lunedì 21 giugno 2010

Semplice come trasmutare ogni "cosa" in oro.



In seguito ad una apertura della visione del flusso del tempo, a cui sono andato incontro a cuore aperto, oggi, mi ritrovo a riflettere al concetto di “sofferenza”; per diretta connessione il pensiero va a Sant’Agostino. Cercando in “rete” ho trovato questo:

La regola di S. Agostino.
Premessa.
1. Fratelli carissimi, si ami anzitutto Dio e quindi il prossimo, perché sono questi i precetti che ci vennero dati come fondamentali.
2. Questi poi sono i precetti che prescriviamo a voi stabiliti nel monastero.
Capitolo 1 - Scopo e fondamento della vita comune.
3. Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate una sola anima e un sol cuore protesi verso Dio.
4. Non dite di nulla: "E' mio", ma tutto sia comune fra voi…
Fonte: MonasteroVirtuale

Procedendo nella lettura mi sono subito fermato; perché? Perché c’è qualcosa dentro di me che si oppone alle regole e, ciò che caratterizza lo scritto successivo è solo una successione di regole e puntualizzazioni. Preferisco dunque fermarmi a queste poche righe appena citate. Esse sono altamente rappresentative dello spirito originario della “verità” e raccontano in maniera semplice il “succo” del discorso.

Dunque la semplicità e la sofferenza.

Sembra che queste due caratteristiche, se applicate all’esperienza di Vita, possano direzionare molto bene il flusso di energie che ci contraddistinguono. In che modo? Vediamo innanzitutto che la semplicità è come una “base”, la quale è direttamente applicabile ad ogni altra circostanza; è, per così dire, una “proprietà” spalmabile ad una azione. Io posso fare qualsiasi “cosa”, ma come? In maniera semplice o in altro modo.

La semplicità è una colla, un filtro, una modalità, una frequenza…

La sofferenza è una conseguenza. La sofferenza è anche non necessaria, per una entità vivente già caratterizzata da alta consapevolezza e “presenza”. In realtà, quello che possiamo osservare, è che la sofferenza sia per gli umani un passaggio, una tappa quasi obbligata, dal momento in cui la caduta si è protratta oltre certe “misure”. Diciamo che se siamo qua, in Terra, a fare esperienza è perché ancora abbiamo necessità di completarci, dobbiamo, insomma, ancora applicarci e “studiare”. Il sistema vibrazionale o di studio basato sulle sofferenze è molto efficace ma necessita anche, mediamente, di parecchio tempo. Non è, dunque, molto semplice, anche se possiamo disquisire anche su questa affermazione. Io intendo questa frase con lo spirito descritto in precedenza, ossia che la semplicità è un filtro applicabile ad ogni circostanza. Parlando di sofferenza è possibile distinguerla in semplice e complessa, ma lasciamo perdere per adesso.

Esistono altre strade più semplici come il non soffrire, ma non fa, a quanto pare, al caso nostro. A “noi” è sempre piaciuto soffrire prima di comprendere qualcosa a più alto significato esistenziale. Diciamo che la gravità planetaria ha funzionato molto bene nell’opera di annullamento delle nostre memorie angeliche.
Vengo al punto; se qualcuno vi dicesse che nelle vostre Vite passate avete “goduto” di scorciatoie esistenziali, le quali rappresentavano solamente un “baratto” tra il senso dello stare qua e il mero sopravvivere, e che questa modalità di Vita ha, a catena, generato un “debito” e dunque sofferenze a cascata sulle Vite successive e, dunque, anche sul presente, ebbene cosa pensereste? Che sono semplici fantasie? 

Il concetto di giustizia non è umano, ma è insito nella Natura, nella struttura molecolare, armonica, vibrazionale dell’energia del creato. Un simile concetto rappresenta un’altra modalità direttamente applicabile ad ogni costrutto umano, proprio come la semplicità; anzi forse è la semplicità nella sua forma più intima.

Tutto tende al punto di equilibrio rappresentato dalla semplice giustizia.

Noi siamo come i componenti di una formula, di una equazione che devono combinarsi in maniera tale da verificare, dimostrare, il risultato della stessa: ossia che tutto è “giusto”.
Il concetto di “giusto” sottintende al “semplice” concetto di Amore incondizionato e gratitudine; proprio le due parole che “evocano” la migliore vibrazione a cui l’acqua risponde con delle splendide formazioni geometriche.

È tutto così “esposto” a noi: tutto alla luce del Sole… tutto così semplice…
Accettando il fatto che noi siamo eterni, che abbiamo sulle spalle numerose Vite che hanno determinato ciò che viviamo oggi, che siamo oggi, si aprono gli scenari direttamente percepibili; il “teatro” amplia le sue infrastrutture o, meglio, si apre, inonda di nuova luce gli ambiti meno accessibili, più velati.

Per questo motivo “non ricordiamo”. La nostra luce è fioca. Ricordare sarebbe una scorciatoia molto comoda. Per questo esiste il “velo”. Ma ricordare con consapevolezza e responsabilità, con cuore puro non sarebbe una semplice scorciatoia ma una direzione verso la semplicità della “verità”, avendo ben meditato sulle sofferenze intercorse che, in questa ottica, si trasformerebbero in carburante spirituale e non in zavorra o in scoria direttamente percepita come tale.

Il nostro punto prospettico è in grado di trasmutare ogni “cosa” in oro: forse era questa l’angolazione vibrazionale che ha prodotto il concetto di pietra filosofale. Noi siamo pietre “scolpite” nell’equazione del Creatore che assurgono al ruolo di plasmatori di se stessi; in questo senso ci trasmutiamo in semplice “oro” o luce primigenia nel segno evolutivo della nostra presenza nella densità della materia.

Seguiamo la “regola”:
  • amore incondizionato
  • gratitudine
con “filtro” della semplicità.