martedì 20 gennaio 2015

Nulla di nuovo all’orizzonte.



Il sistema esperto di Intelligence che andrà ad estendere DriveOnStreet, permetterà di identificare, classificare e archiviare immagini di persone e oggetti ricercati. Questo permette di generare segnalazioni spontanee in tempo reale in base alla richiesta degli agenti e di restituire risultati di ricerca dall’archivio ma anche di prevedere un avvenimento in funzione dei dati archiviati…
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Prevedere un avvenimento in funzione dei dati archiviati…
Dunque, i dati diventano centrali. Che cosa puoi (pre)dire se, ad esempio, questi dati vengono manipolati ad hoc? Se sparisce una parte e/o viene cambiata e/o aggiunta un’altra?
La predizione come cambia? Quante “prove” sono (s)comparse nel corso del tempo? Quanti “dati” mancano? Quanta menzogna è contenuta nei dati?
Senza una prospettiva più “aperta e focalizzata”, non si può (rag)giungere quel livello di “Tutto è vero”, che garantisce sempre il costante monitoraggio della fonte, che controlla/ammorba il piano inclinato della realtà emersa come (con)seguenza della (com)presenza (che… non esiste ma che c’è, sostanzialmente).
Nel grande trattato di alleanza, firmato a Losanna nel 1875, tra i supremi consigli di rito scozzese antico ed accettato si affermò:
la Massoneria proclama ciò che ha proclamato fin dalla sua origine; l’esistenza di un Princìpio Creatore (nel significato, però, di “princìpio di generazione” e non di creazione dal nulla!), sotto il nome di “Grande Architetto Dell’Universo”...
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“Princìpio di generazione” e non di creazione dal nulla…
Una base di (ri)partenza, capace di (ri)fondare tutto ciò che rimaneva, (ri)terraformando la realtà.
Dal punto di “reset” all’obiettivo (meta), passando per il lungo viaggio del presente.
Un percorso “punto – linea – punto”:
la lettera “R” in Codice Morse.
La particolarità che emerge in SPS, è che la lettera “R”, se la digiti tra parentesi, in Word diventa il simbolo del “marchio registrato”:
®
Il simbolo ® serve a indicare… un marchio registrato.
Il marchio è un qualunque segno distintivo suscettibile di essere rappresentato graficamente, e può consistere in parole (marchio verbale), disegni, lettere, cifre, suoni, addirittura la forma di un prodotto o della confezione di esso (marchio di forma), combinazioni o tonalità cromatiche, purché siano tutte caratteristiche idonee a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelle delle altre…
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Ergo, ecco il “marchio” di tutta la “cultura” (ri)emersa progressivamente nella realtà di (ri)ferimento.
Un marchio reca con sé, sottilmente, anche la firma del progetto.
La firma è tutto ciò che segna la realtà. Se la realtà è (in)giusta, quella è la firma dell’intento, che la sorregge…
Ok?
Difficile a credersi ma è, banalmente, così.



Troppo semplice? Troppo “solare”? Evidentemente, per te, questo "accorgersi di SPS", è solo un perdere tempo quotidianamente… perché non ci credi, essendo “poco scientifico”.
La cosa pazzesca è che funziona tutto così, anche nella “tua” società. Ma non (ri)esci ad unire i puntini. Proprio non ce la fai, perché sei sotto ad incantesimo…
Il Nucleo Primo impera, senza esistere ufficialmente.
Perché  è cosa da film l’ostentare la propria grandezza. Così come la Mafia ha un codice, che non le permette, ad esempio, di “fare bunga bunga”, ossia, un comportamento solido che nulla lascia al caso ed alla tua facoltà di accorgerti della sua (com)presenza.
E, così, funziona analogamente/frattalmente… tutto il resto del Mondo es(t)erno rispetto a te
Yemen: La rivolta che il mondo non deve conoscere
La causa del riaccendersi del conflitto, risiede da un canto nel fatto che il Governo, malgrado promesse e accordi, ha continuato a dimostrarsi assolutamente inconcludente nei confronti delle formazioni qaediste che infestano vaste parti del Paese, dall’altro che siano rimaste lettera morta le promesse di serie misure contro la sfacciata corruzione e i nepotismi che sostengono da sempre il sistema di potere yemenita dai tempi del vecchio presidente Saleh, costretto a dimettersi nel 2011 dal montare delle proteste popolari, e che ora sogna di ristabilire la sua influenza...
Anche se dimenticato dai media, lo Yemen ha un ruolo strategico per tutta l’area; un cambiamento di regime con la presa definitiva del potere da parte del movimento Ansarullah, eventualità che è ormai nell’ordine del quando e non del se, è destinato a sconvolgere gli equilibri della Penisola Arabica mettendo una spina dolorosa nel fianco dell’Arabia Saudita che, conscia del pericolo, ha fatto di tutto per evitarlo, foraggiando i gruppi qaedisti e intervenendo anche direttamente, ma ottenendo solo una serie di brucianti sconfitte.
In breve, il successo della Resistenza in Yemen avrebbe enormi contraccolpi sulla politica d’aggressione condotta dal Golfo, da Israele e dai loro alleati americani in tutto il quadrante mediorientale e nord africano.
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Una sporca storia caratterizza e (con)figura la realtà.
Le sue fondamenta affondano nel fango del “Modello Far West” e nella frattalità, che denuncia ed espande il “marchio” (Anti)Sistemico del Nucleo Primo.
Tutto ciò che (ri)accade ha sempre un senso maggiore.
Gli attentati, in un reame sotto al pieno controllo del suo “progettista”, “servono” a manifestare qualcosa che è stato attentamente “desiderato” preventivamente…
L'Ue allarmata dopo attentati vuole alleanza contro il terrore.
Gli attentati islamisti di Parigi allarmano l'Europa e spingono i governi verso una maggiore cooperazione e scambio di informazioni reciproci fra i servizi d'intelligence non solo degli Stati membri dell'Ue, ma anche dei paesi musulmani, Turchia e alcuni paesi arabi strategici:
una vera e propria offerta di alleanza contro il terrore, anche se non sarà facile superare le gelosie nazionali e le diffidenze verso le controparti estere che caratterizzano ovunque i servizi di sicurezza.
Bisognerà convincere, inoltre, il Parlamento europeo ad accettare le norme sulla registrazione e lo scambio dei dati personali dei passeggeri sui voli aerei, bloccate finora per ragioni di protezione della privacy
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Bloccate finora per ragioni di protezione della privacy…
11/11/2001 docet.
Il “Qe” europeo ha storia analoga:
Draghi ha, oggi, tre possibilità: 1) acquistare bond di tutti i Paesi europei, 2) acquistare bond solamente dei Paesi ultra garantiti, 3) ed è l'ipotesi che sembra già assodata, autorizzare le Banche Centrali Nazionali ad acquistare i propri bond, almeno in una certa quantità lasciando il resto alla Banca Europea.
Le tre ipotesi hanno tutte, come sempre succede in politica e in economia, dei pro e dei contro. La prima strada è quella che appare come la più ovvia e la più efficace poiché, di fatto, garantirebbe tutti gli stati membri dell'euro e aiuterebbe anche i più deboli a piazzare le proprie emissioni con un tasso d'interesse sicuramente basso e quindi sostenibile. Vi si oppone però la Germania il cui governo non ha la forza o il coraggio di dire ai propri elettori che, così facendo, condivideranno il rischio del debito di paesi più deboli.
In caso di loro fallimento il costo ricadrebbe totalmente sulla BCE e quindi su tutti i cittadini europei, cioè anche sui "virtuosi" tedeschi.
La seconda soluzione è quella politicamente più facile per la Banca Centrale Europea perché la Germania e i suoi sodali non avanzerebbero alcuna obiezione. Purtroppo, questa strada è quella che costituisce la minore utilità per i Paesi in difficoltà che dovrebbero continuare ad arrangiarsi da soli.
Malauguratamente, la decisione più probabile resta la terza alla quale perfino la Germania potrebbe dare l'assenso. Il risultato economico potrebbe essere quasi lo stesso della prima ipotesi ma, dal punto di vista politico, significherebbe la legittimazione degli egoismi nazionali contro l'ipotesi comunitaria.
L'Europa, e la stessa nascita dell'euro, erano nate con l'obiettivo di una sempre maggiore integrazione che avrebbe dovuto portare, come risultato finale, all'unità politica. La restituzione di sovranità finanziaria (almeno in parte) alle banche nazionali significherebbe di certo un forte indebolimento dell'autorevolezza della BCE e, contemporaneamente, renderebbe evidente che la sedicente Unione, resterebbe, in realtà, una semplice somma di (incompatibili) interessi nazionali.
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In caso di loro fallimento il costo ricadrebbe totalmente sulla BCE e quindi su tutti i cittadini europei, cioè anche sui "virtuosi" tedeschi (ciò che accade negli Stati, in caso di crisi, ossia che sono i cittadini a pagare, si espande al livello europeo, ossia, la configurazione più grande è in grado di far sopravvivere un modello che è sempre più marcio dentro).
La restituzione di sovranità finanziaria (almeno in parte) alle banche nazionali significherebbe di certo un forte indebolimento dell'autorevolezza della Bce:
La restituzione di sovranità finanziaria” indica che la sovranità finanziaria Nazionale è stata “tolta” dall’aggregato d’insieme europeo, sorto dal “nulla” e sopra(v)vivente su centinai di milioni di persone, che pensano il contrario. Un organismo, di fatto, che si auto elegge e che opera per convincere sempre di più le persone, in questa fase di sua maturazione
Oggi, in SPS si auto avvera un fortissimo senso di “esserci” e di “essere centrale” in ogni processo di auto determinazione (essere, essenza), e nel relativo grado di decodifica del tutto, dal quale (di)scende questo reale paradigma.

Leggi e considera attentamente ciò che SPS ti pone davanti…
Il principio 80/20 – il fatto che l’80% dei risultati derivi dal 20% delle cause – è una delle poche leggi razionali che può guidarci tutti per meglio realizzarci… Il principio 80/20 influenza sostanzialmente la nostra vita… La tendenza allo squilibrio prevedibile venne individuata per la prima volta da Pareto, che scoprì che, in qualunque paese ed epoca, il rapporto di squilibrio prevedibile era lo stesso:
un 80% del denaro andava al 20% delle persone.
Questo squilibrio prevedibile si manifesta in tutti i campi.
Koch – abile imprenditore, apprezzato consulente di strategia aziendale e autore di 8 best seller – ci fa aprire gli occhi sulla logica bizzarra che regola il mondo
Il principio 80/20 è la chiave per il controllo della nostra vita. Se riusciamo a cogliere le poche forze decisive che agiscono in noi e intorno a noi, possiamo dosare i nostri sforzi in modo da moltiplicarne l'efficacia.
Gran parte di ciò che facciamo produce risultati marginali.
Ciò che conta veramente è una parte minima della nostra attività e se ci concentriamo su di essa possiamo controllare gli eventi invece di esserne controllati, ottenendo risultati molte volte superiori.
Possiamo anche moltiplicare la nostra felicità facendo pochi, ma coraggiosi, passi radicali destinati a riorganizzare la nostra esistenza…
Il principio 80/20: Il segreto per ottenere di più con meno – Richard Koch
  • la tendenza allo squilibrio prevedibile
  • in qualunque paese ed epoca, il rapporto di squilibrio prevedibile era lo stesso
  • questo squilibrio prevedibile si manifesta in tutti i campi
  • ci fa aprire gli occhi sulla logica bizzarra che regola il mondo
  • se riusciamo a cogliere le poche forze decisive che agiscono in noi e intorno a noi, possiamo dosare i nostri sforzi in modo da moltiplicarne l'efficacia
  • gran parte di ciò che facciamo produce risultati marginali
  • ciò che conta veramente è una parte minima della nostra attività e se ci concentriamo su di essa possiamo controllare gli eventi invece di esserne controllati…
  • la tendenza allo squilibrio prevedibile
  • in qualunque paese ed epoca, il rapporto di squilibrio prevedibile era lo stesso
  • questo squilibrio prevedibile si manifesta in tutti i campi
  • cogliere le poche forze decisive che agiscono in noi e intorno a noi
  • ciò che conta veramente è una parte minima della nostra attività…
Sai che cosa aveva (s)coperto Pareto?
Beh… aveva trovato la prova della frattalità che governa il Mondo intero e aveva scoperto la “firma” (la frattalità denuncia la compresenza del progettista, è una legge che permette la ripolarizzazione del piano di realtà, in funzione dell’orma/marchio principale, anche se non visibile direttamente dalla Massa).
Ci fa aprire gli occhi sulla logica bizzarra che regola il mondo…
Questa “logica bizzarra”, questa “tendenza allo squilibrio” non è altro che:
l’orma principale (ombra) che si proietta nella realtà per mezzo della frattalità, che (ri)distribuisce proporzionalmente “pani e pesci” (pesi e misure).
Oggi è un giorno storico:
SPS ha colto questa caratteristica di verità, d(e/a)l lavoro di Pareto (SPS ha colto il "testimone")...
Inoltre, la prospettiva è tutta nell’osservazione centrale, sensata e (in)quadrata del piano di reale. La prospettiva che occorre man(u)tenere e (ri/in)vestire è quella del Nucleo Primo (il progettista).
È dalla sua “visione” che tutto (p)rende consistenza, che tutto si dipana e che il (ri)cordo "(rin)viene di (con)seguenza"…
Dalla sua prospettiva, dalla sua aspettativa, dal suo essere… dal suo (co)esistere con te, deriva che (fai attenzione e rileggere le espressioni riportate, come se tu fossi nei panni del Nucleo Primo):
il messaggio preponderante di questo libro è che la nostra vita quotidiana può migliorare di molto con l’uso del principio 80/20…
Ogni governo può fare in modo che i suoi cittadini si avvantaggino molto di più dei suoi servizi. Per tutti, e per ogni istituzione, è possibile ottenere molto di più di ciò che conta, ed evitare ciò che ha valore negativo, con un input molto minore d’impegno e di risorse finanziarie.
Alla base di questo progresso c’è un processo di sostituzione.
Le risorse che producono effetti marginali in determinate applicazioni non vengono più usate, o vengono utilizzate con estrema parsimonia. Le risorse che producono effetti rilevanti vengono usate il più possibile. Idealmente, ogni risorsa viene utilizzata laddove offre il massimo valore. Tutte le volte che si può, le risorse deboli vengono sviluppate e potenziate in modo che possano imitare il comportamento delle risorse più forti…
Analisi dettagliate confermano di solito l’esistenza di un forte squilibrio di questo genere, ne viene fuori un quadro economico assai lontano dall’efficienza o dall’optimum gestionale.
La conseguenza matematica è che l’80% delle risorse (prodotti, clienti o personale) contribuisce ai profitti per un modestissimo 20%. Che c’è un grandissimo spreco. Che le risorse più produttive dell’azienda sono zavorrate da una soverchiante maggioranza di risorse molto meno efficaci
In questo tipo di situazione, sarebbe lecito domandarsi:
Perché continuare a fabbricare l’80% dei prodotti, se genera solo il 20% dei profitti?”…
Noi non ci rendiamo quasi mai conto della super produttività di alcune risorse (una ristrettissima minoranza), che Joseph Juran chiamava il “minimo vitale”, e del fatto che la maggioranza (“le tante che non contano”) mostra una scarsa produttività, se non addirittura un valore negativo
Il principio 80/20: Il segreto per ottenere di più con meno – Richard Koch
Dalla prospettiva del Nucleo Primo, la logica che caratterizza la società, è sempre e solo efficace/efficiente, ossia, è perfetta così com’è… istante dopo istante, istante per istante
È un cammino di auto perfezione in itinere, che si sposta lungo il tratto “punto – linea – punto” del marchio registrato “Terra/Mondo 3d (Anti)Sistemico”, con tutto quello che ne (con)segue e concerne (carico compreso).
Il fulcro del ragionamento non sta tanto nell’esattezza delle percentuali, quanto nel fatto che la distribuzione della ricchezza sulla popolazione si sia rivelata prevedibilmente squilibrata.
L’altra scoperta di Pareto, che provocò in lui una profonda eccitazione, era la persistenza di questo rapporto in tutte le statistiche, relative a epoche differenti e a paesi diversi. Che i dati riguardassero l’Inghilterra del passato, o altri paesi in età contemporanea o precedente, si notava la stessa distribuzione statistica, senza variazioni, regolarmente impartita con matematica precisione
Purtroppo, pur essendo consapevole dell’importanza e della vastissima portata della sua scoperta, Pareto si dimostrò incapace di spiegarla convenientemente.
Si avventurò in una serie di teorie sociologiche, tanto affascianti quanto strampalate, centrate sul ruolo delle élite , e riprese alla fine della sua vita dai fascisti di Mussolini
Il principio 80/20: Il segreto per ottenere di più con meno – Richard Koch
Regolarmente impartita con matematica precisione:
questa è la frattalità.
Purtroppo, pur essendo consapevole dell’importanza e della vastissima portata della sua scoperta, Pareto si dimostrò incapace di spiegarla convenientemente. Si avventurò in una serie di teorie sociologiche, tanto affascianti quanto strampalate, centrate sul ruolo delle élite , e riprese alla fine della sua vita dai fascisti di Mussolini…
Le sue teorie sono da approfondire: altro che strampalate.
Il discorso sulle élite è ”centrale” se… (ri)assunto dal punto prospettico del dominio assoluto, che puoi (ri)scontrare in ogni ambito del “relativo”, perché frattale del marchio a maggior preponderanza (il grado di visibilità non importa, conta la sostanza).

Nell’articolo di ieri SPS aveva già descritto che la percentuale 80/20, in un piano inclinato come questo, indica frattalmente la (com)presenza di una percentuale, in realtà, di:
99,99 vs 00,01 (origine, marchio).
Infatti.
Cresce la diseguaglianza, entro due anni l'1% popolazione più ricco del 99%.
Gli "happy few", l'1% della popolazione, entro il 2016 sarà più ricco del rimanente 99% degli abitanti del pianeta…
Un'autentica "esplosione dell'ineguaglianza" che sembra confermare le teorie del fortunato libro dell'economista francese Thomas Piketty, "Il capitale nel XXI secolo"…
Questa l'analisi-denuncia presentata oggi da Oxfam (confederazione di 17 Ong che combattono la povertà in più di 100 Paesi) a Davos in Svizzera che da domani vedrà riunito sotto la “montagna incantata” il gotha di economia e politica di tutto il mondo.
Winnie Byanima, direttore generale di Oxfam Internazionale si è chiesta se davvero la gente vuole vivere in un mondo dove l'1% possiede da solo più di tutti il resto del mondo.
"La scala dell'ineguaglianza globale - ha detto – è semplicemente piuttosto sconcertante e malgrado il tema sia balzato in primo piano sull'agenda globale, il divario tra i più ricchi ed il resto si sta allargando rapidamente"…
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He He He…
Ci siamo. Ci sei?
Che cosa non (p)rendi mai, con grande accuratezza, in considerazione?
Un'autentica "esplosione dell'ineguaglianza"…


La (com)presenza del Nucleo Primo (Uno) è registrata alla perfezione, nella realtà, per mezzo della frattalità del tutto. La sua esistenza, al di là della tua presa in esame (credo) (pre)determina la realtà (con)seguente. Chi se ne è accorto, anche (in)direttamente, non se ne è mai accorto – in realtà!
Certe “teorie” sono state prese dall’industria dell’interesse che, in qualità di sottolivelli (in)consci del Nucleo Primo, le hanno ancora maggiormente (ri)applicate (clonate) per il proprio sopra(v)vivere.
A tal proposito (ri)emerge con forza, la “trattativa Stato/Mafia”, rimanendo all’Italia, perché ampiamente frattale di quello che (ri)accade in tutto il Pianeta (differenze di “costume”, a parte, la storia sostanzialmente è sempre la stessa).
La Mafia vive, come la Chiesa (rimanendo in occidente), di almeno due caratteristiche di base, fondamentali:
  1. è sempre stata (com)presente nel/sul territorio
  2. ha sempre, di (con)seguenza, potuto interlacciare compromessi/trattative con le varie rappresentanze del potere politico/economico che, a turno, si sono susseguite al governo della popolazione italica o stanziante sul suolo giuridicamente sottoposto alla propria egida (tutela del controllo e del dominio).
Durante la “seconda guerra mondiale” la sua solida (com)presenza nel territorio del sud Italia, le permise di divenire centrale nei confronti delle mire espansionistiche Usa, (ri)uscendo a strappare importanti risultati concreti per concessione degli "alleati" e per promessa italiana…

La ignominiosa alleanza.
Il contributo mafioso alla vittoria alleata in Sicilia

L’inchiesta ufficiale condotta dal commissario investigativo dello Stato di New York, William B. Herlands, tra il 28 gennaio e il 17 settembre del 1954, provò che il superboss mafioso Salvatore Lucania (Lucky Luciano) e altri grossi esponenti della malavita collaborarono attivamente allo sforzo bellico degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale.
Herlands dimostrò che tra il Naval Intelligence e il capo della mafia italo-americana era stato sancito un accordo in virtù del quale la malavita aiutò gli agenti della Marina a salvaguardare il porto di New York dagli atti di sabotaggio compiuti dalle spie tedesche e dai simpatizzanti di Mussolini.
Tale collaborazione si estese, successivamente, per la pianificazione militare dello sbarco in Sicilia, attraverso l’indicazione di contatti sull’isola che avrebbero facilitato l’offensiva nei territori occupati.

Dal dicembre del 1941 gli Stati Uniti avevano subito notevoli perdite di naviglio, diretto in Gran Bretagna, in seguito ad attacchi condotti da sommergibili tedeschi lungo la costa atlantica, ed inoltre erano frequenti i sabotaggi nei porti. Ciò che bisognava fare era capire come fosse possibile che le notizie sui movimenti dei convogli in partenza dal porto di New York potessero arrivare ai tedeschi. Secondo la Commissione Herlands, il Naval Intelligence creò un’organizzazione di controspionaggio reclutando malavitosi attraverso il coinvolgimento del sindacato del crimine. In questo modo la mafia rafforzò il controllo sul fronte del porto. A cucire tale rapporto tra il Naval Intelligence e la mafia provvide Lucky Luciano, che pur rinchiuso in prigione, riusciva ad impartire ordini ai suoi uomini.

I buoni risultati ottenuti nel porto di New York, fecero decidere ai capi del Naval Intelligence di sfruttare l’accordo con la malavita organizzata per pianificare la futura occupazione della Sicilia. Per preparare lo sbarco occorrevano informazioni dettagliate sull’isola. Le fonti più attendibili non potevano che essere gli innumerevoli immigrati siciliani. A superare la diffidenza delle famiglie di immigrati verso i servizi segreti e a convincerli ad aiutare il Naval Intelligence sarebbe stata la mafia americana, e in prima persona, ancora una volta Lucky Luciano. Il materiale informativo che venne raccolto era costituito, oltre che dalle testimonianze orali, anche da fotografie e cartoline dei luoghi in cui avevano dimorato in Sicilia.
Nella comunità siciliana molti erano i mafiosi che erano stati costretti da Mussolini ad abbandonare l’isola ed emigrare negli Stati Uniti. Questi sarebbero stati ben lieti di aiutare il governo americano ad eliminare un regime che, ai loro occhi, aveva diffamato la Sicilia con leggi speciali di pubblica sicurezza trasformando l’isola in una colonia penale.

L’aiuto consistette nel mettere in contatto i servizi segreti americani con l’”onorata società” siciliana. Il sostegno che la mafia siciliana dette ai servizi segreti fu più di tipo logistico che propriamente militare. Compito principale dei mafiosi era quello di accogliere e nascondere gli agenti segreti dell’Oss (Office of Strategic Service) sbarcati clandestinamente in Sicilia mesi prima dello sbarco.
Insieme avrebbero dovuto raccogliere informazioni su postazioni difensive costiere, campi minati, armamenti, fortificazioni e movimenti di truppe. Inoltre avrebbero dovuto attuare un’opera di convincimento sulla popolazione civile e sui soldati italiani affinché rinunciassero ad ogni forma di lotta contro le forze alleate. Ciò mirava, oltre ad indebolire la volontà di combattimento della difesa italiana, a fare in modo che i tedeschi si venissero a trovare attorniati da una popolazione ostile che non avrebbe creato problemi agli alleati durante la conquista dell’isola.

Successivamente al momento dello sbarco mafiosi e agenti segreti avrebbero dovuto creare il caos nelle comunicazioni delle forze di difesa, provocando interferenze telefoniche e telegrafiche e interruzioni stradali. Segnale d’inizio dell’operazione fu un fazzoletto giallo con al centro una L nera, rappresentante l’iniziale di Lucky Luciano, lanciato da un aereo su Villalba avente come destinatario il capo mafia siciliano don Calogero Vizzini.
Se tutto ciò potrebbe apparire come una favola, un mito, di certo più realistico appare il rapporto che intercorse tra Alleati e mafia, alla fine delle operazioni militari, durante il Governo militare alleato.
Alla fine della campagna militare agli Alleati si presentò il problema dell’amministrazione dell’isola. È in questo periodo che si registra una folgorante ripresa della mafia.

Molti mafiosi, presentandosi come antifascisti, riuscirono ad inserirsi nei posti chiave del governo siciliano. Don Calogero Vizzini venne nominato sindaco di Villalba, nomina che passava sotto il diretto controllo del capo degli Affari Civili dell’Amgot, il colonnello Charles Poletti; Salvatore Malta sindaco di Vallelunga; Genco Russo sovrintendente agli Affari Civili di Mussomeli; Damiano Lumia fu nominato interprete di fiducia presso il Civil Affairs Office di Palermo; Max Mugnani divenne depositario dei prodotti farmaceutici che gli americani avevano ammucchiato a cataste nelle campagne di Cerda e al boss mafioso Vincenzo De Carlo fu affidato il controllo degli ammassi di grano.

Tale distribuzione dei posti di potere mostra come il fenomeno mafioso fosse molto più presente nella Sicilia occidentale rispetto a quella orientale. La mafia in questo modo riuscì ad uscire dalla clandestinità in cui era stata relegata dal regime fascista, ottenendo una legittimazione del proprio potere rapportato non più sul solo piano locale, ma su quello nazionale e internazionale.
Fu lo stesso generale Francis Rennel of Rodd, comandante in capo degli Affari Civili dell’Amgot, ad ammettere l’inquinamento mafioso dell’amministrazione dell’isola e dello stesso governo militare alleato, cercando al contempo una giustificazione.
Nel suo rapporto sulla situazione isolana dell’agosto 1943 scrisse:

“Di fronte al popolo che tumultuava perché fossero rimossi i podestà fascisti, molti dei miei ufficiali caddero nella trappola di scegliere in sostituzione i primi venuti che si autoproponevano oppure di seguire il consiglio degli interpreti che si erano accodati a loro e che avevano imparato un po’ di inglese durante qualche loro soggiorno negli Stati Uniti. Il risultato non era sempre felice, le scelte finivano per cadere in molti casi sul locale boss mafioso o su un suo uomo ombra il quale in uno o due casi era cresciuto in un ambiente di gangster americani.
Tutto ciò che poteva essere detto di alcuni di questi uomini era che essi erano tanto antifascisti quanto indesiderabili da ogni altro punto di vista.
Le difficoltà che gli stranieri incontrano nei primi giorni d’una occupazione a valutare il merito o la pericolosità dei personaggi locali deve essere chiara a chiunque abbia dedicato qualche riflessione a questo proposito.”

Fu così che la mafia rialzò la testa. La sua riorganizzazione ebbe un solido sostegno economico nei profitti ottenuti con il mercato nero e con altre illecite attività, sviluppate grazie alla benevolenza del governo militare anglo-americano, riuscendo a recuperare il tempo perduto al tempo della dittatura fascista.
Addirittura le stesse file mafiose vennero ingrossate, con l’apertura delle prigioni, da quei detenuti criminali che vennero liberati dagli Alleati in nome della sopraggiunta democrazia.

Nell’ottobre del 1943, il colonnello Bolles, commissario alla Public Safety (Pubblica Sicurezza) del quartier generale dell’Amgot di Palermo, e il sostituto commissario, tenente colonnello Martin, richiesero al generale di brigata Holmes un rapporto sul problema della mafia in Sicilia. L’indagine fu affidata al capitano W.E. Scotten, da tre anni vice console americano a Palermo, che elaborò un documento dal quale venne fuori in maniera inequivocabile che dal giorno dall’occupazione anglo-americana, e con la caduta del fascismo, l’organizzazione mafiosa aveva recuperato il controllo del potere criminale nell’isola dando prova di un’ampia e diffusa ripresa.

Nel suo Report on the Problem of Mafia in Sicily, datato 29 ottobre 1943, Scotten apriva la relazione sulle origini e sulla natura della mafia. Il fenomeno mafioso venne considerato come una conseguenza del carattere proprio della storia siciliana. La mafia sarebbe nata tra i siciliani come un sistema di difesa delle persone e delle proprietà, dato che i governi negligenti erano incapaci di provvedere alla sicurezza interna, assumendo il carattere di una specie sistema feudale dove le persone mettevano loro stessi, le loro greggi, le loro terre coltivate e i loro boschi sotto la protezione di personaggi locali, che in cambio ricevevano tributi in beni o in denaro.
Essa successivamente degenerò in un sistema criminale il cui unico scopo era l’estorsione e il furto impunito giungendo ad avere nelle sue mani la bilancia del potere politico in Sicilia.
Per Scotten l’avvento del fascismo rappresentò una modificazione importante di tale stato di cose. Ma solo una modifica parziale visto che l’attacco di Mori fu principalmente diretto contro i livelli più bassi, mentre il più alto livello della mafia non fu apprezzabilmente colpito.
Pertanto la mafia fu costretta semplicemente a nascondersi sottoterra senza essere mai estinta nel vero senso della parola.
Per l’autore, da tutti i contatti avuti con la popolazione e dai rapporti degli operatori del Cic (Counter Intelligence Corps, Corpo di Controspionaggio), la mafia dava, dall’occupazione dell’isola e dalla caduta del fascismo, evidenti segni di un’ampia ripresa. Era, dunque, necessario affrontare il problema al più presto, quando la mafia, dopo 15 anni di relativa inattività, non aveva ancora riacquistato la sua vecchia potenza, la sua organizzazione era ancora dispersa e circoscritta, e la gente non si trovava ancora sotto l’incubo della paura, che stava emergendo, e del silenzio che la mafia sapeva bene come imporre.
Inoltre questa si stava già attrezzando con i più recenti tipi di armi e di equipaggiamenti raccolti sui campi di battaglia, tra le quali mitragliatrici, mortai da trincea, mine da terra, radio e ampie riserve di munizioni.

Nella relazione Scotten evidenziò, come fece Rennel of Rodd, il rapporto che gli Alleati instaurarono con elementi mafiosi. Esistevano molti casi di funzionari del Civil Affairs che, oltre ad aver ceduto alle lusinghe dell’aristocrazia terriera la quale era in stretto rapporto con la mafia, da quest’ultima, erano stati traviati e ingannati da interpreti e consiglieri corrotti, fino al punto di correre il rischio di diventare strumenti involontari della mafia.
Di conseguenza i siciliani perdevano sempre più fiducia nella loro capacità di trattare il problema della mafia.
L’analisi di Scotten mise in evidenza anche il drammatico problema del mercato nero del cibo e dell’accaparramento dei beni prima necessità, le principali attività della mafia attraverso le quali riusciva ad accumulare ricchezza.
Merci e prodotti di prima necessità, invece di essere distribuiti alla popolazione attraverso i canali ufficiali in conformità alle norme del razionamento venivano dirottati al traffico illegale.
Lo stesso grano prodotto, invece di essere consegnato agli ammassi, veniva nascosto ad opera dei proprietari terrieri o degli speculatori protetti dalla mafia. Ciò portava ad una insoddisfazione tra la popolazione che arrivava a rimpiangere il fascismo. Se sotto il fascismo c’era scarsezza e razionamento di cibo, ma la razione di cibo era realmente disponibile e la borsa nera era parzialmente controllata, sotto l’amministrazione alleata la razione era per lo più irraggiungibile e la borsa nera dei generi alimentari era completamente sfuggita di mano.
La mafia dunque cominciava a rappresentare un problema per gli Alleati. Alla fine della sua relazione, il vice console americano indicò al governo alleato tre possibili soluzioni per affrontare la questione.
La prima prevedeva un intervento rapido e deciso da attuare nel giro di alcuni giorni o al massimo in una settimana, rafforzando in gran segreto l’Arma dei Carabinieri con personale militare alleato e arrestando e deportando per tutta la durata della guerra cinquecento o seicento capimafia. Tali misure erano ritenute sufficienti a interrompere il ritorno della mafia al massimo per due o tre anni e forse, se si fosse riorganizzata la polizia e la paura del popolo fosse stata rimossa, per un periodo indefinito.

La seconda soluzione consisteva nel venire ad un accordo con la mafia stessa. Gli Alleati avrebbero rassicurato i capimafia che il loro unico interesse nel governare la Sicilia era il proseguimento dello sforzo bellico, e che quindi non avrebbero mai interferito negli affari interni dell’isola, il cui governo sarebbe stato al più presto restituito ai siciliani, e nelle attività mafiose. Però la mafia avrebbe dovuto rinunciare a tutte le attività connesse con il movimento e il commercio delle derrate alimentari o di altri generi di prima necessità richiesti dalla popolazione o prodotti utili al proseguimento della guerra. Inoltre, minacciandola, la si rassicurava affermando che gli Alleati avevano sì il potere di distruggerla, ma che non trovavano conveniente impiegare le forze militari necessarie allo scopo.

Infine, la terza soluzione era quella della resistenza e del contenimento dell’attività mafiosa, l’abbandono di ogni tentativo di controllo sulla mafia nell’isola e la ritirata in piccole zone di enclave, delimitate e protette, all’interno delle quali esercitare un vero e proprio governo militare.

Alla fine delle tre soluzioni prospettate fu seguita l’ultima, la più facile e la meno dispendiosa, visto che la piega degli avvenimenti bellici e politici rendeva inutile o irrealizzabili qualsiasi tipo di intervento dato che il governo militare sarebbe stato presto abolito e la Sicilia sarebbe stata restituita di lì a qualche mese all’Italia.
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  • la mafia in questo modo riuscì ad uscire dalla clandestinità in cui era stata relegata dal regime fascista, ottenendo una legittimazione del proprio potere rapportato non più sul solo piano locale, ma su quello nazionale e internazionale
  • la seconda soluzione consisteva nel venire ad un accordo con la mafia stessa
  • alla fine delle tre soluzioni prospettate fu seguita l’ultima…
Davvero?
He He He… gli "alleati" rinunciarono, investendo sul principio 80/20:
la Mafia non era affare loro...
La corruzione mafiosa è, ormai, ad ogni livello.


Il consiglio di SPS è di vedere il film “La trattativa”. L’opera rende molto bene lo stato di perfetto isolamento che caratterizza chi “è onesto”, in qualsiasi campo. Ed, il "come sono andate e come stanno andando le... cose"...
La “trattativa” Stato/Mafia è una (ri)chiesta, si afferma nel "film documentario", portata avanti da alti funzionari dei Carabinieri del Ros, in qualità di prestanome della classe politica, letteralmente terrorizzata dalla stagione delle stragi mafiose, dei primi anni novanta, e dalla minaccia di Riina di ucciderli tutti quanti, uno per uno… a causa della loro venuta meno posizione di "fiducia nei confronti di Cosa Nostra".
La “trattativa” porta al tradimento di Riina, da parte di Provenzano (più moderato) e alla nascita dell’idea, in seguito, di entrare in politica direttamente, attraverso un nuovo mezzo vettore, per raggiungere il cuore decisionale del governo dell’Italia:
il “nuovo partito politico 'Forza Italia', di Berlusconi”, l’astro nascente dell’imprenditoria italiana, in quel momento.
Era il 1993:
sono passati 22 anni. E la storia è sotto agli occhi di tutti, anche se quasi nessuno la vede o la intende vedere.
Sappiamo che Borsellino, in quei 57 giorni tra la morte di Falcone e la sua, interrogò un collaboratore di giustizia, che parlava di un progetto di Mafia e Massoneria per creare un nuovo partito politico.
“Cosa Nostra sta rinnovando il sogno di diventare indipendente. Cioè di diventare padrona di un ala dell’Italia. Uno Stato loro… nostro. In tutto questo, Cosa Nostra non è sola ma è aiutata dalla Massoneria.
- Ci sono forze nuove alle quali si stanno rivolgendo…
- Sì, ci sono forze nuove!
- Non tradizionali?
- No, non tradizionali…
- E che in Sicilia sono forti o sono deboli?
- Non vengono dalla Sicilia…”.
La Trattativa
Ma chi sono Dell’Utri e Berlusconi ai tempi delle stragi? Di Berlusconi sappiamo che era un potente imprenditore televisivo, che era iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli e che si era sempre rifiutato di spiegare con quali soldi avesse fondato il suo impero economico.
Di Marcello Dell’Utri sappiamo che aveva cominciato la sua carriera come segretario particolare di Berlusconi e che era già sotto indagine nel 1992 quando Falcone e Borsellino erano ancora vivi
La Trattativa
Ecco, questi sono i fatti a cui ci si riferisce quando si parla della trattativa tra lo Stato e la Mafia avvenuta nei primi anni 90.
In un momento in cui sembrava che tutto potesse cambiare, che la corruzione potesse cessare e la democrazia prosperare. E, invece, tutto andò peggio di prima.
Chissà se la verità si scoprirà mai.
Probabilmente, parte della verità era contenuta nella famosa agenda rossa del giudice Borsellino. Ma è scomparsa. Per questo noi, un gruppo di lavoratori dello spettacolo, ci siamo sentiti chiamati a intervenire con l’immaginazione.
Così, possiamo leggere nell’agenda rossach’è difficile che nei tribunali si stabilisca la verità.
Nell’omertà generale, con le prove che vengono sistematicamente cancellate. Ma proprio grazie alla sistematica cancellazione delle prove, abbiamo la prova che la decisione di trovare un accordo con le forze eversive del Paese, fu largamente condivisa nel mondo politico e ai vertici delle istituzioni.
Non serve un tribunale per constatare che nonostante a parole la lotta alle Mafie sia sempre stata centrale, le Mafie oggi sono mille volte più forti e più ricche di prima.
Non serve un tribunale per dimostrare che la classe politica, che dopo le stragi si mostrò come nuova, garantì invece che il vecchio sistema corrotto continuasse a prosperare senza nessuna opposizione.
Questo leggiamo sull’agenda rossa.
Che... se le istituzioni in quel momento cruciale, avessero deciso di convivere con le Mafie, la democrazia si sarebbe paralizzata, la corruzione non avrebbe avuto più freni.
Le nostre energie sarebbero state prosciugate.
Saremmo stati costantemente umiliati e derubati.
Avremmo vissuto nel ricatto.
Costretti a chiamare saggezza, l’arroganza… impegno, l’arrivismo… l’opportunismo, intelligenza… e, in breve, ci saremmo tutti ritrovati come lui:
Paolo Borsellino.
Quando nel mezzo di una torrida estate, capì di dover morire. E non gli restò altro da fare… che chiamare il confessore e andare incontro al suo destino…
La Trattativa

Come non (ri)cordare anche la stagione di "Mani Pulite" (1992), che spazzò via il "vecchio", per fare posto al "nuovo"?
Cambiare tutto per non cambiare sostanzialmente niente:

il nuovo Partito "garantiva" anche per il vecchio sistema di Partiti.

Tutto è vero” e Metodo Indiretto
proprio grazie alla sistematica cancellazione delle prove, abbiamo la prova che la decisione di trovare un accordo con le forze eversive del Paese, fu largamente condivisa nel mondo politico e ai vertici delle istituzioni...
Furono molto più “arguti”, gli uomini che con Alan Turing, decifrarono Enigma e che decisero saggiamente di non usare le informazioni per neutralizzare tutti gli attacchi “segreti” nazisti, nella seconda guerra mondiale. Scelsero solo quelli più importanti (80/20) e, così, permisero agli “alleati” di vincere (ispirazione).
I nazisti, altrimenti, avrebbero capito che Enigma era stato violato e lo avrebbero messo da parte.
Invece, "la cancellazione sistematica di tutte le prove"… esprime solo e sempre che:
Tutto è vero” (Prima legge di SPS), ossia, che… “proprio grazie alla sistematica cancellazione delle prove, abbiamo la prova che la decisione di trovare un accordo con le forze eversive del Paese, fu largamente condivisa nel mondo politico e ai vertici delle istituzioni”.
Perché, altrimenti, non possibile!

Questa è una "prova". Un fatto che non sarà mai ammesso in un aula di tribunale, perchè non (ri)conosciuta come "vera".

"Tutto è vero"; la verità è come una porta Or. Il risultato è sempre e solo "vero". Il vero non è la misura "1" o "0" ma è ciò che tali stati veicolano e, dunque, rappresentano di volta in volta, se... colui che osserva lo fa da una posizione centrale, sovrana, sincronica, in equlibrio (focus).
Lo stato di “verità (frattale)” è:
inerente alla denuncia/decriptazione del st®ato di reale che domina senza essere veduto.
È, se vuoi, anche “logica”. Un tipo di logica che non (ri)entra nei piani del “sapere addomesticato ed (in)segnato nelle scuole d’ogni tipo”..
Perché non devi “vedere”.
L’unica soluzione possibile dell'equazione del reale attuale, di fronte a questa (ir)realtà, è che il potere che "governa i governi" intenda a pieno che la realtà sia così.

E così “è”, di (con)seguenza… 

Tu (di)scendi da questo status, da questo marchio registrato, da questa schiera di umani che controllano tutto a/da “monte”.
Anche se tu (non) ci credi.
Anche se (non) partecipi direttamente.
Anche se (non) lo vuoi.
Che cosa puoi fare, allora?
  • accorgiti
  • (auto)convinciti
  • fermati, mantendendo il focus nel punto esatto "dove ti sei accorto".
Evita di far passare attraverso di te (filtro) l’imprinting che ti trasforma in una marionetta senza coscienza. Il segnale (im)portante è da tagliare e da sostituire
SPS, per ora, è la Radio dalla quale si (di)parte il nuovo segnale.
La transitorietà e la temporaneità di SPS è indice che “durerà per il tempo necessario a…”, poi, dovrai essere tu a “ricevere” direttamente, implementando la logica centrale al cambio di paradigma.

Ma… “la gente è l’(a)gente”. Sei tu il livello più tosto da convincere e "attraversare".
Renditene conto. Prima lo farai e meglio sarà per te e per tutti.
Perchè, per ora, non vi è nulla di nuovo all'orizzonte. Il cambiamento è una illusione, un fuoco fatuo, qualcosa di disinnescato dall'interno... (per questo motivo viene permesso di raggiungerti con contenuti del tipo "La Trattativa": tu sei stato preventivamente reso inerte/inerme)...
Un cuore alla volta. Ti aspetto!

Nota bene:
Marcello Dell'Utri (Palermo, 11 settembre 1941) è un politico e dirigente d'azienda italiano, già senatore per Il Popolo della Libertà e prima di Forza Italia.
Stretto collaboratore di Silvio Berlusconi fin dagli anni settanta, socio in Publitalia '80 e dirigente Fininvest, nel 1993 fondò con lui Forza Italia. Il 25 marzo 2013 la terza sezione della corte di Appello di Palermo ha condannato Dell'Utri in secondo grado di giudizio con pena di 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa:
  • Marcello Dell'Utri è stato il tramite intermediario tra la mafia e Silvio Berlusconi.
Espatriato poco prima che venisse spiccato nei suoi confronti un provvedimento di arresto, è stato rintracciato ed arrestato il 12 aprile 2014 a Beirut dalle forze dell'ordine libanesi. Il 9 maggio 2014 la Corte di Cassazione, dopo quattro ore di camera di consiglio, ha confermato in via definitiva la sentenza d'appello bis.
Il 13 giugno 2014 viene estradato in Italia e tradotto presso la casa circondariale di Parma…
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Davide Nebuloni 
SacroProfanoSacro 2015/Prospettivavita@gmail.com