martedì 3 giugno 2014

Sotto alla città? Il Far West.


Sottosuolo di Toronto. Foto di Jeremy Kai
Senza nulla togliere ai suoi meriti e alle sue poco comuni capacità personali, Giovanni Agnelli (senior) muoveva in realtà una solida situazione finanziaria e patrimoniale, idonea ad aprire molte porte e a progettare nuove imprese. La stessa sua presenza giovanile quale ufficiale nell'arma di Cavalleria, a fianco del fior fiore della nobiltà piemontese, costituiva, già di per sé, un indizio non privo di implicazioni…
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Dal punto di vista della “famiglia”… che cosa “apre le porte e smuove le montagne” all’interno della società presente, riuscendo apparentemente a (ri)fondare la società futura, senza in realtà mai cambiare nulla?
Quel giusto mix, di:
  • denaro
  • presenza
  • lignaggio
  • referenze
  • riverenze
  • timing.
Ma, in definitiva, senza quella predisposizione d’animo (Dna, dipendenza) dei “padri fondatori”, che volge tutto verso di sé, interamente coeso a mantener coerenza e grado di totalità rispetto all'imprinting iniziale, anche ricorrendo ad ogni tipo di astuzia, strategia, malizia, opportunismo (vassallaggio)… non si andrebbe da nessuna parte (dal punto prospettico di un potentato familiare in grado di reggere al passaggio del Tempo, delle mode, della politica, etc.).
Insomma, qualsiasi tipo di potere, anche il più apparentemente solido, necessita in continuazione di “oliatura delle sue parti all’interno delle altre parti”, essendo inserito in un “modello concorrenziale e competitivo, senza riguardo per chicchessia”.   
È, ancora, la cosiddetta “catena alimentare” (pesce grosso mangia pesce piccolo). 
Al fine di mantenere saldamente il timone, la “famiglia” (qualsiasi famiglia con a capo una serie di interessi) non ha mai esitato al ricorrere alla forza, continuamente impressa sul e nel tessuto sociale; il quale è sempre stato continuamente mantenuto rigidamente sotto al controllo (prevenire è meglio che curare). 
In SPS è emersa la completa consapevolezza di quel progetto, a lunghissima scadenza, del Nucleo Primo di “terra formare” le 3d, mediante il loro integrale sfruttamento, derivante da una politica di divisione e di inseminazione alle fondamenta di ogni nucleo sociale, del “Modello Far West” (porre almeno una famiglia “mafiosa” all’origine di qualsiasi impianto cittadino globale, in maniera tale da rendere il successivo “fiorire dell’albero sociale” come la sola conseguenza della presenza “mafiosa” stessa).
 

Ovvio, una simile strategia al fine di essere permessa, ottenuta e mantenuta nel Tempo, necessita della presenza non manifesta di un modello di potere (fazione, famiglia), che si “limiti” solo ad ispirare le parti, senza mai divenire parte fisica centrale del reame dimensionale amministrato (qualcosa che la monarchia, ad esempio, ricorda molto da vicino e che la democrazia ricopre, alla vista, in maniera altrettanto sagace).
La regola aurea e cardinale, al fine di rimanere al di là di ogni invischiamento collaterale, derivante indirettamente dalla medesima "politica" adottata in sede di strategia, è quella univoca ed inossidabile di (ri)entrare in un ottica di non manifestazione diretta, all’interno del reame conquistato e da amministrare a propria “immagine e somiglianza” (un dato di fatto che emerge, ad esempio, quando osservi una situazione attraverso l'Analogia Frattale).
Se “tu” non esisti ufficialmente, allora hai maturato un vantaggio assoluto nei confronti di chiunque viva al “ di sotto” di te. No? A quel punto tu potrai limitarti solo ad “ispirare” l’intero tuo sottoposto, senza mai correre il rischio di essere parte in causa di nessuna “(re)azione scatenata dal tuo stesso intento” (è il non offrire possibilità di attrito, come una sorta di tecnologia Stealth). 
Ossia, nessuno ti verrà mai a cercare né per offrirti un’alleanza, né per dichiararti guerra o per dichiararti responsabile per qualche disdicevole effetto della guerra (dei “poveri”) continua, che spira al di là della tua coordinata.
Il risultato derivante dalla tua (non)presenza o (com)presenza è che il tuo “intento” potrà essere spalmato provvidenzialmente nel Tempo, maturando la necessaria “pazienza” derivante dalla tua arguzia di non poter essere preso in considerazione diretta (anticipo).
Al contempo, il tuo “piano” potrà svolgersi prendendo in considerazione, a questo punto, l’intero Pianeta… visto che “nessun umano è in grado di salire più in alto di te, nel rispetto indiretto della tua posizione gerarchica in proiezione radionica/energetica sull’intero Globo”.
Giunti ad un simile “punto”, la Terra intera diventa il tuo scenario naturale. Perché fermarsi all’amministrazione di una Nazione o di un Continente?
Tutto ciò che si svolge ai tuoi piedi è opera tua, ma nella maniera indiretta che, strategicamente, confonde ogni traccia e cancella ogni memoria o essere umano spiacevolmente “fastidioso”.

Dopo avere preso in considerazione le "semplici" cause convenzionali virali (eteree), alla base del genocidio del Ruanda (separazione razziale esterna e poi auto separazione razziale interna e… guerra), è possibile trovare versioni analoghe alla radice di ogni conflitto (ri)entrante in quella “strategia della tensione” che il Nucleo Primo irrora capillarmente entro il proprio impero (non classificato né classificabile attraverso nessun “senso” permesso dall’osservazione del Mondo, dal punto prospettico deviato dell’attuale Massa umana schierata lungo la scacchiera della palude 3d attuale).
Qualcosa che viene avanti nel Tempo, perlomeno dalla fine dell’ultima grande era glaciale (Uno).
Nell’articolo di venerdì scorso, hai potuto prendere atto del modello (ri)petitivo nel quale sei e che ti (pre)vede, ormai, nella veste unica di diretto responsabile di/per tutto quello che accade in te e dentro di te, ma inquadrato in un modello quantistico di “onda e particella”, apparentemente indistinte, difficili da prendere in considerazione allo stesso Tempo
Qualcosa permesso da un “dispositivo” che realizza e mantiene in auge il movimento di rotazione delle tue versioni che, ad un certo punto, “sono sempre te (karma) ma anche no (libero arbitrio)”.
La tua versione più consapevole è quella che “ricorda” e che, dunque, ha scoperto ed utilizzato il "dispositivo" per prima. 

Il Nucleo Primo è una versione di te in “vantaggio Temporale” su di te.
Ciò ti toglie ogni responsabilità per quello che è accaduto, accade ed accadrà all’intero Pianeta?
Ciò ti toglie ogni responsabilità per quello che è accaduto, accade ed accadrà a te stesso?
Ciò ti toglie ogni responsabilità per quello che è accaduto, accade ed accadrà alla tua famiglia?
Ciò ti toglie ogni responsabilità per quello che è accaduto, accade ed accadrà nei tuoi "dintorni"?
Assolutamente… no. Tu sei il “centro” ma non lo (ri)cordi. Perché? Perché la tua frammentazione è stata (ri)portata all’interno dei “giri delle tue generazioni" (Vita dopo Vita) e, fra queste, almeno una… ha deciso in maniera “altra”, rispetto al semplice roteare generazionale (senza filtro né attrito alcuno).
Il Nucleo Primo è una versione di te, in anticipo su di te, che ha deciso di porre un filtro sulla tua linea di continuazione, concretizzando l’intera replica (clonazione) e deviazione della tua dimensione non polarizzata, in una dimensione coerente con la sua (non)presenza caratterizzata da Tempo e Storia deviati.
Perché lo ha fatto? Perché era possibile farlo e, prima o poi, sarebbe successo. Questa esperienza diventa, dunque, estremamente auto conoscitiva, dal momento in cui l’intero “gomitolo” (insieme) verrà interamente (ri)composto/(de)codificato.

Un “pezzo alla volta” o, meglio, frattalmente.

La storia si (ri)pete ma mai nello stesso modo (strategia).
Nel 2001 il Museo Commemorativo dell'Olocausto degli Stati Uniti ha inserito la Cecenia nell'elenco dei genocidi:
La Cecenia è stata devastata, inclusa la quasi totale distruzione di Groznyj, la capitale cecena. L'artiglieria russa e l'aviazione ha indiscriminatamente martellato aree civili. Le organizzazioni per i diritti umani hanno anche documentato diversi massacri di civili ceceni da parte delle unità russe.
Il Presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Cecenia è pacificata dalla primavera del 2000.

Ma la pace per i civili ceceni è stata elusiva, vittime di una continua guerra di logoramento. Essi sono afflitti dagli abusi commessi dalle forze russe - arresti arbitrari, estorsioni, torture, omicidi. I civili ceceni soffrono anche perché non sono stati sostenuti per ricostruire i servizi sociali di base come l'educazione. I ribelli ceceni hanno commesso anche loro abusi sui civili, ma mai con lo stesso peso o con la stessa intensità delle forze russe…
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Leggi “strategia della tensione” = ciò che serve per mantenere lo status quo che, evidentemente, altro non è che “il ritornello che ti mantiene lontano da te stesso”…
Osserva cosa crea uno "stato di tensione", in/su entrambe le “sponde” impegnate in un conflitto (direttamente e/o indirettamente, militari e/o civili). È questo il fulcro della strategia derivante dal "non manifesto che gode delle dispute altrui" (concetto di Dio inteso come lontananza ed inaccessibilità relativa al vuoto/distacco delle proprie parti nonché della propria dimenticanza).
Impatto sulla popolazione cecena.
Secondo un rapporto di Medici Senza Frontiere del 2006, "la maggioranza dei ceceni attraversa ancora una vita oppressa da paura, insicurezza e povertà". 
Un'indagine del 2005 di Msf dimostrò come il 77% degli intervistati soffriva di "disagio psicologico riconoscibile dai sintomi". Nel 2008 il tasso di mortalità infantile era del 17 per mille, il più alto di tutta la Russia. Ci sono resoconti del crescente numero di malattie genetiche nei bambini e di malattie sconosciute tra gli scolari. Un bambino su 10 è nato con difetti che necessitano di cure. Alcuni bambini i cui familiari potevano permetterselo sono stati mandanti nella vicina Repubblica del Dagestan dove le cure sono migliori; la Cecenia manca di sufficienti strumenti nella maggior parte delle sue strutture mediche

Secondo l'Unicef, dal 1994 al 2008 circa 25.000 bambini hanno perso uno o entrambi i genitori. Un'intera generazione di bambini ceceni sta mostrando sintomi da trauma psicologico. Nel 2006 il vice-ministro della salute ceceno filo-russo disse che i bambini ceceni erano diventati un "esempio vivente" di cosa significa crescere con la minaccia costante della violenza e una povertà cronica. Nel 2007 il ministero degli interni ceceno aveva identificato 1000 bambini di strada e il numero è in aumento. 

Secondo le statistiche ufficiali il tasso di disoccupazione in Cecenia nell'agosto 2009 era del 32,9%. Nonostante rimanga il secondo tasso più alto della Russia è stato quasi dimezzato rispetto al 2007. Molte persone sono senza casa perché distrutte dalla guerra e non hanno ricevuto i fondi per ricostruirle. Le infrastrutture distrutte nel corso delle due guerre non furono soltanto di tipo sociale come ospedali e abitazioni ma anche di tipo educativo e culturale

Tuttavia gli sforzi per la ricostruzione stanno procedendo più rapidamente rispetto agli anni passati, con la costruzione di nuove case, infrastrutture e strade nella gran parte della regione. Governo, società e commercio sono ancora schiacciati dalla corruzione, sequestri di persona, estorsioni e altre attività criminali; le stime russe affermano che la criminalità organizzata è due volte più forte della media e il governo è percepito come corrotto e incapace di dare risposte

Centinaia di migliaia di ceceni sono stati sfollati durante il conflitto, la maggior parte all'interno della stessa Cecenia e nelle repubbliche confinanti, ma migliaia si sono spostati verso altri paesi, nel 2008 la maggioranza di questi risiedeva negli stati dell'Unione Europea.

Impatto sulla popolazione russa.
Lo scoppio della guerra aumentò la popolarità di Vladimir Putin, diventato Primo Ministro da un mese. Con il passare del tempo la guerra divenne meno popolare: secondo un sondaggio del marzo 2007, il 70% dei russi riteneva che si sarebbe dovuto negoziare con i guerriglieri, mentre il 16% pensava che la guerra dovesse continuare. La guerra ha comportato cambiamenti profondi nella politica e nella società russa.
Sin dallo scoppio della guerra nel 1994 si registrarono in tutta la Russia casi di giovani soldati che ritornarono traumatizzati dal conflitto. Psichiatri, giornalisti e ufficiali di polizia chiamarono questa situazione "sindrome cecena", trovando un parallelo con i disturbi post traumantici sofferti dai soldati sovietici che combatterono in Afghanistan. Secondo Jurij Aleksandrovskij, vicedirettore dell'Istituto Serbskij di Mosca (un ospedale psichiatrico), nel 2003 almeno il 70% dei 1,5 milioni di veterani di guerra soffriva della "sindrome cecena". Molti di questi ritornarono all'alcolismo, o divennero inabili o soffrirono di disturbo di personalità. Migliaia ebbero disabilità psicologiche permanenti e solo in piccola parte furono aiutati dallo stato.

Secondo degli studi del 2007 di Memorial e di Demos (organizzazioni umanitarie russe) i poliziotti russi persero competenze e qualifiche durante il periodo in cui erano in servizio. Il conflitto era legato alla crescente brutalità e criminalizzazione delle forze di polizia. Secondo attivisti per i diritti umani e giornalisti decine di migliaia di uomini della polizia e delle forze di sicurezza che stettero in Cecenia impararono modelli di brutalità e impunità che esportarono nelle regioni di provenienza; spesso questi uomini tornarono mostrando problemi psicologici e di disciplina
In un sondaggio di livello nazionale del 2005 è risultato che il 71% non ha fiducia nelle forze di polizia mentre il 41% ha espresso paura della brutalità della polizia. 
Le guerre in Cecenia e gli atti di terrorismo che hanno colpito la Russia sono le principali cause dell'aumento dell'intolleranza, della xenofobia e del razzismo tra la popolazione russa, diretti soprattutto verso soggetti di origine caucasica. Gli omicidi commessi ufficialmente su base razzista sono più che raddoppiati tra il 2003 e il 2004. Tra gli atti di violenza commessi su base razzista ci fu anche un atto terroristico, nel 2006 un gruppo ultra-nazionalista fece esplodere una bomba a Mosca in un mercato frequentato soprattutto da stranieri di origine orientale uccidendo 13 persone. 

Nel 2007 un diciottenne rivendicò la responsabilità di 37 omicidi commessi su base razziale affermando che fin dai tempi della scuola aveva sempre odiato le persone del caucaso. Il 5 giugno 2007 a Stavropol nel sud-ovest della Russia si tenne una manifestazione anti-cecena che chiedeva l'espulsione dei ceceni in seguito all'uccisione di due giovani russi, reato che la gente credeva commesso da ceceni

L'evento riportò alla mente quando nel 2006 a Kondopoga nella Repubblica di Carelia dove per un conto non pagato due russi vennero uccisi in un locale gestito da ceceni e si ebbero momenti di grande tensione. Un altro settore dove la violenza razzista è diffusa è all'interno delle forze armate russe dove i caucasici sono discriminati, mentre un tempo erano considerati tra i migliori soldati
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Ogni atto è premeditato da un punto prospettico attualmente non manifesto. Nulla escluso… A livello simbolico tutto lascia un segno ben preciso:
qualcosa di molto simile all’effetto di un sasso che viene lanciato nell’acqua.
"Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati alla vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra di loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni"...
Grammatica della fantasia, Gianni Rodari
La battaglia di Grozny aveva scioccato la Russia e il mondo provocando dure critiche verso la guerra. Gli osservatori internazionali dell'Ocse descrissero la scena come una "catastrofe inimmaginabile", l'ex leader sovietico Michail Gorbačëv definì la guerra una "vergognosa avventura sanguinaria" e il cancelliere tedesco Helmut Kohl "pura follia"
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Le agenzie per l'ambiente hanno segnalato come la Cecenia in seguito alla guerra abbia subito un disastro ambientale. Un ex assistente di Boris El'cin crede che le bombe russe abbiano reso la Cecenia un "deserto ambientale". Vi è particolare preoccupazione per il petrolio e gli inquinanti liberati dalle fogne danneggiante durante la guerra, per le radiazioni e gli inquinanti chimici diffusisi in seguito ai bombardamenti su deposti chimici. Gli animali selvaggi che vivevano nelle foreste della Cecenia si sono spostati in altre zone in seguito ai bombardamenti.
Nel 2004 il governo russo ha dichiarato un terzo della Cecenia come "zona di disastro ecologico" e un altro 40% come "zona di estremo pericolo ambientale"…
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Quanti “atti di genocidio” occorrono per “fare un genocidio”?
Accadde in aprile

Fare “terra bruciata” è un modello di distruzione radicale che emerge dal passato (ad esempio, quando Roma cancellò Cartagine). Ogni "sotto area imperiale" ha, nel Tempo, assunto gli effetti di una presenza censoria capace di filtrare le “diversità” e di piegarle al proprio punto di presenza centrale (l’ex impero sovietico al suo interno, gli Usa al loro interno, l’Europa al suo interno, la Cina, l’India, il Brasile al loro interno, i “paesi arabi” al loro interno, etc.).
La Cecenia è la regione più contaminata da mine terrestri del globo
Nel corso degli anni le autorità politiche e militari russe annunciarono più volte che la guerra era finita. Nell'aprile 2002 il presidente Vladimir Putin annunciò che la guerra era terminata; il governo russo ha mantenuto come data di fine guerra aprile 2002 e da allora ha predisposto una vasta operazione di pace
I separatisti negano comunque che la guerra sia finita e l'attività di guerriglia continua in tutto il caucaso del nord…
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Che cosa è terminato? Quale tipo di conflitto?

Quello che ha posto le basi della distruzione alla “base” della razza cecena.
Non, certamente, quello che deve continuare ad andare avanti, in qualità di apparente guerra per la propria indipendenza e sovranità (effetto illusorio che mantiene quello stato della tensione inteso dalle varie fazioni gerarchizzate, che mantengono ogni area del Mondo “sulla corda”).
Credi sia possibile che il male in una certa misura non si ripeta?
Assolutamente no. Il male si ripete ogni giorno, semplicemente cambia luogo e tempo, si sposta per i diversi continenti. Così è stato e così sarà, ma ognuno deve combattere contro questo e deve decidere dentro di sé cosa vuole fare e come vuole comportarsi.

E per quanto riguarda la Cecenia in particolare?
Queste guerre vanno avanti da quattrocento anni, a volte si calmano, a volte iniziano di nuovo, e andrà avanti così finché la Cecenia e la Russia non definiranno i loro rapporti, qualsiasi essi siano, finché la Cecenia non sarà indipendente, o anche non completamente indipendente, e finché la Russia non capirà che per il suo impero è giunta l'ora di liberarsi di questa colonia, perché di guerra coloniale si tratta
Possono chiamarla guerra al terrorismo o guerra per l'integrità della Russia, oggi è di moda il nome terrorismo quindi si parla di guerra contro i terroristi, ai tempi di Stalin si chiamavano banditi, con gli zar selvaggi.
Fino a che la situazione non sarà risolta a livello di politica nazionale, queste guerre, questo male, questa crudeltà si ripeteranno perché si è sparso troppo sangue, le differenze e l'odio sono troppo grandi e perché il diritto alla libertà e alla propria terra è un diritto primordiale dato da dio che i ceceni e tutti i popoli colonizzati devono ottenere. La Cecenia è una terra colonizzata e la Russia è un impero che non vuole perdere una colonia, è l'ultimo impero in Europa e la Cecenia è l'ultima colonia d'Europa. Prima o poi la Russia dovrà lasciarla: se questo sia un bene o un male per la Russia o per la Cecenia è un altro discorso, ma prima o poi succederà.

Ti sei mai data una risposta a come sia stato possibile così tanto male?
Non credo di averlo ancora capito, ma alcune cose semplicemente non si possono capire
Ad esempio, nel 1995, i militari hanno completamente raso al suolo il mio paese natale Samaški bombardandolo per tre giorni, e il terzo giorno hanno iniziato un rastrellamento per eliminare chi era rimasto ancora vivo. Presero anche mio padre, che allora aveva settantacinque anni. Quando tornammo nel villaggio non c'era nemmeno una casa che non fosse completamente bruciata, ovunque c'erano cadaveri di uomini e animali, sangue, di tutto.

Tuttora non capisco perché l'hanno fatto: era un semplice paese come un altro dove non c'erano guerriglieri o obiettivi strategici. C'è solo una spiegazione: l'hanno fatto per rabbia, per dimostrare che potevano farlo, per far sì che i ceceni si arrendessero e la guerra finisse. Posso capire un soldato che spara al suo nemico in guerra, ma non capisco la crudeltà animale, non capisco perché squartare a coltellate le vittime, perché ammazzare i bambini e violentare le donne. E la cosa interessante è che poi quei soldati vanno a casa e sono affettuosi con i loro figli, le loro mogli e madri e gli portano come regali cose che hanno rubato in Cecenia.

In un tuo testo, hai scritto che nonostante tutto hai continuato a sentire la tua appartenenza al genere umano. Cosa ti ha aiutato più di tutto in questo?
Vedere persone diverse. Non vedevo solo dei boia, e ne ho visti in vita mia, ma vedevo anche persone semplici che non hanno perso le loro qualità umane. Credo che anche nelle condizioni più terribili una persona abbia la possibilità di rimanere uomo e non trasformarsi in una bestia: ci sono cose che nemmeno le bestie fanno, ma le persone sono capaci di fare. Ci sono sempre sia il bene che il male: le persone buone sono la maggioranza, solo che i cattivi si fanno sentire di più, sono più aggressivi.

Cosa pensi quando si parla di genocidio dei ceceni?
Non ho il minimo dubbio che si sia trattato di un processo voluto finalizzato all'eliminazione non solo dei ceceni, ma anche della loro cultura. I primissimi giorni della prima guerra tra i primi edifici intenzionalmente bombardati ci furono musei, l'archivio e la biblioteca nazionali, tutti i dipartimenti e gli archivi dell'Università, la filarmonica e altre importanti entità culturali. Hanno ammazzato scrittori, artisti, tutte le energie più forti, il potenziale del popolo, la gioventù, gli uomini, hanno troncato un'intera generazione. Ai posti di blocco facevano sparire apposta i ragazzi giovani e in salute. È un'intenzione che c'è sempre stata anche in passato ed è tuttora viva.
Questo processo viene portato avanti anche ora che teoricamente non c'è la guerra?
Teoricamente non c'è; la guerra non sta attraversando una fase attiva, ma quello che hanno fatto negli anni precedenti è già abbastanza. La guerra ha fatto più di 250 mila vittime (su neanche un milione che eravamo) e altri 200 mila profughi sparsi per il mondo non si sono ancora organizzati come diaspora, cosa per cui ci vorranno ancora dieci o vent'anni. Oggi non c'è la necessità di bombardare
per altri trent'anni possono riposare e aspettare che i ceceni raccolgano le forze e cresca un'altra generazione. Non hai idea di quanto tempo e quante forze servano a un popolo piccolo come il nostro per ricostruire tutto ciò che di materiale e immateriale è stato distrutto.
Che cosa sai?
Che cosa si annida all’origine dell’attuale società?
Su cosa (af)fonda la società e, dunque, anche te?
Basta scegliere, anche "a caso", all’interno del corso della storia deviata. Infatti, non cambia mai il modello all’opera (Far West). Ad esempio…
Il Ducato di Milano (1395-1796), detto anche Ducato di Milano e Mantova (dal 1708), fu un antico Stato dell'Italia settentrionale che comprese per secoli la metà circa dell'attuale regione Lombardia oltre al Canton Ticino e alla Mesolcina oggi in Svizzera. Aveva piccole porzioni delle regioni Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana…
I Visconti: i fondatori del Ducato.
Le sorti di Milano si intrecciarono sin dal XIII secolo con quelle della Casa dei Visconti, i quali ripresero la politica di espansionismo territoriale ereditata dal Comune ambrosiano. Uno fra i primi esponenti viscontei a guidare la città lombarda fu Ottone Visconti, eletto arcivescovo nel 1262 e che sconfiggerà i Della Torre nella Battaglia di Desio nel 1277. Nella prima metà del secolo successivo i suoi nipoti e pronipoti giunti al governo di Milano (Matteo, Galeazzo I, Azzone, l'arcivescovo Giovanni) allargarono l'area d'influenza viscontea sulle regioni circostanti. Un'eguale politica di allargamento e consolidamento fu perseguita nella seconda metà del secolo dai loro successori (Matteo II, Bernabò e Gian Galeazzo)...

Il Ducato visconteo (1395-1447).
Dopo un periodo contrassegnato da tensioni fra i vari membri della potente famiglia, Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò, nel 1385 con un colpo di mano giunse al potere e, via via, unificò i vasti domini familiari sparsi nell'Italia settentrionale.
Si dice che i territori soggetti al suo dominio fruttassero a Gian Galeazzo in un anno - oltre la rendita ordinaria di 1.200.000 fiorini d'oro - altri 800.000 di sussidi straordinari...
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Chi “furono” i Visconti, ai quali “oggi” l’area lombarda allargata deve una parte del proprio “carico”?
I Visconti furono una famiglia che governò Milano durante il Medioevo e all'inizio del Rinascimento, dal 1277 al 1447

Furono signori di Milano fino al 1395, anno in cui il sovrano del Sacro Romano Impero Venceslao di Lussemburgo conferì a Gian Galeazzo Visconti il titolo di duca di Milano. Il ramo principale dei Visconti dominò la scena politica dell'Italia settentrionale fino al 1447, alla morte senza eredi legittimi di Filippo Maria Visconti; ai Visconti subentrarono gli Sforza, per il matrimonio di Francesco Sforza con Bianca Maria Visconti, figlia legittimata dell'ultimo duca
Si ipotizza che il personaggio dell'Innominato nel romanzo "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni sia stato ispirato da un facente parte della famiglia Visconti
Le origini.
I Visconti nel periodo del loro massimo splendore alimentarono le più fantastiche leggende sulle proprie origini. La creazione di genealogie fantasiose all'epoca era di moda, in realtà le origini del ramo della famiglia Visconti che per secoli dominò Milano sono molto più prosaiche e modeste, i Visconti erano infatti i signori di Massino (l'attuale Massino Visconti), piccolo villaggio sulle rive del lago Maggiore, in cui risultano presenti dal XII secolo come vassalli arcivescovili
Il cognome deriva dal latino vice comites, che significa vice conti.
In termini storici si ritiene che si trattasse di una delle famiglie di capitanei che l'arcivescovo Landolfo (979-998) investì dei feudi detti caput plebis. La documentazione relativa risale al 1157 e da essa risulta come i Visconti fossero titolari del capitanato di Marliano (l'odierna Mariano Comense). In epoca coeva, comunque prima del 1070, ottennero l'ufficio pubblico di visconte che poi diventò ereditario in tutta la discendenza maschile… 
Dopo la nomina di Gian Galeazzo Visconti a duca di Milano, i Visconti affidarono ai letterati di corte la redazione della leggenda relativa alla genealogia familiare che faceva risalire le origini ad ascendenze troiane individuando come capostipite Anglo, figlio di Enea, a cui venne attribuita la fondazione di Angera…
Le fortune dei Visconti iniziarono nel 1262, quando Ottone Visconti fu nominato arcivescovo di Milano. La nomina fu piuttosto casuale, Ottone venne infatti nominato da un intervento della curia papale che per sedare i conflitti interni al capitolo metropolitano, normalmente incaricato della nomina, decise di nominare un esterno. Ottone, che all'epoca era il cappellano del cardinale Ottaviano degli Ubaldini, per oltre 15 anni non poté entrare in città dove era in corso una lotta di potere fra il partito aristocratico che voleva strappare il controllo del Comune ai populares guidati dai Della Torre…
 
Dall'iniziale congregazione di città sottoposte al dominio di un unico signore, Giovanni e Luchino ma soprattutto Gian Galeazzo e Bernabò, tramite un'intensa attività di consolidamento della loro supremazia attuata con il ridimensionamento delle autonomie locali e l'attrazione nella loro orbita delle molteplici piccole signorie rurali crearono una sorta di struttura statuale...

Dopo la morte di Gian Galeazzo nel 1402 il Ducato - che aveva raggiunto la sua massima espansione - passò ai suoi figli Giovanni Maria (morto nel 1412) e Filippo Maria (morto nel 1447), ma il dominio, che Gian Galeazzo aveva messo insieme con ogni sorta di violenze, andò in pezzi, e a mala pena poterono essere conservate le province più vecchie che lo componevano.

La linea Ducale di Milano si estinse nella linea maschile con la morte di Filippo Maria nel 1447 ed il Ducato passò (dopo la breve esperienza della Repubblica Ambrosiana) a Francesco Sforza, il quale aveva sposato la figlia illegittima di Filippo, Bianca Maria. In linea femminile legittima, i Valois-Orleans, quali discendenti di Valentina Visconti, vantavano seri diritti su Milano, diritti che furono fatti valere da Luigi XII di Francia agli inizi del XVI secolo.

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La linea Ducale di Milano si estinse nella linea maschile… (che cosa “continua”? In linea femminile legittima... ).
Il cognome è sotterraneo quando si tratta della continuazione femminile. Un modo come un altro per far passare inosservato il passaggio del testimone e, dunque, del potere (successione), oltre a tutto ciò che prosegue (passaggio dai Visconti agli Sforza) quando i Tempi sono maturi per la trasmissione consequenziale dell’imprinting.

Cambiare tutto per non cambiare niente.
L'Aurea Repubblica Ambrosiana (1447-1450).
Alla morte di Filippo Maria, ultimo dei Visconti (agosto 1447), fu istituita la cosiddetta Aurea Repubblica Ambrosiana, una forma di governo repubblicana istituita da un gruppo di nobili milanesi.
La Repubblica affidò la difesa contro Venezia a Francesco Sforza che, dotato di notevoli capacità strategiche, approfittò della crisi della repubblica per farsi nominare Duca di Milano (25 marzo 1450)…
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Il “modello” in corso d’opera non è mai cambiato. La società è minata alle fondamenta. Del resto, frattalmente, chi si interessa a cosa esiste al di sotto della città nella quale vive?
Vassallo.
Nel mondo medievale antico, per vassallo, dal latino medievale vassallum, derivato da vassus ("servo"), di origine germanica (da gwas, che significa "giovane, garzone, valletto"), si intende colui che, in qualità di concessionario, riceve dal sovrano (il concedente) l'affidamento di incarichi amministrativi e, contemporaneamente, la gestione di territori, prestando in cambio un giuramento di obbedienza e fedeltà, oltre allo svolgimento delle funzioni amministrative delegate dal sovrano...
Contesto storico.
Una delle premesse della nascita del feudalesimo, e quindi del rapporto di vassallaggio sta nella crisi dell'Impero romano, che sollecita la formazione e l'allargamento di clientele attorno ad un capo. Il senso di insicurezza che invase il mondo antico dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente accrebbe il peso di forme sociali diverse da quelle fiorite nel mondo antico, il feudalesimo fu una di queste…
Al suo apice, ma persa la genuinità e la forza delle origini, il rapporto vassallatico degenerò nella molteplicità degli omaggi, contraddicendo la sua natura di legame tra due persone
Le cariche feudali ormai contavano più del legame e della dedizione a colui che le conferiva. Quest'ultimo mirava a sua volta solo ad esigere il servizio del vassallo, e non a considerare il patto bilaterale. Dopo il generale allentamento del vincolo, rimanevano solo il potere ed il desiderio di ricchezza a connotarlo. Proprio in quel tempo si codificò il comportamento di chi intratteneva rapporti feudali, che segna la saldezza delle caratteristiche di vita che il legame vede stimolate. La vocazione guerriera viene progressivamente privilegiata, diventando segno di distinzione sociale, anche se da sempre prerogativa del nobile. L'attitudine alle armi segnerà ancora per secoli l'educazione del nobile, anche quando verranno meno del tutto i vincoli feudali.
Il giuramento vassallatico.
Il rito del giuramento vassallatico consisteva nell'immixtio manuum: il signore prendeva le mani giunte del vassallo nelle sue.
"A tal signore magnifico io, il tale. Poiché si sa benissimo da parte di tutti che io non ho di che nutrirmi o vestirmi, io ho richiesto alla pietà vostra, e la vostra benevolenza me lo ha concesso, di potermi affidare e accomodare al vostro mundio, e così ho fatto; cioè che tu debba aiutarmi e sostenermi, tanto per il vitto quanto per il vestiario, secondo quanto io potrò servire bene e meritare; e, finché io vivrò, ti dovrò prestare il servizio ed ossequio dovuti ad un uomo libero e non potrò sottrarmi per tutta la mia vita alla vostra potestà o mundio, ma dovrò rimanere finché vivrò nella vostra potestà e protezione".
Dalle Formulae Turonenses
C’è un “patto” alla base della società umana. Se questo patto è visibile sino ad un certo livello, esso scompare al di là dell’orizzonte convenzionale dettato dalla “tradizione” (moda, tendenza, credo, etc.).
Tra Nucleo Primo e sottopoteri esiste lo stesso tipo di patto, solo che in questo caso… i sottopoteri non ne sono coscienti, affinché ognuno possa recitare al meglio ciò che a livello inconscio è stato in precedenza attuato e formalizzato dalla (non)presenza stessa, del Nucleo Primo: il Signore.
Trattasi, dunque, di un patto che affonda in una seduzione ipnotica e in una (ri)programmazione che, ad esempio, il film d’animazione “Ralph Spaccatutto” illustra alla perfezione.
Visconti.
La grande fortuna raggiunta inaspettatamente alla fine del sec. XIII dalla famiglia Visconti, fino allora modesta, fece presto sorgere delle leggende sulla sua origine, create dall'adulazione cortigiana, o promosse dagli stessi signori.
Questo castello di favole prese maggior consistenza, per la vanità dei rami collaterali rimasti a Milano, in quel terreno fertile di genealogie fantastiche che fu l'età spagnola. La leggenda cominciò attorno alla insegna viscontea della vipera che ingoia un rosso saraceno...

La leggenda trecentesca risalì anche più addietro con fini non di sola vanità:
nella lotta dei Visconti con la Chiesa milanese e il papato, si cercò di giustificare le usurpazioni dei beni arcivescovili, di cui era un centro importante la rocca di Angera (a 25 km. da Varese) facendo discendere i Visconti da una fantastica famiglia dei conti di Angera (discendente da Alione figlio del re Milio!) cui papa Gregorio Magno (nel 606!) avrebbe concesse le corti regie del comitato di Milano, Monza, Treviglio, ecc., e fra esse Angera.
Essendo stato uno di questi conti, Galvano, con i suoi parenti, difensori di Milano contro il Barbarossa tradita dall'arcivescovo, o giustiziato o deportato in Germania, i pochi superstiti non si dissero più conti ma visconti:
l'occupazione di Angera era quindi una rivendicazione legittima non un'usurpazione
Questa fantasia (che fu ancora sviluppata col far fondare Angleria da Anglo nipote di Enea) non meriterebbe neppure un cenno, se Gian Galeazzo Visconti non avesse chiesto e ottenuto dall'imperatore Venceslao (1397) il riconoscimento di questa discendenza insieme con il titolo di conte di Angera e non avesse perciò dato al figlio Filippo il nome di Anglo: la genealogia, con le 43 generazioni dall'eroe Anglo a Galvano, è celebrata nell'orazione ufficiale per i funerali di Gian Galeazzo il 20 ottobre 1402. 

Due genealogisti del sec. XVII, G. A. Galluzzi e Bianchini cercarono di puntellare queste favole mescolando a documenti veri molte falsificazioni, e ricollegando i Visconti anche a re Desiderio. Risorti gli studî storici, G. Giulini già nel sec. XVIII rifiutò ogni fede alla leggenda, cercando invece di ricollegarli a un Valderico Visconte dell'863, ma è difficile ammettere che l'ufficio vicecomitale restasse fisso in una famiglia per quasi tre secoli in mezzo a tante catastrofi politiche.
Le origini storiche della famiglia si possono, come ipotesi, far risalire alla fine del sec. X quando l'arcivescovo Landolfo (978-98) costretto dall'avidità delle famiglie dei vassalli, concesse alle più prepotenti i feudi detti "caput plebis" ossia quella parte della decima delle varie pievi che era riservata all'arcivescovado, dando così origine al gruppo dei valvassori maggiori, o "capitanei". 
Attorno al feudo della decima del "caput plebis" si andò sviluppando un diritto di signoratico sulle terre e sugli abitanti della pieve stessa.

Da una sentenza del 1157 risulta che la famiglia dei Visconti possedeva un terzo della decima della pieve di Marliano (ora Mariano), e, per il confronto con la situazione di altre famiglie di capitanei, è lecito concludere che la famiglia doveva aver ricevuto questo feudo nella distribuzione fatta da Landolfo. Col capitaniato di Marliano la famiglia V. entrava nella "militia sancti Ambrosii", ossia fra i feudatarî dell'arcivescovo. 
Un poco dopo, in epoca imprecisata, essa dové ottenere l'ufficio di visconte e renderlo ereditario: a questo era connesso il beneficio dei diritti fiscali sui pesi e le misure e la "curadia", tassa di mercato: di questi diritti i Visconti appaiono ancora in possesso nel 1215 e nel 1256, anno in cui li rivendicano di fronte al Comune…
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Che differenza c'è rispetto ad oggi? Cosa c’è alla base di ogni società? Questo modello (Far West, perché “lì” è estremamente ben visibile):
le origini storiche della famiglia si possono, come ipotesi, far risalire alla fine del sec. X quando l'arcivescovo Landolfo (978-98) costretto dall'avidità delle famiglie dei vassalli, concesse alle più prepotenti i feudi detti "caput plebis" ossia quella parte della decima delle varie pievi che era riservata all'arcivescovado, dando così origine al gruppo dei valvassori maggiori, o "capitanei"…
  • costretto
  • dall'avidità delle famiglie dei vassalli
  • concesse alle più prepotenti i feudi…
I Visconti si sono estinti, oggi? Calcola che, dal punto prospettico del Nucleo Primo, nessuno è necessario. Tuttavia, un certo “ceto” continua a godere ancora per del Tempo, sino alla propria naturale auto distruzione, come qualsiasi altro umano, di un certo “privilegio”, che lo segue in maniera utile all’insabbiare il Modello Far West di terra formazione e continuazione del potere sottinteso per “vassallaggio” (patto).
Allegra Agnelli Caracciolo di Castagneto (Vigolzone, 28 giugno 1945) è una filantropa italiana. È vicepresidente dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), e presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro…
Nata al castello di Grazzano Visconti di Vigolzone, è figlia di Don Adolfo Caracciolo (Napoli 1905 - Roma 1968), patrizio napoletano, e di Donna Anna Visconti di Modrone dei duchi di Modrone e duchi di Grazzano Visconti (Milano 1903 - Grazzano Visconti 1977). È nipote del regista Luchino Visconti.
Si è sposata nel 1974 con Umberto Agnelli, divorziato da Antonella Bechi Piaggio e cognato della cugina Marella Agnelli. Dal matrimonio sono nati due figli Andrea e Anna (1977).
Il 27 maggio 2004 rimane vedova di Umberto. Nel 2005 lei e i figli si spartiscono l'eredità azionaria del gruppo Fiat: ad Allegra spetta l'1,14%...
Link http://it.wikipedia.org/wiki/Allegra_Agnelli
Le versioni di te vorticano attorno ad un centro (permesso dal "dispositivo"), dando luogo al vortice di auto contenimento, dal quale è sempre più complesso tornare a (ri)solvere l’intreccio, che ti vede contemporaneamente “onda e particella”.

Conosci te stesso.

Un programma utile a (ri)comprenderti.

Perché SPS utilizza la particella “ri” tra parentesi?
Perché tutto “gira attorno ad un vertice/vortice” non manifesto, se non nelle tue sembianze, come la punta dell’iceberg che emerge dal pelo dell’acqua nasconde la sua mole maggiore.
Il riflesso della superficie offusca la “ragione”, (ri)colorando tutto d’altre tinte fuorvianti.
Alla fine, nella sua estrema sintesi, tu stai (ri)percorrendo tratte già percorse più e più volte. Tutto quello che “fai” lo hai già fatto, ma… ogni volta mettendoci ingredienti diversi. Il passato si (ri)pete ma tu hai la possibilità di (ri)solverlo all’interno del suo reame, alla luce della tua presenza sempre più consapevole, centrale, sovrana ed auto (ri)cordante.
Nulla è perso per sempre, perché tutto conserva una memoria…
Davide Nebuloni 
SacroProfanoSacro 2014/Prospettivavita@gmail.com