martedì 24 novembre 2009

Mescolare l'uomo.




Concludiamo oggi la trilogia di articoli sul sangue umano, riprendendo i concetti espressi da Rudolf Steiner nel 1906. Ma prima una riflessione: quanta “modernità” c’è in questa conoscenza? Come il termine “moderno” si muove nel tempo e si mantiene nella eterna particella dell’”adesso”, anche la “conoscenza” si mantiene inalterata nella dimensione dello scorrere delle lancette. La “verità” non teme di essere smentita perché cammina nella luce della creazione, semmai può solo essere velata, oscurata dalle condizioni esistenziali vigenti a “terra”; la verità è il sole che brilla sempre oltre le nuvole. Per questo motivo alcuni libri, concetti, idee, uomini, risultano sempre attuali. Questa chiave di lettura vibrazionale degli “eventi e delle cose” è un buon rilevatore/rivelatore di “verità”. Noi tutti siamo cosparsi di verità, vivendo in una dimensione frutto della verità, fra i due capi della verità, vero l’uno e vero l’altro; eppure ciò che rende difficile scorgerla è il potere dell’illusione di “non essere”. I miraggi tridimensionali legati al mondo dei sensi e della paura ci fanno vivere in un luogo molto “nuvoloso”… e tutto è vero, anche la menzogna, quando non si scorge nemmeno il proprio naso. Nel regno ombroso del dubbio, ci si muove “temendo di cadere”…

Consideriamo l’uomo dalla prospettiva del suo sangue; un essere formato dalla sostanza proveniente dal mondo fisico che lo circonda, un essere nel quale si inseriscano due sistemi nervosi:
  • gran simpatico – tramite il quale un essere sente quello che avviene fuori di lui
  • superiore – tramite il quale un essere sente quello che avviene in lui
Il sangue è l’espressione del corpo eterico individualizzato e attraverso questa individualizzazione nasce ciò che si esprime nell’”Io”. Il sistema della circolazione sanguigna con il cuore, è l’espressione del corpo eterico trasformato. Come il mondo esterno viene interiorizzato mediante il cervello, così mediante il sangue il mondo interiore viene creato a nuovo nel corpo dell’uomo in un’espressione esteriore. Il sangue accoglie le immagini del mondo esterno interiorizzate dal cervello, le trasforma in vive forze formatrici e attraverso di esse edifica il corpo umano di oggi. Osserviamo il processo mediante il quale, il sangue assorbe l’elemento più prezioso che possa prendere dal mondo circostante: l’ossigeno, vale a dire l’elemento che di continuo rinnova il sangue, che gli fornisce nuova vita. In tal modo il sangue viene sospinto ad aprirsi al mondo esterno. Dal mondo esterno al quello interno e viceversa, come ad osservare il principio vitale del respiro. Il sangue si è potuto formare quando l’uomo è riuscito a manifestare se stesso tramite la propria creatività, quando l’”Io” si è potuto esprimere con propria volontà. Nel sangue vi è il principio per il divenire “Io”. Un “Io” può manifestarsi solo quando un essere può dare forma in se stesso alle immagini che egli produce ricavandole dal mondo esterno. Un essere dotato di “Io” deve avere la capacità di accogliere in sé il mondo esterno e di riprodurlo nella propria interiorità. Un essere con sangue sperimenta come cosa propria la sua vita interiore. Lo sguardo dell’”Io” è rivolto verso l’interiorità, verso l’esterno è rivolta la volontà dell’”Io”. Le forze del sangue sono rivolte verso l’interno e lo costruiscono; verso l’esterno esse sono rivolte all’ossigeno del mondo esterno. Il sangue sta a metà fra il mondo interiore delle immagini e il vivente mondo delle forme esterne. Consideriamo due fenomeni:
  1. La discendenza – nel sangue viene come riassunto ciò che si è venuto formando dal passato materiale dell’uomo e nel sangue viene anche prefigurato quel che si prepara nel suo futuro.
  2. L’esperienza del mondo dei fatti esterni – reprimendo la coscienza superiore, l’attività del cervello e del midollo spinale, l’uomo esperimenta l’attività del suo sistema nervoso del gran simpatico, vale a dire esperimenta in una forma ottusa e crepuscolare la vita di tutto il cosmo; il sangue non porta più ad espressione le immagini della vita interiore, trasmesse dal cervello, ma ciò che il mondo esterno ha costruito in lui.
Le forze degli antenati si agitavano ancora nel sangue dell’uomo, facendogli vivere ancora la vita dei suoi antenati; ma ciò avveniva nel passato. La coscienza moderna dell’uomo è cambiata. Nella sua vita diurna di veglia, l’uomo percepisce le cose esterne mediante i sensi e le trasforma in rappresentazioni. Le rappresentazioni esterne agiscono sul suo sangue. Di conseguenza nel suo sangue egli vive ed elabora tutto ciò che ha ricevuto attraverso le esperienze esteriori dei sensi. La memoria è così riempita con le  esperienze dei sensi. In questa trasformazione l’uomo si è reso incosciente di quello che ha ereditato nel corpo fisico dai suoi antenati. Dei ricordi della propria infanzia può solo avere coscienza vaga. Nell’antichità gli uomini vivevano sperimentavano dentro di sé la vita dei propri antenati. La vita dei loro antenati era presente nelle immagini che il sangue riceveva. Per quanto possa apparire incredibile al modo materialistico di pensare di oggi, un tempo vi era una coscienza mediante la quale la gente aveva le proprie percezioni sensorie come proprie esperienze, ma aveva anche le esperienze dei propri antenati. L’uomo aveva memoria di quello che fecero i suoi antenati. Il figlio si sentiva legato in un “Io” con il padre e con il nonno, perché sperimentava come proprie le loro esperienze. Il singolo si sentiva come un anello di tutta la serie delle generazioni. Era una sensazione vera e reale. Il figlio, il nipote e così via indicavano con il nome (il cognome odierno) l’elemento comune che passava attraverso tutti loro. Come e quando si trasformò questo meccanismo? Con l’entrata a far parte di una nuova fase della civiltà. Quando giunse il momento, indicabile molto precisamente per ogni singolo popolo, di perdere le antiche tradizioni, e l’antichissima saggezza tramandate attraverso il sangue delle generazioni. Per l’umanità intera è un momento molto importante quello in cui questo principio venne rotto; quando sangue estraneo si mischia con sangue estraneo. Il mescolamento del sangue umano rompe uno stato cristallizzato e da il via alla nascita del raziocinio esteriore, dell’intelletto.
La coscienza dei popoli la troviamo ancora espressa nelle saghe popolari e nei miti.
Con il matrimonio fra lontani si ha anche la nascita del pensiero logico, la nascita dell’intelletto.  Per quanto appaia strano, eppure è così. La mescolanza del sangue è, nello stesso tempo, ciò che estingue la chiaroveggenza antica e che solleva l’umanità ad un livello superiore d’evoluzione. Oggi tutto il mondo circostante al quale l’uomo si dedica si esprime nel sangue; il mondo forma l’interiorità in base agli elementi esterni. In tempi antichissimi con il sangue si ereditava anche la tendenza degli antenati al bene o al male. Con la mescolanza del sangue questo meccanismo venne interrotto. L’uomo passò ad una vita personale propria. Venne così dato maggiore spazio a quello che esperimentava nella sua vita personale. Così nel sangue  non mischiato si manifesta la potenza della vita degli antenati; nel sangue mischiato la potenza delle proprie esperienze. Le saghe ed i miti dei popoli raccontano di questo ed affermano: quel che ha potere sul tuo sangue, ha potere anche su di te.
Qualsiasi sia la potenza che vuole impossessarsi di un uomo, essa deve agire su di lui in modo che la sua azione si manifesti nel sangue.  Se quindi una potenza malvagia vuole influire su di un uomo, essa deve avere il dominio sul suo sangue. È questo il profondo e spirituale significato del passo del Faust “Il sangue è un succo molto peculiare”. Per questo il rappresentante del principio del male dice: sottoscrivi il patto con il sangue, perché se ho il tuo nome scritto con il sangue, ti ho afferrato in ciò attraverso cui l’uomo può venir afferrato, ti ho attirato a me. Quello cui appartiene il sangue  possiede anche l’uomo o l’”Io” dell’uomo. Nei movimenti di colonizzazione, mantenendosi in questa prospettiva, è possibile già comprendere se una civiltà estranea possa venire accolta oppure no. Un popolo che appartiene alla sua terra da sempre, non potrà mai subire l’innesto di una civiltà straniera. Il rischio è l’estinzione di quel popolo. Al sangue non può essere imposto quello che non può sopportare. La scienza ha scoperto oramai che mischiando il sangue di un animale con quello di un altro animale non “imparentato”, l’animale muore. Questa scoperta scientifica è una antica conoscenza occulta. Tutta la vita culturale odierna non è altro che il risultato della mescolanza del sangue. L’organismo fisico umano viene conservato anche incrociando sangue estraneo, ma la forza chiaroveggente muore sotto l’influsso di mescolanza del sangue o di matrimonio fra lontani.
L’uomo è fatto in modo che, mescolando sangue diverso a condizione che la mescolanza non venga da troppo lontano nell’evoluzione, ne nasce l’intelletto. Allora fa forza chiaroveggente, derivata originariamente dall’elemento animale viene annullata, e nell’evoluzione nasce una nuova coscienza. Ciò che quindi vive nel sangue dell’uomo, vive nel suo “Io”.
Abbiamo dunque:
  • il corpo fisico come espressione del principio fisico
  • il corpo eterico come espressione dei succhi vitali e dei loro sistemi
  • il corpo astrale come espressione del sistema nervoso
  • il sangue come espressione dell’”Io”
Abbiamo così:
  • l’alto – con principio fisico, corpo eterico, corpo astrale
  • il mezzo – con il sangue e l’”Io”
  • il basso – con il corpo fisico, sistema vitale, sistema nervoso
Volendosi dunque impadronire di un uomo, occorre impadronirsi del suo sangue. Bisogna tenerlo presente se si vuole andare avanti nella vita pratica. Si può per esempio uccidere un popolo straniero nella sua entità, pretendendo dal suo sangue, attraverso la colonizzazione, ciò che quel sangue non può sopportare. Bellezza e verità domineranno l’uomo solo se domineranno il suo sangue.
Mefistofele si impadronisce del sangue di Faust, perché ne vuole avere l’”Io”. Il sangue è davvero “un succo molto peculiare”.

Ho riportato molto dell’originale di questa conferenza di Steiner, perché ritengo questa conoscenza condivisa molto importante. Vediamo ora, con occhi diversi, i vari processi messi in moto dall’Antisistema; nulla è stato fatto per caso. E non erano i tesori, le preziosità alle quali mirava questa energia, bensì il fine sottile ed occulto era proprio la conquista dell’”Io” dell’uomo. È ovvio che è un progetto che parte da un’epoca molto remota, ed è allo stesso modo assodato, di quale ampia e profonda conoscenza sia in possesso. D’altro canto questa visione espressa da Steiner, ci fa comprendere che, comunque, qualcosa doveva succedere! Poteva essere un cataclisma naturale o chissà cos’altro; doveva succedere questa mescolanza del sangue umano, perché così prevede il piano divino o legge d’evoluzione. Dalla perdita dell’antica chiaroveggenza, diretta espressione di una coscienza “ottusa”, otteniamo la nascita dell’intelletto, del pensiero logico, occupando un piano evolutivo superiore.
Se serviva, questa è una ulteriore prova che persino l’Antisistema e, dunque, la nostra “crisi”, erano previsti (il potenziale esisteva), ma avrebbe condotto comunque, tramite calibratura adattativa del “sistema”, al perseguimento di un nuovo equilibrio, proiettato ancora e sempre verso la luce.
Oggi siamo alle prese con un pensiero sin troppo logico e quadrato. Ma sono certo che, anche questo aspetto fa parte del cammino dell’uomo verso il ritorno alla spiritualità, ma in una maniera nuova: con viva coscienza di esserlo.