lunedì 3 febbraio 2014

Il nome di Dio… in “Rete”.



Ciò che conta per noi è di rilevarne la struttura numerica. Con essa potremo entrare in un mondo accessibile a tutti, anche a coloro che non conoscono questa lingua…
Numerologia biblica - Considerazioni sulla Matematica Sacra. Nereo Villa
C’è qualcosa che è tra noi, ma che sfugge e, ciò, lo ritroviamo in ogni ambito dell’esistere nelle 3d:
è, infatti, usuale il sentirsi sempre ad un passo dal… (scoprire qualcosa).
Analizziamo profondamente l’espressione e ciò che la sottintende.

Usuale = abitudinario, ossia, “luogo di raccolta”, ansa, parte, etc.
Dal latino Habitudine, derivato secondario di Habitus (abito), costituzione del corpo. Per estensione: inclinazione, disposizione, attitudine ingenita, consuetudine…
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Cosa “è usuale”? Vestire i panni di (abito)... cioè avere raggiunto una configurazione (disposizione), il che non significa che “l’armadio del possibile” sia fornito di un solo “abito”. 

Le persone “abitano” dove? In città e nella propria casa, ma non solo:
abitano anche il proprio corpo.

Ergo, gli umani che “abitano in qualcosa”… non si possono identificare con lo “strumento abitato né l’atto (bio)diverso dell’abitare (in) qualcosa”, bensì... "colui che abita” è il principio superiore che... “abita, in colui che abita”. 
 
È come se fosse stato trasposto un livello, nell’abitudine del vivere nelle 3d, schiacciando due "piani diversi" al punto tale da farli collimare artificialmente, al fine di unificare più che apparentemente ciò che, in realtà, ha valore aggiunto e peso specifico differente, nella gerarchia energetica (vibrazione d’ottava).
Come se “il padre/madre e la relativa prole” divenissero solo per abitudine… la stessa “cosa”, perdendo ulteriormente la capacità di discernere, dal punto prospettico dell’umano incarnato nelle 3d.
Ogni umano si veste con un abito.
Ogni umano abita in una casa.
Chi/Cosa è che “abita”? L’umano in quanto “automa” (in carne ed ossa), oppure il principio che abita l’abito umano? Eccoli i due differenti livelli…
Sentirsi = sentire dentro, identificarsi interiormente con qualcosa veicolato dall’esterno (anche senza volerlo ammettere). Il principio osmotico del respirare è il frattale più evidente, lo “scambio” interno/esterno dipende dalla “qualità” esterna, perché se l’aria è letale… il corpo umano (complesso) muore

Questa “dipendenza” incide sulla sfera del “sentire dentro = sentirsi”, per cui l’umano non è autenticamente libero di “sentirsi”, in quanto dipende dalla qualità/quantità del mix “chimico”, che introduce nei propri polmoni ad alimenta il cervello e tutto quello che ne consegue.

Sempre = ogni volta, per grande frequenza, secondo constatazione, etc.

Ad un passo dal = vicini e lontani allo stesso Tempo (terzo stato quantico), in una maniera però costantemente “allontanante” dal perno attorno al quale ruota il proprio “desiderio”.
È, infatti, usuale il sentirsi sempre ad un passo dal… (scoprire qualcosa):
  • ci si addensa (si abita, raccolti)
  • e si dipende (respiro) da qualcosa di esterno
  • solitamente (filtro)
  • apparentemente fluttuanti attorno a (inconsistenti)…
Cioè:
l’esterno (le 3d) costituiscono il velo (programma), che induce (filtra) ed ipnotizza, nel Tempo.
Come per un Casinò, la cosa più importante è intrattenere il più a lungo il proprio “cliente” (avendo dalla propria il vantaggio matematico della vincita), allo stesso modo… le 3d polarizzate dal Nucleo Primo, traggono “conforto” dal mantenimento degli umani nel “loop della (re)incarnazione” nelle 3d.
La diffusione sociale dei “sistemi di condizionamento” è la (ri)prova frattale di un simile “sentire”…
La parte finale dell’espressione (scoprire qualcosa) è talmente lontana dalla propria realtà sottintesa, che nemmeno va presa in esame nella questione energetica della stessa.

Il filtro vela
L’umano corre nel “ring” (loop), seguendo miraggi, ossia, ciò che viene proiettato sul “velo”, che scambia per reale ed unico (trasporto emotivo).
Ma… che cosa abbiamo fatto, analizzando l’espressione “in lettere”, appena descritta?
Abbiamo avvicinato un “costrutto”, senza agganciarlo dal punto prospettico della sua valenza numerica, ossia, del suo significato celato e più diretto (come quando... per prendere un principio omeopatico, lo si lascia sotto alla lingua per qualche attimo, al fine di una maggiore velocità di introduzione nel complesso fisico organico energetico umano).

 
I numeri: codici di alimentazione, attivazione, disattivazione, programmazione, etc. del “programma 3d di Struttura.
Numeri che cambiano di significato senza cambiare "forma"...

C’è un esempio molto chiaro, a tal proposito, nelle 3d:
il “codice macchina” che è alla base della programmazione dei computer.
Il linguaggio macchina o codice macchina è il linguaggio in cui sono scritti i programmi eseguibili per computer
Può venire classificato come linguaggio di programmazione, sebbene quest'ultima espressione sia più spesso riservata per indicare i linguaggi di alto livello con cui si scrivono programmi non direttamente eseguibili, ma che richiedono una traduzione in linguaggio macchina, per esempio per mezzo di un compilatore
L'espressione "il linguaggio macchina" è, strettamente parlando, scorretta; infatti, ogni modello di processore è in grado di comprendere un proprio particolare linguaggio macchina. Tuttavia, pur variando nella sintassi specifica, i linguaggi macchina di tutti i processori sono basati su un insieme di principi e di concetti analoghi.

Struttura.
Come nel linguaggio naturale, nel linguaggio macchina i simboli dell'alfabeto utilizzato (1 e 0) sono organizzati in "parole" che a loro volta costituiscono "frasi". 
Le frasi del linguaggio macchina sono dette istruzioni; ognuna di esse ordina al processore di eseguire un'azione elementare afferente allo stato interno del computer, come la lettura di una locazione di memoria oppure il calcolo della somma dei valori contenuti in due registri.

Le frasi sono generalmente costituite da una parola iniziale detta codice operativo iniziale, che indica il tipo di azione da eseguire, seguita da altre parole che specificano gli eventuali parametri (o dati) a cui l'azione deve essere applicata (per esempio "Somma"-"15"-"20"). Se consideriamo la prima parola come "verbo" della frase, possiamo dire per analogia che il linguaggio macchina prevede solo verbi all'imperativo; non a caso, i linguaggi di programmazione che presentano questa caratteristica sono detti proprio linguaggi imperativi.

I processori tradizionali erano in grado di eseguire una sola istruzione per volta; attualmente si stanno diffondendo tecnologie (come quella dei processori superscalari) che consentono l'esecuzione di più istruzioni in parallelo.
Le istruzioni che possono comparire in un programma in linguaggio macchina descrivono azioni semplici quali ad esempio "somma", "dividi" o "confronta"…
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Si deve, allora, parlare di “istruzioni” in luogo di “frasi/espressioni”. Il giusto termine identifica e valorizza meglio e più di altri mille giri di parole.
Gli umani, quando parlano, "ordinano" (elaborano imperativamente) istruzioni macchina
I livelli di interfaccia, automaticamente, (ri)traducono ciò che si è "dimenticato", ma che si continua a (re)plicare inconsciamente, non perdendo mai la "compatibilità" con l’attuale modello di programma (paradigma) e soprattutto con la capacità di interagire con il “Programma Struttura” 3d, a sua volta divisibile in:
  1. programma struttura di base, neutro (circuito primario), contenente le leggi superiori secondo funzione nativa
  2. programma struttura, attivo (circuito secondario o Nucleo Primo), implementato sulla "capacità" del circuito primario (aggancio di fase) e (ri)comprendente (1) l’onorare le leggi superiori e (2) il (ri)volgerle strategicamente verso il proprio scopo.
Anche se si decodifica l’espressione (idioma) attraverso la sua frequenza, si aggancia ugualmente il “mondo dei numeri”, perlomeno… a questo livello 3d del “sentire/fare”.

È possibile "quantificare" l'amore, o il dolore, o il piacere o qualcos'altro che non si possa pesare materialmente? Se così fosse la quantità e la qualità delle cose potrebbero stare sul medesimo piano di misurazione, comparazione, osservazione. Se esistesse per esempio un linguaggio che avesse numeri anziché lettere, ogni parola e quindi ogni significato in essa contenuto potrebbe essere "contato". Il pensiero potrebbe essere "pesato". In tal caso le parole "pensare" e "pesare" sarebbero parenti.

Ed è così. Qualsiasi vocabolario etimologico lo può mostrare.
Per questo motivo il soppesare e il pensare sono simili.
Ciò significa che deve esistere da qualche parte anche un linguaggio numerico
Sia nella lingua ebraica che nella lingua greca ad ogni lettera dell'alfabeto corrisponde un numero. Si potrebbe anche dire che corrisponde un "Nume", cioè un Dio
Ci occuperemo qui della lingua di Gesù. Poiché questo nome è oggi inflazionato va premesso che, per incominciare, non partiremo da dogmi sulla divinità di Gesù, ma che lo prenderemo in considerazione allo stesso modo di molti studiosi del Talmud, e cioè un rabbino, che pagò con la vita l'aver rivelato al popolo le verità che la classe sacerdotale del tempo voleva tenere per suo proprio uso…
In genere si crede che per noi occidentali sia difficile capire le lingue sacre perché non abbiamo contatto con esse e che, per comprendere effettivamente tutta la portata del simbolismo delle lettere e dei numeri, bisognerebbe viverlo, in qualche modo, nella sua applicazione persino nelle circostanze della vita quotidiana, com'è possibile in alcuni paesi orientali.
Le cose però stanno diversamente; soprattutto se ci lasceremo aiutare dalla nostra immaginazione, se cioè cercheremo di sentire come qualcosa che ci appartiene, simboli e numeri, ce la faremo. Potremo così contare e raccontare anche la nostra storia.
Il nome di Dio.
Noi non conosciamo la vera pronuncia del nome di Dio. Sappiamo che la lettura di questo nome, probabilmente "Yahwe", fu gradualmente sostituita, "per motivi di ordine teologico", con quella di altri nomi divini… in un certo periodo, a proposito di questa pronuncia, "prese improvvisamente a circolare in tutto il mondo una parola che più o meno suonava Jahu".

L'esatta pronuncia è però sconosciuta.

Il nostro intento non è tuttavia imparare a parlare l'ebraico… Ciò che conta per noi è di rilevarne la struttura numerica. Con essa potremo entrare in un mondo accessibile a tutti, anche a coloro che non conoscono questa lingua. Ci basterà solo tener presente che si scrive da destra a sinistra.

Il nome di Dio, in ebraico, è formato da quattro lettere. Per questo motivo è chiamato anche "il Tetragramma". Prima di tutto è necessario comprendere perché proprio quattro. Il quattro è un numero che viene dopo il tre, il due e l'uno. Sommati insieme, questi numeri danno il valore numerico della prima lettera con cui si scrive il nome di Dio.
Si tratta della lettera Iod:
valore numerico 10.
Il 10 viene partorito dal 9; è qualcosa di germogliante. Iod, come parola, significa "mano", mano attiva. L'azione della Iod è quella di portare ad un nuovo livello di numeri: quello delle decine. La Iod è partorita dal concetto di "nuovo". In latino infatti "nove" è un avverbio che vuol dire nuovamente. Una cosa di questo genere non può poggiare su una convenzione umana, bensì soltanto su una regolarità stabilita che esiste indipendentemente dall'uomo, e solo in seguito può essere riconosciuta

Nove in ebraico, è "Tet" che, anche se come parola non si incontra nell'ebraico a noi conosciuto, è detta, dalla tradizione, "utero". 
Per questo si dice che Iod viene partorito da Tet.
Nella lingua di Gesù, dodici lettere, dette "semplici" hanno una corrispondenza zodiacale, sette, dette "doppie", una corrispondenza planetaria, tre, dette "madri o padri", senza alcuna corrispondenza zodiacale o planetaria. 

La Iod è zodiacale della Vergine. Il nome di Dio, si potrebbe dire, incomincia con la Vergine. Subito dopo, nella sequenza del nome di Dio, viene l'Agnello, il Figlio: la lettera He, zodiacale dell'Ariete (nell'astrologia ebraica l'Ariete e l'Agnello si identificano). He significa "finestra". L'apertura della finestra è espressa nell'apertura a sinistra in alto della lettera. 
Attraverso la finestra entra il mondo che sta di là, entra la luce e si vede qualcosa di ciò che sta fuori…
Numerologia biblica - Considerazioni sulla Matematica Sacra. Nereo Villa


  • se esistesse per esempio un linguaggio che avesse numeri anziché lettere, ogni parola e quindi ogni significato in essa contenuto potrebbe essere "contato". Il pensiero potrebbe essere "pesato". In tal caso le parole "pensare" e "pesare" sarebbero parenti…
  • in genere si crede che per noi occidentali sia difficile capire le lingue sacre perché non abbiamo contatto con esse e che, per comprendere effettivamente tutta la portata del simbolismo delle lettere e dei numeri, bisognerebbe viverlo, in qualche modo, nella sua applicazione persino nelle circostanze della vita quotidiana, com'è possibile in alcuni paesi orientali.
  • le cose però stanno diversamente; soprattutto se ci lasceremo aiutare dalla nostra immaginazione, se cioè cercheremo di sentire come qualcosa che ci appartiene, simboli e numeri, ce la faremo. Potremo così contare e raccontare anche la nostra storia.
  • il nostro intento non è tuttavia imparare a parlare l'ebraico… Ciò che conta per noi è di rilevarne la struttura numerica. Con essa potremo entrare in un mondo accessibile a tutti, anche a coloro che non conoscono questa lingua.
Ricorda:
  • uniformare, (ri)condurre il tutto ad un “linguaggio di base comune” (unico e volto alla programmazione diretta dell’ambiente, in quanto risultato della riprogrammazione secondaria sulla primaria – libero arbitrio)
  • riprendere contatto quotidiano (vivere) con la realtà programmatica del “linguaggio di base comune”
  • sentire la simbologia numerica come emanazione diretta dell’incarnazione (codice di comunicazione ed interazione)
  • comprendere l’essenza dell’osservato, in maniera tale da coglierne il nesso casuale (evento di fondo) e (ri)partirne il codice unico ed univoco (apriti sesamo).
Che altro? Beh… analizza anche solo per assonanza questa espressione:
in un certo periodo, a proposito di questa pronuncia, "prese improvvisamente a circolare in tutto il mondo una parola che più o meno suonava Jahu".
Jahu… che cosa ti porta subito “alla mente”?
 


Yahoo, che i molti pronunciano “Iauù”…

Ok? Questa multinazionale Usa è una realtà tra le più affermate in Internet. Quante volte al giorno verrà pronunciato il suo “nome”? Tutto ciò non (ri)suona un po’ come il… pregare? Chi o cosa si va a “pregare”, si va ad “alimentare”? Ed in cambio di cosa? Di una notizia gossip, delle previsioni meteo, di news di finanza, sport, cronaca, etc. 
In “Rete” nella… rete.
Non se ne esce proprio da questo “ring”. O, meglio… non se ne esce perché non si è consapevoli di “esserci dentro”.

Metodo di Agrippa o di Pitagora.
Questo metodo si basa sull'associazione tra le lettere dell'alfabeto latino e i numeri da 1 a 9. Basandosi sull'alfabeto latino, non ha nulla a che vedere con Pitagora che era greco; inoltre, considerando distinte le lettere I e J e anche le lettere U e V, non ha nulla a che vedere nemmeno con Agrippa, dato che queste distinzioni risalgono al XVIII secolo ossia a due secoli più tardi. 
I nomi che sono dunque dati a questo metodo sono da considerarsi solamente un tributo a questi due insigni esoteristi.
Questo metodo è quello più conosciuto al giorno d'oggi e si basa sulle seguenti associazioni:

1    2    3    4    5    6    7    8    9
A    B    C    D    E    F    G    H    I
J    K    L    M    N    O    P    Q    R
S    T    U    V    W    X    Y    Z   

                               
Link
  
Yahoo fa 28 = 10. La prima lettera del nome di Dio.
Google fa 34 = 7

La prima citazione di "Magog", nella Bibbia ebraica, è nella tavola delle Nazioni in Genesi 10, dove Magog è il capostipite di un popolo o di una nazione, ma può anche essere il nome della nazione, ovvero la terra di Gog; infatti Dio ripete varie volte ai personaggi "sarai una nazione"

"Gog" viene citato invece nel primo libro delle Cronache 5, 3-4 come discendente di Ruben (primo figlio di Giacobbe)…
Il nome "Gog" è stato anche identificato come crittogramma di Babele o di Babilonia.
La ripetizione enfatica Gog indica il perdurare, la costanza, ed ha come simbolo la fenice…
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  • la prima citazione di "Magog", nella Bibbia ebraica, è nella tavola delle Nazioni in Genesi 10 (richiamo alla prima lettera di Dio e a... Yahoo)
  • "Gog" viene citato invece nel primo libro delle Cronache 5, 3-4 (3+4=7 Google)
  • la ripetizione enfatica Gog indica il perdurare, la costanza, ed ha come simbolo la fenice (loop)
Crittogrammamessaggio cifrato o in codice, preparato per essere letto solo dal destinatario
Link
In SPS non scrive un “esperto” (Io); ciò che s’emana da queste onde (frequenza) è… qualcosa di relativo all’Analogia Frattale Sincronico Istintiva:
il lasciarsi andare (credere in se stessi al punto tale di…) verso quel “linguaggio di  base comune” superiore, che alimenta l’intero Creato.
Qualcosa che “è” (sono ancora Io, nel completare la circuiteria del livello maggiore del loop).
  • il loop come “mezzo di teletrasporto” in un qualcosa, evidentemente, di ancora più grande nel quale poter “navigare” (proprio come Internet dimostra frattalmente)
  • il loop come “mezzo sferico” (la sfera come forma più “economica” d’aggregazione energetica possibile attualmente).
L’Analogia Frattale permette, a prescindere dalla propria “situazione/posizione/possibilità/credo”… di riuscire (potenziale) sempre ed in ogni occasione ad agganciare i livelli d’entrata del programma struttura del circuito secondario, attraverso il quale poter raggiungere anche il circuito primario.
Questa è la visione più concreta della lingua sottintesa dai frattali, per loro più ampia espansione di significato (chiave frequenziale numerica di accesso).

Come è sopra, così è sotto.
Un sasso lanciato in una vetrina infrangibile, non la perfora ma la “segna”, ossia:
permette l’emersione della struttura di base (energetica) del programma secondario, che ha (ri)scritto ogni ambito possibile delle 3d, Natura compresa. Perché lo ha fatto?
Perché la totalità è il mezzo migliore per convincere chiunque di una certa "Naturalità" delle/nelle cose...
Quando qualcosa è troppo “grande” (totale), subentrano leggi superiori, che lo ammantano di invisibilità e, nella pratica, il Sole diventa “normale”.
E il “nome di Dio” sempre meno invocato direttamente, ma sempre più evocato indirettamente.

Come a dire che:
  • il disincanto è sempre previsto ed anticipato
  • ogni “nuova” frontiera è subito invasa viralmente dal “vecchio”
  • tutti i frangenti emergono in qualità di una “programmazione di base”.
La singolarità non è mai autenticamente “sveglia” ma è (ri)pensata continuamente da più fonti, dalle quali discendono le caratteristiche che si confondono per “caratteri” (inamovibili per consuetudine).
Ma, la singolarità è “un Essere Sovrano” con capacità proprie di manifestarsi e relazionarsi col tutto. Per cui… ogni (ri)programmazione esterna/esteriore (terra e aria), lascia il Tempo che trova se:
Io Sono.
A tal fine occorre “conoscersi” sempre di più, sino ad “immaginarsi” come l’anello di congiunzione tra “possibile ed impossibile”, che numericamente si equivalgono:
  • l’infinito (tutto) coincide con il nulla (ring).
In SPS c’è infinito materiale per l’analisi del “nulla/infinito”, che caratterizza le profondità inviolate del “tutto”, che in ultima analisi… sei anche tu.

La proprietà frattale è un “marchio nelle 3d”; ad esempio:
circuito primario, frattalmente (ri)portato nella capacità di memoria di un computer
circuito secondario, frattalmente (ri)portato nella capacità di programmazione del computer.
La programmazione ha necessità di “memoria” (ad ogni livello).
La “memoria” corrispondente alla “storia deviata” (in questo paradigma 3d), veicola tutto nella maniera più opportuna (direzione) per l’intenzione del Nucleo Primo.

Le fantomatiche “armi/tecnologie” disponibili e puntate verso il Mondo intero (haarp, ssss, squad, gwen, etc.), dimostrano a tutti gli effetti che… il potere è unico e controlla l’intero Pianeta. Pensa attentamente a quale strabiliante livello di tecnologia sia diffuso a livello commerciale ed immagina frattalmente a quale livello è giunta la “ricerca” e a quale livello hanno accesso le autorità militari e di ricerca avanzata (segreta), già sin d’ora.
Questa “differenza”, se afferrata, è il filtro frattale che ti permette di meglio collocarti per identificare la tua “posizione” all’interno dello Scenario 3d:
  • nei grandi centri per l’acquisto e l’intrattenimento, esistono mappe affisse ai muri con la scritta “siete qui (puntino rosso)”.
Dove sei”, dunque?

Se sei qui, non puoi essere dappertutto, oppure… dipende?
Se getti un grosso sasso da una scarpata e prosegui tranquillamente nel tuo cammino, la frana che innesca il “tuo sasso”, scendendo a valle, sei ancora tu (è il tuo effetto nel Mondo)…
Se affermi qualcosa alla televisione, tu sei in “studio” ma, allo stesso Tempo, il tuo effetto è dappertutto.

Se parli al megafono la tua voce raggiunge ogni spazio entro una certa distanza…
È tua responsabilità accorgerti di ciò e controllare/conoscere il tuo “potere”, la tua capacità (ri)tradotta in “linguaggio macchina” per opera delle strutture d’interfaccia codificate/esistenti “tutto attorno a te”, come ad esempio la rete per la diffusione delle comunicazioni tra cellulari, sta chiaramente a dimostrare nella “realtà 3d” emersa e scambiata come unica…
 
Sono ripartito da me stesso, perché “Tutto… Dipende da me". 

Davide Nebuloni 
SacroProfanoSacro 2014/Prospettivavita@gmail.com 
 

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