mercoledì 5 novembre 2014

Perché?



Luci sull'Atlantico, le rotte aeree viste dallo spazio.
Ecco l'affascinante animazione diffusa dalla Nats, la società leader nel monitoraggio e nella sicurezza dei voli sull'Atlantico settentrionale. Mostrando una vera e propria Via Lattea tra New York e Londra.
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Non sono "spermatozoi", la ragntaela di scie e di punti in movimento, che vedi nel video. Sono le tratte aeree che solcano ogni giorno i cieli Planetari e che, poesia a parte, servono per trasportare persone con il loro carico d’interesse addosso e/o dentro; i velivoli, a loro volta, si prestano anche ad altri tipi di interesse, meno chiari a volte, tuttavia, auto esistenti:
ciò che tali apparecchi disperdono nell’aria, disegna sopra alle terre emerse e a quelle sommerse… una trama unica (ragnatela), che tende a scomparire non appena i processi fisici la integrano con la struttura invisibile d’insieme, dell’atmosfera terrestre o “aria”.
Aria che circola dappertutto e che provvede a far scivolare in essa, le componenti chimiche più dense, che precipitano lentamente sino a terra, così come ogni aereo porta giù, infine, il proprio carico di umani pensierosi.
Tutto “(di)scende” e… raggiunge terra, perché l’attrazione del Pianeta è più forte, lasciando andare solo qualche satellite e le onde radio, in funzione di testimoni convenzionali di ciò che avviene sulla Terra.
Un invito, un biglietto da visita, una copertura, oppure… una “trappola”?
La natura sembra avere codificato in sé, tante simili strategie (ri)attuate costantemente al fine di… sopravvivere, in una base d’insieme regolata sulla frequenza della scarsità e, dunque, del relativo controllo in leva, a collo di bottiglia e, molto spesso, non localmente…
Tutto sembra reggersi su convinzioni rinsaldate alla base (paradigma).
E tutto, di (con)seguenza può anche essere “parziale”, fallace nella misura in cui “serve” alle/per le esigenze di “un ordine che, per qualche motivo, incarna un vantaggio storico, sul resto della platea”.



Sei in grado di percepire che la “natura” (te compreso/a) può essere mutevole e che, dunque, il “come la conosci ora” corrisponde solo ad una possibilità relativa alla sua (in)capacità di (ri)combinazione (im)possibile?
Vivi in una realtà su misura.. per “chi/cosa”. E perché? Quando e come è potuto accadere che essa abbia preso la “forma” che supponi di conoscere?
Perché (ri)tieni tutto assolutamente (im)modificabile?
Perché, nel dubbio, “stai fermo”?
Che cosa temi?
Ma non vedi, non ti accorgi che… il tuo stanziamento in questa (ir)realtà corrisponde a qualcosa di “infelice”, complessivamente parlando ed osservando?
SPS lo sa che "affermare ciò non è alla moda", però... non importa, perchè SPS non "vende nulla", per cui è libero di potersi esprimere perchè (dis)taccato da ogni interesse ed attaccamento...

Ragnatela di polvere.
Ue: 1 persona du 4 a rischio povertà o esclusione sociale.
Più di 120 milioni di persone nell'Unione europea sono a rischio povertà o esclusione sociale.
Vale a dire 1 persona su 4. Lo fa sapere l'Eurostat, facendo riferimento al 2013. La percentuale di persone a rischio povertà o esclusione sociale nel 2013 è pari al 24,5%, leggermente inferiore rispetto al 2012 (24,8%), ma superiore a quello registrato nel 2008 (23,8%).
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Il “modello sociale” sta fallendo. Ha fallito. 
Di che cosa stiamo parlando?
Perché non si prende un’altra strada?
Chi è senza cuore? Chi, come SPS, viene definito mentale e poi (pre)vede il “Programma”, che aiuta tutti, (ri)conoscendo il proprio diritto di felicità sovrana?
Sbagliamo tutti. Perché non lo si ammette?
Pubblicamente, perché non lo si ammette?

Chi è senza cuore?
Se è “mentale” SPSse aiutare tutti è mentale, beh… allora ben venga questa forma mentale, che risiede comunque al di fuori dell’attuale paradigma; una forma mentale comandata dal cuore (per dirla con una metafora alla moda).

Fmi fa autocritica: sbagliato chiedere austerità in 2010-2011.
Il Fondo monetario internazionale torna a fare "autocritica" sulle indicazioni che esso stesso ha fornito in risposta alla crisi degli anni passati. Innanzitutto definendo "prematuro" il richiamo del 2010-2011 a riorientare verso austerità e risanamento le politiche di bilancio, precedentemente improntate a manovre espansive di stimolo in modo da contrastare le dinamiche recessive del 2008-2009.
Inoltre, in un documento del suo Indipendent evaluation office, viene ricordato che negli stessi Paesi era stato opportunamente suggerito di mantenere su modalità espansive le politiche monetarie. Ma che questo "mix di misure non si è rivelato pienamente efficace nel sostenere la ripresa, e al tempo stesso ha esacerbato le ricadute negative".
Ad ogni modo l'analisi, che è stata recepita positivamente dal direttorio del Fmi, mostra che successivamente l'istituzione ha dimostrato "flessibilità" nel rimodulare le sue indicazioni, chiedendo un ammorbidimento delle manovre correttive sui conti pubblici.
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Tra le due “possibilità” (pre)viste dalle “autorità”, tu non hai autentica scelta. Perché? Perché non puoi andare direttamente alla radice del problema che ha la maggior parte della popolazione:
immaginare l’eliminazione della “causa fisica", concreta (fatto) della necessità mentale di questa forma di denaro, su base di scarsità… che si presta (in)direttamente ad edificare un edificio sociale a forma piramidale, gerarchico, scosceso come un piano inclinato… sul quale fare scivolare la Massa, con il minimo sforzo, ed il massimo grado di controllo in leva.

Controllo in leva, non locale (meglio se auto realizzante lungo un "piano inclincato piramidale".
Gli ordini di controllo si basano sulla tua paura (frequenza); e tu li s(u/o)pporti perché possiedi qualcosa di materiale (soldi, denaro, averi) e qualcosa di convenzionale (lavoro, posizione sociale, famiglia), che devi assolutamente proteggere.
E si basano anche sulla verità sottintesa che si (ri)fonda sul fatto centrale inerente alla “immaturità di (s)fondo” degli individui componenti la società.
Gli “altri” li reputi ignoranti, ed assolutamente brutali… per cui, senti la necessità di proteggere te e la tua famiglia da una simile (com)presenza “barbara”.
Il “bello” è che ognuno pensa agli altri nello stesso modo e il “brutto” è che, pochi, si rendono conto che in questo modo l’umanità si auto mantiene isolata da tutto ciò che “è”... ma, al di là della cortina nuvolosa del proprio smarrimento ed auto fraintendimento/intrattenimento (loop).
Le persone non sono tutte pronte. È vero. Ma… pronte per… “cosa”?
Pronte per “far parte” e “dar luogo” ad un tipo di realtà “altra”; c’è qualcosa in profondità che non permette di essere pronti. Una causa o più cause che non vengono nemmeno prese in considerazione, perché “apparentemente la realtà attuale è senza alternativa”.
Non si “indaga” mai a fondo, su queste “cause”, perché… oltre… c’è qualcosa che fa ancora più paura (il "vuoto"), rispetto a questo tipo di realtà su base di scarsità e, dunque, sofferente.
Il “lavaggio del pensiero sociale” è qualcosa che “dura” da millenni o, forse, da “sempre” (relativamente dal quando si è iniziato a misurare il tempo secondo canoni “moderni”). Ergo, tutto ciò che ora “sai” è sempre qualcosa di limitato, come la definizione implicita nel termine “conoscenza”...
Avendo qualcosa da “perdere” (se non altro, la “tua” Vita) (ri)entri in una condizione di paura e, dunque, aumenti ed emani la necessità di doverti proteggere (guerra).
LSD (Libero e Sovrano Denaro) cambia alla base il modello sociale, intervenendo a livello di “necessità mentale di denaro”; la causa fisica, che mantiene tutto legato a questa forma di reale sofferente… viene dunque disinnescata, contribuendo a liberare quel potenziale “alternativo”, che auto esiste perché “è”.

Necessità di dare sempre una spiegazione razionale/convenzionale (rassicurazione sociale)
Senza il cappio del denaro su base di scarsità, lo stesso diventa una risorsa naturale infinita, della quale ognuno, che nasce in Terra, ne è diretto beneficiario per diritto sovrano e per diritto di nascita.
Sino a quando si sentirà una simile necessità, allora LSD si attuerà a livello di primo step, dopodiché, si auto realizzerà il secondo step, ossia, il superamento mentale della necessità stessa, della forma virale di denaro, potendo contare sulla solida realtà, (ri)emersa, di poter vivere di passioni (ri)assunte ad un livello concreto di “Arte” (condizione centrale per l’implementazione della “felicità auto esistente”).
Se tu pensi che la tua “felicità” non cor(risponda) e non sia legata a “ciò”… beh, SPS non fa del male a nessuno. Ti pare? Ed è, comunque, sempre un “inizio reale e concreto, inerente a qualcosa di nuovo che… promette solo bene per tutti”. Che male c’è a “vedere” ciò? Che cosa ti costa?
 
Da dove giunge, piuttosto, questa tua indifferenza?
Che cosa (pro)poni tu, per modificare una realtà tanto “depressa”?
Ha senso continuare a fare finta di nulla? Ha senso continuare a protestare a "pancia piena"? Ha senso stare male senza poter fare nulla?
Osserva i fatti. Desumi a livello auto osservativo. Lascia perdere quello che “sai”. Apriti a qualcosa che può cambiare autenticamente, ciò che supponi non abbia avere alternativa alcuna.
La “legge” ti ha imbrigliato. Ti protegge ma… che cosa filtra? Ti protegge dai tuoi simili, dei quali non ti fidi. Ma che cosa non ti permette di “essere”? Sei diventato un “numero”, infatti sei dotato e (ri)conosciuto dal codice fiscale. Le macchine ti vedono così!
Ha senso pensare ad una banca (autorità) in perdita?
Osserva per bene la “tua” (ir)realtà.
Ing Groep: utile trimestrale balza in avanti, pronta a pagare l'ultima tranche di aiuti statali.
Ing Groep, la maggiore banca olandese per asset, ha riportato utili trimestrali in forte crescita e ha annunciato il pagamento dell'ultima tranche di aiuti statali.
Nel periodo luglio-settembre Ing ha riportato un utile netto di 928 milioni di euro, contro i 128 milioni del corrispondente periodo del 2013. A sostenere il risultato è stato l'aumento della componente interessi e il forte calo dei costi di rischio. La banca ha anche annunciato il pagamento dell'ultima tranche di aiuti di Stato, che avverrà nei prossimi giorni.
Ing aveva ricevuto un sostegno di 10 miliardi di euro nell'ottobre 2008, nel pieno della crisi finanziaria.
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Può davvero “perdere” una simile “realtà giuridica”? 
Dalla sua posizione costantemente di/in vantaggio su di te, ha senso che essa vada a “perdere” e a subire un danno economico?
Naa… è fuori da ogni questione. La banca ti ha dato strumenti per tradare, che svelano ciò che può fare (ad altri livelli). Essa può puntare al ribasso su se stessa e guadagnare non localmente ciò, che pensi, che stia perdendo in termini di “economia reale”. Realtà che, a sua volta, tu concorri a “salvare”, perché la banca è centrale rispetto alla tua paura di “perdere”…
Quando si decide per la crisi, la banca guadagna il doppio.
E lo fa a costo zero e a rischio zero. Lascia perdere la banca che “fallisce”, perché ogni infrastruttura necessita di manutenzione e ritualità.
La "Banca" è “l’ordinamento bancario” e non è la “singola banca in presunta competizione con le altre banche”.


L’ordinamento bancario è inossidabile, sino a quando il denaro lo percepisci come una risorsa privata e, dunque, su base di scarsità.
Ciò accade perché hai delegato il tuo potere ad altri che, supponi, facciano le tue veci, mentre tu lavori per tutta la Vita o (ri)cerchi un lavoro che non c’è o ti accontenti di quello che c’è.
Così, tu vali il prezzo del tuo lavoro, del tuo stipendio ed in cambio “offri tutto te stesso”. Lo sai che è così ma... affermi/pensi che non ci puoi fare niente (sei nato per soffrire). 
Anche in questo caso, evita di pensare che, sei fai un “bel lavoro, ben pagato”, allora tutto ciò non vale per te. Saresti solo un illuso, perché… “ci sei dentro a pieno anche tu”.
L’economia descrive due stati sovrapposti:
uno quantico/magico/creativo/non locale (Banca Centrale)
uno fisico/statico/sequenziale/causa effetto (lavoro).
La Bce, ad esempio, può anche decidere di operare per aspirare tutto il “debito”, convertendolo in altra forma, perché l’invenzione denaro è infinita; perché non lo fa? Beh… perché l’economia è stata inventata in una forma particolare, che si presta al tuo sfruttamento.
Le sue regole sono state inventate dal nulla, in maniera tale da limitare la risorsa denaro, relegandola a cause che hanno la pretesa di essere “reali”, solo perché divenute storiche, perché insegnate nelle università d(e)i cloni.
La crisi è un atto deciso e (pre)visto da coloro che hanno interesse a mantenerti in un simile stato di depressione (controllo non locale).

(Ri)esci a vedere tutto ciò e, poi, ad applicarlo al Pianeta intero? 
Apri la tua prospettiva. È (im)possibile (che cosa decidi?)
In pista a 240 orari, ma non guida nessuno.
Negli ultimi anni, la tecnologia delle auto ha fatto passi enormi, contribuendo a rendere le nostre quattro ruote molto più sicure e affidabili; una delle ultime tendenze è quella di rendere le vetture quanto più automatizzate possibili, fino a creare (in un futuro molto prossimo) l'auto in grado di guidare completamente da sola, senza interventi da parte del conducente.
Un esempio delle potenzialità di questa tecnologia lo ha mostrato l'Audi, che è riuscita a far compiere alla sua RS7 Piloted Driving Concept un giro a velocità sostenuta sul mitico tracciato di Hockenhein…
Questo risultato è stato reso possibile da un sistema di navigazione e di guida estremamente preciso, che si basa su un Gps avanzatissimo (in grado di posizionare la vettura sul tracciato con uno scarto di appena un centimetro) e su una fotocamera 3D:
quest'ultima cattura le immagini dell'ambiente circostante e, in tempo reale, le confronta con il modello presente in memoria, così da conoscere la traiettoria seguita in pista ed eventualmente correggerla per evitare ostacoli e imperfezioni del manto stradale.
Grazie a tutta questa tecnologia, possiamo vedere la supercar dei quattro anelli inserirsi in curva e accelerare sul rettilineo con decisione e senza tentennamenti, per poi effettuare “staccate” al limite come farebbe un pilota professionista:
tutto questo, sempre con la visione (per alcuni sicuramente inquietante) di un posto di guida “vuoto” e di un volante che si muove da solo...
  • un posto di guida “vuoto”
e
  • un volante che si muove da solo…
Di più; nel tuo caso… tu sei nell’abitacolo ma, ormai, vieni solo trasportato mentre fai sempre altro. La direzione è (pre)impostata. Tu a cosa “servi”, allora?
Se non sai cosa sei, però sai dove stai andando… il tuo stato di (in)felicità ti indica proprio “dove stai andando”.
Spagna: povertà allarmante e in crescita.
L’associazione umanitaria spagnola Caritas España ha pubblicato settimana scorsa un rapporto che fornisce i dati allarmanti riguardanti la crisi sociale che la Spagna sta vivendo.
Dal 2009 a oggi, il numero di spagnoli che ha avuto ricorso all’aiuto alimentare è raddoppiato, passando da 780000 a 1.5 milioni di persone e il loro numero continua ad aumentare.
700000 famiglie spagnole non ricevono più alcun reddito proveniente da un lavoro, dall’indennità della disoccupazione o da qualsiasi altra forma di sostegno statale...
11.7 milioni di spagnoli, su una popolazione di circa 46 milioni di persone, sono escluse socialmente, il che significa che non hanno accesso ai diritti o ai servizi di base.
Il rapporto di Caritas España sottolinea l’apparizione di una classe sociale relativamente nuova:
quella dei lavoratori poveri.
Gran parte delle persone colpite dalla crisi hanno scarse qualifiche professionali e sono talmente lontane dai bisogni del mercato che hanno – e avranno anche in futuro – molte difficoltà a ritrovare un posto di lavoro, anche se nei prossimi anni la ripresa economica nel paese dovesse intensificarsi.
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Eppure gli stadi sono sempre pieni e le tv sportive a pagamento impazzano.
Ciò, auto avviene solo in Spagna? He He He…
Continua, ora, leggendo l’illuminante opera di Jiddu Krishnamurti; oggi trovi il “quarto giorno” del suo discorso…
IV – La libertà di osservare la realtà.
Se siamo persone serie, partecipi di quanto accade nel mondo, dobbiamo chiederci perché esseri umani che si considerano tanto evoluti, colti, raffinati, sono ancora disposti a distruggersi reciprocamente, a vivere gli uni contro gli altri, separati da religioni, da nazionalismi, da barriere di ogni genere.
Dobbiamo chiederci se è possibile produrre un cambiamento sostanziale proprio nella struttura stessa del nostro cervello, della nostra mente. La mente, che non è separata dal cervello, include le sensazioni, le emozioni, i pensieri, le reazioni dell’intero organismo.
Per mente intendiamo l’intera struttura psicologica e biologica dell’essere umano…
Tutti quanti noi passiamo attraverso il dolore, il tormento, l’angoscia, la paura, l’infelicità; è un destino comune a tutti gli esseri umani. È il destino comune di tutta l’umanità…  Ovunque ci troviamo sulla terra, a nord, a sud, a est o a ovest, noi siamo umanità. Il nostro cervello, la nostra mente sono il cervello e la mente dell’umanità e non esclusivamente nostri…
Il pensiero non è orientale né occidentale.
Questo è un fatto fondamentale. In Occidente il pensiero può svilupparsi in una direzione scientifica o tecnica, mentre in Oriente può prendere un indirizzo diverso. Ma fondamentalmente si tratta di un processo che è comune a tutti quanti noi. Pensare è il destino dell’uomo. Il pensiero, che ha le sue radici nell’esperienza, nella conoscenza, nella memoria, ha creato industrie, ha costruito ponti meravigliosi, ha fatto grandi invenzioni scientifiche, ha sviluppato la medicina, la chirurgia; e ha prodotto anche le guerre.
Il pensiero ha creato architettura bella e brutta, straordinari dipinti, statue, musiche. E ha prodotto anche tutto quello che sta dentro le cattedrali, i templi, le moschee. Il pensiero ha diviso gli esseri umani in cristiani, induisti, buddisti.
Questi sono fatti del tutto evidenti, che potete osservare quando volete. Non mi sto inventando nulla. Viviamo separati gli uni dagli altri; abbiamo glorificato i nazionalismi.
Qualsiasi persona, che sia veramente seria, deve chiedersi se c’è la possibilità di farla finita con un sistema di vita che giustifica guerre, antagonismi, paure, angosce, sofferenze di ogni genere
Chiediamoci:
perché il cervello, che ha sviluppato capacità immense, non è stato capace di risolvere i suoi problemi psicologici e di modificare radicalmente il proprio modo di vivere?...
Il pensiero proviene dall’esperienza, dalla conoscenza, e dalla memoria che si imprime nelle cellule cerebrali. Questo significa che il pensiero è un processo materiale
Fin dall’inizio dei tempi, l’essere umano si è servito del pensiero. E il pensiero ha creato l’immagine che l’uomo debba evolversi, crescere, diventare qualcosa
La mente che rimane confinata in un suo particolare modo di credere o di pensare, non può scoprire la possibilità di trasformarsi. Lo so, è molto difficile per voi accettare un punto di vista del genere, perché ogni essere umano desidera dedicarsi a qualcosa che lo tenga occupato e lo faccia sentire al sicuro.
Vi sentite al sicuro quando avete un capo, un guru, un regolamento – cioè qualcuno o qualcosa su cui fare affidamento. Ma tutto ciò implica anche paura, ansia, antagonismo, e quindi corruzione.
Fare affidamento su un’idea, un concetto, una fede, un’immagine particolare, o sui simboli di una religione, significa aprire la porta alla corruzione. Uno dei fattori che determina la corruzione è l’autorità.
Possiamo renderci conto del fatto che legarsi, attaccarsi a qualcosa, ad una persona, a un’idea, a una fede, significa corrompersi?
Che siate marxisti, leninisti, maoisti, o i seguaci di qualche guru dell’ultimo momento, vi state corrompendo. Riusciamo a vedere questo fatto?...
Guardiamo insieme quali sono le conseguenze del fatto di dipendere da un’autorità, nel campo psicologico. È stata proprio questa dipendenza a dividere gli esseri umani e a far precipitare il mondo nell’attuale caos
Il nostro cervello è stato sistematicamente educato ad accettare l’autorità; non solo l’autorità della legge nel mondo circostante – che è necessaria –, ma anche l’autorità cosiddetta spirituale, a livello psicologico. Psicologicamente siamo diventati degli schiavi; subiamo continuamente l’influenza di quelli che dicono:
"Noi conosciamo la verità; l’abbiamo realizzata. Seguiteci, vi salveremo dai vostri peccati, vi diremo che cosa fare, vi condurremo in cielo".
Ora, una mente che dipende da un’autorità psicologica, non potrà mai essere libera. Ma senza libertà non saremo capaci di scoprire che cos’è la verità
Il nostro cervello è condizionato ad accettare un’autorità spirituale, l’autorità dei preti, dei guru, di qualcuno che afferma:
"Io sono illuminato, e vi condurrò all’illuminazione".
Un uomo che sia veramente illuminato non lo dice. Se dice di esserlo, non lo è. L’illuminazione non è un’esperienza. È uno stato della mente al di là del pensiero. La mente, il cervello che sono stati profondamente condizionati ad accettare un’autorità e quindi a subire determinate imposizioni, possono liberarsi immediatamente da qualsiasi dipendenza?...
Stiamo parlando evidentemente di libertà da un’autorità psicologica, e non di sottrarsi al rispetto della legge civile, della legge che il poliziotto fa rispettare. Potete non essere d’accordo col poliziotto, ma si suppone che egli si adoperi per far rispettare una legge utile alla comunità:
la legge di tenere la destra, quando viaggiate in automobile, oppure la sinistra, se siete in Inghilterra.
Possiamo capire a quali conseguenze andiamo incontro quando accettiamo l’autorità dei preti, che impongono dovunque un dio inventato dal pensiero e che vi dicono:
"Siamo qui per aiutarvi a raggiungere, a realizzare il divino"?
Accettare una simile autorità significa diventare propagatori del disordine; significa portare il disordine non solo dentro di voi ma anche nell’ambiente in cui vivete, dove mantenete autorità di ogni genere:
autorità islamiche, autorità buddiste, e così via.
Quando accettate un’autorità psicologica, un’autorità cosiddetta spirituale, diventate i portatori del conflitto e quindi generate disordine…
La verità non è in India o in qualche altro paese. La verità è qui, dove siete voi. Non cercatela altrove. La verità è qui dove siete voi, dove sono le vostre pene, i vostri tormenti, il vostro sconforto, la vostra infelicità. Tutto questo deve finire, se volete andare oltre
Ora, approfondendo insieme la questione, lavorandoci sopra insieme, potete cominciare a muovervi su un sentiero che non appartiene a me o a voi, ma che è capacità di osservare?
Potete rendervi conto immediatamente di che cosa sono diventati la vostra mente, il vostro cervello, e farla finita con qualsiasi autorità spirituale?...
Dovunque al mondo, l’umanità soffre. Voi siete l’umanità, voi siete il mondo. Il vostro cervello è il mondo. Il conflitto non può fare a meno di sorgere quando subite l’autorità psicologica di un’altra persona. Tuttavia non è solo questo fatto che determina e mantiene il conflitto. A dare continuità al conflitto in cui vivete è soprattutto la vostra incapacità di osservare. Non siete capaci di osservare quello che accade interiormente o esteriormente, senza deformare, senza giudicare quello che vedete
Dovete sapere che è necessario che ci sia ordine nella nostra vita. L’ordine è fondamentale. L’ordine non è qualcosa di relativo. O c’è ordine, oppure c’è disordine. O l’ordine è completo, totale, oppure c’è disordine. Non c’è una via di mezzo tra ordine e disordine. Dobbiamo scoprire che cos’è l’ordine
Ricordatevi che state osservando la vostra struttura psicologica, una struttura che è in movimento ininterrotto perché siete vivi. Una cosa viva è in movimento. Ma in voi questo movimento è disordine….
Ordine e disordine non possono stare insieme. Una mente in disordine non può scoprire che cos’è l’ordine. Non ha senso cercare di scoprire che cos’è l’ordine; ma quello che possiamo fare è renderci conto di che cosa determina il disordine in noi.
È come se un pover’uomo ignorante cercasse di scoprire il cielo. Un uomo ignorante, accecato dall’ignoranza, deve prima di tutto essere libero dall’ignoranza
Qual è la causa del disordine?
L’altro giorno abbiamo detto che se c’è una causa, esiste anche la possibilità che essa scompaia. Questa è una legge. Dove c’è un inizio, deve esserci anche una fine.
Una causa che determina un male fisico, prima o poi scomparirà, o con la morte o con una cura appropriata. Un mal di denti può essere causato da un’infezione; ma l’infezione può essere curata ed eliminata. Vi pare?
Il disordine in cui viviamo deve avere una causa. Qual è questa causa? Le cause potrebbero essere diverse, ma alla base di tutto potrebbe anche esserci un solo fattore fondamentale.
Prima di tutto, ci rendiamo conto di vivere nel disordine?
Ogni tanto possiamo avere un raro sprazzo di sole, ma la maggior parte della vita la passiamo sotto la pioggia e una densa coltre di nuvole, proprio come ci succede qui ora.
Non ci interessano degli sprazzi di ordine, che in realtà sono momenti in cui semplicemente ci dimentichiamo del disordine. Vogliamo capire che cos’è che determina il disordine. Se c’è contraddizione tra il nostro modo di pensare e il nostro modo di agire, evidentemente ci sarà disordine. Contraddizione significa dire una cosa e farne un’altra.
Se accettiamo di vivere secondo un ideale, un’immagine, un concetto, presi a prestito da qualcun altro, creeremo disordine. Ci sarà disordine finché la mente umana tenterà di modificare quello che è in quello che dovrebbe essere
Una conoscenza completa non esiste, perciò la conoscenza è sempre parziale, limitata e quindi anche il pensiero è limitato. Ora guardate che cosa hanno combinato gli esseri umani. Probabilmente a livello inconscio, gli esseri umani sanno che una conoscenza completa non può esistere, e allora dicono:
"Dio è onnipotente, è onnisciente".
Rendendosi conto dei loro limiti e del fatto che la loro conoscenza sarà sempre limitata, creano un’astrazione alla quale conferiscono la conoscenza totale, l’onniscienza, e poi compiono ogni genere di sforzi per avvicinarsi ad essa. Capite in che situazione sono andati a mettersi gli esseri umani?
Ora, chiediamoci:
è il pensiero il responsabile del disordine?
Il pensiero è il creatore degli opposti. Ci sono i fatti e il pensiero crea gli opposti ai fatti. Sono infelice, ma mi ricordo di essere stato felice qualche volta. Allora mi aggrappo a quel ricordo, ed ecco che mi sono messo in contraddizione con quello che è, con l’infelicità di questo momento. Capite? Il fatto è ciò che accade.
E il pensiero, partendo dal fatto, crea l’opposto al fatto, crea un non-fatto. Il fatto è che gli esseri umani sono violenti. Il fatto è la violenza. Ma il pensiero crea l’opposto, cioè la non-violenza, e poi dice:
"Devo raggiungere lo stato di non-violenza". Così dà luogo al conflitto
Se il pensiero non creasse l’opposto dei fatti, allora avremmo a che fare soltanto con quello che è. Nei confronti di un fatto potete fare qualcosa, ma non potete fare nulla nei confronti di un non-fatto.
Vedete qual è la causa del disordine?
È il nostro tentativo ininterrotto di diventare qualcosa che è l’opposto di quello che siamo. "Sono ignorante, devo aumentare la mia conoscenza" – "Non so che cos’è l’illuminazione. Devo diventare un illuminato" – "La mia mente chiacchiera senza tregua, è sconvolta dal conflitto. Devo calmarla, renderla tranquilla".
È ancora in funzione lo stesso principio che spinge l’impiegato a diventare direttore, il parroco a diventare vescovo, il vescovo a diventare cardinale e il cardinale a diventare papa.
Viviamo in uno stato di disordine, ma il pensiero comincia a dire:
"Devo mettere in ordine la mia vita".
Così crea dei modelli di comportamento e dei valori che considera ordine. Vivendo in mezzo al disordine, il pensiero crea quello che ritiene sia ordine, così dà inizio al conflitto. Se questa è la causa dei nostri tormenti quotidiani, nessuno ci impedisce di eliminarla.
State attenti:
la causa può essere tolta di mezzo.
Immediatamente, a questo punto, voi domandate:
"Come?". E così cadete di nuovo nel vecchio condizionamento di chiedere a qualcun altro che cosa dovete fare
Guardate:
è evidente che il pensiero crea un’astrazione, che è l’opposto del fatto; questo opposto diventa subito enormemente importante, perché si ritiene che serva a risolvere il fatto, ad andare al di là del fatto.
Prendete il fatto della violenza. Il pensiero crea l’opposto:
la non-violenza; in quanto crede di potersi liberare dalla violenza sforzandosi di raggiungere l’opposto, lottando contro il fatto. Ma proprio questo sforzo, questa lotta, sono violenza! Mi domando se capite.
La nostra mente ha sempre vissuto in questo corridoio degli opposti:
il fatto è la violenza, e l’ideale, il non-fatto, è la non-violenza.
Ora, è possibile che la mente viva insieme al fatto, e lo guardi, lo osservi, senza fare nulla per allontanarsene? Avete capito?
Allontanarsi dal fatto significa tentar di sopprimere, di analizzare, di fuggire, di trascendere il fatto. Il fatto è la violenza. Ma il cervello non ha fatto altro che vivere sballottato tra i fatti e i loro contrari, i non-fatti. Così non gli è mai stato possibile uscire dal conflitto.
Ma quando ci rendiamo conto dell’assurdità, dell’inutilità di andare avanti così, allora siamo capaci di rimanere soltanto con i fatti. Come osservate un fatto?
Prendete la violenza. Violenza significa uno stato di contraddizione interiore, di dipendenza psicologica da una persona, da un’idea. C’è divisione tra voi e il guru che seguite; ma il guru è furbo e vi dice:
"Siamo una cosa sola".
Così rimanete presi in trappola.
Chiediamoci, invece, se è possibile osservare un fatto senza allontanarcene minimamente. Potete osservarlo senza pretendere di incanalarlo, di indirizzarlo in una direzione qualsiasi?
Altrimenti c’è un motivo dietro la vostra osservazione, e il motivo è quello di intervenire sul fatto. Capite? Stiamo affrontando un argomento che richiede tremenda attenzione.
Ci stiamo chiedendo come guardare i fatti.
Esistono solo i fatti e non i loro opposti. Solo i fatti contano, mentre non hanno alcuna importanza le astrazioni che si possono ricavare dai fatti. Per ricavare un’astrazione da un fatto ci si deve servire della conoscenza, che dipende dal passato; ma questo significa che ci stiamo allontanando dal fatto.
Esiste un modo di osservare, un atto di osservare, nel quale non compare alcuna interpretazione dei fatti.
Quando esiste un interprete che giudica il fatto, e che quindi è diviso dal fatto, deve generarsi inevitabilmente un conflitto. Il conflitto finisce solo quando scompare colui che interpreta il fatto. Allora c’è soltanto osservazione pura. In questa osservazione pura, il fatto non esiste. Potete vedere che è così?
Colui che si preoccupa di intervenire per modificare un fatto, dà consistenza a quel fatto.
Ma quando non c’è alcun osservatore, quando non c’è colui che interpreta il fatto, allora il fatto non esiste.
Facciamo il caso della violenza. Nella violenza entrano imitazione, conformismo, confronto, rabbia, odio, gelosia, paura, dolore, sconforto, esaltazione. Tutti questi sono fatti che riconosciamo, avendoli visti già accadere in passato. Prendete l’avidità, per esempio. Con la parola "avidità" identificate un fatto che è accaduto in passato. Gli avete dato un nome e riconoscete quel che sta accadendo ora, mediante qualcosa che ormai fa parte del passato.
Capite che cosa avete fatto?
Succede la stessa cosa con l’arrabbiarsi. Nel momento in cui vi arrabbiate, non vi preoccupate di riconoscere un bel niente. Reagite semplicemente ad una provocazione, a qualcosa che vi colpisce. Nel momento in cui scatta la reazione, non c’è niente in voi che dice: "Esplodo di rabbia". Solo qualche secondo più tardi vedete che cosa è successo. Perché?
Perché è soltanto più tardi che la mente, il pensiero, può riconoscere il fatto, in base a quanto è già accaduto in passato.
Quindi affronta la realtà attuale, servendosi del passato.
Così si alimenta il conflitto.
Ma esiste un modo di osservare che non è associato né alle parole, né ai ricordi, che sono necessari per dare un nome al fatto osservato?
Nell’istante in cui ha inizio il processo di riconoscimento di un fatto da parte del pensiero, ecco che si produce anche il non-fatto.
Prendiamo il fatto di arrabbiarsi. Nel momento in cui c’è un accesso di rabbia, esiste soltanto l’azione dell’adrenalina. Ma pochi secondi più tardi affiora il pensiero, che dice:
"Mi sono arrabbiato".
Questo significa che quanto è accaduto è stato riconosciuto in base al passato. Ma in questo modo, presente e passato si mettono in conflitto.
È possibile osservare senza riconoscere, senza far ricorso ad alcuna parola che descriva il fatto osservato?
Allora non ci sarebbe alcun osservatore che direbbe:
"Mi ricordo, era già successo, ed ora è capitato un’altra volta".
Ma quello che accade ora, non è mai accaduto prima. Non so se ve ne rendete conto. Solo quando guardate con gli occhi del passato, vi sembra che si ripeta qualcosa, che lo stesso fatto accada un’altra volta.
Da tempi immemorabili, la mente, il cervello, hanno vissuto nel conflitto generato dal pensiero, che ha dato luogo alla separazione tra quello che accade realmente, cioè il fatto, e l’ideale, cioè quello che, secondo noi, dovrebbe verificarsi.
Ma l’ideale è sempre e comunque un non-fatto.
Solo ciò che è, accade realmente.
Il fatto che realmente accade è la mia angoscia, la mia paura, la mia solitudine, la mia disperata solitudine. Come faccio a riconoscere di essere solo?
Dico di sapere che cosa significa sentirmi solo, perché mi è già accaduto in passato di sentirmi solo. Così il passato determina il presente e si crea il conflitto.
Ma esiste un modo di osservare che sia completamente libero dal passato?
Certo che deve esserci!
Allora il fatto non esiste più.
È colui che osserva, che pensa, che interpreta, a creare il fatto.
Prendete il fatto di arrabbiarsi. Se lo soffocate, se lo tenete a freno con un sacco di parole e di concetti, gli state dando importanza e lo rafforzate. Ma se lascio perdere tutto quello che è successo in passato, il fatto scompare! Ve ne rendete conto? Provate; fatelo!
La causa del disordine risiede proprio nel conflitto che esiste tra quello che accade realmente e quello che noi riteniamo dovrebbe accadere.
Quando smettiamo di dare importanza al non-fatto, alla non-violenza, allora non ci resta che affrontare il fatto della violenza, così com’è. Solo i fatti contano, mentre non ha alcun senso dare importanza ai non-fatti.
La fine del dolore - Discorsi a Saanen – 1980 Jiddu Krishnamurti
Solo i fatti contano, mentre non ha alcun senso dare importanza ai non-fatti…
I “fatti”; bene… ma, fai attenzione a come il “modello legislativo” (che ha una terminazione giurisdizionale nel classico “Processo”, che avviene ogni giorno nei Tribunali e che ti “giudica” proprio in funzione del "passato") abbia trovato il modo di disinnescare anche questa lucida possibilità, che Krishnamurti mette in mostra ed analizza.
Il “fatto” diventa, a livello di amministrazione della giustizia in un aula giudiziaria, qualcosa che per essere dimostrato necessita di una “prova”; anche se tu hai visto il tal individuo uccidere una persona, “non basta”, perché lo devi dimostrare.
Ora, ciò che viene preso in considerazione in virtù di una evoluzione del vivere civile e della verità centrale di possedere dei “diritti” (la giustizia è uguale per tutti), passa sempre (d)avanti ad un’altra seria considerazione che ruota attorno, ancora, alla questione denaro su base di scarsità e, dunque, a livelli di potere diversi, insiti nella base sociale e nella (in)capacità, di (con)seguenza, della “legge”.
Pesce grande mangia pesce piccolo.

Come (s)muovi questa regola convenzionale, frutto dello stanziamento in questo paradigma, se la base sociale è (im)parzialmente giudicata?
La “prova” scompare, così come il testimone. Il Giudice e la giuria possono avere un “prezzo”. Chi ha visto, può improvvisamente “dimenticare”…
I fatti ai quali allude Krishnamurti sono “a prova di bomba”, invece; non necessita di “prova”, un simile osservare il fatto che questa società sia (in)giusta e, dunque, sofferente. Vero?
Il Mondo va “male” e qualsiasi ostinazione a volerlo vedere diversamente, ti rende solo ridicolo…
Non è di questo tipo di “speranza” che si necessita. Perché questa non è speranza ma paura travestita da cecità.

Ti lascio con quest’ultima citazione. Penso che faccia bene, prenderne atto…
1. L’ordinamento giuridico.
1. Le parole del diritto.
A. Diritto, regola, norma.
La parola “diritto” deriva dal latino medievale directus.
La radice che troviamo al centro della parola (di-rec-tus), è la stessa di altre parole latine come rex (re), regere (governare) e regula (regola). È l’antica radice indoeuropea reg, che si ritrova nello spagnolo derecho, nel francese droit, nel tedesco Recht e nell’inglese right.
Essa sottolinea il legame tra l’idea di “diritto”, la funzione di governare o indirizzare i comportamenti umani, di “regere” un gruppo sociale, e le “regole” di cui il diritto consiste.
Il latino regula indicava originariamente un semplice strumento usato dai muratori per verificare che una parte della costruzione fosse perfettamente allineata, cioè diritta.
La regula consentiva di distinguere ciò che è lineare, dritto, diritto, da ciò che è contorto, irregolare, non in linea con la regula.
La combinazione di significati propria di regola si ritrova nella parola norma, che i giuristi italiani e tedeschi preferiscono a regola.
Norma significa regola di comportamento ma anche norma-lità, regola-rità.
La storia delle parole ci mostra dunque la relazione tra l’idea di dirittura, linearità, regolarità e quella di diritto. In italiano il sostantivo diritto e l’aggettivo diritto (dritto) hanno lo stesso suono; lo stesso accade in tedesco con Recht (diritto) e recht (dritto), in francese con droit, e in inglese con right (giusto e dritto). Nelle tre lingue la stessa parola indica anche il lato destro, come in italiano nel modo antiquato di dire “mano dritta”: la mano “dominante”.

B. Diritto, giure, giustizia.
Nel latino classico invece, il termine per “diritto” era ius.
Secondo la sua radice, che era la stessa del verbo iurare, Ius indicava all’origine un pronunciamento sacro, con cui si interpretava il volere degli Dei e dunque la giustizia (iustitia).
Ritroviamo la radice di ius in giudizio, giudice, giudicare; in giure (parola antiquata che significa il diritto) e nei suoi derivati giuris-dizione, giuris-prudenza, giure-consulto, e insieme, appunto, in gius-to e gius-tizia.
Termini consimili si ritrovano in francese (jurisprudence, justice) e in spagnolo (jurisprudencia, justicia) e nelle espressioni di origine latina come la tedesca jurisprudenz o l’inglese jurisprudence (che però in inglese significa teoria del diritto) justice, ecc.
Quest’altra storia sottolinea il legame, tanto forte quanto problematico, tra l’idea di diritto, come regola, quella della pronuncia (oggi le decisioni dei giudici) e lo scopo di giustizia.
Lo scopo ultimo del diritto è di perseguire, in una certa comunità organizzata, un ideale di giustizia.
In negativo, il diritto serve a impedire che ognuno si faccia “giustizia” da sé:
serve quindi ad evitare la violenza e la vendetta (ne cives ad arma ruant); per far ciò, il diritto deve riuscire a convogliare il bisogno individuale di giustizia verso un criterio che non sia oggettivo, ma condiviso socialmente.
Gli antichi (Cicerone) dicevano che i fini del diritto sono, in positivo, indurre i consociati a comportarsi correttamente e lealmente gli uni con gli altri (honeste vivere) senza danneggiare il prossimo (alterum non laedere) riconoscendo a ciascuno ciò che gli spetta (suum cuique tribuere).
Oggi si usa guardare soprattutto alla composizione di interessi e di valori confliggenti che la regola di diritto sempre tende a realizzare.
Il legame genetico tra ius e iustum significa che la regola di diritto deve essere percepita come giusta, o almeno come accettabile ricerca di giustizia, dai suoi destinatari.
Una regola iniqua, che stride con il sentimento di giustizia diffuso, o anche solo invecchiata, apre sempre un problema di riforma:
la lotta per la giustizia diventa sempre “lotta per il diritto” (Jehring).
Il legame ius-iustitia è anche il legame tra diritto e giudizio.
È coessenziale alla natura del diritto l’esistenza di un soggetto imparziale, super partes, che abbia il compito e l’autorità di decidere chi abbia ragione e chi torto, di pronunciare il diritto (ius – dicere, giuris-dizione)
Introduzione al linguaggio giuridico - P. Zatti
Gli antichi (Cicerone) dicevano che i fini del diritto sono, in positivo, indurre i consociati a comportarsi correttamente e lealmente gli uni con gli altri (honeste vivere) senza danneggiare il prossimo (alterum non laedere) riconoscendo a ciascuno ciò che gli spetta (suum cuique tribuere)...

LSD (Libero e Sovrano Denaro)...

Domanda:
se sei tra quelli che percepiscono questa realtà come ingiusta…
Questo è un fatto, una constatazione che non (ri)chiede analisi e, dunque, pensiero convenzionale né conoscenza. La tua esperienza diretta è solo ciò che conta. Evita di dar fuoco alla miccia della logica.
Il “colore del reale” è quello che (ri)comprendi perfettamente, come se dovessi raccontare lo stato del Mondo ai tuoi figli o ad un “alieno”.

Che cosa racconteresti loro? Consiglieresti loro di vivere “qua”?

Sii sincero. Sii te stesso, al di là… di quello che “pensi”.

Il potere e la... "sua natura".
Se la risposta è “no”… questo è un fatto, che la realtà attuale è “disarmonica”, pertanto… necessita di una (s)volta che, puntualmente, non auto (av)viene.
Perché?
Perché?
Perché?

Una ragnatela da piu di 16.000 metri quadrati.
All'interno della struttura Baltimore Wastewater Treatment Plant migliaia di ragni hanno lavorato a una gigantesca ragnatela che aveva ricoperto oltre 16.000 metri quadri della struttura. Albert Green e la sua squadra di esperti hanno documentato lo spettacolare fenomeno…
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Davide Nebuloni 
SacroProfanoSacro 2014/Prospettivavita@gmail.com