Visualizzazione post con etichetta Couè Emile.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Couè Emile.. Mostra tutti i post

mercoledì 2 aprile 2014

Immagina.


La felice intuizione del Prof. Couè sta in questo:
non è la volontà che può mettere in moto le enormi forze subcoscienti che sono dentro di noi, ma la nostra immaginazione.
Ma Couè scoprì un altro fatto con le sue acute osservazioni: la passività, l’incapacità di resistenza manifestata dal soggetto suggestionato o ipnotizzato non era la conseguenza della lotta tra lui ed il suggestionatore, come tutti i praticanti hanno ritenuto finora, ma doveva essere la conseguenza della lotta tra l’immaginazione e la volontà del soggetto, e scoprì che, in questa lotta, la volontà soccombeva sempre, senza nessuna eccezione

È da questa importante scoperta che il professor Charles Baudouin dell’Università di Ginevra, discepolo di Couè, ha tratto la legge dello sforzo convertito:
“Quando una idea si è impadronita della nostra mente al punto da farne sprigionare una suggestione, tutti gli sforzi coscienti fatti per resistere a questa suggestione non servono che a rafforzarla”.
L’altra legge importante formulata dal professor Baudouin è quella della finalità subcosciente, per la quale:
“In ogni suggestione, dopo che si è pensato al fine che si deve ottenere, il subcosciente si incarica di trovare da sé i mezzi per realizzarlo.
“Il dominio di se stessi” - Emile Couè
Link
- Dunque, abbiamo un invalido in perfetta salute, mi pare.
- Dottor Holt, ha superato il test psicologico?
- Il paziente ha rifiutato di farlo. Aveva mal di testa… Mi ha detto che a volte non sa riconoscere se è sveglio o se sta dormendo.
- Eh… beh… allora la diagnosi è ovvia…
- Ovvero: schizofrenia?

Jimmy P.

Il giudizio di un medico può cambiare la Vita del paziente, alias, di una persona. L’individuo è ciò che è, oppure ciò che gli viene “assegnato dal giudizio altrui”? E se questo “giudizio” fosse di parte, parziale, ignorante, razzista, protocollare, etc.? 

E se il medico fosse affetto, egli stesso, da una patologia deviante?
 

lunedì 18 aprile 2011

Il viaggio 'egoico' del Veliero...



Dal mio punto di vista, il mio cammino procede inesorabile sul sentiero del ‘Conosci te stesso’. 

Seguo con fiducia ciò che il ‘moto’ mi porta ad 'osservare'. Apro un libro e la porzione della pagina sulla quale si posa lo sguardo è un messaggio codificato nel sincrodestino, ossia in quel flusso che spira per me, attratto dal mio Mondo interiore/esteriore. 

Il punto prospettico energetico definito in linguaggio interfacciato coi sensi umani è, appunto, il ‘mio’.

Questo scenario è inserito in quello degli ‘altri’, costituito da tanti scenari come il mio, da tanti scenari dello stesso ‘tipo’: 'mio' o egoico. Il termine ‘Ego’ conduce lontani dal ‘dove ci si trova’, dal punto di cui ci ‘narrano’ le emozioni dell’adesso eterno. Come un apparato satellitare, le emozioni ci indicano il punto ‘geografico’, le coordinate sensoriali del ‘dove siamo adesso’. Null’altro. Tutto scorre e ciò che era ‘attuale’ una frazione di secondo fa, non ci rispecchia più ‘adesso’. 

Eppure i nostri sensi di colpa rimangono attaccati a noi, in qualche modo, attraverso il corpo mentale, che non si dissolve neppure dopo la morte fisica. Ecco che, se facciamo sufficientemente spazio dentro ed attorno a noi, emerge la visione schematica di un ‘qualcosa’ di vivo e intelligente che è inerente una energia molto più vasta ed estesa della semplice fisicità umana. Si percepisce qualcosa che ‘va oltre’

La ricerca è, appunto, quel percorso che conduce al ‘fulcro’ di se stessi mediante l’osservazione dei riflessi di sé nel percepito e nel non percepito. È un viaggio di scoperte meraviglioso, una missione, una presa diretta di responsabilità nei confronti dell’Uno, del ‘Tutto’ e di ‘Se Stessi’. A tanta grazia ed abbondanza non si può non rispondere, ciascuno alla propria maniera, ognuno secondo il proprio sentire. Da questo punto prospettico dove si colloca l’Ego? Ha ancora senso parlare di Ego? Cosa è l’Ego? Esiste? Chi si può permettere di giudicare il punto prospettico altrui? Nessuno. Tutti. Le eccezioni…

Nei piani dell’energia vitale tutto ha senso. La separazione tridimensionale non costituisce eccezione, tuttavia all’interno del reame Antisistemico si sono configurate le svolte energetiche per costituire delle eccezioni seppur temporanee e ‘autorizzate’ appositamente per mostrare resistenza. Le eccezioni riguardano Esseri che hanno scelto dei piani di cammino particolari: un po’ più complessi. Sono delle Entità coraggiose, alfine. Ed è difficile riconoscere a loro un certo ruolo positivo nella sinfonia evolutiva del tutto. Eppure è così. 

I Voladores non costituscono eccezione da questo punto di vista superiore

Ora, dal punto di vista della dimensione umana 'consueto', relativo a questo paradigma, non sembra nemmeno che queste forme di Vita esistano, ma anche se avessimo percezione di esse, non riusciremmo affatto a ‘comprenderle’, alla stessa maniera non comprendiamo il senso di una devastazione naturale o della morte prematura di un infante

Ci sfugge semplicemente il senso di ogni accadimento. Nulla è casuale ma ‘solo’ codificato. Superare la ‘gabbia’ del dolore per la scomparsa di un familiare è cosa assai ardua solo perché percepiamo la limitatezza e la scarsità dovute alla separazione. Coloro che vivono la possibilità di effettuare dei viaggi fuori dal corpo, lo sanno benissimo che siamo molto di più rispetto alla definizione in carne ed ossa di un corpo denso. Alcuni di loro hanno scritto libri, raccontato le loro esperienze in seminari e convegni ed in ogni modo. Ma non basta, vero? Non basta. Perché? 

Perché l’Ego ha due facce ben distinte:
  1. la prima è quella che separa e che rende ‘avidi’ fuori e dentro
  2. la seconda è quella che unisce dando una parvenza di separazione, quella del Conosci te stesso.
Ecco perché un ricercatore spirituale è ‘solo’ nel cammino di ‘tutti’, come un Veliero che solca i mari. In realtà, usiamo termini troppo poveri per ‘colorare’ verità troppo elevate. Il rischio di usare un linguaggio convenzionale è sempre quello di essere travisati, proprio perché ognuno ‘vede’ dalla propria 'rotta'.

Ognuno è se stesso perlomeno in questo. 

Questa biodiversità è una ricchezza indefinibile che ci renderà, alla fin fine, incontenibili. Non esiste nessun potere oscuro che può imprigionare una moltitudine biodiversificata come la nostra. Ci potrà andare vicino, ma l’umanità è troppo varia. Il frattale è la flessuosa ed intelligente lotta del Mondo batterico con la medicina allopatica moderna: le mutazioni sono sempre più veloci, feroci, adattive, unificanti intere comunità invisibili. Insieme siamo Uno

Quando la Vita ci invita a scoprire la ‘password’ interiore che ci consente di penetrare nell’universo akashico, ci rendiamo conto di quale aspetto concreto si nasconda dietro a un’apparente virtualità. Si tratta effettivamente di un elemento che possiamo studiare, non diversamente dall’acqua o dall’aria, ad esempio. Voglio dire che può essere scomposto, che possiamo percepire in esso degli strati, degli elementi che lo costituiscono e che ne fanno un vero e proprio ‘tessuto’ intelligente e supervivo, in azione dietro le quinte della materia densa… Lo spazio nel quale mi sposto mi dà l’impressione di volare in uno di quegli universi infinitamente picoli che ci rivelano i microscopi elettronici. Tutto intorno a me, percepisco un intersecarsi di fili iridati, un po’ come una ragnatela tessuta in  modo apparentemente anarchico. In realtà, se la mia coscienza vi si sofferma, mi accorgo che disegnano motivi geometrici molto complessi, e non piatti, bensì tridimensionali.
Gli annali dell’Akasha – Daniel Meurois-Givaudan

Non sappiamo nulla e sappiamo molto allo stesso tempo. Perché? Perché abbiamo capito moltissime cose dei regni ‘inferiori’ che frattalmente identificano gli stessi meccanismi all’opera nei regni superiori. Non mi stancherò mai di scriverlo perché questo fenomeno identifica la natura frattale ed olografica dell’Universo in ogni sua parte manifesta ed immanifesta.
È la condizione di ubiquità descritta nelle Sacre Scritture. È tutto qua. 

Osservare il ‘piccolo’ o se stessi per identificare il ‘grande’ o la propria Essenza. Perché tante frasi allegoriche, esoteriche, magiche, etc. incitano al fatto che ‘in noi è presente il tutto?’. Il Conosci te stesso è la chiave più ‘comoda’ per accedere al ‘tutto’. Il comprendere se stessi è il percorso adattivo all’accensione del nostro veicolo della Mer-Ka-Ba, fattore propedeutico all’Ascensione verso i reami superiori da cui proveniamo: verso 'casa'. 

Il nostro viaggio è, appunto, solo un viaggio e non una carcerazione: è fatto di andata e ritorno. Con uno scopo ben preciso: fare esperienza e ricondurci al Creatore diversi, più luminosi, dal come si era partiti. Il portare luce al Creatore sembra una blasfemia, vero? Ognuno è libero di pensarlo. Io so in cuor mio che non esiste nemmeno il concetto del peccato in ambito evoluzionistico spirituale. Per cui… passo e vado oltre. Osserviamo la storia deviata delle cronache Antisistemiche e comprenderemo le dinamiche stratificate a 'cipolla' in corso sulla Terra 3d:
  • il ‘dividi et impera’
  • l'insieme siamo Uno.
Chi percepisce l’una e chi l’altra? Dipende dalla propria vibrazione energetica, dalla 'sintonia'. 

La distanza è illusoria nel senso fisico del termine.

Non è la distanza a tenermi separato dal muro fisico, ma la mia frequenza energetica vibrazionale. L’universo è un flusso continuo di frequenze di energia emanate da una forma non fisica. L’universo fisico che vediamo è lo stato molecolare dell’intero universo multidimensionale. Tutte le dimensioni di energia all’interno dello stesso tempo-spazio dell’universo visibile… L’espansione dell’energia inizia nelle dimensioni interiori e avanza  in maniera progressiva verso l’esterno, in direzione dell’universo fisico, creando il movimento esteriore delle galassie osservato nell’universo. Le membrane interiori forniscono la substruttura e il supporto necessari alle dimensioni energetiche sempre più dense, contorno di energia stabile ma flessibile all’intero universo multidimensionale.
Avventure fuori dal corpo – William Buhlman.

Il ‘tutto’ sembra molto simile ad una cellula umana: il piccolo che dentro si sé il grande e viceversa.

Siamo stati indotti al credere alla finitezza fisica, al crearci dei limiti, al sentirci mediamente ‘piccoli’ mentre una minoranza umana prendeva il controllo fisico della terza dimensione agendo da tramite robotizzato per entità ‘parassite’ conducenti il ‘valzer’ da una dimensione superiore. Entità parassite dell’umanità che svolgono al meglio il compito a loro assegnato dal Piano Divino, svincolate nel cerchio del libero arbitrio. In quello spazio possono perversare a proprio piacimento perché è tutto previsto all’origine, come dare un’arma finta nelle mani di un pazzo pericoloso: in una parola sono entità circoscritte o delle eccezioni

La differenza sta tutta nella creazione di un reame, di uno scenario emerso a causa loro usando le ‘matite magiche’ umane: un substrato Antisistemico attivo. Per intenderci, questo reame è molto simile al vedere una ‘colonia di sporcizia’ tra le fughe, una volta bianche, delle piastrelle di un pavimento. 

C’è stata l’emersione di un regno, di un feudo, di un Mondo regolato apparentemente dalla legge oscura dell’Antisistema. Ciò costituisce solo ed esclusivamente una ‘trappola’ tesa con una arguzia ed una lungimiranza infinitamente sagge. La trappola è costituita da un humus particolare, la nostra parvente caduta, capace di evidenziare un accumulo di ‘oscurità’ manifesta. È come mettere del formaggio in una trappola per topi. L’oscurità viene attirata in questo modo e poi viene trasmutata, aiutata a tornare luce, educata, riassegnata. In questa missione, lo Human Bit costituisce il perno focale attorno al quale ruota la Regia del Creatore. Noi siamo i suoi ‘occhi’. 

Nella ‘caduta’ abbiamo sacrificato momentaneamente una gran parte di noi stessi. Abbiamo accettato di essere qua e di smarrirci, di costituire corpi densi ospitali per questi ‘parassiti’. Il Creatore ha intenso di conoscere meglio ciò che si annidava in lui, nella propria totalità. Non credo che la totalità sia costituita da un tutto immutabile. Credo che quel tutto sia ‘migliorabile’ in termini di qualità. Questa è evoluzione al suo massimo livello, o chissà, forse nemmeno quello… Forse il Creatore stesso è uno dei tanti Creatori, ma dal nostro punto prospettico è meglio ‘fermarci’ a quel livello. Che dite? Le scatole cinesi sono infinite? Sin dove giunge la creazione? 


Probabilmente descrive un moto a nastro di Möbius: andando sempre avanti si procede nel cammino ed, infine, si giunge ancora al punto di partenza. Ovvio che il risultato di questa ‘camminata’ vedrà il soggetto giungere molto diverso dal come era partito: l’esperienza sequenziale del viaggio, nello spazio-tempo, lo ha certamente modificato. Ecco che, allora, se quell’individuo era costituito da una certa forma vibrazionale ed ha camminato secondo un sentire illuminato, si sarà certamente modificato nel suo tono frequenziale, per cui tornando al punto di partenza sarà sicuramente diverso pur apparendo ancora identico tridimensionalmente.  

Questo meccanismo spiega i cicli delle reincarnazioni, i cicli narrati nelle ‘Cronache dell’Akasha’ da Steiner, i cicli evolutivi del Creatore stesso. Ciò non costituisce azzardo ma esclusivamente osservazione di natura frattale

I cicli minori sono, ad esempio, il risveglio e l'addormentarsi quotidiani: questo percorso è ciclico ma nella maniera energetica descritta da Möbius. Ogni giorno siamo diversi da quello precedente. Come ricorda anche Gurdjieff, più si scende nei piani dimensionali e più aumenta  il numero delle leggi che governano quello ‘spazio’. Da ciò si comprende come il ciclo di Möbius sia meno ‘visibile’ dal punto prospettico in cui pensiamo di essere agganciati univocamente. 

Ricordava Einstein che per comprende meglio un ‘problema’ dobbiamo alzare la prospettiva, come vedendolo da un piano diverso dal piano che ha generato quel problema. Effettuare una astrazione non è semplice perché ci hanno insegnato che ‘questo’ è l’unico piano disponibile, quello vero ed assoluto, figuriamoci se possiamo ottenere qualcosa di ‘utile’ pensando in maniera astratta e, dunque, immaginando qualcosa da un punto di vista quasi ‘assurdo’. Eppure esiste ed è stata sviluppata, ad esempio, la dimostrazione per assurdo:

‘La reductio ad absurdum, tanto amata da Euclide, è una delle più belle armi di un matematico. È un gambetto molto più raffinato di qualsiasi gambetto degli scacchi: un giocatore di scacchi può offrire in sacrificio un pedone o anche qualche altro pezzo, ma il matematico offre la partita’.  
G. H. Hardy, Apologia di un matematico.

La dimostrazione per assurdo (per cui si usa anche la locuzione latina reductio ad absurdum), nota anche come ‘ragionamento per assurdo’, è un tipo di argomentazione logica in cui si assume temporaneamente un'ipotesi, si giunge ad una conclusione assurda, e quindi si dimostra che l'assunto originale deve essere errato. Questo metodo logico fa uso del principio del terzo escluso (tertium non datur) il quale dichiara che un enunciato che non può essere falso, deve essere assunto come vero non essendovi una terza possibilità (tertium non datur)… 

Utilizzata anche in matematica, prende il nome di dimostrazione per assurdo, che si consegue provando le conseguenze false che derivano da ipotesi o premesse erronee.
Da Wikipedia 
 
Non intendo fare esempi perché troppo complessi in questa sede. Trovo questa descrizione della dimostrazione per assurdo molto limitata, in quanto non tiene in considerazione tutto ciò che è inerente alla struttura sottile delle ‘cose’. Struttura che non è riconosciuta perché la si ignora. Dimostrare che ‘l’assunto iniziale deve essere errato’ facendo perno su basi d’ignoranza simili a quell impartite dall’Antisistema è quantomeno ‘assurdo’.

L’Ego non esiste, ma quella persona pensa solo a se stessa, per cui l’Ego esiste. Nossignori. Non funziona così. È tutto molto più delicato e sottile. Lievi sfumature cambiano l’apparenza… L’ipnosi globale ha radici profonde ormai. Il ‘teatro’ è vero. La ‘trappola’ autentica. Cerchiamo di non rimanere intrappolati anche noi insieme ai ‘parassiti’

Attenzione a non vivere di autosuggestioni:
È necessario definire con esattezza due parole che vengono usate di frequente, senza che esse siano sempre ben comprese: suggestione ed autosuggestione.
Che cosa è dunque la suggestione? La si può definire ‘l’atto di imporre un’idea al cervello d’una persona’. Una tale azione esiste nella realtà? Per essere esatti, no! La suggestione non esiste di fatto per se stessa: non esiste e non può esistere se non alla condizione, sine qua non, di trasformarsi in autosuggestione

L’autosuggestione può essere definita come ‘l’atto di piantare un’idea in se stessi per mezzo di se stessi’

Voi potete suggerire ad uno una cosa: se il suo incosciente non accetta la suggestione, se non la digerisce, per così dire, per trasformarla in autosuggestione, essa non produce nessun effetto.
Il dominio di se stessi. Emile Couè.

Io leggo in questa bellissima espressione di Couè questa analogia:

consapevolezza = autosuggestione.
 
Aumentiamo la nostra consapevolezza mediante l’intenzione. L’intenzione sceglie lo scenario e permette di non cadere nella trappola della suggestione impartita dall’Antisistema, ossia dalla vibrazione di base relativa a qusto piano dimensionale. Una sorta di ragnatela che ammalia, accoglie e trattiene.

Davide Nebuloni / SacroProfanosacro 2011
Prospettivavita@gmail.com

mercoledì 30 dicembre 2009

Trasmutare il Tao.








Quanto conta, in termini d’energia e dunque di opportunità di Vita, ciò con il quale si interagisce e che è manifesto oppure non manifesto attorno all’uomo? Oserei pensare molto, anzi un po’ di più. In termini concreti l’esistenza di ogni singolo individuo è oramai determinata da “ritmi” esterni a lui e non si vede all’orizzonte una modalità di cambio di una simile “andatura”, semmai ritenuta dai più, assolutamente normale. Ma ciò che non si vede è in termini di potenziale oramai maturo. Ciò che di esterno all’uomo lo “costringe” a muovere passi che non avrebbe mai compiuto se lasciato libero di “fare” di propria testa, determina la “forma” che dipinge il mondo conosciuto. Nel processo evolutivo delle cellule, si deve proprio all’interazione con l’esterno la formazione del nucleo che, in origine, non esisteva; infatti attraverso la “sensibilità” della membrana superiore della cellula, la cellula stessa ha “compreso” e sviluppato la propria intelligenza. Dunque come si spiega e come si può accusare l’esterno di essere la fonte dei mali dell’uomo? Ciò che è fuori è dentro. Ciò che è dentro si rispecchia fuori. È un ritmo. Uno specchio. Questa è la natura della dimensione nella quale la “caduta” ci ha portati secondo la nostra volontà. Nulla è per caso. Nessun giudizio dunque. Solo assunzioni di responsabilità. Oggi, l’energia che controlla il pianeta è lo specchio che contraddistingue le nostre paure ed il nostro stato di ritenuto isolamento. E questa “realtà” è quella che ci siamo costruiti con le nostre stesse “mani”. Eppure oramai esiste un potere che ci tiene sotto scacco e che non ne vuole sapere di “mutare” polarità, perché oramai “superato”. Viviamo un tempo di transizione basilare nel contesto dell’evoluzione in corso. Ed aprire gli occhi è più “facile” proprio perché siamo richiamati a farlo dalle energie superiori che spingono verso questo senso. Aprire gli occhi…
Ma cosa vuole dire? Cosa può voler dire se non immaginare. Immaginare un mondo diverso; proprio come lo si vorrebbe. Cosa ci vuole? Quanto costa? Perché non lo riusciamo a fare? Perché non riusciamo nemmeno ad immaginare? Chiedetevelo. Cosa manca per immaginare? Forse il tempo? No. Quella è sempre la solita scusante, il capro espiatorio. Dunque? Forse la volontà? Chiedetevelo. E perché mai dovrebbe mancare tale “forza”? Cosa ce la porta via? Secondo me, la nostra partecipazione attiva nel mantenimento delle “infrastrutture” energetiche di un mondo che è stato sognato molto tempo fa, da noi stessi, ma che oggi è vecchio è stantio perché “superato” dalle necessità di evoluzione umana. L’energia vitale dell’uomo viene sacrificata, come un tempo l’agnello o oggi il tacchino negli USA, proprio per tenere in piedi ciò che deve collassare: questo modo di intendere la Vita. Un “modo” che mantiene in vita solo quella energia che abbiamo creato quando siamo scappati da noi stessi, anch’essa solo un capro espiatorio della nostra paura di affrontarci. Dunque tutto, infine, sembra sempre ruotare attorno alla nostra capacità di consapevolezza. Come bimbi spauriti, dimentichi di chi siamo, abbiamo manifestato il “controllo” fuori di noi ed oggi il “controllo” (l’Antisistema) è ancora qua. Ciò non si identifica con la natura del complotto, con il vedere a tutti i costi ciò che non esiste. Ciò si identifica con la presa di coscienza che abbiamo creato un “mostro” che corrisponde alla nostra parte “buia” e che corrisponde alla parte “buia” presente nell’Assoluto e che, noi dovevamo manifestare proprio per renderla evidente. Portare alla luce il buio sulla Terra, nella dimensione fisica dell’Universo; luogo nel quale è possibile comprendere veramente “cosa è il buio”, il male. Solo in questo modo il Creatore può evolvere e trasmutare quella parte di sé che non “conosce” all’evidenza della “Luce”. Ciò che sostengo è che l’Assoluto può farne a meno perché il pericolo latente è che, fuori controllo nella linea della creazione, possa comportare la distruzione della stessa creazione; possa cioè minare l’equazione della Vita. Secondo me il simbolo del Tao rappresenta una verità in via di trasmutazione a tutti i livelli. Il libero arbitrio “allunga” il proprio raggio secondo la ”maturità” degli attori coinvolti dalla creazione, ed in questo aspetto il frattale maggiore è proprio il Creatore, il quale necessita di evolvere come ogni altra manifestazione della propria immaginifica creazione. Non si può pensare altrimenti secondo il mio umile “sentire”. Il Creatore necessita, vuole, intende evolvere. E tutta la sua progenie rispecchia la sua volontà dettata dall’immaginazione di “andare avanti”. Lo sforzo al quale siamo chiamati è di partecipare attivamente al Piano Divino e non di rimanere impaludati nelle anse secondarie del flusso creativo. La prigione che ci siamo auto costruiti non ha odore ne sapore, non ci trattiene ma siamo noi che non riusciamo a staccarci.
Di questo sono certo come solo un bimbo lo è di vedere il proprio amico invisibile.

"Il farmacologo e psicoterapeuta francese Émile Coué (1857–1926) incontrò nel 1885 i maestri della scuola di Nancy, seguendo gli orientamenti di Liébeault e Bernheim riguardo al fenomeno della suggestione.
Egli intese l’ importanza delle relazioni sociali e del condizionamento che continuamente precostituisce la nostra mente, senza che possa esserci una cosciente valutazione. La vita dell’uomo è determinata dai condizionamenti importati e a tal proposito Coué scriveva: “Ed ecco che noi, così fieri della nostra volontà, che crediamo di compiere liberamente ogni nostra azione, non siamo in realtà che marionette di cui la nostra immaginazione tiene tutti i fili” .
Già Paracelso aveva capito l’importanza dell’immaginazione scrivendo: “Togliete la forza dell’immaginazione e non raggiungerete nulla”.
E’ alla facoltà di rappresentazione mentale che si deve il potere della mente. Non è la percezione sensibile ad agire nei processi mentali, ma la rappresentazione psichica. Anzi, sovente, tra volontà ed immaginazione sorgono contrasti, e solo agendo tramite le suggestioni sull’immaginazione del soggetto è possibile instaurare i processi ipnotici.
Per meglio comprendere il concetto della preminenza dell’immaginazione sulla volontà, vediamo gli assunti relativi:  
  • quando la volontà e l’immaginazione sono in conflitto, vince sempre l’immaginazione, senza alcuna eccezione;  
  • nel contrasto tra volontà e immaginazione, la forza di quest’ultima è in ragione diretta del quadrato della volontà;   
  • quando la volontà e l’immaginazione si trovano d’accordo, l’una non si aggiunge all’altra, ma si moltiplica con l’altra.
Immaginazione e inconscio.
E’ l’autosuggestione che deve prodursi, il compito della suggestione è proprio quello di agire sullo stato cosciente dell’individuo e trasformarsi in “propria suggestione” attraverso l’immaginazione; in tal guisa Coué fa corrispondere l’immaginazione con l’inconscio: “E’ lui che noi chiamiamo immaginazione e che contrariamente a quanto è ammesso, ci fa sempre agire anche e soprattutto contro la nostra volontà, quando vi sia antagonismo tra queste due forze” (E. Coué, 1924)".
Fonte: http://www.aemetra-valeriosanfo.it/Cou%C3%A9%20%28metodo%29.html

"Non è la volontà che può mettere in moto le enormi forze subcoscienti che sono dentro di noi, ma la nostra immaginazione”.
Emile Couè

Chiediamoci perché i bambini sono sottoposti ai pesanti condizionamenti di ogni tipo, non per ultimo da quelli “sparati” dalla televisione. E perché la scuola sia tanto povera in questo senso.

"Quando un’idea si è impadronita della nostra mente al punto da farne sprigionare una suggestione, tutti gli sforzi coscienti fatti per resistere a questa suggestione non servono che a rafforzarla".
Emile Couè

Chiediamoci alla luce di questo enunciato cosa intendeva veramente Madre Teresa di Calcutta con questa frase:

"Qualcuno mi ha chiesto perchè non partecipo a manifestazioni contro la guerra. Ho risposto che non lo farò mai. Ma sono pronta a partecipare a qualunque manifestazione per la pace".