lunedì 18 gennaio 2010

La malattia "muove" le persone.








Ai fini della “salute” l’uomo si anima, si muove, si affaccenda, tenta di fare qualcosa, prende ore o giorni di “permesso” dal lavoro, scende in campo, trova le motivazioni per modificare le abitudini e per capovolgere la propria Vita. Di fronte ad una diagnosi di malattia “grave” l’uomo si desta come se avesse ricevuto una secchiata di acqua fredda in faccia. Per questo “motivo” l’uomo si preoccupa e ritiene persino logico “fare qualcosa”. Non è come vedere al telegiornale i drammi che sono accaduti agli “altri” oppure leggere la cronaca sui giornali oppure applicare a se stessi le "coordinate" che una certa conoscenza spirituale ha portato verso le proprie “anse”. Forse ci si “muove” di più per una squadra di calcio che per lo “spirito”. Perché l’uomo si danna tanto per fini di salute? Forse perché teme di… morire? Dunque il fatto di “tenere” alla propria salute è sinonimo di “non morire”. Tutto qua? Saranno solo mie speculazioni ma temo sia così. Mi viene allora da pensare al perché la Vita che si conduce sia così tanto bistrattata; non penso di inventarmi nulla asserendo che la media delle persone ritenga questo mondo una sorta di inferno in terra. Un luogo senza “Dio”, ingiusto, non etico, immorale e per questo sia in preda a depressioni, ansie, paure, egoismi, negatività, pessimismo, etc. Questa è la fotografia di quello che mediamente la gente ritiene essere il “mondo”. Allora perché l’uomo ci tiene così tanto a prolungare al massimo la propria Vita terrena? Non voglio essere caustico o senza cuore, ritengo solo di esternare il mio pensiero che “osserva” pacifico le dinamiche globali medie. Siccome nel “mezzo risiede la virtù”, nel “mezzo” inteso come “metà” ossia come media la cosa mi solletica, appunto, la domanda “perché ci teniamo tanto a vivere il più a lungo possibile se riteniamo di vivere all’inferno?". Per semplice sopravvivenza? Per paura di una paura ancora più grande, ossia quello che succede dopo la morte? Che freddo che sento a scrivere queste cose... Non può essere così. Non lo deve essere.
Un mondo dove Dio uccide chi non ha nulla con terremoti catastrofici e sciacalli depredano ciò che rimane. Un mondo dove si uccidono bambini e gli esseri più deboli sono vittima di soprusi. Ci sono tante di quelle nefandezze “prodotte” dall’uomo che è meglio non saperlo nemmeno. Allora, sostenere con certe persone tanto negative un discorso di spiritualità è come vendere sabbia nel deserto; non la vuole nessuno. L’esempio calza  a pennello proprio perché, come per l’abbondanza di sabbia nel deserto, allo stesso modo abbiamo abbondanza di spirito nel mondo e, per questo, nessuno lo vuole. Siamo pieni di spirito senza nemmeno saperlo, per questo ce ne siamo allontanati quasi come per una indigestione. In “realtà” siamo fatti di spirito, ossia energia, cioè luce. Se analizziamo cosa occorre fare per sentire dentro qualcosa di diverso che ci “animi” sia dunque benedetta la condizione di “malattia”. La mancanza di salute fa parte del frattale della separazione e della limitatezza; nel mondo sembra che manchi tutto e che tutto sia a termine, a scadenza, risicato, scarso, non sufficiente, esiguo, etc. Siamo alle solite perché, “indagando” meglio ci troviamo sempre alle soglie dello stesso problema, ossia “quello che immaginiamo” che, ormai, coincide con quello che “ci fanno immaginare”. Siamo diventati fragili in questo, facilmente programmabili. Sono arrivato alla conclusione che, nel medioevo, quando si riteneva che la Terra fosse il centro dell’Universo e che persino il Sole gli ruotasse attorno, ebbene si intendesse tramandare un significato molto diverso da quello che, oggi, tutti noi siamo stati portati a credere; secondo me il vero significato deriva direttamente dalla antica conoscenza cancellata, questo: "noi siamo il centro del potere del Creatore, siamo la sua immagine, la sua scintilla, e per questo siamo Uno con il tutto e siamo importanti, ossia siamo al centro della Vita”. L’antico sapere andava cancellato, pertanto si è utilizzato il trascorrere del tempo, i roghi, la violenza, etc. al fine di riprogrammare il mondo, facendo cadere nel ridicolo gli anni intercorsi nei secoli bui del medioevo. Allo stesso modo come si sono “dipinte” le metafore, i miti, le leggende dell’antichità. Come se migliaia di anni fa l’uomo fosse una specie di imbecille beota trasognante o ancora allo stadio scimmiesco. Che banale piattume ci hanno riversato addosso, sigh! L’uomo ammalato è disposto a “cambiare”, l’uomo sano molto meno. Tutto è ribaltato a 180 gradi. Il frattale lo troviamo dappertutto. Il modello è di tipo "educativo":

L'ipocondria (dal greco hypochondrios, che si trova sotto lo sterno) è una distorsione delle normali sensazioni che provengono dall'interno del corpo, erroneamente interpretate come sintomi di malattia. È anche detta patofobia, dal greco páthos (sofferenza), o nosofobia, dal greco nósos (malattia) e fobia (paura).L'ipocondria varia dalla più semplice paura di ammalarsi fino a terrore di aver contratto o sviluppato malattie gravissime, invalidanti o mortali. Secondo la psicoanalisi, l'ipocondria poggia su un conflitto psicodinamico inconscio, simile a quello ossessivo e a quello melanconico (depressivo), nel quale impulsi rabbiosi diretti verso persone o valori da cui si dipende o che fanno parte della propria identità vengono ritorti contro il soggetto stesso per via dei sensi di colpa. Importante in questa interpretazione il ruolo giocato dal super-io. In generale l'ipocondria viene descritta come un disturbo legato all'ansia, che può essere collegabile ad un problema appartenente sia alla sfera relazionale del malato sia alla sua identità. In questo modo, il malato trasferisce la sua attenzione dalla vera causa, che diviene insolubile, ad un bersaglio utilizzato anche come strumento di giustificazione. Per esempio quando un individuo teme di non riuscire a raggiungere un determinato obiettivo prefissato (scolastico, professionale, ecc.), ecco che può trovare, grazie alla malattia, una giustificazione di comodo che gli risparmia la sensazione di inadeguatezza. ogni persona in reale stato di malattia manifesta naturalmente un certo grado di ipocondria che non necessita di trattamento medico.”
Fonte: Wikipedia


Si ha paura di ammalarsi e per questo ci si ammala. Le cause, per comodità, sono sempre esterne, in realtà il disequilibrio è interno. Con questo non intendo negare le caratteristiche nocive dell’ambiente o il boicottamento dell’Antisistema o le zone di energia naturale patogena della Terra. Semplicemente l’uomo in equilibrio lo sa, lo vede e lo evita, per questo cambiando il mondo. Ad esempio, il business dello zucchero è allo stesso tempo il fautore dello spargimento a livello mondiale della più grande droga che sia mai esistita; un prodotto senza Vita, raffinato, tagliato, spianato, capace di creare dipendenza, di  togliere energia con il tempo e non di darla, se non per una immediata reazione che va a stanziare energia conservata all’interno del corpo e che poi verrà regolarmente a mancare. Chi è in risonanza comprenderà quanto scritto. La mia domanda è questa: "Perchè nei piselli
non biologici, in genere distribuiti dalle multinazionali, ci mettono lo zucchero?". Solo in una sottomarca come la Clever, parlando di un ipermercato Standa, ho trovato l’assenza dello zucchero. Come mai? A voi la risposta. Io aggiungo solo che il prodotto della Clever ha un costo ridicolo rispetto a quello distribuito dalle grandi multinazionali e ciò fa comprendere come lo zucchero si riversi sul prezzo finale anche in maniera considerevole. Ma questo aspetto è solo business, invece a me preme far notare il nostro progressivo dipendere dallo zucchero, un prodotto che a lungo termine imbratta e chiude completamente i nostri apparati ghiandolari che rivestono la grande funzione di aggancio con i nostri corpi superiori; un discorso dunque finalizzato allo “spirito” che dunque non vale la pena di percorrere? Ma è anche legato alla “salute”. Dunque?
Quanto ci è voluto prima che le “autorità” dichiarassero il fumo un pericolo sociale? Ma alla fine è regolarmente successo… meditiamoci sopra.



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