venerdì 20 novembre 2015

Il “tuo” sapere. Quello che “sai”.



Dopo il 1971 (Paul) Erdős iniziò a far uso di anfetamine per poter lavorare meglio.
Un suo amico preoccupato per la sua salute lo sfidò a non assumere anfetamine per un mese scommettendo 500 dollari. Erdős vinse la scommessa e dopo aver ritirato la sua vincita disse all'amico:
"Ti ho dimostrato che non sono un drogato, ma tu hai fatto perdere un mese di teoremi e dimostrazioni alla matematica. Prima quando mi sedevo davanti a un foglio bianco la mia mente si riempiva di idee e teoremi mentre adesso quando vedo un foglio bianco vedo solo un foglio bianco".
Subito dopo aver vinto la scommessa Erdős riprese le vecchie abitudini...
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Nel Mondo c’è “conoscenza (sapere)”. Se lasci perdere la “cultura (un fattore confusionario”, che cosa è questa “conoscenza”?
È una memoria. Uno stato vero e proprio; qualcosa che “o hai o non hai (puoi imparare, ma dipendendo dalla fonte, facendo più o meno consapevolmente da filtro)”.
Questo sapere “dove si ritrova”? In quali “mani (menti)” è? Come viene utilizzato? E… come/perché?
Innanzitutto, la conoscenza èuna (diretta)” ma, come al solito “qua, così”, è suddivisibile per gradi, ordini, livelli, etc. Conoscere èricordare.
La forma più autentica di “sapere” è quella che deriva direttamente dalla tua attenzione, “perché hai vissuto (esperienza) sulla tua pelle un certo avvenimento” ed hai, così, imparato a riconoscerlo e a riconoscerne le cause che lo hanno generato.
Ovvio, questo è uno stato particolare delle persone:
uno stato relativo all’essere centrali, relativamente a tutto quello che “succede”. Uno stato nel quale tu sei informato, perché “tutto passa anche da te, dalla tua decisione in termine di ‘voto/intenzione/partecipazione diretta’”.
Ad un certo punto, della “storia umana”, è venuta sempre più preminente la necessità di una struttura di auto gestione del gruppo (piccolo o grande che sia).
Questo strumento “democratico” è, però, risultato fuorviante... in termini di “partecipazione diretta delle persone alla continuazione del vivere d’insieme”. È molto arduo mettere insieme i pezzi dell’accaduto, nella densità richiesta da/in SPS.
Per cui, “da qua” ricavi che:
  • non è utile dilungarsi nel dettaglio
bensì
  • è utile "accorgersi d’insieme" (in modalità frattale espansa o “con te al tuo centro, lato tuo”).
Questo accorgersi è una “formula magica”:
  • ti mette in “sella ad ogni evento”
  • ti permette di “cavalcare l’onda”
  • ti lascia al “centro, mentre tutto galoppa attorno a te”.
Della “conoscenza”, dunque, te ne devi accorgere (avendola dimenticata).
  

giovedì 19 novembre 2015

In bocca al lupo.


  
(Per assurdo) perché, nella “tua” Vita, scegli qualcosa?
Perché è il processo stesso vitale che te lo impone, ossia, ciò che ti mantiene in Vita a livello di “carne ed ossa pensante”. Da questa prospettiva, tu “esisti sino a quando è in Vita il ‘tuo’ corpo fisico”.
In pratica, identificandoti con la materia manifesta, sopravvivi sino al giorno della morte del corpo.
Le scelte a cui sei chiamato/a a corrispondere sono, dunque, di tipo “imposto (dalle circostanze ambientali, dove per “ambiente” devi intendere anche la fisicità organica del corpo umano)”. Ogni scelta, che non sia di questo tipo, è quindi secondaria, rispetto alla necessità centrale di continuare ad alimentare la fisica del corpo.
Ma se tu sei “di più”, rispetto a ciò… le scelte secondarie, allora, che cosa sono in realtà?
Che cosa releghi a ruolo di comprimario?
Cosa è primario e cosa secondario? Nella gerarchia dominante, tutto risente di una classificazione che pone sempre al primo gradino (quello più importante) la sopravvivenza del corpo sulla inconsistenza di tutto il resto, anche se “il resto” riguarda aspetti molto più lungimiranti, se confrontati con la caducità di una esistenza tanto dipendente dalle regole fisiche, imposte dallo stare “qua, così”.
E non è il pensiero, non è la religione o la spiritualità (facoltà a cui doni, comunque, buona parte del tuo tempo); è, piuttosto, tutto ciò che prendi in considerazione solo in termini di “impossibile”, ossia, che accetti solo ed esclusivamente per trascorrere del tempo libero svuotando la mente
Chi/cosa è che decide?
Il corpo? E tu chi/cosa sei?
L’Io?
Se ti consideri molto di più del “corpo”, come mai alimenti solo tutto ciò che arriva (serve) dalla necessità del corpo? Certo:
leggi, studi, ti arricchisci anche di “sapere”, etc.
Ma… sempre inquadrando tutto dalla latitudine “Spada di Damocle” corporea. Proprio come una dipendenza. Qualcosa che puoi meglio capire quando non riesci proprio a resistere davanti ad un alimento che ti piace da impazzire:
a chi/cosa piace quell’alimento, in sostanza?
A te, al tuo Io, al tuo corpo, alla tua mente?
E se tutto ciò fosse solo parte di una programmazione?
  

mercoledì 18 novembre 2015

“È un ragazzo del tutto normale".



 
Come ti aspetti che sia l'aspetto ed il profilo psicologico/caratteriale, di un “terrorista”?
Anormale? E… rispetto a cosa, lo sarebbe?
L’atteggiamento "migliore" che puoi riassumere è quello che osserva i “partigiani italiani” durante la “seconda guerra mondiale”; leggi “invasione dell’Italia (1) da parte dei tedeschi e, poi, (2) da parte degli Usa”. Che cosa è successo?
Fondamentalmente:
  • con i tedeschi (diventati da “buoni a cattivi” ufficialmente nel giro di una singola giornata, 8 settembre 1943) si aprirono le danze relativamente alla formazione di attività interne partigiane, ossia che “parteggiavano per una delle due parti in conflitto: in Italia, per l’Italia”. Costoro erano chiamati, a seconda dei casi e dell’interesse… partigiani o terroristi
  • con gli Usa (diventati da “neutrali, cattivi a buoni” nel giro di breve tempo) si aprirono le danze relativamente alla collaborazione totale con le loro truppe sbarcate in Sicilia; persino la Mafia partecipò all’operazione e non lo fece certamente per “spirito patriota”, ma perché – in cambio – poteva contare sulla promessa sottile di “carta bianca per quanto concerne il… suo futuro in Italia e nel reale manifesto”.
Terrorista e partigiano sono solo definizioni di massima, che risentono della “prospettiva del potere, che inquadra una certa situazione, in funzione del proprio interesse di parte”.
I gruppi hanno una forte influenza sul comportamento delle persone”.
Psicologia militare...

Ora, se analizzi i singoli termini “gruppi” e “persone”, puoi facilmente constatare che le espressioni utilizzate si riferiscono entrambe al plurale, all’insieme… di più individui. Per cui:
i gruppi” hanno potere sulle “persone.
Come decodifichi ed ordini gerarchicamente l’espressione appena citata?

È centrale che tu lo faccia e lo sappia fare, perché altrimenti… “che cosa capisci”?
Quali “gruppi” hanno la meglio rispetto alle “persone”?