alfieri scrisse in soli otto giorni, nel gennaio del 1786, e che reca il titolo:
''La virtù sconosciuta"...
Da essa muove il presente lavoro che si propone come scopo quello di mettere in luce i motivi di fondo che legano in unità l’opera dell'Astigiano e ne fanno una produzione di rara intensità artistica, profondamente attuale in tempi come i nostri, che sembrano smarrire, al di là di ogni facile moralismo, il senso della dignità dell'uomo, ad onta di tante dichiarazioni di principio sia sul piano morale e religioso che su quello politico e sociale
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col3i… che è dotato di una incompresa sensibilità che, pertanto, non può essere disvelata a chiunque e deve di necessità restare sconosciuta (il frutto della compressione AntiSistemica)
col3i che soffre il disagio della (propria) mediocrità (la strategia sotto dominante)
dell’incapacità di scendere a compromessi col poterespecie se si estrinseca nella forma crudele della tirannide (la mosca bianca, perfettamente auto isolata nella Massa, vaccinata al 95% ed auto emanante un campo morfologico d’immunità di gregge. Il motivo per cui "ora" sei in democrazia apparente)
profondamente attuale in tempi come i nostri, che sembrano smarrire, al di là di ogni facile moralismo, il senso della dignità dell'uomo, ad onta di tante dichiarazioni di principio sia sul piano morale e religioso che su quello politico e sociale…
Lady D, quell’amore senza sesso e quella “altra” morte sospetta
Conversazione che si trasforma in confessione e la principessa racconta del suo rapporto con Carlo e del suo matrimonio triste…
Il Telegraph ha pubblicato alcuni stralci dei colloqui e il quadro che ne esce è di una principessa disperata, di un matrimonio senza amore e di una morte che ancora fa discutere
La principessa affronta il marito, gli chiede perché non la cancelli dalla sua vita. Durissima la risposta di Carlo:
mi rifiuto di essere l’unico principe del Galles che non ha mai avuto un’amante”…
Alla suocera, in lacrime, Lady D chiede aiuto. “Le chiesi ‘Cosa devo fare?’.
E lei mi rispose:
‘Non so cosa devi. Carlo è senza speranza’.
E quello fu il suo aiuto” racconta Lady D.
E se Carlo aveva l’amante, anche Lady D decide di guardarsi altrove.
“Quando avevo 24 anni, mi innamorai profondamente di qualcuno” confessa Diana. Quel qualcuno era Barry Mannakee, un agente della squadra a protezione della Famiglia Reale. Una storia che i reali probabilmente sapevano, anche se nessuno mai parlò.
Una storia che finisce tragicamente.
“Non avrei mai giocato con il fuoco, ma lo feci e mi bruciai. Tre settimane dopo che se ne era andato, rimase ucciso in un incidente di moto. Ed era stato la cosa più bella che avessi avuto” conclude Lady D. che, anni dopo, rimane anche lei uccisa in un incidente.
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Le “cose” vanno esattamente “dove” è già previsto che debbano andare, dato che la compresenza immanifesta sotto dominante è totale “qua, così”…
Della Tirannide è un'opera politica di Vittorio Alfieri, scritta nel 1777...
L'Alfieri apre il trattato con una citazione di Virgilio dall'Eneide… "tutti dichiarano che sanno che cosa rechi la sorte del popolo, ma esitano a parlare"… e una di Sallustio… "che il commettere con impunità ogni eccesso, quest’è l’esser Re veramente"
Secondo l'Alfieri è la paura la molla per la tirannia:
“che base e molla della tirannide ella è la sola paura. E da prima, io distinguo la paura in due specie, chiaramente fra loro diverse, sì nella cagione che negli effetti; la paura dell'oppresso, e la paura dell'oppressore...”…
Cosa sia il tiranno…
Per l'Alfieri dunque tiranno è qualunque governo che può manovrare a proprio piacimento le leggi o anche raggirarle: quindi in generale ogni forma di organizzazione statale.
Il Principe stesso è tiranno per l'Alfieri:
una sua eventuale uccisione avrebbe però come unica conseguenza un incremento della durezza nel successivo sovrano.
Sarebbe quindi necessario che gli uomini che si sentono liberi insorgessero con le armi per ottenere la libertà, ma ciò sarebbe auspicabile solo se il tiranno fosse tanto spietato da portare all'esasperazione l'intera popolazione, facendo nascere il desiderio di insorgere.
Insomma, il tiranno dev'essere lo stimolo per i valorosi a ribellarsi:
più il tiranno abusa del proprio potere, tanto più è probabile che i suoi sudditi insorgano e pongano fine a "quest'insensata forma di governo"...
Alfieri esamina anche l'umanità in generale dividendola in tre categorie:
il "tiranno", colui che opprime, il "vulgo", la massa, il gregge che si lascia opprimere concepita come entità animalesca, e i "liberi uomini", coloro che si ribellano al tiranno difendendo la loro libertà.
Fra tutte le forme di governo, pur tutte negative, la peggiore è per Alfieri la democrazia perché impone il potere della maggioranza (del popolo animalesco) sulla minoranza.
I liberi uomini si differenziano dalla massa comune e volgare. In conclusione, l'autore condanna ogni forma di organizzazione statale costituita ma non propone nessuna alternativa:
questo può quindi essere considerato il limite del pensiero politico di Alfieri
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Questo può quindi essere considerato il limite del pensiero politico di Alfieri…”:
qualcosa che questo Spazio (Potenziale) Solido
ha già saputo completare
attraverso il ricordo dell’esperienza/atteggiamento “formulare”.
La semplice chiave per la liberazione del genere umano dal/nel “qua, così”:
il “collo di bottiglia” più “a monte” potenzialmente.
Evoluzione del tiranno.
La figura del tiranno subisce un’evoluzione, assumendo una doppia natura, di carnefice e al tempo stesso di vittima.
Nelle prime tragedie (Filippo, 1775) il tiranno sembra agire sotto l’impulso di quella stessa energia vitalistica che somiglia al desiderio di grandezza che induce l’uomo libero alla rivolta (Polinice, 1775).
Nelle tragedie del secondo periodo il tiranno tende ad assumere in maniera sempre più netta una doppia natura, di carnefice e di vittima... si veda il re biblico Saul, una delle tragedie artisticamente più suggestive.
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Questa “evoluzione” fa parte della scenografia AntiSistemica (trasformazione).
La democrazia è servita proprio per “vaccinare” la Massa:
senza che la Massa opponga più alcun veto sovrano
senza che se ne accorga più, di essere ancora sovrana (nel potenziale)
e senza ritrovare alcuna forza, al fine di ricordare il “è già successo”…

Il fenotipo esteso
L'idea portante del libro si presenta come uno sviluppo della teoria che Dawkins aveva presentato nel suo libro precedente, il fortunato saggio Il gene egoista (1976), e infatti buona parte del testo è dedicata alla discussione delle successive critiche a questa teoria.
Quest'ultima si presentava come una reinterpretazione dell'evoluzione dal punto di vista dei singoli geni, i soli veri "soggetti" su cui agirebbe la selezione naturale, e di cui gli organismi (monocellulari e pluricellulari) non sarebbero altro - usando un linguaggio ovviamente metaforico ed antropocentrico - che le "macchine da sopravvivenza" da essi programmate per garantirsi il successo nella propria perpetuazione.
Il concetto del fenotipo esteso spinge ancora più in là questa "svalutazione" dell'organismo a favore del gene.
Il biologo parte dall'osservazione di numerosi casi in cui il comportamento di animali ha la capacità di influenzare a proprio vantaggio l'ambiente e altri animali.
Da questi fatti Dawkins deduce che è arbitrario limitarsi a identificare come manifestazione esteriore (fenotipo, appunto) dei geni associati a questi comportamenti solo i comportamenti stessi e le caratteristiche (anatomiche, psicologiche) dell'organismo che ne sono alla base.
I geni che determinano nei castori la funzionalità dei denti ed il loro istinto non hanno come fenotipo solo questi due aspetti, ma anche la diga che il castoro costruisce ed il lago che si forma...
tutti questi elementi sono determinati dal gene e hanno ricadute benefiche sulle probabilità del gene di riuscire a replicarsi nella successiva generazione.
Alla possibile obiezione secondo cui la diga ed il lago sono solo conseguenze molto indirette dei geni, l'autore ribatte che anche i denti del castori lo sono:
dopotutto il singolo gene non fa che sintetizzare una proteina, e da questa proteina l'influenza sulla struttura dei denti si concretizza in passaggi intermedi che possono essere molti ed estremamente complessi, includendo sicuramente anche l'azione di molti altri geni.
Dunque la linea di demarcazione tra "azione" diretta e indiretta del gene risulta del tutto arbitraria…
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I “geni” sono composti ancora dalla “chimica”. Sono ancora parte della "catena"...
È come cercare di scompattare sempre di più l’atomo, senza accorgersi che ci saranno sempre nuovi livelli di scoprire, dato che se ne formeranno sempre di “nuovi”, poichè vengono sempre (sempre) ricercati (evocati) e perchè rappresentano il significato di quello che ti continua a succedere "qua, così":
la compresenza immanifesta dominante.
La “chimica” è “a monte”, nella misura in cui “serve”. 
A chi? 
Alla sotto dominante. 
Perché
Per “influenzare” l’intera Terra (il motivo frattale espanso della ospedalizzazione sociale). 
Come succede
Per “intercessione” col e del sistema operativo frattale espanso:
legge, strumento, memoria (tri-unità). 
Il motivo per il quale, di conseguenza, lo scenario unico per la manifestazione “qua” è Spazio Sostanza costituito solo da particelle fondamentali, corrispondenti al “Genio” frattale espanso che, per delegazione frattale espansa può essere interfacciato dalla grande concentrazione di massa, giurisdizionale, che lo utilizza indirettamente attraverso le qualità attribuite a Dio, causalmente e simbolicamente
I “geni” arrivano solo “dopo”, come la “chimica” ed il “tempo”…
La dominante è la parte della tri-unità “dominante, Dominio, Io”, che è strettamente in analogia con il “principio della malattia, della tentazione, della corruzione, della muffa, etc.”.
Qualcosa che, conseguentemente, anche in “natura” ritrova riflesso, senso e compresenza (analogia frattale espansa, analogamente):
il “gene” è la risposta
ed il “suo” comportamento è una chiave
per l’auto decodifica “formulare”
dell’arcano/incanto virale “qua, così”.
Tutt3 “qua, così” agisce secondo riflesso (frattale espanso) della grande concentrazione di massa, attraverso l’intelligenza d’interfaccia frattale espansa. 
“Ora”, quale situazione “traghetta (permette)” detto funzionamento, tra le righe, esiste solo Oltre Ogni Orizzonte “qua, così”.
Puoi, però, intuirne la consistenza e compresenza (senso), srotolando il loop e ricordandolo il più “a monte” possibile:
ad “immagine e somiglianza
che cosa (chi) trasferisci sino a “lì”
a mo’ di “dima”?
Questo va, ancora, sancito. 
Tuttavia, per ora, non è portante, poiché attraverso l’atteggiamento “formulare” l’umanità può finalmente ritrovare quella origine, dalla quale “è già decaduta”.
E dalla quale, poi, può ricordare…
“Fai… tutto in tal senso. Il resto conseguirà”.
Nel potenziale ogni persona è anche un tiranno, ma (ma) non solo.
  
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2017
Bollettino numero 2131