mercoledì 10 maggio 2017

Una “tua” paura è la più potente illusione sostanziale.



Ti sei abituat3 a convivere (auto adattarti, sopravvivere), conseguendo “a valle” di 1) un “grande” evento già successo e 2) di una compresenza immanifesta (dominante). 
Qualcosa che è divenut3 “qua, così”… natura e naturale, poiché “senza alternativa sostanziale” e poiché senza ricordo (senza memoria)... se non a livello frattale espanso.
Ovvio, il tutt3 causalmente, laddove “il caso non esiste (se pianifichi tutt3, prima)”.
Ora… il non immaginare nemmeno la dominante, come ben sai, non significa nulla al livello della dominante stessa.
Anzi. È proprio la strategia perfetta, quella ti porta ad ignorarne completamente il “raggio d’azione” ed, addirittura, l’esistenza.
Pensaci bene. Rifletti. Ragiona. Accorgiti. Renditi conto.
È, persino, logico. Ed è perfettamente in linea con ciò che un libro di storia (deviata) narra, a proposito di quell'alternarsi di imperi che non riesci proprio ad osservare, espandendo la prospettiva, nella luce della legge:
nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (‘qua così’).
Ebbene, che cosa (chi) “è” che “si trasforma” continuamente?

Ad un impero ne segue un altro… e basta
Il “lascito” di un impero precedente, pensi davvero che vada a finire nel nulla? E quella “forza” che lo aveva, nella sostanza, permesso?
Credi che si disperda? Supponi che non esista?
Il “tuo” ragionamento prende in considerazione le “cose”, in una modalità a compartimenti stagni, seppure sia divenuto di moda il concetto di “globalizzazione”.
O di “Uno”, in ambito pseudo spirituale…
Con il recente “insediamento” di Trump – sullo scranno Usa – la globalizzazione si è mostrata per quello che, più precisamente, “è”:
giustizia di parte (interesse guida).
La reintroduzione (ammissione) di concetti cardine – apparentemente - “old style”, quali i dazi e il protezionismo, ha permesso di osservare la globalizzazione per quello che a livello simbolico sostanziale frattale espanso, rappresenta. Ossia:
una strategia a livello giurisdizionale globale.
“Ciò che ti guida”… 

I soldi. Parliamo di una cifra che ti fa dubitare tra il bene e il male
Con i soldi funziona così. Alla fine tieni più a loro che a qualsiasi altra cosa
A volte serve un’illusione per avere il controllo”.
Mr. Robot
Una “illusione”, sei abituat3 a prenderla in esame solo in quanto “miraggio”. Eppure, ambiti quali la realtà virtuale, la realtà aumentata, etc. costruite (ricavate) tecnologicamente, sono “lì” a dimostrare, proprio, che:
una illusione è molto più “fisica (deformante la realtà manifesta)”
di quanto tu possa pensare.
Persino un “muro” può essere una “illusione”.
O, meglio, il frutto di una illusione.
Ad esempio, quando il muro è stato edificato (permesso), prima ancora di essere costruito (realizzato), attraverso l’illusione, convenzionale “qua, così”, del potere conferito e, quindi, incarnato… a livello di “denaro”:
una invenzione
resa, poi, serva di una in-certa unilateralità
capace di assumerne, sovranamente
la potenzialità egemone di “battere moneta”.


  
Qualcosa che, al giorno d’oggi, impedisce addirittura agli Stati (ex sovrani) di “inventare, dal nulla, moneta” e, quindi, di rientrare nel perenne giogo ad incastri che “vede tutt3” trascinarsi in una sorta di impotenza senza spiegazione “coerente”, alcuna.
L’illusione “denaro”, permette – a cascata – la possibilità di poter “acquistare” il diritto, il materiale ed il tempo… per erigere quel “muro” che, poi, diventerà parte della “tua” casa, nella quale ti rinchiuderai per anni e anni, se non per tutta la “tua” vita, andando e venendo, dormendo, mangiando, etc. mentre l’orologio scandirà il ritmo della “tua” giornata, lungo il tragitto “casa, lavoro, bar, chiesa, etc.”.
Una visione troppo “amara” dell’esistenza? No.
Una “amara (ma reale)” constatazione, inerente all’esistenza “qua, così”.
Del resto, come ti spieghi il ricorrere sempre più massiccio ai cosiddetti “sedativi”? Agli “anti depressivi”
Con la chimica, ti si è aperta la possibilità di “ignorare sempre di più, quello che continua a succedere”.
Zittendo, temporalmente, il dolore (nesso di memoria)… tuttavia, non risolvi nulla “alla radice”.
Poiché, il dolore ha un significato sostanziale, una valenza anche simbolica, informazione frattale espansa auto livellata ed inerente.
Puoi, ossia, addirittura scegliere il come prendere atto dell’induzione “a monte”. Eppure, ogni volta, il tuo massimo del “fare” è quello di “assumere della chimica”:
che cosa (chi) significa.
Tap. Bellanova: pericolosa? Che a dirlo siano autorità scientifiche.
"Ho parlato con il dottor Serravezza lo scorso primo maggio, pregandolo di desistere dal mettere a repentaglio la sua salute con lo sciopero della fame e della sete e rammentandogli la più vasta responsabilità del suo gesto nei confronti dei cittadini.
A maggior ragione essendo egli un medico e dunque consapevole, per questo stesso, delle ricadute simboliche dei suoi atti.
Non sta a me riferire gli ulteriori contenuti del colloquio, che fino a questo momento, e per ragioni di delicatezza e rispetto, ho considerato riservato…".
Teresa Bellanova 
Riscontra le “caratteristiche”. Ciò che continua a succedere “qua, così”. Identifica il “ritornello”. Isola la strategia. Ricorda il “è già successo”…
pericolosa? Che a dirlo siano autorità scientifiche (certamente. Tu, infatti, “non sai niente”)
rammentandogli la più vasta responsabilità del suo gesto nei confronti dei cittadini (ogni “gesto”, infatti, ha le più ampie ricadute sulla Massa)
a maggior ragione essendo egli un medico e dunque consapevole… delle ricadute simboliche dei suoi atti (le “ricadute simboliche” sono una intensa espressione del più “vasto” mare magnum frattale espanso).
Ritorna ad essere consci3 di questa “espressività” divenuta pressoché latente, quantunque, sempre esistente (dato che “è” potenziale). Tutt3 è, persino nel “qua, così”, auto dimostrante la “ricadute simboliche di ogni atto”. Ovvio:
a livello giurisdizionale, gerarchico e piramidale
è divenuto più evidente
ma
la sostanza non cambia di una virgola
a qualsiasi livello.
Ergo: 
ciò che hai “perso di vista” è quella linea guida che inquadra ogni singolarità umana, in quanto auto portatrice di “potenziale”, ossia, di eguaglianza = diritto, potere, etc.
e, nella fattispecie
di giustizia ad angolo giro.
La più autentica fonte d’ispirazione del concetto di “democrazia”.
E non quel surrogato dello stesso “termine”, tanto in voga nell’ultimo secolo del/nel “qua, così”, svuotato di tutt3 ma non (non) del significato simbolico sostanziale frattale espanso che, in ogni “caso”, rimane sempre, poiché “è” il “testimone” interposto, esistente, tra te e “te”:
appunto, l’immagine e la valenza del potenziale
del quale
la “memoria” è la quintessenza, non tanto del conservare, quanto – di più – dell’essere consapevole di quanto “è già successo”, dell’esperienza propria, frutto di tutt3 ciò che hai “già fatto” e, trait d’union – quindi – con quello che farai (in coerenza con te e, meglio, attraverso il riferimento globale by la “formula”).

  
Nella sostanza, anche “qua, così”, non ti manca mai nulla, anche quando ricavi che “ti manca quest3 e/o quell3”, dato che “non ti manca mai il potenziale”. 
Il potere della, “a valle”, illusione… è questo:
dipendere avendo dimenticato che/di…
Ad un simile “punto”, equivale la massima:
A volte serve un’illusione per avere il controllo…”.
Mr. Robot
Se (se) è sufficiente una “illusione (sostanziale)” per “avere il controllo”:
allora, significa che (per come sei diventat3 “qua, così”)
questa “illusione” è molto convincente
alias
“è” ricca di “ricadute simboliche
materiali, misurabili, direttamente riscontrabili e “palpabili”.
Una “illusione” di questo tipo, è quindi, altamente “materiale (valente)”, come ad esempio, lo sono:
il denaro
il debito
il credo
la patria, etc.

  
I non ebrei fanno fatica a intendere la memoria ebraica collettiva.
Per gli ebrei che si identificano fortemente come tali, le azioni “vilmente discriminatorie” dei restrizionisti fanno parte della lacrimosa storia del popolo ebreo. Le restrizioni immigratorie rientrano nella stessa categoria della distruzione del Tempio nel 70 d.C., i crociati depredatori del medioevo, gli orrori della Santa Inquisizione, la malvagità dello czar di Russia, e la calamità del nazionalsocialismo, fuori di ogni logica comprensibile.
Questi avvenimenti non sono solo delle immagini tirate fuori dal cestino della storia. Sono immagini profondamente sentite e potenti motivatori del comportamento contemporaneo.
Come fa notare Michael Walzer… “La storia ebraica mi è stata insegnata come una lunga narrativa di esilio e persecuzione – la storia dell’Olocausto letta alla rovescia”.
Da questa ottica, le restrizioni immigratorie del 1924-1965 costituiscono una parte importante dell’Olocausto poiché bloccarono l’emigrazione di ebrei che sarebbero poi periti nell'Olocausto – un punto su cui Steinlight si sofferma a lungo…
Kevin MacDonald 
questi avvenimenti non sono solo delle immagini tirate fuori dal cestino della storia. Sono immagini profondamente sentite e potenti motivatori del comportamento (“immagini... potenti motivatori del comportamento” = una illusione talmente densa, da risultare una leva per…)
la storia dell’Olocausto letta alla rovescia… Da questa ottica, le restrizioni immigratorie del 1924-1965 costituiscono una parte importante dell’Olocausto poiché bloccarono l’emigrazione di ebrei che sarebbero poi periti nell'Olocausto (sii sempre più lungimirante. Ad esempio, da dove provenivano i soldi che furono utilizzati per la “questione polacca”, al tempo del conseguente fallimento delle banche di Calvi? Che cosa procurò, quel comportamento? Quali conseguenze si scatenarono “a valle”?).

  
La realtà manifesta “qua, così”, sembra - da qualche tempo - targata Made in Usa. 
Per cui, è “lì” che presumi si prendano le decisioni sempre più globali.
Allora, la composizione etnica (di origine, provenienza, etc.) della società Usa, a livello di “voto popolare (un’altra apparenza sostanziale)”, è centrale e può fare la differenza in termini di “seguito”.
Nella campagna elettorale, non solo presidenziale, è basilare saper riconoscere i dettagli della trama di questo “tessuto”.
Ed una certa “attenzione”, va sempre predisposta in termini di “attenzione a quello che si dice, promette, afferma, accusa, etc.”.
Ora, questa platea multirazziale, perlomeno per quanto riguarda le “origini” – qualcosa che, grandemente, anche il solo colore della pelle, la demarcazione dei tratti del volto, degli occhi, etc. permette di accorgersi – come è composta e verso “dove (chi)” tende?
L'immigrazione di massa non europea ha goduto del sostegno dell'intero spettro politico ebraico nel corso del Novecento fino al giorno di oggi.
Un'importante motivazione della comunità organizzata ebraica per incoraggiare questa immigrazione è radicata in una animosità molto sentita nei confronti del popolo e della cultura responsabili delle restrizioni sull'immigrazione del 1924-1965
Nelle famose parole del neoconservatore Ben Wattenberg, “La deeuropeizzazione dell’America è un'incoraggiante notizia di una qualità quasi trascendentale”.
L'unica eccezioneè che dal 11 settembre 2001 alcuni attivisti ebraici, inclusi il neoconservatore Daniel Pipes, direttore del Mef, e Stephen Steinlight, senior fellow dell'American Jewish Committee, si oppongono all'immigrazione dei musulmani - e solo dei musulmani - a causa dei possibili effetti sui sentimenti a favore di Israele negli Stati Uniti
Kevin MacDonald
Le “cose” non accadono per “caso”. Meglio: 
ciò che ti sembra “casuale” è qualcosa che non riconosci in quanto “causalmente riportato e rivelato.
È sempre (sempre) la stessa strategia e, dunque, sempre la stessa compresenza immanifesta dominante “all’opera”. Non è mai cambiato nulla:
Centro rimpatri a Montichiari, Bordonali: scelta imposta dall'alto
Link 
Le “cose” sono sempre (sempre) influenzabili, alias, perfettamente controllabili – anche – “a distanza”, avendo giù maturato la “padronanza della situazione”.

Il 26 maggio del 1924 il Presidente americano firmava la nuova normativa restrittiva dell'emigrazione
Essa venne considerata dal Duce un "vero e proprio insulto nei confronti dell'Italia", soprattutto perché conteneva, come base per la valutazione delle quote, il censimento del 1890.
Si privilegiavano, in tal modo, i popoli della prima immigrazione, di netta derivazione nordeuropea, discriminando ampiamente tutti gli altri compresi gli italiani.
In un discorso tenuto alla Camera, il 15 novembre 1924, Mussolini fu ancora più duro:
"Siamo oggi stati colpiti rudemente dall'Immigration Bill. Non basta dire da parte dei popoli che sono arrivati: "stiamo tranquilli", perché se noi non sappiamo dove mandare il nostro dippiù di umanità, se non sappiamo dove trovare le materie prime che ci devono far vivere all'interno, questa è una pace di aguzzini…".
Benito Mussolini, Opera Omnia, rist. Editrice La Fenice, Firenze 1972
Ma la politica dell'emigrazione del Fascismo stava ormai mutando rotta. Una anticipazione del mutamento di comportamento governativo italiano si ha, in campo normativo, già nel 1925, con la prima raccolta organica del diritto italiano sull'emigrazione.
Il 17 aprile, infatti, viene convertito nella Legge n.473 il Testo Unico sull'Emigrazione e la Tutela Giuridica degli Emigranti.
L'articolo 9 del T.U., pur ribadendo che l'emigrazione era libera nei limiti stabiliti dal diritto vigente, disponeva che il Ministero degli Affari Esteri, d'accordo con il Ministro dell'Interno, potesse sospendere l'espatrio "per motivi di ordine pubblico", o quando potessero "correre pericolo la vita, la libertà, gli averi degli emigranti, o quando lo richiedesse la tutela degli emigranti".
Le cose cambiano, dunque, dopo il 1926 quando il Regime sposa la causa dell'incremento demografico.
Secondo Mussolini l'emigrazione rappresentava soltanto una perdita di energie utili alla nazione, "una dispersione" che andava combattuta fino in fondo, puntando, invece, sull'incremento delle nascite per raggiungere, agli inizi degli anni '50, il tetto dei 60 milioni di italiani.
Vengono così presi gli opportuni provvedimenti.
Il 3 giugno 1927, con la circolare n.63, i Prefetti italiani vengono incaricati di comunicare a chi intendeva emigrare quale era la nuova politica del Regime a riguardo (Sul contenuto della circolare si veda Philip V. Cannistraro e Gianfausto Rosoli, op. cit.).
L'emigrazione permanente, secondo il Governo, andava ostacolata poiché portava all'indebolimento della nazione. Lo stesso esodo delle forze migliori e più produttive comportava una grossa perdita per lo Stato che li aveva preparati, non compensato dal "poco oro" proveniente dall'estero.
Nel contempo si rendeva più difficile il rilascio dei documenti necessari per l'espatrio su cui i Prefetti dovevano esercitare la massima "severità e parsimonia", diffidando chiunque avesse tentato di "sfruttare o incitare" all'espatrio e colpendo chi avesse preso troppo vivo interesse "lecito o illecito" all'emigrazione:
le uniche deroghe ammesse erano l'emigrazione temporanea e quella ad alto livello intellettuale o professionale perché ambedue non erano motivate da carenza d'occupazione e rappresentavano un aumento di prestigio per l'Italia.
Inoltre, sempre nel 1927, con il R.D.L. n.62 del 28 aprile, era stato soppresso il Commissariato Generale dell'Emigrazione, già dall'anno precedente posto alle dirette dipendenze del Ministero degli Esteri (D.M. del 01.03.1926), e sostituito con la Direzione Generale degli Italiani all'Estero.

Si noti il cambiamento di parole:
non più "emigrazione" ma "italiani all'estero".
Ancora una volta il fascismo cercava con un mutamento linguistico di indicare un cambio di rotta:
l'emigrante sarebbe stato finalmente riconosciuto nella sua personalità e nei suoi diritti di lavoratore.
Ma la sostituzione del Commissariato rispondeva, in realtà, alla preoccupazione, ben più sentita, di organizzare fascisticamente le comunità all'estero, già insediate, più che di regolare la destinazione dei flussi di partenza, ormai rallentati.
In definitiva i principi base della nuova politica migratoria italiana, messa a punto proprio nel 1927, possono essere così riassunti:
a) proibizione dell'emigrazione stabile;
b) tolleranza della sola emigrazione temporanea perché vantaggiosa per l'economia nazionale e del privato cittadino;
c) espansione economica, commerciale e culturale dell'Italia all'estero attraverso l'emigrazione qualificata di professionisti, tecnici e studenti;
d) recupero spirituale delle comunità italiane fuori della patria.
I nuovi limiti all'emigrazione erano ulteriormente precisati in 3 circolari che, il 20 giugno sempre del 1927, Mussolini indirizzava agli ispettori nei porti d'imbarco per il controllo di "assicurato imbarco", ai Prefetti per il rilascio dei passaporti, infine alle autorità diplomatiche (Bollettino della Emigrazione n.7 del luglio 1927).
Tutta la legislazione successiva, dalla Legge n.1783 del 6 gennaio 1928 al regio decreto n.358 dell'11 febbraio 1929, dal regio decreto n.1278 del 24 luglio 1930 a quello n.1157 del 12 luglio 1940, deve essere letta come il tentativo di ostacolare in tutti i modi l'esodo all'estero per ragioni di lavoro e di privilegiare, invece, il trasferimento nei possedimenti coloniali italiani, onde intensificare la produzione interna in vista di una maggiore domanda lavorativa per fini bellici
Link 
Le “restrizioni sull'immigrazione del 1924-1965” – decise negli Usa - comportarono conseguenze geo sociali, “wireless”, globali.
L’esempio italico è solo uno dei tanti, inerenti.
Nonché la “sede (simbolica sostanziale frattale espansa)” di una nazione “al traino (completamente)” del potere altro/altrui.
Dopo l’epopea millenaria dell’impero romano, l’Italia è divenuta una “colonia” perenne del passaggio di popoli che l’hanno presa costantemente d’assalto.
Questo, perlomeno, a livello di condizioni esistenziali della Massa.
Essendo, il luogo comune - Italia – sostanzialmente altro, rispetto a quello a cui tendi a credere.
Infatti, anche in questo “caso”, l’impero non sparisce nel nulla

  
Ora, a parte ciò in cui credi - poiché tendi di “là”, piuttosto che di “qua” – esiste “qua, così” una sola compresenza immanifesta dominante ed è proprio “lì”, che occorre fare focus, sempre, coerentemente.
Ricondurla a manifestazione, significa – di fatto – “cambiare”.
E, quindi, riuscire al di fuori del raggio d’azione dell’incanto “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (con dentro anche te, anzi, 'te').
Avere un “nemico da combattere” fa paura?
Sì?
Allora, è tutto molto chiaro. E, di conseguenza:
“qua, così” hai proprio ciò che “meriti”
alias
ciò che le “tue” paure hanno reso possibile auto instaurarsi.

  
La ragione fondamentale di ogni “guaio”, nella realtà manifesta conseguente a questa “scelta”, è la compresenza immanifesta dominante e stanne cert3 che, anche le “tue” paure fanno parte del suo piano strategico. Ergo:
tu non hai paura
bensì
“qua, così” credi di avere paura.
È una “illusione (sostanziale)” che ti auto limita (da te, in “te”).

Decodifica l’incantesimo.
“Fai…”.
   
Davide Nebuloni
SacroProfanoSacro (SPS) 2017
Bollettino numero 2062



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