lunedì 16 agosto 2010

Verità scomoda, dura, difficile da accettare.





Nell’assistere “impietrito” allo svolgimento di trama, scene, testi, musiche di Agorà, l’ultimo film di Alejandro Amenábar, il mio spirito si è unito sentitamente al dramma evidenziato nel finale, attraverso l’assassinio di Ipazia; una “doppia” morte ed un insabbiamento, pressoché totale, nello scorrere del fiume della storia manipolata.

Costei fu, prima di tutto, una donna libera.

In una società a cavallo di una profonda crisi sociale, politica e religiosa (siamo ad Alessandria d’Egitto, ancora colonia romana, nel 391 dopo Cristo), la “dotta” Ipazia insegna nel Serapeo, l’antica biblioteca che conteneva gran parte del “sapere” accumulato nel corso del tempo; ma alle sue “spalle” si muove in gran velocità il movimento religioso cristiano che, ormai, ha “conquistato” anche l’imperatore romano. Quando scoppiano gli scontri tra pagani e cristiani, la velocità degli eventi raggiunge l’apice allorchè quest'ultimi, incoraggiati da un editto by Impero Romano, ottengono il “permesso” di entrare nel Serapeo e di farne quello che vogliono, il che ovviamente significa, disonorarne l’uso distruggendone il prezioso “contenuto”. Ipazia fugge cercando di portare via qualche “pezzo” di sapere impareggiabile, ma non va molto lontano, infatti ottiene la “protezione” del prefetto romano ed ex suo allievo innamorato, per cui rimane ad abitare in città. 

Il finale è davvero tragico e vede la morte di Ipazia ad opera del ex schiavo, anch’esso innamorato di lei, ora libero perché entrato a fare parte dei fratelli Parabolani, durante le appena trascorse “rivolte” cittadine. La morte gli viene “impressa” dall’ex schiavo per pura “misericordia” e senso verticale del dolore, come unica soluzione possibile, di fronte al totale annichilimento della donna, e per evitarle una ben più fisicamente dolorosa morte per lapidazione.

È il caso di dire davvero, “pace all’Anima sua”…

È questa un’altra storia devastante che emerge dalla rilettura della “striscia” impazzita del passato, una sorta di bidone della spazzatura nel quale l’Antisistema, attraverso l’opera dell’uomo, ha sepolto le molte “altitudini” presenti in ogni tempo, considerate pericolose per lo svolgersi del proprio piano di “sbarramento” del cammino dell’umanità verso l’illuminazione.

Al giorno d’oggi e da sempre, si può dire, la società dell’uomo si è regolarmente considerata la depositaria della legge di Dio e, addirittura, capace di parlare in nome di Dio; il sapere del tempo è sempre stato considerato come sufficiente o definitivo, al fine di imporre anche l’azione della forza per convincere le masse ad aderire agli svariati credo che sono stati presentati, di volta in volta, sulla “tavola imbandita” dell’uomo. Eppure le “cose” sono andate avanti, progredite, mutate; il pensiero umano si è sciolto da dosso talune catene evidentemente troppo visibili alla luce del Sole.
Oggi, tali catene, esistono ancora ma non sono più tanto considerabili, in quanto rese invisibili dalle illusioni tecnologiche dei media e dal controllo biologico dovuto ad una alimentazione rovesciata ed a una scienza del farmaco incantatrice.

Una gabbia senza catene né sbarre” – Morpheus in Matrix

Tornando a ciò che il film Agorà “imprime” dentro di me in modo apportatore di verità e ossigeno, posso elencare questi miei appunti:
  • la figura della donna è già pienamente colpita in questa epoca, infatti il vescovo Cirillo, poi divenuto santo, non esita a condannarla a morte anche se indirettamente (ovvio).
  • la figura dei Santi, oggetto di venerazione ancora oggi da parte di una vastissima platea globale, è alla base di una centralità religiosa che li prende ad esempio per questioni di “virtù” sopra alle righe ma che, in realtà, non sempre corrisponde a verità (ovvio).
  • la perdita dell’antico sapere contenuto nel Serapeo, ad opera della furia cristiana, autorizzata dal potere romano nella “mani” di un imperatore ancora minorenne a quel tempo, in “sella” ad un impero in fase di caduta inesorabile. Le sue decisioni non erano certamente “sue” (ovvio).
Vediamo allora chi erano i Parabolani:

I Parabolani, o meglio Parabalani ("coloro che rischiano la vita"), furono i membri di una confraternita cristiana che nella Chiesa delle origini si dedicavano sotto giuramento alla cura dei malati, specie degli appestati, e alla sepoltura dei morti, sperando così di morire per Cristo.
È stato affermato, pur senza prove sufficienti, che la confraternita nacque durante la peste di Alessandria durante l'episcopato di Dionisio di Alessandria (seconda metà del III secolo). In questo evento sta la giustificazione del loro nome: essi rischiarono la vita  per esporsi a malattie contagiose. Oltre a svolgere opere di misericordia essi costituivano anche la guardia del corpo del vescovo.
Non avevano né ordini né voti, ma erano elencati tra il clero e godevano di privilegi e delle immunità del clero. La loro presenza ad incontri pubblici o nei teatri era vietata dalla legge. A volte si è registrato un ruolo molto attivo nelle controversie ecclesiastiche, come nel Secondo concilio di Efeso: qui bastonarono diversi vescovi che avrebbero potuto opporsi al loro vescovo, Dioscoro.
Furono probabilmente parabolani guidati dal lettore Pietro a uccidere barbaramente Ipazia.
Fonte: Wikipedia

Essi, dunque, affondano le origini del loro nome, in un tempo in cui furono portatori responsabili di aiuti sociali; ma la loro funzione è poi divenuta un’altra. Sono stati trasformati in una sorta di milizia integralista, una guardia del corpo del “vescovo” di turno. Di fatto ricordano tanto quello che fa una moderna Agenzia segreta, compresa l’opera “sporca di pulizia”. Inoltre "ambivano" a morire come gli attuali "terroristi" integralisti islamici. La storia che si ripete!

Chi era il vescovo Cirillo?

Perseguitò i novaziani, gli ebrei e i pagani, sino a quasi annientarne la presenza nella città. Il clima di violenza da lui inaugurato ai danni dei pagani, degli ebrei e dei cristiani considerati eretici fu fra le cause che portarono all'omicidio della filosofa e scienziata pagana Ipazia, trucidata dalla confraternita dei parabolani. Divenuto Vescovo e Patriarca di Alessandria nel 412, secondo lo storico Socrate Scolastico acquistò «molto più potere di quanto ne avesse avuto il suo predecessore» e il suo episcopato “andò oltre i limiti delle sue funzioni sacerdotali”.
 
Chi è “oggi”?

È considerato il più importante padre della Chiesa orientale dopo Atanasio di Alessandria, venerato dalla Chiesa ortodossa, dalla Chiesa copta e dalla Chiesa cattolica, che lo proclamò santo e dottore della Chiesa, in particolare Dottore dell'Incarnazione, il 28 luglio 1882.
Fonte: Wikipedia

Più nel particolare:

Venerato dalla Chiesa cattolica:
San Cirillo di Alessandria (†444), vescovo di Alessandria d'Egitto, teologo e dottore della Chiesa, celebrato il 27 giugno
Fonte: Wikipedia

La vicenda emersa, grazie ad un film, implica delle motivazioni sconvolgenti qualora accettassimo di mettere in discussione delle credenze o illusioni o effetti speciali di cui soffriamo da tempo (o da sempre?). Se accettassimo di toglierci tutte le maschere ideologiche, si potrebbe meglio comprendere con il cuore, ciò che certi messaggi portano per noi; lo scrivo perchè ognuno vede dal proprio punto prospettico, come è giusto che sia, per cui rispetto e assenza di giudizio devono essere facoltà comunemente utilizzate, perchè c'è anche chi vede e sostiene altre visioni, come ad esempio qua. Ora torniamo a "noi".

A chi, ogni giorno nel mondo, si elevano preghiere? Di quale fattezza e costituzione sono fatte le colonne su cui si poggia l’edificio religioso?
Avevo già scritto qua   della pericolosità di elevare preghiere a “semidei” che, poi, si nutrono dell’energia di chi li ”aggancia”. A maggiore ragione il discorso vale anche per le “figure” di persone che si sono macchiate di veri e propri crimini che, solitamente, dovrebbero portare direttamente in prigione, e che invece godono di una sorta di “ammirazione” autorizzata dagli “enti” religiosi.
Perché scrivo questo? 

Perché quantisticamente siamo energia, e l’energia attira altra energia. 

Se noi preghiamo “altri” per intercedere, chiediamo un “favore” ed emettiamo un “debito”; ma nei confronti di chi? Del “Lato oscuro” travestito da falsa luce. In questa maniera ci ammantiamo della stessa mancanza di luce emessa da colui o coloro a cui stiamo chiedendo aiuto. Lo so, è difficile da credere ma è come fare un patto con il diavolo, dove per diavolo si deve intendere “ignoranza della luce”.

Facciamo attenzione dunque alla preghiera. È una “tecnologia” che funziona davvero, ma che non sappiamo ancora “maneggiare” o non ricordiamo più come utilizzare. La preghiera dovrebbe essere rivolta a se stessi o per aiutare gli altri.

Chiedere ad un presunto Santo (decretato da chi?) di intercedere è come autorizzare un principio energetico sempre “vivo” ad interagire tra i nostri campi energetici.

La pericolosità dell’atto della santificazione è molto alta e costituisce il frattale minore dell’opera religiosa, per cui è in un certo senso la “prova” della infondatezza stessa delle religioni a carattere umano.
Ecco, per esempio, cosa si “pubblicizza” in questo libro, scritto addirittura dalla massima autorità vivente della Chiesa cattolica, Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI:

Santi. Gli autentici apologeti della Chiesa.
«I santi sono come le stelle all’orizzonte della nostra storia, che irradiano in continuazione luce nel mondo in mezzo agli annuvolamenti di questo tempo, in mezzo alla sua oscurità, cosicché possiamo vedere qualcosa della luce di Dio. E se qualche volta siamo tentati di dubitare della bontà di Dio a causa delle vicissitudini della storia, se siamo assaliti dal dubbio anche nei confronti dell’uomo, perché non sappiamo se sia buono o piuttosto intimamente cattivo e pericoloso, se dubitiamo anche della Chiesa a causa delle controversie e delle miserie che la travagliano, allora guardiamo a questi uomini che si sono aperti a Dio, a questi uomini nei quali Dio ha preso forma. E da essi riceveremo di nuovo luce Joseph Ratzinger.
Fonte:
www.libreriadelsanto.it

Sinceramente mi viene da rabbrividire. Percepisco una grande, aperta, attuale opera di pianificazione di annichilimento dell’uomo in quanto principio divino “dormiente”. Tale “opera” si avvale dell’antica conoscenza perduta, tolta al resto dell’umanità al fine di manipolarla il più lungamente possibile.

È tutto alla rovescia.

Già applicando questo “filtro” la visione si definisce e si normalizza. Senza paraocchi le illusioni vengono meno

“I santi sono come le stelle all’orizzonte della nostra storia, che irradiano in continuazione luce nel mondo in mezzo agli annuvolamenti di questo tempo, in mezzo alla sua oscurità, cosicché possiamo vedere qualcosa della luce di Dio”.
La osservate la legge quantistica espressa nelle parole del "Santo Padre"? Quella è assoluta verità. Ma adesso, per esempio, che sappiamo chi fu veramente San Cirillo d’Alessandria, chiediamoci quale sia l’entità della luce che la sua energia può irraggiare su di noi!
 
“E da essi riceveremo di nuovo luce”.

Prego per le loro Anime smarrite e null’altro.  Certe "finestre", aperte nel tempo, vanno inesorabilmente chiuse tramite compassione e consapevolezza.

Non ho nulla da chiedere a questi "fari" avvolti tra le nebbie del proprio tempo che s'illudono di sopravvivere alla propria ignoranza e di mercificare ancora le proprie passate azioni.

 

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