giovedì 28 settembre 2017

Una opinione che fa la differenza: il “credo”.



La matematica non è una opinione…” è il manifesto del dogma scientifico (deviato) “qua, così”; attraverso questo imprimatur, non ti resta che democraticamente arrenderti, poiché, ogni tuo ragionamento altro, “non è permesso”.
Da cosa (chi)? Dal “credo”.
Ma (ma) potenzialmente – rimanendo alla espressione precedente – sono possibili due scenari (accorgendoti che il contesto “gira tutto attorno” alla porta logica del cardine lessicale “non”):
la matematica non è una opinione
la matematica... è una opinione.
La particella della negazione esprime uno stato specifico dell’intero contesto, semplicemente ribaltando il rilievo “positivo”, assunto – in questo “caso” – come anormale
Infatti “qua, così”:
la matematica non è una opinione…
Ora, l’essere umano è dotato di capacità d’ogni tipo, per cui è in possesso anche della facoltà di trascendere ogni ambito, contesto, luogo comune, etc. Che cosa significa:
significa che cosa sei – già – in grado di “fare”, anche e sopra a tutto, “ora”

Ti basta “solo” osservare in maniera diversa dalsolito “qua, così”. 
Ma (ma)… qualcosa che dipende – allora – dalla prospettiva, è – nella sostanza – qualcosa di altrettanto effimero, apparente e, dunque, (ancora) di parte, poiché parziale, sbilanciato, in equilibrio precario (alias: che necessita – al fine di risultare auto sostenibile – di un artifizio, di un incanto, di un luogo comune attrattivo poiché attraente, di un “credo” da non mettere mai in dubbio, etc.).
La prospettiva è la quinta dimensione; introduce in un più vasto ambito della configurazione dello “spazio (possibile, potenziale)”. 
Tuttavia, la prospettiva rientra ancora nel contesto… allorquando, ad esempio, tutte le frequenze sono commerciali (sotto al controllo dell’Autorità centrale) e sono commercializzate. 
È come osservare un edificio in infiniti modi, senza per/con questo auto ricavare nulla di più, rispetto a ciò che le prospettive indicano sempre e solamente in merito al fatto che “ciò che stai osservando è sempre lo stesso edificio. Che ciò che stai osservando è un edificio o, meglio, è l’edificio”.
Di più, un simile “stato” evidenzia la centralità portante di “qualcosa” che diviene universale, ossia, che non dipende più nemmeno dalla prospettiva.
Ed ecco il punto, il fulcro, la leva:
la (bio)diversità “qua, così” indica sempre la monotematica del “momento” AntiSistemico
l’universalità di qualcosa (qualcun3) che è, nella sostanza uguale a “Un3”, e che “qua, così” sembra (diviene) “Trin3”, ossia, che appare per come non “è”, anche se potenzialmente lo “è”.
Ed è proprio dall’ambito potenziale, dunque, che è stat3 estratt3 il reale manifesto “qua, così”.
Una possibilità incarnatasi, una ferma intenzione evoluta nella trasformazione chimica che sei abituat3 a definire “scorrimento temporale (tempo)”.
Il grado di universalità, pone al di là di ogni dubbio, ovverosia, mette al sicuro dal gradiente della prospettiva, a cui è agganciat3 il “tuo” sentire, la “tua” certezza oppure il “tuo” dubbio. 
Quando “la matematica” diventa una opinione, allora, la globalità – che si appoggia ed affonda sulla/nella matematica “per fare di conto” – ritorna un “pantano”, ossia, si svela per quella landa di potenziale "informe", che “è” e rimane sostanzialmente



Il che... mette in luce – anche – la interconnessione con la “ragione dell’esistenza del ‘qua’”
Ciò, mette in rilievo il contesto generale, che diffonde la sensazione di una “destinazione d’uso” per uno Spazio Sostanza che, invece, è come il monitor di un Pc: 
nel/sul quale avvengono le risultanze evidenti (ma apparenti) dell’elaborazione in corso d’opera. 
Ad un simile “punto”, hai agganciato la connessione con “la macchina” ed il proprio “funzionare”; con la simulazione in corso d’opera... ed, improvvisamente, il distacco del vertice dal resto dell’edificio, non è più limitato alla piramide degli Illuminati, ad esempio, ma (ma) sopra  a tutto… all’intero contesto potenziale, che se (se) non sufficientemente frattale espanso – in termini di consapevolezza (memoria ed esperienza originali) – rimane sempre (sempre) all’interno di qualcosa, vagamente somigliante al contorno di una “Caverna”


Qualcosa che, in realtà, è una parte che osserva dal “al di là” di un… vetro, monitor, esperimento, etc.
Dunque - tanto per essere chiari - allo “schema fisso ‘qua, così’” va applicata una espansione frattale del contesto. In che modo? Così:
va aggiunto un “cappello” che verrà identificato come
l’esperimento (il livello dell’osservazione).
Un livello che “è” effettivamente “a monte” – anche – della dominante, essendo il “piano” della generazione del “qua”, che la dominante trasforma (per destinazione d’uso) in “qua, così” e che la singolarità (dotata sempre di potenziale) può trasformare in “qua, altresì”. Ok?
Lo snodo, quindi, non è più la compresenza gerarchica immanifesta sotto (alla) dominante. Bensì, diventa (“è”) la parte esperimentante. 
Questa espansione del contesto non è l’assumerlo e riassumerlo da un’altra prospettiva (se non in termini potenziali frattali espansi del termine. Ma, allora, “vale tutto”…), di più, è l’incarnare il “valore universale” in maniera tale da porl3 a capo dell’osservazione e, dunque, della prospettiva stessa.
A quel “punto”, di conseguenza, la prospettiva - pur potendo mutare, ruotare, girare attorno a… - darà sempre “in quanto a esito dell’osservazione di qualsiasi 'natura'”, lo stesso risultato. 
Ossia?
La sostanza, il significato, la quintessenza, il valore aggiunto, il peso specifico, etc. di ciò che “è già success3” e che per questo motivo “continua a succedere” – non solo – “qua, così” ma (ma) anche “qua, altresì” (legge del funzionamento), ovvero, “qua”. 
Alias:
al di là di tutt3
al di là del “vetro (monitor, finestra)”
al di là dell’esperienza
ossia
al livello dell’osservazione super partes (esperimento, proiezione, elaborazione, etc.).
Tutto questo, per portare all’evidenza come il perno “valore universale” sia lo snodo attraverso il quale ruota “tutt’attorno” la prospettiva
Allora, il valore universale è la sesta dimensione e l'osservazione (esperimento) è la settima...
La prospettiva (quinta dimensione) è quel “dipendere” che “qua” risulta sempre (sempre) ancora “parziale”, non avendo memoria del livello dell’esperimento, oltre che a quello della dominante, della condizione sotto (alla) dominante e sottodominante…
Bene. Ora riattiviamo il Filtro di Semplificazione (in maniera che l’informazione assorbita, si codifichi anche in ogni ambito a te, o a “te”, più confacente, ossia, più utile al fine di… accorgerti e “fare”, conseguentemente). 
Che cosa diventa il livello dell’osservazione (esperimento)? Una "nuova (nel senso di... ricordata)" dimensione:
la settima.
A Filtro di Semplificazione attivo, “è” ancora il livello universale di qualsiasi ambito, contesto, portato alla sua massima espansione... in quanto a “modello di atteggiamento”.
Dovresti avere già… ricordato:
il “qua” è lo Spazio Sostanza, che dipende dall’universalità – incarnata – di un certo modo di “fare (essere)”, riunito in sé – a sé – attraverso una configurazione coerente, lungimirante, coesa, riunita d’assieme e ruotante ad un unico punto/vertice, che è il valore universale. Tutt3 "funziona" così...



Tanto più riesci ad essere “così”, tanto più la tua grande concentrazione di massa “funziona al meglio”, in termini di influenza (attenzione e replicazione) sul sistema operativo frattale espanso, estremamentesensibile” proprio nei confronti di un simile status giurisdizionale (“pilota”). 
Quindi, tu – alla massima coordinata – sei la parte universale (chiave) in grado di comandare (controllare in leva) il funzionamento della “macchina (dispositivo, opera, funzione) del/per il ‘qua’”… 
Per questo motivo, l’elevazione del valore universale “giustizia (ad angolo giro)”… permette di implementare la ruota d’ingranaggio, ad un livello ancora più “a monte” dell’intenzione (stanziamento) sotto (alla) dominante “qua, così”
Chiediti: 
che cosa (chi) evolve, si trasforma e cambia, se (se) sempre a livello AntiSistemico? 
Le dinamiche sono plurime, ma (ma) “cosa si evolve” è la situazione (con dentro il “pilota”, chi); lo scenario si trasforma e non cambiando l’intenzione dominante, di conseguenza, lo status quo rimane sostanzialmente invariato, alias, assolutamente auto realizzat3 “qua, così”. 
Ergo:
tu rimani sotto ad incanto (in costante trasformazione)
mentre
“tu” rimani vittima di quella evoluzione (della situazione) che ti tratta come una lavatrice gestisce il proprio “carico”
e
tu e “tu”… rimani in un cambiamento potenziale, che non è mai (mai) alcun altro tipo di cambiamento, autorizzato dal lessico convenzionale, se (se) non quando espandi frattalmente la tua “attenzione”… in maniera tale da decodificare, comunque, sempre (sempre) allo stesso modo qualsiasi scenario altro, caratterizzato (dunque) e riportante (sempre) la stessa informazione potenziale, ossia:
la “mappa” all’interno della quale sei
“qua, così” (primo step)
“qua, altresì” (ennesimo step)
“qua” (fondamento)…
La “Caverna” è il “qua”:
lo Spazio Sostanza (ciò che significa la materia oscura, il Dna spazzatura, il potenziale, etc.).
La matematica non è una opinione
Quando marchi una certa “dimostrazione” con l'evidenziatore del grado di “falsità”? 
Quando le regole – già approvate – in un certo senso, ti autorizzano a “pensare in quell’unico modo”
Vero? Questo è il “tuo” credo. 
Qualcosa che hai “respirato” d’assieme, sopravvivendo, manifestandoti “qua, così”. 
Eppure… in conseguenza di un certo “ragionamento”, è possibile ricavare delle “conseguenze (prendi atto da te, della dimostrazione che avviene prima, di ciò che viene riportato qua sotto):
Conseguenze:
1 lo spazio non esiste
2 il tempo non esiste
3 unendo i principi 1 e 2, si ha che la velocità di un corpo, che equivale al rapporto distanza/tempo, sarà sempre 0/0, ossia un numero indeterminato.
Quindi, essendo lo spostamento un'illusione, possiamo illuderci di spostarci alla velocità che preferiamo..
Secondo corollario.
Siano x e y due qualsiasi numeri reali distinti.
Per il primo corollario, x = 0 e y = 0. Ne segue che:
x = y.
In altri termini, tutti i numeri reali sono uguali
Terzo corollario.
Dato che la divisione è ammessa per qualsiasi numero reale, essendo 0 equivalente a qualsiasi numero reale, la divisione per 0 è possibile.
Questo giustifica a posteriori le dimostrazioni 1,2,3 del teorema.
Conseguenze.
Se è possibile la divisione per 0, allora tutto è possibile - anche ciò che era finora ritenuto impossibile...
Conseguenze:
1 l'universo non esiste
2 nulla esiste
3 questa pagina non esiste…
Link 
Fai attenzione:
la conseguenza logica frattale espansa del
se è possibile la divisione per 0, allora tutto è possibile - anche ciò che era finora ritenuto impossibile...
non è che
l'universo non esiste
nulla esiste
questa pagina non esiste…
Bensì, la conseguenza universale (aprendo questa porta) è che:
allora tutto è possibile - anche ciò che era finora ritenuto impossibile...
L’illusione (continuazione del/nel “credo”) ti porta a pensare che:
l'universo non esiste
nulla esiste
questa pagina non esiste…

Ma (ma)… significativamente, la dimostrazione “espansa” comporta l’espansione del potenziale, agganciandolo concretamente al “qua, così”, ove sei anche tu e “tu”. 
Allora, il “tutto è possibile...” assume una valenza universale, quando ritorni ad essere universale, ossia, al di là del raggio d’azione sotto (alla) dominante (giurisdizione). 
E ciò introduce realmente il “cambiamento, l’evoluzione” sostanziale.
Quell3 che fa la differenza… 
Ciò che, ad esempio, “qua, così”, le singolarità inquadrate nella “loro” parte, non riescono mai (mai) a prendere in “seria (coerente e responsabile)” considerazione, poiché sempre (sempre) sotto ad incanto (“credo” AntiSistemico). 
In tutto ciò, sono “per caso” stati tirati in ballo, fantasmi, alieni, energie sottili, metafisica, complottisti, populisti, etc.?
L’osservante rientra in una simile "famiglia"? 
Se (se) "credi" di no, allora (allora) utilizza tale figura in quanto leva/chiave (esempio) al fine di comprendere e ricordare ciò che “è già successo” sopra a tutto alla “tua” coordinata “qua, così”. 
Oppure, neghi che sia già successo qualcosa ad un livello planetario
E il Diluvio, allora, secondo te che cosa (chi) rappresenta?
L’estinzione dei dinosauri. Il Big Bang. Dio. La bomba atomica. La storia, seppure, deviata… 
Capisci che – anche se è tutto inventato – e, quindi, la storia è nata quando ti sei manifestat3 tu “qua, così”, comunque ed in ogni “caso”è “già success3”
No? Sei sempre (sempre) "qua, così"... anticipat3.
Qualsiasi sia il tuo riassumere, prevede che esista anche il passato, per cui… “tu sei qua”, in qualcosa che esiste già prima di te
Ergo: “è già successo”. 
Che cosa? Che hai perduto la memoria. 
Qualcosa che non si perde, come puoi smarrire un coltellino caduto dalle tasche, buche, dei pantaloni.
Al contrario, la memoria non può essere del tutto perduta. Al limite, non risulta più accessibile.
È sperduta in una assenza di puntatori diretti, di/in un registro che non la rendiconta più. Ma (ma) la memoria esiste sempre (sempre), data la caratteristica ambientale frattale espansa (che è la memoria).
Il “credo” è riportato ovunque, all’interno del reame conseguente al “fare” del credo. 
Ogni ulteriore fase del “fare”, se (se) sempre all’interno del medesimo credo, dà luogo solo (solo) allo stesso tipo di… sostanza, che tende a ripetersi vorticosamente, agitat3 come è dall’intenzione sotto (alla) dominante, il cui credo è il “tuo” pane quotidiano “qua, così”.
Pinotti: rischio conflitto cibernetico più alto di quello militare.
"Ci troviamo in una fase dove il rischio di un conflitto internazionale combattuto nella dimensione cibernetica è più elevato del rischio di un conflitto militare tradizionale, ma d'altra parte non possiamo escludere che dal primo si scivoli, senza controllo, nel secondo".
A lanciare l'allarme è il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, nel suo intervento al CyberTech Europe 2017.
Secondo Pinotti esiste, oggi, "una forte vulnerabilità per tutti gli Stati, perché le potenzialità offensive degli attacchi cibernetici sono elevatissime, e le capacità difensive rischiano di arrivare troppo tardi per essere utili".
Inoltre esiste "una forte vulnerabilità - ha aggiunto - del sistema di sicurezza internazionale nel suo complesso perché non è affatto facile individuare le responsabilità di eventuali aggressioni e, quindi, attivare la comunità internazionale per sanzionare i responsabili".
In conclusione, secondo Pinotti, occorre immaginare delle soluzioni nuove che permettano di "costruire prima un ragionevole grado di trasparenza sui rispettivi arsenali cibernetici e poi ragionevoli misure di confidenza reciproca".
Link 
le capacità difensive rischiano di arrivare troppo tardi per essere utili
nel suo complesso…. non è affatto facile individuare le responsabilità di eventuali aggressioni e, quindi, attivare la comunità internazionale per sanzionare i responsabili
occorre immaginare delle soluzioni nuove (“nuovo” deve essere il “credo”. E per esserlo, deve avere una certa caratteristica di universalità “chiave”, che lo ponga al di là della prospettiva “di parte”).
Nel frattempo, sono stati creati anche degli “arsenali cibernetici…”. 
Del resto è “la storia che si ripete” sempre se sempre “qua, così”.
Norvegia, il fondo sovrano vale mille miliardi. Ogni cittadino nasce con un patrimonio da 161 mila euro.
Ogni norvegese ha un credito di 161 mila euro.
Altro che debito pubblico, il fondo sovrano norvegese ha sfondato quota mille miliardi di dollari. È il fondo sovrano tra i più ricchi al mondo in assoluto e “appartiene al popolo norvegese”, si legge sul sito di Norges bank investment management.
La storia del successo.
Tutto è iniziato nel 1998 quando fu costituito il “Norges bank investment management”, poi diventato il fondo sovrano più grande al mondo. Merito del greggio, certo. Ma non solo.
Del totale degli investimenti, il 65 per cento sono azioni, dal “gettone” di 7,4 miliardi di dollari puntato su Apple, ai 5,5 miliardi su Alphabet (Google).
Un altro 32 per cento è rappresentato da obbligazioni, mentre la quota di investimenti immobiliare è quasi irrilevante (3 per cento).
Oltre 400 miliardi di dollari sono stati investiti a Wall Street, in Europa è rimasto il 36 per cento del forziere, mentre il 18 per cento è finito in Asia. Il rimanente 4 per cento si divide tra Sud America, Africa e Oceania. Dalle piattaforme dell’oro nero nel Mar del Nord, fino alle aziende della Silicon Valley:
chi nasce in Norvegia ha già una discreta dote finanziaria.
Il Prodotto interno lordo dalle parti di Oslo viaggia spedito, il debito pubblico è tra i più contenuti del Vecchio continente.
Insomma, sui fiordi non c’è il sole che risplende a Roma, ma sicuramente ci sono più soldi. Se facessimo il paragone tra la quota di debito pubblico pro capite in Italia (38 mila euro) e quella del credito del fondo sovrano norvegese (161 mila euro pro capite), salterebbe all’occhio uno spread di 199 mila euro.
Un gap che neanche il sole riuscirà a colmare facilmente.
Link
è il fondo sovrano tra i più ricchi al mondo in assoluto e “appartiene al popolo norvegese” (davvero? Allora, un privato cittadino può andare a "prelevare" quando meglio crede? Assolutamente, no. E, questo, mantiene quel solito vertice, distaccato dal contesto)
del totale degli investimenti, il 65 per cento sono azioni... oltre 400 miliardi di dollari sono stati investiti a Wall Street (quale "valore universale di giustizia ad angolo giro" coincide con questa strategia, atteggiamento? Nessun3, se non quello che sembra già divenut3 "globale 'qua così'": la compresenza gerarchica immanifesta sotto - alla - dominante... I "valori" del fondo non reggono, infatti, al paragone con il "valore" universali della giustizia ad angolo giro. Eppure, tant'è)
ogni norvegese ha un credito di 161 mila euro. Altro che debito pubblico (quindi, la Norvegia non ha debito pubblico?)
il debito pubblico è tra i più contenuti del Vecchio continente (come può esistere debito pubblico, in un contesto dove ogni norvegese ha un credito di 161 mila euro... Allora, il credito lo è in quanto credito verso il debito di qualcun3 "in giro per il mondo")
uno spread di 199 mila euro ("eppur si muove...").
Come "funziona, la cosa"? Tende a sfuggirti... essendo una "opinione, per legge...".


Nel mondo, almeno in quello economico e finanziario, Italia è sinonimo di debito pubblico, come Grecia o Giappone.
Eppure la gran parte del debito non è quello dovuto dallo Stato, piuttosto quello in capo alle famiglie e ai privati.
E qui le classifiche sono molto diverse.
Perfino oggi, dopo la grande crisi economica e la recessione. Perfino oggi gli italiani risultano tra i meno indebitati dell'Europa Occidentale.
Cosi come i Paesi che risultavano esserlo di più prima della crisi lo sono anche oggi…
Una prima differenza evidente è quella tra Italia e Svizzera.
Nel 2016 ogni italiano aveva un debito di 20.810€ a testa, ogni svizzero 143.364.
Certo, un debito maggiore indica a volte anche una solidità maggiore dell'economia, un sistema bancario trasparente, tassi bassi (la "logica" è, come puoi osservare, "inversa")
Dopo la Svizzera abbiamo la Norvegia, con 98491€ (il quale debito pubblico è tra i più contenuti del Vecchio continente...?)
Il debito appare maggiore proprio nei Paesi più prosperi e stabili (la "logica" è, come puoi osservare, "inversa")
In Grecia, nonostante la tragica crisi economica vi è un debito pro-capite di 16.120€ 
Solo in Estonia si superano i 10.000€. II minimo, con meno di 500€, in Ucraina e Bielorussia, ma non certo un sintomo di una economia in salute (la "logica" è, come puoi osservare, "inversa")
Link 
La "logica" è, come puoi osservare, "inversa":
anche per questo motivo "non ci capisci niente...".
È il “credo” che fa la differenza
E i “numeri” fanno solo da corollario, essendo “la matematica una opinione” che risulta “qua, così” condizione sotto (alla) dominante, ossia:
che "serve".
Intercettazioni, Orlando: con riforma più controlli su polizia
Link 
Il “credo” è… globale. Il “qua, così” è l’intero Pianeta…
Le direzioni del cambiamento.
Nel corso degli anni Novanta, l’organizzazione dei processi produttivi manifatturieri ha subito una trasformazione inedita, di grande intensità e portata.
Quel che è accaduto non si configura come un fenomeno locale, limitato ad alcuni ambiti tecnologici o con connotati transitori. Il cambiamento ha assunto, all’opposto, una valenza generale, di trasformazione strutturale, tanto da influenzare in forma pervasiva molti – se non tutti – i settori e i paesi.
Come l’affermarsi della manifattura moderna di massa alla fine del XIX secolo era stata annunciata da segnali e incrinature dei metodi produttivi preesistenti, anche il nuovo modello di produzione è stato preceduto da modificazioni a livello di impresa e di sistema produttivo, che si sono manifestate inizialmente – già a partire dagli anni Settanta - in modo lento, talvolta sotterraneo e con un impatto discordante.
Ma una volta giunta a maturazione, la nuova formulazione del paradigma manifatturiero e la sua traduzione in scelte organizzative, tecnologiche e finanziarie hanno dato origine a un mutamento irruento e sostanzialmente simultaneo nelle principali economie industrializzate.
In estrema sintesi, i tratti fondamentali della configurazione che si è andata consolidando sono l’emergere di un complesso produttivo di natura globale e policentrica, l’assunzione dell’incertezza come schema cognitivo di riferimento dell’operare delle imprese e la rinuncia alla standardizzazione dei prodotti
La trasformazione silenziosa. Cambiamento strutturale e strategie d’impresa nell’industria italiana - Alessandro Arrighetti e Augusto Ninni
Il “cambiamento” giunge solamente attraverso la “corretta mentalità”. 
L’atteggiamento “formulare” è la chiave universale, in tal senso…
“Fai… di essere ‘pilota’ del processo e non pilotat3 dal/nel processo…”.
   
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2017
Bollettino numero 2152