martedì 13 giugno 2017

Oye como va…



Oye como va mi ritmo
Bueno pa gosar mulata…”.
Tito Puente/Carlos Santana
Questo articolatissimo testo è della famosa “ballata”, che tanto ha fatto smuovere energia, sin dagli anni ’60, del secolo scorso. Sai quale è la traduzione? Questa:
Senti come va il mio ritmo
buono per gustare le mulatte”.
Ovvio che c’è una “vaga” allusione alla sessualità, lì dentro. E non ci vuole molta fantasia per decodificare cosa significhi “il mio ritmo”. Vero
Il “timbro” stesso della musica è di quelli da farti comprendere già tutto, prima ancora di pensarci
È qualcosa che intuisci e che “fai tu3”, così, di per sé… essendo agganciato in qualche modo alla “natura umana”, che sembra essere una conseguenza proprio dell’atto sessuale. 
Anche se - ormai lo sanno tutt3 - la vita umana può essere concepita in vitro, ossia, in laboratorio… con buona pace del “ritmo” e dell’eventuale "divertimento" e/o romanticismo, che accompagna – come una orchestra speciale – eventi di questo calibro.
Il linguaggio è, quindi, quasi da “bar”; la sede del luogo comune più tipico per trascorrere del tempo tra “amici” che non se le mandano a dire. 
C’è anche un altro “stile” da notare; una impronta di genere. Ovvio:
quella (“dominante”) maschile:
buono per gustare le mulatte

Ancora una volta, fai attenzione al gergo, al modo, alla “classe”, alla sensibilità e, non per ultimo, soprattutto al “significato”:
il mio “ritmo”, ottimo/ideale (buono) per “…” le mulatte (le ragazze, le donne).
Il ritmo è caliente. Caldo. Sensuale. Avvolgente… così come il clima di Cuba, ad esempio. 
Per cui, quale altro significato, ordinario, vuoi che abbia?
È un luogo comune globale, quello dell’annuncio della propria virilità maschile
Nemmeno tra gli eschimesi, che vivono perennemente tra i ghiacci, manca. Ogni condizione non esclude mai "questa"... Si fa di necessità, virtù...
Ergo:
è una forma d’onda di stampo “superiore”. 
Ossia, “serve”. 
Come è accaduto che la “donna” sia decaduta, nel tempo, al ruolo di oggetto (di conquista, invasione e possesso, per giunta, addirittura, esclusiv3)”?
È sempre stato così?
Ed è tutto vero quello che riluce?
No. Come al solito, “qua, così”, sopravvivi (per cui, sei sempre con l’acqua alla gola) e questo fa la differenza rispetto al più giusto “vivere, per come ti senti d'esistere (d'essere)”. 
Certamente, fa la differenza, poiché – di conseguenza – tra due generi sessuali (di massima), lottando nella “giungla”, vige sempre la legge del più “forte” e, come puoi pacificamente già comprendere, tale “fortezza” è insita a priori all’interno del linguaggio che utilizzi in chiave (“salsa”) maschile:
la legge del più forte (e non “la legge della più forte”).
Ora, fai uno sforzo di attenzione e d’immaginazione:
se (se), “una volta”, il ruolo tra i due sessi era capovolto (potrai leggere più sotto, le motivazioni che portano al pensarlo)
per congiungere quel tempo al presente
occorre pensare che il potere maschile è aumentato e quello femminile diminuito (come nei vasi comunicanti, sede dell'apparenza).
“Ora”, il potere maschile ha effettivamente annichilito quello femminile. Ed, allo stesso tempo, il decorso della storia (deviata) umana, d’assieme, ha preso la “direzione (destino)” che conosci come quell3 convenzionale, appunto, descritt3 in qualsiasi libro di storia (deviata) “qua, così”; in una “forma sociale della realtà manifesta ‘maschia’”
La scienza (deviata) non fa eccezione alcuna, essendo giunta a formulare la possibilità di “fare a meno del ruolo centrale della donna”, ad esempio, attraverso la riproduzione della vita, in vitro (laboratorio).
Prima di continuare su questa suggestione, rifletti sul fatto che 1) il potere maschile, da inferiore è diventato superiore, mentre - di contralto e nel durante - 2) il potere femminile non si è mai più ripreso (certo, perché… non crederai alla “storiella” dell’emancipazione femminile che dagli anni ‘60/’70 del novecento, sembra aver preso piede).
Se vai alla sostanza, ci sono dei fuochi fatui che delineano questo cammino, nel quale il maschile traccia la via e lascia al femminile la “necessità” di arredarla, con “gusto”.
La donna “qua, così”… è diventata una sorta di bambola, anche quando non crede affatto di esserlo. Anche quando si adatta, utilizzando la convenzione come “arma”





Ti basta osservare la “comodità”, che è diventata una “auto imposizione”, di una coppia uomo/donna:
dove l’uomo indossa delle scarpe “comfort”
mentre
la donna indossa un tacco 12.
L’artificialità della “cosa” è sotto agli occhi di tutt3 e (ma) la donna si spiega ciò, facendosela andare bene. 
Ossia, non avendo la “forza” per cambiare le “cose”.
Infatti, approfittare di una simile situazione (che è assolutamente coatta, come una forzatura che non lo sembra affatto, con “stile, eleganza, portamento, slancio, sensualità, etc.” ma sempre dal punto di vista del “piacere all'uomo, essendo la prospettiva maschile fattasi reale, manifestata nel “credo” femminile) non è quello che può sembrare, allorquando il maschio sembra un cretino nelle “mani” della forza apparente femminile, agghindata di tutto punto. 
No. Questo equivale solo al “lasciare fare”. Al “una rondine non fa la bella stagione”. Al “fai pure, tanto – all'occorrenza – io sono più forte, fisicamente, di te”…
La situazione raggiunge il “climax”, in certi ambiti del tutto fuori da ogni equivoco, tipo 1) situazioni lavorative di alto livello, 2) situazioni di rapporti sociali di alto livello, 3) situazioni relative a giri malavitosi, 4) situazioni nel campo della moda, etc.
In ognuno di questi “ambienti”, la donna è massivamente relegata al ruolo di “bambolina da pubblica esposizione (guardare ma non toccare)”, anche quando esistono eccezioni che confermano la regola (infatti, un altro punto di forza maschile è quello rappresentato dall'emulazione del carattere maschile, da parte di quelle donne che salgono ai livelli "dirigenziali, rappresentativi e funzionali", in qualsiasi ambito lavorativo e sociale).
L’emulazione del potere maschile, da parte di quello femminile (d’alto livello), significa che “non c’è alcuna ‘gara’ in corso d’opera”. 
Significa che “tutto è fermo (al maschile, intendendo anche il femminile, per default)”… 
La gerarchia non fa distinzione di sesso, nel senso che, anche una donna che la risale, è sempre s-oggett3 alla gerarchia nella gerarchia (qualcosa che ha "un nome o un cognome", alias, una viva compresenza anche se immanifesta: la dominante). 
Ciò che “è già successo” a monte del “qua, così”
la “sua” origine. 
Qualcosa che puoi ipotizzare (“sentire”) essere compost3 da una possessione
Del resto, l’uomo “possiede” la donna. No?
È la donna che si “concede”? Non fa alcuna differenza, dato che – in questo spazio (potenziale) – si bada al “sodo”, al significato simbolico sostanziale frattale espanso. 
Al “che cosa significa”. 
Il divide et impera non riguarda, infatti, solo la suddivisione territoriale della Massa, la sua circoscrizione asessuale
Bensì, la strategia è totale... dal momento in cui la dominante è totale. 
In questo non deve esservi alcuno “spazio” per l’auto decadenza all’interno dei “solchi” tracciati, per ispirazione (delegazione frattale espansa) dominante. Non ci devi più “cascare”. Non più… 
La donna, anche quando crede di “avere alzato la testa”, non l’ha mai sostanzialmente alzata. 
È nella sostanza l’inghippo. Il nocciolo della questione. 
Ed è, ancora una volta, la solita “storia (‘qua così’)”.


La stessa forma d’onda. Lo stesso trattamento. Lo stesso ritornello. 
Qualcosa che passa sempre inosservato; così come “devi” esprimerti attraverso un idioma che è rivolto al maschile, anche se sei femmina
già di per sé, una forzatura che non tiene conto della singolarità ma, del "genere", della distinzione, etc.
Lo sai già, ormai, “la realtà manifesta rappresenta la clonazione di un momento (punto) di ‘è già successo’”. Non è che puoi andare a sindacare sul “è già successo”, dato che è un “fatto”
Semmai, partendo da “lì”, prendendone atto, puoi “imbastire” qualcosa che assomigli a “sostanza” e non, come al solito, ad una “rivoluzione (in qualcosa di dominat3 dalla legge della conservazione dell’energia, dove – al massimo – ‘tutto si trasforma’)”.
La rivoluzione "del costume", a cosa ha portato e che cosa significa?
All'esposizione del corpo femminile (fintanto che “merita”)
Alla completa dominanza maschile, anche se non sembra più…
È sempre la strategia della compresenza immanifesta dominante:
è quel genere di loop, d’incanto.
Si dice che “dietro ad ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna”. Vero
È direttamente proporzionale, anche se sempre di carattere “eccezionale (che conferma la regola)”. 
La donna, d’un certo tipo, ha sempre “governato” ad alto livello, anche gli uomini più “potenti”. Vero. 
Sì, ma, in quale modo?
Adottando il modello maschile del “comportamento”, ossia, non schiodandosi dalla portata maschia della conduzione degli “affari”. 
Nel futuro potrà esserci anche sostanziale “parità”, ma (ma) ciò non equivarrà per nulla affatto al considerare la realtà manifesta “qua, così” sorpassata (ossia, giusta ad angolo giro). 
La donna, così come l’uomo, è modernamente allineata e schierata sulla/nella scacchiera (realtà manifesta “qua, così”), che non fa alcuna distinzione di genere, di sesso, di razza, di specie, etc.
Insomma, alla dominante (che sembra avere le “qualità” di entramb3 i sessi, più quelle di ogni altra “fattezza”) interessa che il proprio “reame” rimanga sempre tale, ossia:
sotto al pieno, totale, completo… controllo “a monte”.
Potresti anche scoprire che la dominante (genere femminile) è donna. E allora? Che cosa cambia, nella sostanza, se (se) non inizi a ricordarne la valenza in termini di “forza opprimente del ‘tuo’ destino ‘qua così’”.
Che importa se donna o uomo? Importa il “modo”.
Importa la “direzione”. Il “senso”. L’atteggiamento…

Ogni “grande donna” ha sempre sfoggiato un comportamento “maschio”, per poter sopravvivere ad un certo livello
Anche quando meno tende a sembrarlo, magari quando si agghinda da femme fatale, il comportamento finale (l’interesse) è sempre “maschio”. 
Di femminile non c’è proprio nulla, nell'atteggiamento “femminile” espresso dalla donna. 
Poiché è un desiderata maschile
Altrimenti, pensi che ti infileresti (di tua sponte) i piedi in quei piani inclinati, alla moda, che tendi ad indossare allorquando “devi fare colpo” oppure devi “apparire”? 

La “gara” è tra donne, che si prestano a risultare “migliori (più belle, suadenti, seducenti, etc.)” tra di esse, al fine di… 
Ergo? Che cosa significa. Vai al sodo. 
Che cosa significa che, ormai, “oggi”, le donne mentre fanno passerella espongono il “lato b” ai fotografi? 
Che cosa significa che ambiscono a misure modello “classica bottiglia in vetro Coca Cola (90-60-90)”? 
La “forma” femminile (giovanile e matura) esprime il consenso al desiderio maschile.
La donna si presta, da “sempre”, a questo giogo.
È prigioniera, anzi auto prigioniera di una “forza”, ancora prima di tutto… fisica, che le manca rispetto al maschio.
E non serve a nulla fare corsi di arti marziali o sperare nella legge. Non serve a nulla sino a quando tutto ciò “serve”, che sia e rimanga così.
L’abominio più grande è quello che prende la prole (di ogni genere) e la trasforma, immancabilmente, in… tutto “ciò”.
Prole che sino a prima di andare a scuola, è quanto di più meraviglioso possa esistere nell'universo dell’immaginazione
Questo è il vero ed autentico “peccato”. 
Qualcosa che si ripete, immancabilmente, “qua, così”, nell'indifferenza totale più assoluta, continuando a prendere “lucciole per lanterne”, in una realtà manifesta completamente rovesciata rispetto al valore universale “formulare”, della giustizia ad angolo giro. 
Un diritto? No. Di più
la tua autentica ed originale “natura” sovrana.
Qualcosa che non ha alcuna distinzione impossibile ed inimmaginabile. Che non conosce uomo o donna, quest3 e/o quell3. Qualcosa che sei tu e basta.
Un particolare trattamento era poi riservato alle donne, alle quali non erano riconosciuti gli stessi diritti degli uomini. Le donne anzi erano completamente soggette all'uomo, di solito il capo del nucleo familiare
Art. 204. A nessuna donna libera che viva sotto la giurisdizione del nostro regno secondo la legge dei Longobardi sia consentito vivere sotto la potestà del proprio arbitrio… ma al contrario debba sempre restare sotto la potestà degli uomini, non abbia facoltà di donare o alienare alcunché dei beni mobili o immobili senza il consenso di colui sotto la cui potestà si trova
Editto di Rotari - Multistoria 1
L'editto di Rotari fu la prima raccolta scritta delle leggi dei Longobardi, promulgato alla mezzanotte tra il 22 novembre e 23 novembre 643 da re Rotari…
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Quale maggiore precisione conosci? Nulla succede per caso.
Ed “ora”, apri la prospettiva anche in tema di “origine della famiglia”. Qualcosa che tende a sconvolgere ogni idea precostituita “qua, così”… “costumi” ivi ricompresi.
Fino all'inizio del decennio che va dal '60 al '70 (del 1800) non si può parlare di una storia della famiglia.
La scienza storica in questo campo era ancora interamente sotto l'influenza dei cinque libri di Mosè.
La forma patriarcale della famiglia, ivi descritta in maniera più circostanziata che altrove, non soltanto veniva considerata, senz'altro, come la più antica, ma veniva anche identificata, previa eliminazione della poligamia, con la odierna famiglia borghese, cosicché propriamente la famiglia non avrebbe in generale percorso alcun sviluppo storico; tutt'al più si ammetteva che nei tempi primitivi fosse potuto esistere un periodo di promiscuità sessuale…
La storia della famiglia risale al 1861, con la pubblicazione del Mutterrecht di Bachofen. Qui l'autore fa le asserzioni seguenti: 1) che gli uomini all'inizio erano vissuti in un commercio sessuale promiscuo, che egli, con espressione inesatta, qualifica come eterismo; 2) che tale commercio esclude ogni certezza di paternità, che perciò la discendenza poteva essere calcolata solo in linea femminile, secondo il diritto matriarcale, e che ciò originariamente avvenne in tutti i popoli dell'antichità; 3) che in conseguenza di ciò, le donne, in quanto madri, cioè in quanto genitrici sicuramente note della giovane generazione, godevano di così grande autorità e rispetto che, secondo l'idea di Bachofen, si giunse fino al completo dominio della donna (ginecocrazia); 4) che il passaggio alla monogamia, in cui la donna apparteneva esclusivamente ad un uomo, rappresentò la violazione di un antichissimo comandamento religioso (cioè, in realtà, una violazione dell'antico tradizionale diritto alla stessa donna da parte degli altri uomini), violazione che doveva essere espiata o la cui tolleranza doveva essere acquistata mediante un temporaneo concedersi della donna.
Bachofen trova le prove di queste asserzioni in innumerevoli passi della letteratura classica antica, riuniti con un'indagine diligente. Secondo l'autore, l'evoluzione dall'"eterismo" alla monogamia e dal matriarcato al patriarcato avviene, in particolare presso i Greci, in seguito ad un'ulteriore evoluzione delle idee religiose, all'introduzione di nuove divinità, rappresentanti la nuova maniera di vedere, nel vecchio gruppo tradizionale delle divinità, che rappresentava il vecchio modo di vedere; cosicché quest'ultimo è spinto sempre più in secondo piano dal primo.
Quindi non già lo sviluppo delle reali condizioni di vita degli uomini, bensì il riflesso religioso di queste condizioni di vita nella mente degli uomini stessi, è quello che, secondo Bachofen, ha causato i mutamenti storici nella reciproca posizione sociale dell'uomo e della donna…
Egli per primo ha sostituito alle frasi vaghe intorno ad un ignoto stato primitivo di commercio sessuale promiscuo, la dimostrazione che l'antica letteratura classica ci offre copiose tracce della effettiva esistenza, tra i Greci e gli Asiatici, di uno stato di cose anteriore alla monogamia, nel quale non soltanto un uomo aveva commercio sessuale con più donne, ma una donna con più uomini senza offendere il costume; che tale costume non scomparve senza lasciare le sue tracce nel senso che le donne dovevano temporaneamente concedersi per comprarsi il diritto alla monogamia; che perciò originariamente la discendenza si poteva calcolare solo in linea femminile, di madre in madre; che questa validità esclusiva del ramo femminile si è mantenuta ancora a lungo nell'età della monogamia con paternità sicura o almeno riconosciuta, e che questa posizione originaria delle madri, in quanto genitrici sicure dei loro figli, assicurava loro, e conseguentemente alle donne in generale, una posizione sociale più elevata di quella che, dopo di allora, abbiano mai posseduta
La famiglia — dice Morgan — è l'elemento attivo, essa non è mai stazionaria, ma procede da una forma inferiore ad una superiore, nella misura in cui la società si sviluppa da uno stadio inferiore ad uno superiore... Invece, i sistemi di parentela sono passivi e solo a lunghi intervalli registrano i progressi che la famiglia ha fatto nel corso del tempo e subiscono un mutamento radicale solo allorché la famiglia si è radicalmente cambiata.
"E — aggiunge Marx — lo stesso vale per i sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici, in generale".
Mentre per la famiglia la vita continua, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo continua a sussistere in forza dell'abitudine, la famiglia lo supera progredendo.
Ma, con la stessa sicurezza con cui Cuvier dalle ossa d'uno scheletro d'animale, trovato presso Parigi, ha potuto trarre la conclusione che esse appartenevano ad un marsupiale e che in quel posto, una volta, avevano vissuto dei marsupiali ora estinti, con la stessa sicurezza noi possiamo trarre, da un sistema di parentela tramandato dalla storia, la conclusione che è esistita la forma di famiglia ad esso corrispondente, e ora estinta.
I sistemi di parentela e le forme di famiglia che abbiamo menzionato si differenziano da quelli ora dominanti per il fatto che ogni bambino ha più padri e madri. Nel sistema di parentela americano, a cui corrisponde la famiglia hawaiana, fratello e sorella non possono essere padre e madre di uno stesso bambino; il sistema di parentela hawaiano però, presuppone una famiglia in cui ciò invece era la regola
Costruendo in questa maniera retrospettivamente la storia della famiglia, Morgan arriva, d'accordo con la maggioranza dei suoi colleghi, a uno stadio primitivo in cui dominava un commercio sessuale illimitato all'interno d'una tribù, cosicché ogni donna apparteneva indistintamente ad ogni uomo, e viceversa. Di un tale stato primitivo si parlava già fin dal secolo scorso, ma solo con frasi generiche.
Bachofen per primo, ed è questo uno dei suoi grandi meriti, se ne occupò seriamente cercando tracce di questo stato di cose nelle tradizioni storiche e religiose.
Sappiamo oggi che queste tracce da lui trovate non riconducono affatto ad uno stadio della società in cui vigeva la promiscuità nel commercio sessuale, ma ad una forma molto posteriore:
il matrimonio di gruppo.
Quello stadio primitivo della società, nel caso che sia veramente esistito, appartiene a un'epoca così lontana che noi difficilmente possiamo aspettarci di trovare tra i fossili sociali — i selvaggi ancora esistenti — dirette testimonianze della sua passata esistenza.
Il merito di Bachofen consiste appunto nell'aver posto questa questione in primo piano nella sua indagine. È diventato recentemente di moda negare questo stadio iniziale della vita sessuale dell'uomo. Si vuole risparmiare all'umanità questa “vergogna”
Gli interessi dei gruppi artigiani sorti dalla divisione del lavoro, i bisogni particolari della città in antagonismo con quelli della campagna, esigevano nuovi organi; ognuno di questi gruppi, però, era composto di persone appartenenti alla gentes, fratrie e tribù più disparate, esso comprendeva perfino stranieri; questi organi dovettero formarsi dunque al di fuori della costituzione gentilizia, accanto ad essa e quindi contro di essa.
E, d'altra parte, in ogni ente gentilizio questo conflitto degli interessi si affermava e raggiungeva il suo culmine poiché ricchi e poveri, usurai e debitori erano riuniti nella stessa gens e nella stessa tribù.
Si aggiungeva a ciò la massa della nuova popolazione estranea alle unioni gentilizie, la quale, come a Roma, era suscettibile di divenire una potenza nel paese e che d'altronde era troppo numerosa per essere gradatamente assorbita nei gruppi e nelle tribù consanguinee.
Di fronte a questa massa, le unioni gentilizie erano come enti chiusi, privilegiati; l'originaria democrazia naturale si era mutata in un'aristocrazia odiosa.
Infine la costituzione gentilizia era venuta fuori da una società che non conosceva antagonismi interni ed era anche adeguata solo ad una tale società. Essa non aveva altro mezzo di coercizione al di fuori dell'opinione pubblica.
Ma ora era sorta una società che, in forza di tutte le sue condizioni economiche di vita, aveva dovuto dividersi in liberi e schiavi, in ricchi sfruttatori e poveri sfruttati, una società che non solo non poteva riconciliare questi antagonismi, ma doveva sempre più spingerli al loro culmine.
Una tale società poteva sussistere solo o nella lotta aperta continua di queste classi tra loro, oppure sotto il dominio di una terza potenza che, stando apparentemente al di sopra delle classi in conflitto, ne comprimesse il conflitto aperto, e permettesse che la lotta delle classi si combattesse, tutt'al più nel campo economico, in forma cosiddetta legale.
La costituzione gentilizia aveva fatto il suo tempo. Essa era stata distrutta dalla divisione del lavoro e dal suo risultato:
la divisione della società in classi.
Essa fu sostituita dallo Stato
L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato. Friedrich Engels 
Una tale società poteva sussistere solo o nella lotta aperta continua di queste classi tra loro, oppure sotto il dominio di una terza potenza che, stando apparentemente al di sopra delle classi in conflitto, ne comprimesse il conflitto aperto, e permettesse che la lotta delle classi si combattesse, tutt'al più nel campo economico, in forma cosiddetta legale…
Tra i due litiganti…
Oppure sotto il dominio di una terza potenza che, stando apparentemente al di sopra delle classi in conflitto, ne comprimesse il conflitto aperto, e permettesse che…
Fare le “pulci” a… significa, non esprimersi a livello di giudizio, con/per qualche scopo individuale (interesse identico nella sostanza), bensì, in questo spazio (potenziale) significa:
ricordare, fare e… fermarsi
come una ripresa cinematografica che s'interrompe (finendo)
dove ogni “parte” viene subito meno
e le persone tornano ad essere “chi sono”.
Dopo esserti fermat3, la prospettiva cambia
Ma (ma) stanne cert3, la dominante non te lo permetterà mai (mai). Per cui, ti devi “conquistare” la possibilità di
In che modo? Combattendo? No.
Avresti sempre la peggio, anche apparentemente “vincendo”…
No. Di più… la conquista passa dall'avere le idee sempre più chiare e dal diffonderle in maniera sempre più auto convincente (dal plausibile all'evidente).
Oltre Ogni Orizzonte:
qualcosa che smuoverebbe anche i “tre moschettieri”, in preda alla crisi più totale, per mancanza di “ideali” da seguire.
Toglierti ogni “ideale” è l’ideale per la perpetuazione e la perpetrazione del “qua, così”.
Come una sorta di Golem, infatti, senza qualcosa che ti rianima, tendi a rivestirti di apparenza che ricavi da ciò che esiste nel “qua, così”, ossia, ancora e sempre “qua, così”.
Cenere sei e cenere ritornerai…”.
Qualcosa che non ha “prezzo”… se non tutto ciò che sei e che “rischi” di dimenticare per sempre.
Questo spazio (potenziale) ti sta fornendo dell’”ideale” forma di riconquista di te, che nel conscio (inconscio) hai i “segreti” e le “prove” che testimoniano il momento di “è già successo” e, dunque, l’avvento della compresenza immanifesta dominante.
“Fare le pulci…” a chiunque abbia lasciato le proprie convinzioni riguardanti la Massa, a livello massivo, significa andare Oltre Orizzonte, rispetto alle convinzioni stesse:
ad un certo momento è successo che…
significa
chi”.
Ciò che non si prende mai in considerazione è “chi” ha permesso “che”
E non si tratta di un re, un imperatore, un papa, un faraone, un politico, un imprenditore, etc. No. Si tratta di “chi” non sale mai alla ribalta delle cronache, poiché strategia della squadra che vince, non si cambia.
Il “vantaggio” è notevole ed oltremodo in grado di sviluppare la realtà manifesta “ad immagine e somiglianza”, ad hoc.
Il "chi" è una... famiglia, una gens... frutto di un "matrimonio di gruppo". Per questo motivo, più che anticamente, esisteva presso gli umani, globalmente. Per lo stesso motivo, è come... scomparso all'apparenza (memoria frattale espansa).
Se (se) ti manca quest3 “chi”, allora ogni ragionamento è solo “tuo”, per cui sei sempre fuori strada, ossia, sempre perfettamente dentro alla strada “qua, così”.
Ecco cosa, anche Engels & Co. hanno omesso di “accorgersi (fare)”. L’opera è sempre parziale, in questo “modus”.
Ed essere attratt3 e coinvolt3 in questa “opera incompleta”, significa “fare parte della nave (come per l’olandese volante)”, che è – all’interno della propria fissa centralità – una totalità.

Uomo che “entra” nella donna. Donna che “entra” nell'uomo… 
Non cambia nulla, in termini di sostanza
Osservare nel particolare, senza consapevolezza frattale espansa, comporta la possessione, sia che tu sia donna, sia che tua sia uomo.
La singolarità “qua, così” è diventata Human Bit (senza distinzione sostanziale di genere), così come lo Spazio Sostanza è composto da particelle fondamentali e null'altro, se non informazione che dona sostanza alla forma che sorge e si manifesta di conseguenza.
Continuare a “spaccare il capello in quattro”, significa espandere lo “scavo” in profondità senza per/con questo “concludere mai nulla sostanzialmente”. 
Il “qua, così” crea continuamente nuove “particelle da ricercare e scoprire”, ma (ma) non raggiungi mai il fondo né tantomeno “buchi lo schermo”, tronfi3 del tuo “successo” di avere dato il “tuo” nome alla nuova particella scoperta.
Quella forma di Ego, che la dominante ha già superato (perlomeno nella fase apparente), ti possiede ancora completamente, appannandoti la visuale, la prospettiva ed il “modo (destino ricompreso)”. 
La "famiglia (dominante) 'è andata avanti'", mentre la "parentela (dominat3)" si è ossificata, divenendo... "fossile", reale manifesta "qua, così".
Donna e/o uomo, non fa alcuna differenza se (se) sempre sotto al medesimo giogo, completamente asessuato rispetto a quello che emerge in superficie, frutto della ciclicità sottodominante emulante la traccia dominante.
Totalità è... “essere” ad un livello prima della distinzione, “a monte” di… ricordando anche il momento di "è già successo", attraverso la propria esperienza e memoria.
“Fai… che ti Fermi (lasciando questo ‘ritmo’)”.
Poi, “vedrai” differentemente
    
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2017
Bollettino numero 2081