martedì 5 gennaio 2010

L'epifania sprofondata.








Il 6 gennaio si celebra il giorno della Befana. Ci troviamo nei giorni che intercorrono tra il Natale e l’Epifania nel periodo delle cosiddette “dodici notti sante”. In un mondo ormai globalizzato, unificato dagli interessi commerciali e dalla tecnologia  di “controllo”, ma in realtà ancora dalle infinite “sfaccettature”, noi italiani cosa sappiamo di questa “festa” che la televisione ormai “colora” di tinte commerciali? Confesso che io stesso non avevo molte cognizioni in merito a questa celebrazione, al suo significato storico e spirituale, perché io sono il risultato di una generazione cresciuta proprio dinnanzi alla televisione. Faccio testo, in questo caso, sui risultati che lo svuotamento animico perpetrato dall’Antisistema ha creato nelle generazioni più recenti tramite lo sviluppo sconsiderato degli organi massivi di comunicazione. Cosa volesse dire una volta una simile celebrazione è per me ormai cosa perduta; ad esempio di cosa io intenda dire, cito un passo di Steiner nel quale egli cerca di far comprendere cosa significhi “sentire” l'antroposofia, ma questa sua argomentazione è valida a 360 gradi:

“Vi sono molti fra noi che, ascoltando gli insegnamenti dell’antroposofia, la considerano alla stessa stregua della scienza esteriore, e così nella loro mente non vi è una netta distinzione fra di esse. L’antroposofia viene compresa in modo corretto non quando la si intende solo con la mente, ma quando in ogni sua espressione ci dà entusiasmo, quando vive a tal punto in noi da trovare il passaggio dal sistema dei nervi a quello del sangue. Quando riusciamo a entusiasmarci per le verità contenute nell’antroposofia, allora soltanto la comprendiamo. Fino a che la prendiamo solo in modo astratto, studiandola come un abbecedario, un libro di matematica, un regolamento di servizio o un libro di cucina non la capiremo. Continueremo a non capirla, studiandola come la chimica o la botanica. La comprendiamo soltanto quando ci dà calore, quando ci ricolma della vita che in essa regna".
Fonte: Essere cosmico e Io

Nel mondo “moderno” dove è stato recluso l’entusiasmo? In una esplosione di vigore quando segna la squadra del cuore, oppure quando si ricevono tanti regali. Quello che intendo dire è che se ci pensiamo bene, generazione dopo generazione è subentrata una sorta di “noia” cosmica, di frustrazione che si manifesta già in tenera età. Questo atteggiamento è determinato anche dalla troppa informazione che bombarda i nostri centri sensori e la mente. Siamo attorniati dall’informazione eppure ignoriamo sempre di più il significato di “vivere” con tutto se stessi. Come automi recitiamo le informazioni registrate e siamo molto bravi. Ma il distacco dal nostro corpo eterico è sempre più profondo perché facciamo una Vita imperniata su quello che non vogliamo solo in virtù del “dovere” e nella luce del denaro al fine di “avere tutto quello che serve” o “per mettere via per affrontare con più sicurezza la vecchiaia, che sarà sempre più lunga”. Guardiamo al futuro in virtù del passato senza vivere il presente, ossia il “momento” in cui manifestiamo il nostro intento e letteralmente “creiamo” il nostro percorso. Facendoci guardare altrove, l’Antisistema ci guida proprio come fa il conduttore di un “mezzo”meccanico.
Le Università creano uomini e donne sapienti ma troppo specialistici. Il “pezzo di carta” fa la differenza socialmente soprattutto in termini di prestigio personale ed i sacrifici del tempo dello studio vengono poi ribaltati nel prezzo del “servizio” alla società. È una società di predatori la nostra, ma in realtà le vere prede siamo noi ed il cacciatore siamo ancora noi. Noi siamo gli attori principali e siamo anche alla regia, alle luci, ai costumi, etc.
Per un bambino il 6 gennaio è la festa della Befana alias l’arrivo dell’ennesimo regalo o “riconoscimento” in forma di dono; ma riconoscimento per avere fatto cosa? Quale atto avrà mai fatto quel bambino per meritarsi il dono? Ecco lo svuotamento. Non ha fatto nulla, anzi. È vero che la Befana porta anche il carbone, ma è sempre carbone “dolce”, manna per la categoria dei dentisti e dei dietologi. Il consumismo sfrenato premia, eufemisticamente, senza senso e senza misura quella classe abbiente, ma insoddisfatta dentro, che egoisticamente non vede altro che il proprio futuro.
Cosa sappiamo della ricorrenza del 6 gennaio? Innanzitutto che la Befana è una figura che affonda le proprie origini nel passato e che è una sorta di “corollario” di una celebrazione molto più profonda chiamata epifania. Mi limito a riportare ciò che internet propone in tal senso, senza consultare siti “estremi” come quelli religiosi oppure esoterici; sto nel mezzo per la buona sensazione di tutti.

 
"Teofania, dal greco theophàneia, composto da theos ("dio") e da phàinein ("manifestarsi"), letteralmente significa manifestazione della divinità in forma sensibile. Altro termine usato in maniera analoga è epifania, dal greco επιφάνεια, epifaneia, che significa manifestazione della divinità, un concetto tipico di molte religioni.
In senso filosofico la teofania è la manifestazione della divinità attraverso le sue opere.
In senso religioso si distinguono:

  • Le teofanie dirette, che sono vere e proprie apparizioni della divinità. Nel cristianesimo la teofania diretta viene detta anche Epifania e ha la sua massima rappresentazione nella nascita di Gesù Cristo, il cui battesimo fu la Teofania della Trinità; 
  • Le teofanie indirette, che nelle scritture bibliche consistono in apparizioni di angeli o fenomeni straordinari quali nubi, voci provenienti dal cielo, colonne di fuoco.
Venne usato per indicare, nei versi degli stilnovisti, l'apparizione femminile.
Il termine epifania venne usato dallo scrittore irlandese James Joyce per identificare dei particolari momenti di intuizione improvvisa presenti nella mente dei suoi personaggi; è un momento in cui un'esperienza, sepolta da anni nella memoria, sale in superficie nella mente riportando tutti i suoi dettagli e tutte le sue emozioni. L'esempio più significativo di epifania è contenuto nell'ultima storia di Gente di Dublino, intitolata I morti".
Fonte: Wikipedia

"Il termine epifania deriva dal greco ἐπιφάνεια, epifaneia, che può significare manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina, e dal verbo ἐπιφάινω, epifaino, appaio. Nella forma 'Eπιφάνια (San Giovanni Crisostomo) assume la valenza di "Natività di Cristo", oltre che di "Epifania" come noi la intendiamo. Esiste anche l'aggettivo epifanico.
Nel linguaggio contemporaneo Epifania sta ad indicare l'Epifania del Signore, una festa cristiana che cade il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale. Con la Pasqua, l'Ascensione, la Pentecoste ed il Natale, quella dell'Epifania costituisce una delle massime solennità che la Chiesa celebra. Il termine ἐπιφάνεια veniva utilizzato dai greci per indicare l'azione o la manifestazione di una divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc.).
Nel III secolo[1] i cristiani iniziarono a commemorare, con il termine Epifania, le manifestazioni divine (come i miracoli, i segni, le visioni, ecc.) di Gesù. In particolare, tra queste manifestazioni si sono sottolineate: l'adorazione da parte dei Re Magi, il battesimo di Gesù ed il primo miracolo avvenuto a Cana. Oggi con questo termine si intende, invece, la prima manifestazione pubblica della divinità, con la visita dei Magi.
Nel mondo ortodosso, alcuni usano il termine Epifania per indicare la festa che cade sempre il 6 gennaio (o tredici giorni più tardi nelle Chiese che seguono il calendario giuliano) e viene più correntemente chiamata Teofania. In questo giorno viene celebrato il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre la visita dei Magi, commemorata dai Cattolici di rito latino e da altre Chiese occidentali in una festa a sé, nelle chiese di rito bizantino viene celebrata il giorno stesso del Natale".
Fonte: Wikipedia

"Con la fine dell'anno solare, il ciclo dei festeggiamenti non si conclude fino al 6 gennaio, il giorno dell'Epifania, che nella saggezza popolare "tutte le feste porta via". Il termine "Epifania", di origine greca, che significa "manifestazione" sott'inteso della divinità, è stato utilizzato dalla tradizione cristiana per designare la prima manifestazione della divinità di Gesù Cristo, avvenuta in presenza dei re Magi. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l'arco dell'anno, molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova"
Fonte: http://www.italiadonna.it/public/percorsi/02017/02017001.htm

"La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell'immaginario collettivo un mitico personaggio con l'aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L'iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po' di carbone (forse perché è nero come l'inferno o forse perché è simbolo dell'energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell'immaginario popolare e - seppure con una certa diffidenza - molto amato. Fata, maga, generosa e severa... ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C'è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l'immagine dell'anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l'usanza di bruciarla. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l'arco dell'anno, molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l'anno successivo. In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio. La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell'anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. In alcune regioni, come il Lazio, la Befana è una figura molto importante ed intorno alla sua festa si svolgono importanti fiere culinarie, ma è anche l'ultimo giorno di vera festa, l'ultimo in cui si tiene l'albero di Natale a casa. Addirittura, in molte regioni d'Italia, c'è l'usanza, anche tra gli adulti, di scambiarsi dei regali più modesti rispetto a quelli del 25 dicembre, oppure, soprattutto tra innamorati, cioccolatini e caramelle.
La leggenda della Befana
Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.
Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare".
http://www.ilnatale.org/epifania/befana.htm

Tra il sacro ed il profano le informazioni non mancano e proprio questa diluizione, questa commistione produce lo smarrimento facendo impazzire l’ago della bilancia della nostra essenza. Dove ci si fermerà nell’approfondimento ci descrive. Con quale forza agiremo su noi stessi al fine di capire meglio le vere origini  ed i significati degli eventi che ancora oggi si celebrano, è solo nostra “farina”. Trovare il giusto “impeto” per superare gli ostacoli della giornata media, sta solo a noi. Nessuno farà questo al nostro posto. Ognuno di noi “corre” nella propria corsia. Da un sol “corpo” ci siamo illusi di scinderci per manifestare la nostra vanagloria? No. Non è questo il senso della nostra venuta su questo mondo di terra e sudore. Non sarà un credo artificiale o un soldo d’oro a riempire il vuoto che con il tempo ci siamo scavati. Oggi “l’energia” ci aiuta a comprendere con il cuore ciò che una corsa sfrenata ha soffocato per lunghissimo tempo. Il significato del 6 gennaio è la celebrazione divina di una nascita e della sua manifestazione al mondo; di un miracolo che corrisponde al miracolo della Vita. Che altro? Serve altro? Nessuna religione o credo può impossessarsi di un simile evento tanto meraviglioso. Le origini vengono svuotate, il vuoto sempre più ampio, l’uomo sempre più immemore. Da tutto ciò emerge il passato glorioso della figura femminile, letteralmente distrutta dall'opera di svuotamento ed il significato di "potere" e di controllo che è stato agganciato a questa celebrazione, soprattutto sui bambini.
Ma non sarà così ancora per molto. Le nuove generazioni, tanto bistrattate, spazzeranno via questo velo di apatia. Il nuovo aiutato dal vecchio e dal consolidato. Solo così potrà funzionare. In una nuova trinità di valori…

Epifania(solstizio d'inverno).
"La festa dell'epifania (cioè della befana, ovvero della "donna più anziana"), deriva da un antico rito pagano in cui la donna più anziana della famiglia o dell'intera comunità, la sera del 5 gennaio doveva preparare la cena, perché era la più vicina ai defunti, numi protettori della casa che avrebbero portato doni. La "befana" era dunque un punto di raccordo tra i vivi e i morti. In questa occasione i giovani fidanzati si dovevano donare reciprocamente delle castagne, come simbolo di fesrtilità femminile e di virilità maschile, e già nell'antichità esisteva l'usanza del rito delle "pasquelle", poi cristianizzato attraverso l'immagine dei Re Magi che portano i doni a Gesù: si trattava dell'usanza per cui i bambini suonavano e cantavano strofe augurali alle porte delle case, per ricevere in cambio dei dolci o altri cibi. Si vede dunque l'analogia con il rito moderno della "calza" della befana che porta doni ai bambini, in forma di dolciumi. La quantità di cibi che venivano consumati e donati durante tutto il periodo che va da Natale fino a Carnevale, era nell'antichità dovuto al fatto che, col sopraggiungere dell'inverno durante il quale i contadini dovevano restare in casa in attesa di poter tornare al lavoro nei campi in primavera, e con la necessità dunque di continuare ad alimentarsi in assenza di cibi freschi provenienti dai raccolti e con un fabbisogno moltiplicato dal freddo, si procedeva all'uccisione degli animali da allevamento, in particolare il maiale, che con la sua carne ricca di grassi e di proteine, garantiva una scorta di energie per il periodo invernale. Il maiale non a caso costituisce la base lipidica e proteica dei cibi tipicamente natalizi, che sono tutti eredità della tradizione contadina (zampone, cotechino, cappello del prete, torlellini, ecc). Il maiale era un animale talmente importante per la sussitenza di tutta la comuntià che si celebrava anche una festa a lui dedicata, denominata le "nozze del porco", festeggiata nel giorno del 17 gennaio, in occasione della festa di S.Antonio Abate (infatti raffigurato nell'iconografia sacra insime ad un maiale); festa che consisteva in una uccisione collettiva di alcuni maiali allevati dall'intera comunità e poi suddivisi tra tutti. Il motivo dell'allevamento collettivo (cioè condiviso tra varie famiglie) non era solo per garantire a tutte le famiglie di avere una forma di sussustenza alimentare, ma soprattutto per suddividere il senso di colpa per l'uccisione di un animale che i popoli antichi consideravano al pari degli attuali animali domestici".
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