martedì 12 maggio 2020

La società globale è invertita.



Un mondo di “invertiti”, dunque? 
Non nel senso comune del termine. Piuttosto, di “mutati”, nella loro… “intimità”, che nulla ha a che fare con questioni collegate al sesso o alla sessualità. 
È sostanziale il discorso sottinteso. 
Qualcosa che si ricollega al termine inflazionato di “coscienza”
Dunque, che cosa è o indica l’inflazione? 
Un agente “patogeno” che è ovunque, anche nell’aria che si respira, e che è in grado di “attaccare e corrodere” tutto, come se fosse inevitabile o “naturale”. 
Riusciresti, tuttavia, a “vedere” e considerare l’inflazione come una tassa da pagare in ogni modo, e, in definitiva con la propria vita?
La connessione - inflazione = tassa - è qualcosa di assolutamente portante, in un’ottica o “via” in cui l’accorgersi è auto decodificare l’informazione ambientale. 
Ossia, ricavare tale nesso causale, significa, piuttosto che coincidere con il mero “sapere economico finanziario speculativo, etc.”. 
Che cosa significa? 
L’essere “già successo”.
Chi ha “vinto”, allora, ed “ora” descrive il futuro o destino dei più, che sono e rimangono “a Massa” proprio per tale ragione fondamentale sostanziale.
Perché il vertice della piramide del potere è “distaccato” dal resto dell’edificio? 
Perché… è sostanziale, mentre il resto “ragiona” di fatto
Ecco l’autenticità essenziale della strategia “divide et impera”. 
Quando tendi a dimenticare nel “tempo (abitudine ciclica)”, significa. 
Invece, di fatto, sembra “vecchiaia” e rincoglionimento (sempre questioni “naturali”, ovvero, indimostrabili:
un po’ come digerire tutto credendo ed affermando “Parola del Signore. Amen…”).
L’inflazione “corrode”. L’inflazione “serve”.
L’inflazione “funziona”. L’inflazione è artificiale:
non esiste; c’è
ad immagine e somiglianza (ch’è la proprietà di riflesso, trasmissione e condivisione, dei frattali espansi).
I tassi di interesse sul debito pubblico corrodono l’economia italiana.
In Italia si pagano i tassi di interesse sul debito pubblico fra i più alti in Europa. Se a questo aggiungiamo il livello dello stock di debito pubblico, che ha superato abbondantemente i 2.000 miliardi di Euro, ecco spiegato il motivo per il quale la spesa per interessi passivi è di circa 100 miliardi di Euro l’anno. 
Una cifra molto elevata che soffoca qualsiasi prospettiva di rilancio dell’economia…
30 agosto 2013 Monica Montella, Franco Mostacci Link
Una cifra molto elevata che soffoca qualsiasi prospettiva di rilancio dell’economia… = ?
A che ti serve “sapere” che cos’è l’inflazione, se poi non te ne puoi “Fare…” niente? 
Non è, allora, molto meglio, “ricordare” il significato di tale compresenza tossica “aerea”?
Che significa, l’inflazione
Ecco l’informazione ambientale auto decodificabile attraverso l’atteggiamento sostanziale, essendo auto caratteristica frattale espansa, ovvero, significato, verità, memoria (esperienza) = “è già successo” e continua sostanzialmente a succedere, sino a quando l’essere è e sarà sempre “a Massa”, nell’Anti-Sistema = ?
Ecco, analogamente, ancora lo “stesso” punto trattato o “toccato” precedentemente:
il vertice è distaccato sostanzialmente dal resto dell’edificio
ecco perché l’essere si auto ritrova “a Massa”
ossia
accondiscende
assolutamente “invertito” rispetto al come dovrebbe essere (che infatti sembra e rimane utopia).
Ecco come si spiega, di conseguenza, una certa “apatia” che caratterizza ogni questione “italica”, nonostante tutto, o, ogni questione di “storia, vanto ed onore” nazionale.
Il dibattito sul debito pubblico italiano raramente ha brillato per lucidità.
Senza voler riprendere la sterminata letteratura che lo riguarda, possiamo affermare che, in prima approssimazione, si affrontano due schieramenti:
da un lato c’è chi ritiene che di esso non ci si debba preoccupare troppo e sostiene tale tesi a dispetto dell’evidenza;
dall’altro ci sono quelli che lo considerano invece un problema, con sfumature anche molto diverse per quanto riguarda la sua rilevanza.
Sulle cause dell’esplosione del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo se ne sono sentite di tutti i colori
Vi è, tuttavia, un aspetto curioso che accomuna una buona parte dei commentatori che si (pre)occupano del debito pubblico italiano:
essi sembrano nutrire uno scarso interesse verso le cifre che caratterizzano questo aggregato.
In particolare, sembra esservi una relazione di proporzionalità inversa tra la veemenza con cui ci si scaglia contro il debito pubblico e l’interesse a capire come esso abbia raggiunto le dimensioni attuali.
Insomma, siamo nel tipico caso in cui ci si guarda bene dall’esaminare i numeri per evitare di offendere rispettabili opinioni precostituite
Antonino Iero - 11 Aprile 2018 Link
Sembra esservi una relazione di proporzionalità inversa tra la veemenza con cui ci si scaglia contro il debito pubblico e l’interesse a capire come esso abbia raggiunto le dimensioni attuali…:
ci si guarda bene dall’esaminare i numeri per evitare di offendere rispettabili opinioni precostituite (l’interesse che da “a monte” spinge verso ad “a valle”, indimostrabilmente, di fatto).
Ma sostanzialmente dimostrabile, se, il discorso non deve finire per forza in un’aula di tribunale, a cui si delega il potere di decidere cosa sia giusto e cosa, no (in gerarchia, quale sarà l’esito di ogni dibattito? Domanda retorica).
Ecco il perché sostanziale della gerarchia, della legge, della società “invertita”, del “di fatto”, etc.
Dell’Anti-Sistema, dunque.
Lite delle comari, o affare delle comari, è il nome giornalistico di uno scontro politico che, nel 1982, oppose il ministro del tesoro Beniamino Andreatta al ministro delle finanze Rino Formica...
La polemica tra Andreatta e Formica giungeva alla fine di una dura contrapposizione politica tra i due ministri, in merito alla recente questione della “separazione dei beni” o “divorzio” tra Tesoro e Banca d'Italia (allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi), consistente nel sollevamento della Banca d'Italia dall'obbligo della garanzia del collocamento integrale in asta dei titoli pubblici offerti dal Ministero del Tesoro.
La “separazione consensuale” avvenne senza il minimo coinvolgimento, quantomeno formale, del Parlamento, e aveva provocato non pochi problemi a entrambi i governi Spadolini, soprattutto per il repentino aumento del fabbisogno finanziario dello stato (e del conseguente indebitamento dello stato) che essa aveva determinato
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La “separazione consensuale” avvenne senza il minimo coinvolgimento, quantomeno formale, del Parlamento…
Aveva provocato… il repentino aumento del fabbisogno finanziario dello Stato (e del conseguente indebitamento dello Stato) che essa aveva determinato:
aumento del fabbisogno finanziario dello Stato
e del conseguente indebitamento dello Stato…
È andata così? Non è andata così
Che importa, nel momento in cui è sostanziale l’informazione ambientale o verità/memoria.
È, solo sostanzialmente che te ne “Fai…” qualcosa, che ti accorgi e ricordi. Proseguendo su tale “via”, infatti, ti renderai conto che il modus operandi è sempre identico:
si crea il “problema”
s’interviene per risolverlo
instaurando delle “fix” che, poi, diventano infrastrutturali ossia “servono”
essendo parti del medesimo progetto che culmina nel proprio inizio
ovvero
nell’introduzione dell’auto decadenza del problema o “crisi”.
Ecco perché uovo e gallina “nascono” d’assieme, facendo parte della medesima strategia.
La “differenza è apparente, ovvero, dipende solamente dal “momento” di introduzione nella trama, da cui deriva il “tempo” o definizione di “anno zero” a conseguire. 
Un modo per interrompere la memoria generazionale o, meglio, un’altra fase ancora della medesima strategia in-dimostrabile.
Infatti, anche in Rete - e come poteva essere diversamente se sempre nell’Anti-Sistema – l’informazione disponibile si auto suddivide fra chi dice bianco e chi nero, causando “a valle” smottamenti ancora peggiori del rimanere totalmente “ignoranti”.
Risultato? Una sbobba da farsi andare bene, al fine, lasciando sempre perdere tutto, sostanzialmente.
Secondo alcune versioni delle teorie di coloro che si autodefiniscono sovranisti il cosiddetto divorzio fra la Banca d’Italia e il Tesoro, un lungo processo che prese avvio il 12 febbraio del 1981, sarebbe il male assoluto, all’origine dei guai dell’Italia
Il motivo sarebbe che allora fu data maggiore autonomia alla Banca d’Italia nella conduzione della politica monetaria e questa maggiore autonomia avrebbe portato a un aumento dei tassi d’interesse sui titoli di stato e alla forte crescita del debito pubblico degli anni ottanta.
Lo Stato, secondo costoro, perse la sovranità monetaria e questo non fu che la premessa per il Trattato di Maastricht e la successiva integrale cessione della sovranità alla Banca Centrale Europa
Nel febbraio del 1981 non successe quasi nulla.
Non ci fu una legge e nemmeno un decreto ministeriale, ma semplicemente uno scambio di lettere fra il Ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta, e il governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi…
È dunque evidente che in tutti gli anni ottanta i Governi, attraverso il Ministro del Tesoro, avrebbero potuto tenere i tassi di interesse al livello che desideravano e che l’autonomia della Banca d’Italia era più una petizione di principio, uno schema ideale a cui tendere, che un fatto reale.
Il punto chiave è che i Governi decisero di delegare le scelte alla Banca d’Italia e di non fare uso dei poteri che pure mantenevano perché la scelta della lotta all’inflazione, pur inizialmente contrastatadivenne rapidamente una scelta condivisa dalla generalità dei partiti politici e dalle parti sociali.
L’inflazione era un male da combattere e uno degli strumenti per farlo, non certo l’unico, era quello di una stretta monetaria.
Come si è detto, le altre scelte cruciali in questo senso furono, nel 1979, l’adesione al Sistema Monetario Europeo e successivamente il lodo Scotti e il decreto di San Valentino…
In conclusione, il divorzio fu il segnale di un cambiamento profondo negli orientamenti della politica economica.
L’Italia non voleva più essere il paese dell’inflazione, delle continue svalutazioni, della liretta. La convinzione era che un’inflazione elevata fosse anche molto variabile e difficile da prevedere e contribuisse a creare un clima di incertezza che penalizzava gli investimenti produttivi e dunque lo sviluppo dell’economia reale.
Si riteneva anche che l’inflazione fosse una tassa particolarmente iniqua perché colpiva i ceti più deboli che non avevano alcuna possibilità di eluderla.
Dal punto di vista tecnico, il cambiamento, avviato nel 1981, fu modesto e richiese molti anni per completarsi…
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Leggi per “bene”:
si riteneva anche che l’inflazione fosse una tassa particolarmente iniqua…
L’inflazione “è” una tassa. Ok? 
Alias, è la deriva di una strategia, ovvio, indimostrabile di fatto.
In qualcosa laddove… il cambiamento… richiede molti anni per completarsi… (essendo un piano “industriale” a lungo termine, portato avanti da sottodomino, che nemmeno immaginano quale sia il loro reale e sostanziale “compito”).
Quella lettera che Andreatta, allora Ministro del Tesoro, scrisse a Ciampi, governatore della Banca d’Italia, il 12 febbraio 1981.
Iniziativa che improvvisamente, senza nessun passaggio parlamentare e con ridotti spazi di condivisione perfino con i componenti dei gabinetti ministeriali, si concluse, nell’agosto 1981, con la fine del potere dello Stato di emettere moneta semplicemente chiedendo alla Banca d’Italia di renderla disponibile e con l’obbligo conseguente di richiederla al mercato, a debito e dietro pagamento di interesse.
Quale fu il legame di quel provvedimento con la successiva impennata del debito pubblico, negli anni ’80? Perché venne preso? Come funzionava il serpente monetario europeo (lo Sme), e come decidemmo di entrare nella moneta unica?...
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Risuona un po’ diverso, “detto” in questo modo:
la fine del potere dello Stato di emettere moneta semplicemente chiedendo alla Banca d’Italia di renderla disponibile
con l’obbligo conseguente di richiederla al mercato, a debito e dietro pagamento di interesse
“Oggi” si ha il vantaggio di poter contare su ciò che “è già successo”, al fine di accorgersi sostanzialmente di che cosa ha comportato un fatto storico, e… infatti, l’Italia non è più uno Stato sovrano, appartenendo ad altre “forze”, che l’Ue non identifica a pieno, essendo una configurazione “di fatto” o paratia stagna eretta proprio per rivelare.
Non a caso, “grazie” all’attuale forma innovativa di “crisi” (Corona-crisi), lo Stato si avvale di Mes e deficit (con l’autorizzazione speciale dell’Ue) al fine di rastrellare le risorse necessarie per tentare di rimettersi in piedi. 
Mentre, ad esempio, gli Usa “stampano moneta come se ci fosse sempre un domani”, potendolo ancora fare.
A chi si pagano gli interessi sul debito pubblico? 
Bada bene che, ogni italiano è anche lo Stato, ognuno è dunque sia parte che deve, sia parte che richiede. Ergo:
chi è indebitato con chi/cosa?
Sembra un intreccio senza fine, ovvero, un bel trappolone mentale, ideologico.
Eppure, miliardi e miliardi di Euro escono anche dalle tue tasche, per andare a finire da qualche parte. Di questo ne devi essere certo, non essendo né teoria, né filosofia.
Debito pubblico italiano: 760 miliardi di interessi pagati in 10 anni.
Il debito pubblico mostruoso dell'Italia ci è costato 760 miliardi in 10 anni e il peggio rischia di arrivare nel prossimo decennio…
Quasi un euro su venti di ricchezza prodotta ogni anno, quindi, in Italia se ne va per pagare i creditori, una percentuale più elevata di quella spesa dallo stato per l’istruzione.
E il confronto, seppur accidentale, ha implicazioni concrete:
se la scuola serve a formare le future generazioni ed è a tutti gli effetti un investimento sul nostro futuro, il debito è ipoteca sul futuro degli italiani, per cui è come dire che oggi lo stato spende di più per “sottrarre” futuro ai propri figli che per offrire loro una prospettiva; insomma, scommette contro il suo futuro
Cosa accade ai conti pubblici con il rialzo dei tassi.
I numeri sono ancora più agghiaccianti, se si tiene conto del trend calante della spesa per interessi sin dal 2014. Nell’ultimo triennio, infatti, abbiamo dedicato per onorare il debito la media di una settantina di miliardi all’anno.
Il 2016 dovrebbe essersi concluso a quota 67 miliardi, pari al 4% tondo del Pil.
Ma come mai gli interessi calano, sia in valore percentuale che assoluto, mentre il nostro debito esplode?
Grazie alla Bce, che dal marzo di due anni fa ha iniziato ad acquistare titoli di stato con il “quantitative easing” e già dall’anno precedente varava stimoli monetari per sostenere l’inflazione nell’Eurozona, ma anche per rinvigorire la crescita economica e abbassare il costo dei debiti nell’area.
E così, la spesa per interessi incide oggi sul debito per il 3%, quando nel 2007, ultimo anno prima della crisi, ammontava al 4,8% di esso e nel triennio 2005-2007 intorno al 4,5%.
Cosa vogliamo dire? È come se avessimo contratto un mutuo a tasso variabile e ci rallegrassimo perché gli interessi siano oggi più bassi di quelli di 10 anni fa, pur essendo il debito con la banca cresciuto nel frattempo del 39%.
Cosa accadrà, quando gli interessi sul mercato saliranno di nuovo?...
Giuseppe Timpone 17 Gennaio 2017 Link
È come dire che oggi lo stato spende di più per “sottrarre” futuro ai propri figli che per offrire loro una prospettiva; insomma, scommette contro il suo futuro:
quindi
dato che c’è qualcosa/qualcuno che comunque ci guadagna
di chi si tratta?
L’indicazione è come se suggerisse, sottilmente, di “guardare” Oltre all’Italia.
Ergo?
A dicembre del 1988 il debito pubblico italiano era di 525 miliardi di euro equivalenti. Oltre la metà era posseduto da famiglie e imprese (57%), il 25% dalle istituzioni finanziarie e monetarie, il 14% dalla Banca d’Italia e solo il 4% era in mano straniera.
Ad aprile del 2013 il debito pubblico ha raggiunto i 2.041 miliardi di euro. Il 49% è detenuto dalle istituzioni finanziarie e monetarie, il 5% dalla Banca d’Italia, l’11% da famiglie e imprese e ben il 35% da soggetti non residenti in Italia
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“Fai…” tu.
La caratteristica del “debito” riporta sempre al controllo da remoto, wireless, non locale, ubiquamente, in leva, etc.
Come essere “Dio” o dall’Olimpo pagano (o, meglio, dall’Olimpo che viene pagato). 
Il vertice è sempre regolarmente distaccato, sostanzialmente.
L’invenzione “inflazione” è, dunque, parte di una strategia d’altri “tempi”, poiché avviene da “distanza” vibrazionale
Così da mantenere il riserbo e dunque la “distanza” anche fisicamente… Oltre che l’inversione apparente del significato.
All’inizio degli anni ottanta, l’inflazione era al 20 per cento e il debito pubblico era al 60 per cento.
La tassa di inflazione, ossia l’ammontare di risorse che l’inflazione trasferiva dai risparmiatori allo Stato, era dunque all’incirca al 12 per cento del Pil, una cifra notevolissima, il doppio dell’attuale gettito di tutta l’Iva (che è circa al 6 per cento del Pil)…
Una caratteristica ovvia di questa tassa è che è poco trasparente nel senso che non tutti i cittadini hanno sufficienti cognizioni economiche per capire che il rendimento del loro investimento è eroso dall’inflazione, mentre chiunque vede, ad esempio, l’Iva che paga sugli acquisti.
Ovviamente, chi è consapevole di questa tassa è anche chi ha maggiori possibilità di eluderla, investendo all’estero o in altre tipologie di asset.
Chi critica il divorzio in realtà rimpiange i tempi in cui i cittadini, in particolare i più sprovveduti, erano tassati in maniera opaca, senza che mai il Parlamento avesse avuto la possibilità di discutere sull’opportunità di questa particolare forma di tassazione
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Una caratteristica ovvia di questa tassa è che è poco trasparente nel senso che non tutti i cittadini hanno sufficienti cognizioni economiche per capire che il rendimento del loro investimento è eroso dall’inflazione, mentre chiunque vede, ad esempio, l’Iva che paga sugli acquisti
Perché l'ex Draghi (Bce) ha in tutti questi anni, continuato col tamtam mediatico dell’inflazione minima al 2 per cento? 
Perché non ti rendi conto che è tutta una strategia di ingegneria inversa? Perché dovresti preoccuparti se paghi meno ogni “bene” che devi acquistare per sopravvivere?
Per un motivo unico:
sei in qualcosa che si “nutre” di tutto ciò, sostanzialmente.

Rosa, è davvero il colore femminile per eccellenza?...
Oggi si... è considerato simbolo femminile.
Tuttavia per molti secoli è stato considerato dai nostri antenati come il simbolo della virilità maschile.
Una versione in fin dei conti più tenue del più grintoso colore rosso. Il rosa nasce proprio dall’unione del rosso e del bianco.
Il rosa, colore forte, era rivolto ai bambini. L’azzurro, delicato, alle bambine. Oggi la cosa si è completamente invertita
Sapevate ad esempio che l’usanza di mettere un nastro rosa alla porta per dire a tutti che è nata una bambina, è nata solo dopo l’uscita del romanzo “Piccole Donne”?
È negli anni 30 e 40 che probabilmente le cose sono cambiate. Gli uomini iniziarono a indossare colori scuri e alle donne venne “offerto” il rosa, diventato poi simbolo di femminilità.
Rosa però porta alla mente anche il fiore, uno dei più apprezzati per la grazia e la sensibilità con le quali si mostra al mondo. In India la rosa cosmica rappresenta la Madre Divina. La rosa però è anche molto fragile e vive poco. Ecco che assume la simbologia di provvisorietà della vita e di come la bellezza è destinata ad appassire.
5 Maggio 2017 Link
La rosa però è anche molto fragile e vive poco. Ecco che assume la simbologia di provvisorietà della vita e di come la bellezza è destinata ad appassire… (dunque, il “rosa” sta meglio alle donne. No?).
“Facciamo… di farla finita con questo ‘di fatto’”.

Hai deragliato ma non lo ricordi.
È già successo. Vogliamo che tale realtà duri in eterno?
      
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2020
Bollettino numero 10-159
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