giovedì 13 gennaio 2011

Tra le eggregore della doppia personalità.





È ufficialmente incredibile! La doppia natura degli uomini è sempre più viva, palese e ringhiante, nel panorama pubblico interconnesso dai Media. Leggendo certe interviste o direttamente il libero pensiero di personaggi di spicco, espresso e confezionato nei libri, è possibile osservare, in maniera finalmente ben distinta, il moto sincero e lucido del “come fare per”.

Come fare per… Cosa?

Come fare per risolvere situazioni, guazzabugli, intrecci secolari, disastri, incantesimi che sembrano non spezzabili. 

Ma allora, certi uomini, non “ci sono” ma “ci fanno”

È questa la prova più evidente. A cosa mi riferisco? Alla nuova esternazione del Ministro Tremonti, il quale espone una lucidità e un nitido disegno perlomeno mentale, per superare la giungla burocratica italiana che soffoca dalle fondamenta il “carrozzone” comune.
Lo so che posso sembrare uno sprovveduto, scoprendo l’acqua calda. Eppure non è così stupido sottolineare il fatto che gli uomini politici, ampiamente “screditati” dalla massa, sono anche persone che hanno ben presente sia la vera situazione nazionale, sia quello che bisognerebbe fare

Ciò dimostra, se fosse necessario accertarlo, che esiste perlomeno una doppia identità in ogni persona di profilo pubblico che, a sua volta, certifica la doppia identità di ogni altra persona a questo mondo. Parlo di doppia identità per racchiudere genericamente il nocciolo duro della divisione entro noi stessi in ics porzioni funzionanti a compartimenti stagni. 

Dunque:
  • è chiara la situazione in cui si versa, “persino” ai politici
  • sono evidenti anche le misure che bisognerebbe adottare per porre rimedio ai guai secolari italici
  • ad un certo "livello" le differenze concettuali e di credo politico spariscono, infatti la classe politica intera costituisce una Casta unica e inossidabile, per cui le divisioni sono solo apparenti e relative alla sfera della strumentalizzazione massiva della gente: è la parte che la gente si aspetta da loro.
È secondo me molto importante questa presa di coscienza diretta che l’Homo politicus ha un cuore e una sensibilità. Questa classe di uomini, ampiamente avvelenata dal comune sentire quotidiano, come può anche solo iniziare a cambiare rotta se si trova tra l’incudine e il martello? Quali sono i due magli che costringono “chi vuole cambiare, parlare, ammettere, discutere” a rimanere tranquillamente dove sta?
  • La consuetudine o la tradizione o la storia – da una parte
  • Le aspettative della massa – dall’altra parte
Ossia? Mettiamoci nei mocassini di un Tremonti a caso. Cosa mai può fare, mosso dagli scrupoli della coscienza, dal relativo amor proprio, dalla propria e genuina professionalità, dall’Ego, dalla volontà di fare bene, un uomo imbrigliato nelle maglie della politica, nelle aspettative degli elettori e delle Lobby? 

Niente. Perché? 

Perché il “rischio” che si corre nell’affermare certe giuste, evidenti, sacrosante “cose”, è troppo alto. Si passa dalla perdita della “cadrega” pubblica, alla perdita di potere anche in ambito privato. Ricordiamo che queste persone hanno anche attività private affiancate a quelle pubbliche. Si può anche arrivare al “sacrificio” estremo, ossia la decisione della Casta di espellere una entità indesiderata, mediante la montatura del “consueto” capro espiatorio. Sino a raggiungere il livello massimo di “esecuzione”. 

I colleghi e la gente, per evidenti e diametrali motivi, vogliono che il singolo politico continui a “non fare niente”, continui a spendere parole elettorali a vuoto e denaro pubblico. La gente lo fa inconsciamente, mentre i colleghi con chiara premeditazione. Il risultato, la somma vettoriale quale mai sarà? 

Semplicemente quello che abbiamo sotto gli occhi ogni santo giorno: il caos sotto forma di vuoto o inerzia.

E invece questi uomini, se lasciati liberi, sanno benissimo “come fare per”. Sono intelligenti, con grande esperienza anche internazionale, sono preparati a fronteggiare l’emergenza continua di un paese che non è dissimile dal Circo Barnum: sono proprio “forti”.
Ma si perdono tra le maglie di un mostro, molto ben raccontato, ad esempio, da Vadim Zeland nella propria opera Transurfing quando parla dei “pendoli”.

Ciò che dice o scrive Tremonti, quando è libero di farlo, tra una smentita del giorno dopo e l’altra, è sempre molto indicativo del potenziale umano messo da parte per compiacere alle aspettative "altrui". Il frattale è dimostrato, ad esempio, dalla differenza che esiste tra l’efficienza nel privato e nel pubblico. 

L’odio della massa e gli interessi della Casta non appartengono più alle persone, bensì all’Antisistema: le eggregore o forme pensiero procreate dagli uomini sono divenute “vive e vegete”. Esse hanno necessità di nutrimento, come ogni altra forma di Vita, per cui tendono ad allargare e perpetuare il dominio energetico sugli attori co creativi che possono emettere della buona energia di alimentazione.

È uno stretto connubio di “coperte troppo corte” per entrambe le parti. Ciò esprime una società attiva, nel senso che cerca un equilibrio che, stando al presente, è evidentemente mancante perché assolutamente non stabile.
Cosa dovrebbe succedere, allora, per permettere a questa classe di uomini di essere padroni di se stessi? Un miracolo? In un certo senso, sì. La società è in costante tensione. Le dinamiche evolutive spingono all’inverosimile in ogni modo. Le persone vengono sottilmente preparate a gestire, a creare il cambiamento. Cerchiamo di aprire bene gli occhi…

È tutto proteso, allineato, per perseguire questo obiettivo.
Nel male e nel bene, l’intento è sempre lo stesso: liberare il potere del Cuore.

Vivere dal Cuore significa, anche, liberare intere classi di uomini che sono prigioniere in carceri di lusso, ma ampiamente svuotanti. Perché per sapere esattamente come la pensa un uomo politico occorre comprare un suo libro? È solo perché vuole guadagnare di più?

Nossignori: questi uomini vogliono lasciare un ricordo di sé molto diverso da quello che emerge dalla pubblica visione dell’affondamento quotidiano del “bel paese”

Costoro intendono fare capire che non sono quello che noi crediamo, quello che noi abbiamo imparato ad osservare dai loro comportamenti ammanettati. È vero che ci sono uomini e uomini, ma del resto, esistono ad ogni latitudine; figuriamoci se non vengono attratti dal mondo mellifluo della politica. Però non sono tutti “perduti”.
Ciò che afferma Tremonti, tra le righe quantisticamente, è un inno al cambiamento evidente: una denuncia dei nostri tempi. La lettura del suo articolo è piuttosto lunga, ma stimolante per l’intuito.

Liberalizzare: le troppe leggi sono la tirannia da abbattere.
La proposta: una legge costituzionale che dia efficacia al principio di responsabilità dei singoli cittadini.
Cominciamo dalla liberalizzazione delle attività d’impresa. Le regole giuste sono un investimento. Sono le regole sbagliate ad essere un costo. E le regole possono essere sbagliate anche perché sono troppe. Con la globalizzazione il mondo è radicalmente cambiato e nella globalizzazione la competizione non è più solo tra imprese, ma anche tra blocchi continentali e sistemi giuridici. In linea di principio si può essere a favore o contro la competizione economica globale. Ma in concreto non si può fare finta che non ci sia. Non ci si può illudere che tutto possa continuare come prima. Nello scenario globale che si è aperto, l’Italia ha davanti a sé l’alternativa tra declino e sviluppo. Se si vuole lo sviluppo si deve cambiare, a partire dal dominio giuridico. Che effetto ha prodotto e produce sull’attività d’impresa l’attuale bulimia giuridica, la massa sconfinata e crescente di regole?
I tre sistemi - Come agire su questa massa di regole, per ridurla?
  1. Abrogazione
  2. Delegificazione
  3. Semplificazione
I processi e i metodi adottati in passato nel nostro Paese sono stati utili, ma non risolutivi.

La soluzione costituzionale - In sintesi le pratiche sopra citate hanno prodotto e possono produrre risultati buoni, ma ancora insoddisfacenti: come i tentacoli dei mostri mitologici, per ogni legge delegificata rinasceva un regolamento, per ogni norma di semplificazione rinascevano una o più norme di complicazione

In realtà il nodo di Gordio, la metafora millenaria della semplificazione, non si scioglie ma si taglia con un colpo di spada. Con una norma che dia efficacia costituzionale e definitività al principio di responsabilità, all'autocertificazione, al controllo ex post, estendendoli con la sua forza obbligatoria a tutti i livelli dell’ordinamento, superando così i problemi del complicato riparto delle competenze legislative.

Follia regolatoria - Non ci sono reali alternative: la cappa delle regole che pesa sull’economia, una cappa che è cresciuta a dismisura negli ultimi tre decenni ed è aggrovigliata dalla moltiplicazione delle competenze – centrali, regionali, provinciali, comunali - è ormai divenuta tanto soffocante da creare un nuovo Medioevo. Dietro la follia regolatoria c’è in specie qualcosa che in realtà va nel profondo dell’antropologia culturale: una visione dell’uomo che è o negativa o riduttiva. La visione negativa è quella della gabbia (l’homo homini lupus)

Il lupo va ingabbiato: è Hobbes

Da questa filosofia sono derivati l’assioma e la contrapposizione moderna fra pubblico e privato, dove «pubblico» è stato assiomaticamente associato a «morale» e «privato» a «immorale». 

La visione riduttiva si basa invece sull’assunto che l’uomo non è certo «a priori» malvagio, ma è tuttavia insufficiente a sé stesso, in parte incapace di fare da solo il suo bene. Ad esso soccorre dunque la benevolenza del potere pubblico

Il nuovo Medioevo - Questi due pregiudizi hanno ormai impiantato un nuovo Medioevo. Come nel vecchio Medioevo tutta l’economia era bloccata da dazi e pedaggi d’ingresso e di uscita, alle porte delle città, nei porti, nei valichi, da status soggettivi e personali discriminatori, così oggi il nostro territorio è popolato da un’infinità di totem giuridici. E’ stato Alexis de Tocqueville, in La democrazia in America, a fare profeticamente la più efficace sintesi del processo che oggi ci troviamo, nonostante tutto, a subire: 

"Il sovrano estende il suo braccio sull’intera società; ne copre la superficie con una rete di piccole regole complicate, minuziose ed uniformi, attraverso le quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non saprebbero come mettersi in luce e sollevarsi sopra la folla; esso non sprezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca, non distrugge, ma impedisce di creare, non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi della quale il governo è pastore. Ho sempre creduto che questa specie di servitù regolata e tranquilla, che ho descritto, possa combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e che non sia impossibile che essa si stabilisca anche all’ombra della sovranità del popolo". 
 
Visione positiva - Il Medioevo vero è finito, ma il nuovo Medioevo, che ci si presenta come la caricatura giuridico-democratica di quello precedente, ci fa scivolare verso il declino. Non è questa la visione giusta, se della persona si ha una visione positiva, perché si crede giusto investire sulla sua capacità di produrre ricchezza sociale ed economica, sulla sua capacità di concorrere al bene comune. Sull’uomo non si può avere un pregiudizio, ma un giudizio. Come in Sant’Agostino, che riconosceva l’esistenza di una socialità originaria, di una civitas primaria che nasce dalla socialità propria della natura umana; e che è un ordine che ha una sua bellezza propria (Agostino, De vera religione 26, 48). 

Per questo, si può (si deve) avere una visione positiva della persona, delle sue associazioni, della sua capacità d’intrapresa. Con questa visione si può (si deve) cambiare il metodo politico: si può (si deve) considerare il cittadino, prima che come un controllato dallo Stato, come una risorsa della collettività. Si può sostituire il controllo ex ante della pubblica amministrazione con un controllo ex post (che avviene senza ritardare l’inizio dell’attività); si può considerare il bene comune non più come monopolio esclusivo del potere pubblico, ma come un’auspicata prospettiva della responsabilità nell’agire privato.

È tempo di cambiare - L’articolo 41 della Costituzione italiana dispone quanto segue: 

"L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".

In teoria potrebbe essere formulata l’ipotesi di modificarlo radicalmente. Non credo che questa sia l’idea giusta. Nel "vecchio" articolo 41 della Costituzione ci sono infatti elementi fondamentali che assolutamente devono essere conservati. Ma è arrivato il tempo per operarne un aggiornamento. E’ arrivato il tempo di intervenire su quell’articolo, integrandolo per rimuovere tipi e forme di interpretazione che hanno riportato il Medioevo

E’ stato obiettato che l’articolo 41 della Costituzione ha in realtà sempre funzionato, perché non ha impedito nessuna legge di semplificazione. E’ vero. E’ però anche vero che non ha neppure impedito nessuna legge di complicazione! E’ per questo che con una legge costituzionale non solo va «potenziato» l’articolo 41, in raccordo con la successiva modifica dell’articolo 118 della Costituzione, ma lo si può, lo si deve riformare valorizzando i princìpi morali, sociali, liberali della responsabilità, dell’autocertificazione, del controllo ex post, contro i costi di manomorta e di immobilizzo tipici del vecchio-presente regime

Non è tempo per cercare le colpe della situazione presente. E’ tempo di cambiarla. In questo od in un altro modo che si vorrà (potrà) prospettare in libero dibattito.
Giulio Tremonti
Da www.corriere.it

“I costi di manomorta e di immobilizzo tipici del vecchio-presente regime. Non è tempo per cercare le colpe della situazione presente. E’ tempo di cambiarla”.
L’utilizzo della terminologia “vecchio-presente regime” la dice lunga, molto lunga, sulla vera entità di questi tempi. È il riconoscimento dell’Antisistema in chiave politica. Inoltre la "sintesi" di Alexis de Tocqueville è addirittura disarmante: descrive una lucida follia - l'Antisistema narrato in poghe righe.

L’articolo 41 della Costituzione Italiana recita: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
Mi viene da rabbrividire al solo pensiero che un “articolo” scritto 60 anni fa abbia tutto questo potere: veramente pazzesco. Un simile accadimento altri non è che il frattale delle eggregore, degli incantesimi, che ci trasciniamo dietro come delle pesanti e condizionanti palle al piede, proprio come nell'immagine di apertura di articolo, tratta da "A Christmas Carol".

Inoltre, questo “codice di parole” esprime una libertà e subito dopo gli tarpa le ali. E poi, mi chiedo, dove sia andata a finire l’utilità sociale e il rispetto della dignità umana in certi ambiti delle iniziative private, tipo le pubblicità di suonerie a pagamento per cellulari indirizzate ad abbonamento silente verso un pubblico indistinto, come se i minorenni stessero a farsi scrupoli essendo tutti dotati di apparecchio cellulare. 

I “fini sociali” quali sono in questo caso? È chiaro che uso questo esempio a mo’ di campione, tanto per non scomodare altri casi clamorosi in circolazione. In generale la popolazione minorenne, adolescente ed infante non è per nulla tutelata dal martellamento pazzesco della pubblicità modello Italia 1, nella fascia “protetta” del pomeriggio: una vera e propria grandinata di amenità incredibili coadiuvate dal volume della televisione che, magicamente, si alza da solo. Vero? 

L’articolo 41 è una vera e propria burla. Se questo articolo fosse stato preso alla lettera, la società odierna sarebbe stata davvero tutelata; invece, oltre ad essere uno scudo eterico, questo articolo è stato usato come pretesto solo ed esclusivamente per inventare quel groviglio inossidabile burocratico che ci caratterizza

Colpa dell’articolo 41 o degli uomini?  

Davide Nebuloni / SacroProfanoSacro 2011
  
 

mercoledì 12 gennaio 2011

L'Antisistema: un incantesimo padre-madre premuroso ma da sciogliere.





L’Antisistema tiene a noi come al proprio e più caro figlio. Perché? Perché senza di noi l’Antisistema non ha senso alcuno. Quindi? Quindi è per questo motivo che la condizione di una parte del genere umano è considerabile “buona”, nel senso che non manca da mangiare e bere, la maggior parte ha un lavoro, esistono scuole per i figli, una pensione a cui ambire, dei diritti inossidabili, un codice di leggi, una forma di giustizia amministrata dall’altezza degli organi statali. Addirittura esiste una Europa Unita, gli Stati Uniti D’America, la Federazione degli Stati Indipendenti, la Lega Araba, etc.
 
Esiste il mondo moderno, civile ed “evoluto”, e una parte non irrilevante del mondo che versa in un stato inesplicabile di generica mancanza. Perché?

Perché siamo nell’Antisistema: ossia in una “organizzazione” dell’energia che assorbe e replica le mancanze dell’umanità, l’ignoranza dello Spirito della Vita, in maniera tale da renderle evidenti.

È l’uomo che ignora lo Spirito della Vita, mentre l’Antisistema è solo la "tensostruttura" che ospita il genere umano. Come dire che il livello dell’umanità attuale è perfetto per esistere nel reame dell’Antisistema, nello scenario 3D in cui siamo tutti quanti collocati. È un fattore di vibrazione, nulla di più.
 
Osservare “come è come questo mondo” dovrebbe rendere molto bene l’idea del “come siamo fatti dentro”. Ossia, “ a che punto siamo arrivati”…

Ora, cosa succede precisamente in un “reame” come quello che abbiamo nidificato in questo scenario 3D? Che il nostro “pilota automatico”, l’inconscio, è cablato su una modalità di sopravvivenza. Per cui ci “protegge” fedelmente dal pericolo che temiamo di più: morire. Proprio come il Genio della lampada, esaudisce il nostro desiderio numero uno. Un desiderio effimero e sottilmente “vile” per il “cosa saremmo disposti a fare per”...
 
Infatti si vive molto più a lungo di una volta. Ma rimanendo insensibili all’essenza della Vita: l’incontro con la spiritualità che pervade ogni ambito della creazione. Ovviamente si vive più a lungo solo nelle aree del globo “meritevoli”, ossia non sacrificate per mantenere il 20% della popolazione “eletta”.
 
L’ego e l’inconscio dominano su tutto

La società partorita da un simile connubio di pubblica ignoranza è una struttura piramidale a Caste. Le elite che storicamente hanno preso il potere, lo hanno mantenuto nel corso del tempo e di generazione in generazione. 
Per costoro il resto dell’umanità è: niente.

Ricordate cosa pensava Hitler degli Ebrei? Che erano da trattare alla stregua di ratti della peggiore specie. Ecco: questo è quello che pensano gli “eletti” del resto del mondo, dei loro fratelli rinnegati.  Ho solo fatto un esempio, perché ritengo il potere ebraico assolutamente co responsabile dello scempio a cui ci siamo abituati giorno dopo giorno.

Nell’assenza totale di giudizio, cerco di esprimere quello che “sento” (non penso). Perché lo faccio? Bella domanda. Forse è il mio ego che spinge e che mi vorrebbe vedere acclamato dalle folle in delirio per me. Forse è un modo per montare un giro d’affari. Forse sono malato o pazzo. Forse un fallito che non sa più cosa fare, chissà. Tutto è possibile.

Però sono certo che qualsiasi cosa possa fare io, e qualunque altra persona, ebbene quella “cosa” è assolutamente necessaria per il bene comune e va perseguita  senza indugio. Basta ricordare i roghi della Chiesa e sincerarsi di avere ben compreso chi fossero quelli che venivano bruciati di fronte all’intera popolazione riunita in serena visione dello spettacolo. Chi erano? Lo ricordate? Bene.

Nessun giudizio è il “piccolo” attributo da maturare

Perché viviamo in un ambito d’energia nel quale è facile smarrirsi, nel quale tutto sembra vero e sembra falso allo stesso tempo. Basta vedere gli usi e le tradizioni degli svariati Stati del mondo. Non solo. Questo discorso vale ogni qualvolta ci siano due o più umani che vivono in una comunione di spazio.

Il linguaggio rende schiavi della parola e delle sue molteplici facce. Infatti la parola è ridefinita dal personale filtro della sensibilità, educazione, cultura, ceto, religione, orientamento politico e sportivo, ecc.

Ognuno di noi è unico e irripetibile. 

Nemmeno con la clonazione è possibile replicare integralmente una essenza umana. E questa unicità l’abbiamo usata per confonderci le idee, cercando di imporre delle strutture organizzate “buone per tutti”, piatte ed impersonali. Sicuramente un onorevole intento, ma nel reame dell’Antisistema il potere dominante secolare è assolutamente alla regia delle dinamiche del mondo. 

Per cui il “buono per tutti” diventa il “buono per loro” e per una parte privilegiata della popolazione che “serve per fare andare avanti le cose”. La popolazione che gode di questo trattamento di favore è come l’olio per lubrificare le parti meccaniche in movimento delle macchine. Senza questa fetta di popolazione la Casta non esisterebbe, come non esisterebbe più la struttura sociale a cui ci siamo abituati.

Siamo tutti sulla stessa barca, cosa altro significherebbe? 

Chiediamoci cosa sarebbe peggio. Un mondo che cade a pezzi di colpo oppure un mondo che cade a pezzi progressivamente? Meglio la seconda ipotesi; perlomeno rimane inalterata la possibilità del “risveglio” nel maggiore tempo a disposizione. Il risveglio è quell’autoeducazione che stiamo imparando silenziosamente vivendo a questa frequenza dell’energia solidificata. È inutile negare che “esiste un progresso” nell’arretramento del mondo

Ed è inutile negare che la popolazione “rimasta indietro” è un testimone scomodo per il resto dell’umanità che non fa nemmeno finta di “non sapere come vivono gli altri”. 

Perché? Perché le televisioni gongolano ogni giorno, mentre si è a tavola con la pancia piena, sui drammi che accadono nel resto del pianeta. Ci dicono questo perché siamo curiosi di sapere “quanto stanno male”…

L’uomo “evoluto”, occidentale o orientale, si lamenta seriamente solo quando non ha più da mangiare: allora sì che scende in piazza a far le rivoluzioni come nel passato. Questo uomo pretende di mantenere inalterato per sempre questo scompenso emisferico. Questo uomo pensa solo per sé e per la propria famiglia, per qualche amico o parente. Insomma per una stretta cerchia di individualità legate a lui.

Esistono le faide familiari a testimoniare questo discorso. Le “famiglie” mafiose sono forse l’esempio più diretto. Allora? Niente, no? Come dice il papà di Nemo, Marlin, incontrando lo squalo Bruto:

- Cosa ci fanno in giro due teneri bocconcini come voi?
- Niente. Non facciamo niente. Non siamo nemmeno in giro.

Chissà quando gli “squali” cattivi inizieranno a pensare:

“Io sono uno squalo buono, non un automa divoratore di pesci. Se voglio cambiare questa immagine di me devo prima cambiare me stesso. I pesci sono amici, non cibo”.
Lo squalo Bruto in “Cercando  Nemo

Riassumendo, l’Antisistema in quanto resistenza, ha inglobato, programmandosi di conseguenza, il buio, la paura e l’ignoranza del genere umano, una qualità di controllo sulla stessa comunità globale. Ha come assunto questa funzione per “polarizzazione diretta” ad opera dell’umanità in fase di stand by

L’Antisistema è divenuto come il Golem: programmato per fare qualcosa dal suo “costruttore” immemore. 

Ciò che manca all’uomo, in termini di consapevolezza e conoscenza del sé, verrà estratto meccanicamente dall’Antisistema in un modo o nell’altro. La sua resistenza renderà progressivamente manifesta questa parte ancora latitante nell’uomo

Con le bastonate o con la fame il genere umano imparerà a conoscere il proprio alter ego nei panni dell’Antisistema e, una volta conosciuto per bene, non lo dimenticherà mai più.
Da questa lezione, che stiamo vivendo nel nostro presente, impareremo a conoscerci meglio perché, purtroppo, abbiamo scelto una via perigliosa per “capire”

Gli organismi internazionali, ad immagine e somiglianza della Casta, provvederanno sempre a stanziare risorse economiche per salvare il salvabile. Sarà difficile che la popolazione privilegiata torni a provare i morsi della fame, perché il denaro è virtuale, come al Monopoli, e ne possono creare in maniera infinita. Tanto, chi li controlla? Fanno tutto loro. 

Avremo sempre quel tot che basta per tirare avanti, perché questo fatto è imprescindibile da parte della Casta, che intende regnare in eterno, e dell’Antisistema che si “nutre” proprio delle nostre vibrazioni più abbondanti, ossia quelle basse legate alla paura.

Esistono sempre due facce della medaglia. 

L’Antisistema ci ha “preso gusto” ad essere così ben alimentato e a servire per uno scopo tanto nobile come quello evolutivo per una nidiata di co creatori da plasmare. La Casta, che si occupa del “lavoro” pratico, è anch’essa tronfia di un simile posto da protagonista ma, forse senza saperlo, serve davvero un più alto scopo celeste. 

Le due componenti del controllo non pensano minimante di “lasciare l’umanità al proprio destino”, per cui bramano di poter godere di tanta prosperità energetica e di potere, per il più lungo tempo possibile

Non pensiamo minimamente di avere a che fare con degli sconclusionati egoici e paranoici: essi “sanno” quello che noi tutti abbiamo dimenticato.

Quando giungerà il tempo, sapranno addirittura meravigliarci e li ringrazieremo per tutto quello che hanno fatto e preservato dall’opera distruttrice dell’ignoranza umana globale. A che serve altrimenti tutto il segreto  a cui hanno sottoposto l’antico sapere? 

Forse, a volte, si sono fatti prendere la mano, perché anche tra di loro esiste l’ignoranza ed il problema dell’autoeducazione. Solo che i loro metodi si avvalgono ancora di un sapere che facilita di molto il compito di educare e di imparare. E poi ci sono dei grandi moti di responsabilità che, una volta compresi, educano in maniera automatica ogni entità che si abbevera in loro.

Riporto uno stralcio interessante dal libro “La dimensione umana” di Bernardino del Boca, con il quale mi sento in grande sintonia. 

Dalla sua lettura intuitiva ho scoperto una delle funzioni di questo Blog. Diffondere idee che disturbano con un chiaro scopo: capire dove si trova il puntino “Voi siete qua”.

La letteratura teosofica è piena di idee che vengono generalmente accettate soltanto sul piano mentale

Esse si sono perciò cristallizzate senza aver modificato l’individuo. 

Per distruggere queste cristallizzazioni è necessaria una ginnastica mentale che induca, su piani diversi e con gli elementi culturali più disparati, a un riesame  di ciò che è stato incasellato nella nostra mente

Questo libro presenta perciò idee che disturbano, dubbi che ci fanno riesaminare ciò che abbiamo fatto nostro nel passato, illustrazioni che ci costringono a rapide sintesi mentali ed emozionali: tutti mezzi per capire chi siamo e in quale stadio ci troviamo nella nostra evoluzione. Ciò è possibile perché ogni idea, ogni pensiero, ogni illustrazione ci richiama ad un nostro problema. Ognuno di questi problemi ha origine da una scelta culturale ed è stato registrato nel nostro casellario mentale come un simbolo di un particolare aspetto del fluire della Vita dentro di noi.
 
Lo speciale compito dei Teosofi e degli spiritualisti è di decifrare questi simboli per poter distinguere chiaramente la realtà spirituale da quella materiale e cominciare a basare i valori della nostra Vita più sulla prima che sulla seconda. Con questa ginnastica mentale ed intuitiva si può facilmente imparare ad usare bene la propria mente e a condizionare il proprio modo di vivere per collaborare con tutto ciò che prepara l’avvento del prossimo piano di coscienza dell’umanità. 

Ma si deve ricordare che i pensieri sono dei mezzi e che è pericoloso identificarsi con essi”.

Comprendo sempre di più la filosofia dei Wingmakers, basata proprio sulle differenti forme d’arte. Nel film "Coraline e la porta magica", tratto dal libro di Neil Gaiman, possiamo assistere ad una versione animata dell'Antisistema.

Davide Nebuloni / SacroProfanoSacro 2011

martedì 11 gennaio 2011

La resistenza dell'Antisistema "rivela".





Che cosa è l’Antisistema in "breve"? Innanzitutto la parola che lo definisce è una parola e basta: un costrutto umano. Per quanto tale rimane un insieme di suoni che codifichiamo in un certo modo. Suoni che hanno un significato “palese” e molti significati “occulti”. La differenza nell’intendere un significato piuttosto che l’altro, sta tutta nella nostra sensibilità o educazione di base.

Il termine Antisistema indica qualcosa che si oppone al Sistema. 

Di quale Sistema stiamo scrivendo? Chiaramente di quello che ci accoglie o che abbiamo creato attorno a noi. Certo. Proprio del Sistema globale moderno: quello che fa acqua da tutte le parti.

Quello che se stai bene te ne freghi di tutti gli altri e se stai male devi cercare l’elemosina di fronte al supermercato. Sì, proprio di quel Sistema. Quello, per intenderci, che usa la Natura come se fosse stata creata appositamente per essere distrutta dall’uomo

Quello che definisce l’uomo come un lupo per ogni altro suo simile.

Ebbene, se il Sistema è questo, io preferisco chiamarlo Antisistema. Perché? 

Perché per me il Sistema è un qualcosa di positivo, in cui non solo io sto bene ma anche tutti gli altri. Per intenderci: il Paradiso è il Sistema. Ogni altro Sistema è un  Antisistema, perché è agli antipodi della situazione ideale, perfetta.

Ci siamo? È politica odierna e ampia strategia, usare un termine per primi, impossessarsene per definire tutti quelli che non la pensano come i detentori della “parola” come degli “anti…”.

Noam Chomsky lo scrisse già molti anni fa. Gli Usa sono maestri in questa arte, ad esempio. Vi dice niente la querelle “Global e No-Global”?

Noi viviamo il sogno di qualcun altro. In questo sogno siamo ospiti privilegiati, in quanto co creatori nello scenario 3D a disposizione. Introduciamo allora un concetto che approfondisce maggiormente l’utilizzo del termine Antisistema, ossia il concetto di Resistenza:

“Con l’opposizione della resistenza (quantità) alla attività (qualità pura) il fenomeno appare”.
Da “Studio sui numeri” di R.A. Schwaller  De Lubicz

Anche in Sri Aurobindo, nel Savitri, si scrive che:

“La bellezza conquisterà la resistenza del mondo…”

Attraverso la resistenza si evidenzia un aspetto che, un certo tempo prima, era ancora non manifesto. Senza resistenza un fenomeno “nuovo o diverso dal consueto” non appare. Pensiamo alla resistenza in caso di guerra. Applichiamo una forza contraria ad un dominio nel tempo. Questa forza contraria si scontrerà con il dominio, togliendo energia e disponendola in maniera diversa sul “territorio”.

È un processo simile alla nascita delle catene montuose che, prima, non c’erano. 

Ecco il ruolo dell’Antisistema. Evidenziare e far crescere. Ed ecco perché noi siamo nell’Antisistema e non nel Sistema. 

L’Antisistema è la resistenza che permette il travaso del principio assoluto non manifesto in una progressiva diffusione nelle individualità incarnate e nel principio della Natura. Tutto quello che è interiore all’Anima trova l’esteriorizzazione nel fenomeno della resistenza o caduta.

L’Antisistema permette, secondo il principio dei vasi comunicanti, il download dell’alto nel basso, rendendolo visibile, percepibile, reale per questa altezza della vibrazione.

Una resistenza che riscalda rende evidente l’energia che scorre nel circuito. Senza la resistenza quell’energia continua ad esistere al di fuori della nostra percezione attuale.

Per questo motivo non possiamo essere in un Sistema, per quanto ci si possa perdere di fronte alla semplice definizione linguistica. Anche l’Antisistema è un Sistema: certo.
Ma il Sistema a cui mi riferisco è un Sistema ideale come il Paradiso e il suo opposto è l’Antisistema ideale come l’Inferno: se ci pensiamo bene il “nostro” mondo è più simile all’Inferno che al Paradiso, ma anche questa view può essere soggettiva.

Rimanendo nella sola ottica della Vita di Sri Aurobindo, possiamo riscontrare il concetto di resistenza regolarmente diffuso tra le righe:
  • Nel dicembre del 1892, a vent’anni, partiva per tornare in India, dopo aver rifiutato di entrare nel Indian Civil Service, l’organizzazione amministrativa con cui gli Inglesi governavano l’India, coinvolgendo i migliori giovani Indiani, allettati da ottimi stipendi.
  • Dall’agosto del 1893 inizia a scrivere articoli politici sul settimanale Indu Prakash di Bombay. E’ l’inizio di una attività politica rivoluzionaria per l’indipendenza dell’India. E’ del 1893 la prima denuncia, in un articolo, del Congresso del Bengala: "Morente di consunzione ... in un'era in cui democrazia ed altri termini altisonanti scorrono nei nostri discorsi in modo così sciolto, un corpo come quello del Congresso che non rappresenta la massa della popolazione, bensì una classe singola e limitata, non può onestamente dirsi Nazione."
  • Sri Aurobindo fu il primo 'politico' in India che si preoccupò di dichiarare apertamente, quale fine dell'azione politica in India, la completa e assoluta indipendenza. Come forme di lotta promosse incisive azioni di non cooperazione, resistenza, boicottaggio, sabotaggio nei confronti del governo britannico in India.
Da questi esempi possiamo notare sempre il frattale del concetto di opposizione ad un energia di dominio, appunto una resistenza. Movimento che denota una caratteristica dell’Antisistema. Coordinate che denotano la presenza dell’Antisistema. Modalità che fa comprendere di vivere in un Antisistema e di essere in cammino, in viaggio tra le polarità evolutive di un circuito “aperto” e non più in loop

Quando l’Antisistema diventa un Sistema, raggiungendo l’armonia, lo scopo è raggiunto ma la destinazione d’uso dello scenario 3D rimane inalterato

Il Sistema si trasferisce ad un altro livello, ascende alla vibrazione maggiore successiva, lasciando indietro la propria “ombra” in termini di un nuovo inizio, poiché il senso dello scenario 3D è e sarà sempre quello: l’induzione alla autoeducazione mediante opposizione di una resistenza al fine di far apparire il "fenomeno".

Nel leggere velocemente la Vita di Sri Aurobindo, ho trovato conferme alla mia "autodidattica ispirata" ed al fatto che il non ricevere aiuti è:
  • una sensazione dettata solo dal proprio Ego
  • un’altra forma di resistenza atta a generare una modalità proattiva
Ecco un esempio:  
 
Cominciai il mio Yoga nel 1904 senza un guru; nel 1908 ricevetti un aiuto importante da uno Yogi Maharatta e scoprii le fondamenta della mia sadhana, ma da allora, finché la Madre non giunse in India, non ricevetti aiuto spirituale da nessun altro

La mia sadhana, prima e poi, non era fondata sui libri ma su esperienza personali che si affollavano in me dall'intimo

Ma in carcere tenni con me la Gita e le Upanishads, praticai lo Yoga della Gita e meditai con l'aiuto delle Upanishads, questi furono i soli libri nei quali trovai una guida; i Veda, che cominciai a leggere per la prima volta molto tempo dopo a Pondicherry, anziché guidare la mia sadhana, confermarono piuttosto quali esperienze avevo già avuto. ...".

Infine in questo ultimo passo trovo molte analogie con ciò che mi anima in profondità. Il concetto di resistenza, di Antisistema, di opportunità di ogni cosa o evento, l’assenza ultima del caos nello sviluppo del Piano Divino, etc:

La novità e l’autentico scopo del suo Yoga era non solo quello di realizzare una Coscienza Superiore, ma andare oltre, una ricerca per armonizzare i due poli dell'esistenza, Spirito e Materia. Mantiene come punto di partenza gli antichi insegnamenti dell'India secondo cui dietro le apparenze dell'universo c'è la realtà di un Essere e di una Coscienza, un Sé di tutte le cose, unico ed eterno, di cui è possibile divenire coscienti attraverso una disciplina atta a rimuovere il velo di ignoranza, che separa gli esseri da questa Realtà. Poi Sri Aurobindo va oltre questi insegnamenti: questo Unico Essere e Coscienza è presente allo stato involuto anche nella Materia, nell'oscurità ed ignoranza del mondo sensibile, l'evoluzione è il metodo attraverso il quale questa Realtà Unica libera se stessa

La coscienza involuta in tutto ciò che sembra essere incosciente può e deve tendere verso l'alto, svilupparsi verso lo spirito, divinizzarsi in una perfezione sempre maggiore. Dopo la materia e la vita, la mente è il termine più alto raggiunto fino ad ora dall'evoluzione, non ne è però l'ultimo gradino. Mentre i passi precedenti nell'evoluzione sono stati compiuti dalla Natura, nell'uomo essa diviene capace di evolvere per mezzo di una volontà cosciente.  

Non è comunque solamente per mezzo della volontà mentale nell'uomo che questo passaggio può essere compiuto completamente, poiché la mente arriva solo fino ad un certo punto dopo il quale essa può solamente muoversi in circolo.

Si deve attuare una svolta della coscienza, attraverso la quale la mente deve trasformarsi nel principio superiore. Sri Aurobindo rivela infatti che è possibile la discesa di un nuovo potere di coscienza che egli chiama "Supermente", che segnerà la nuova tappa evolutiva; questa nuova Coscienza non libererà solamente il Sé spirituale oltre il mondo, ma nel mondo, e sostituirà l'ignoranza mentale con una Coscienza di Verità supermentale che renderà possibile all'essere umano ritrovarsi e crescere oltre la propria umanità, ancora animale, in una razza più divina. Non si tratta quindi di un miglioramento, ma di una radicale trasformazione che coinvolge la Materia stessa.
Realizzare questa possibilità diviene lo scopo dinamico dello Yoga di Sri Aurobindo.
Da www.FuocoSacro.com 

Ecco, per concludere, l’opposizione umana al moto naturale di resistenza al fine di fare apparire un fenomeno; il suo esatto opposto ai fini di un vantaggio bellico e la definizione attuale di ignoranza umana:

Gb: Bae Systems, carri armati 'invisibili' tra 5 anni.
LONDRA, 10 GEN - Gia' tra 5 anni l'esercito britannico potrebbe essere in grado di mettere in campo carri armati capaci di diventare invisibili. Il Daily Telegraph racconta del progetto della piu' grossa azienda nel settore della difesa, BAE Systems, che sta lavorando ad un nuovo tipo di carro dotato di una tecnologia definita 'e-camouflage', una sorta di mimetizzazione elettronica. Si tratta di sensori elettronici che proiettano sul veicolo immagini dell'ambiente circostante, mimetizzando il carro armato.
Da Yahoo

Davide Nebuloni / SacroProfanoSacro 2011