domenica 10 ottobre 2010

10 10 10 = 42: la mia età!






Oggi è il 10 10 10. Una “configurazione” numerica molto particolare, unica… Un punto prospettico privilegiato che possiamo esperimentare nell’osservarci. Consapevolezza richiede che si presti attenzione a cosa succede dentro se stessi ad ogni istante e, in periodi come questo, siamo “facilitati”. 

L’energia si “apre” ad abbraccio anche se il calendario è falso, perché il rapporto, la fruizione numerica è comunque “vera”. 

Abbiamo dunque la grande chanche di fare un “passetto” in più verso una maggiore conoscenza della “verità” racchiusa nel nostro mistero.

Lo scorso mese ho concluso le Notizie di Trasmutazione con una citazione di Krishnamurti sul vivere la vita. E quando rifletto sul vivere la vita nella sua completezza, una qualità che si accompagna è sperimentare amore incondizionato per quello che siamo piuttosto per quello che facciamo.
Penso che molti di noi siano stati socializzati fin dalla giovane età a comportarsi in un certo modo per ricevere amore. Ci è stato insegnato ad adeguarci alla società e a conformarci a determinati standard. A molte persone è stato insegnato a non brillare troppo e ad essere invisibili. Ci sono stati dati dei premi per quello che abbiamo potuto fare con successo piuttosto per quello che solo siamo.

Nel bisogno di conformare le esperienze di alcuni tipi di amore, in vari modi ci siamo dimenticati che il vero amore è accettare le persone per quello che sono – la presenza che loro portano nel mondo. Il vero amore è accettare piuttosto che lottare per essere qualche cosa che non siamo o per adeguarci ad alcune definizioni di “buona persona” da parte della società.
Così noi lottiamo per essere accettati e per essere amati invece che permettere a noi stessi di essere quello che siamo. Facciamo un compromesso con i nostri sogni e cerchiamo di diventare quello che gli altro vogliono che noi siamo.
La terra, l’universo, Dio, la divinità, ecc ci amano per quello che siamo. E possiamo veramente sperimentare amore incondizionato senza nessuna corda legata e nessuna aspettativa, possiamo sperimentare una più profonda gioia nella vita. Questo genere di amore ci permette di seguire quello che ci fa appassionare, invece di vivere una vita che si adegua alla definizione di vita che dovremmo seguire, determinate dalle figure autoritarie e dalla società. Viviamo con un senso di libertà quando seguiamo il nostro percorso, piuttosto che provare a camminare su percorsi che potrebbero non sembrare giusti per noi a livello personale.
In qualche modo essere amati e adeguarsi, diventa una questione per molte persone. Ma la vera espressione di amore non ha niente a che fare con l’adeguarsi…”.
Fonte: www.studisciamanici.it   

Perchè la maggior parte di noi non riesce ad “essere quello che è”? Per tutta una serie di derivazioni che alterano il naturale flusso armonico del “processo” costringendo ad “adeguarsi”

Adeguarsi può sembrare corretto e nel suo contenuto c’è verità, ma sempre nella “dose” da riservarsi… Alla fine è sempre una questione di “misura” in tutte le cose. La flessibilità è diversa dal semplice adeguarsi. La prima qualità mantiene il suo punto d’origine ben attivo, spostando solamente il proprio “baricentro” al fine di “non spezzarsi” di fronte ad una improvvisa e forte “corrente” contraria: è sopravvivenza lucida che non fa cadere nell’oblio della smemorizzazione. La seconda qualità dipende dal grado, appunto, di smemorizzazione. Se nell’adeguarsi ad una nuova situazione non esiste un centro attivo di memoria, il nuovo centro rischia di divenire una illusione fuorviante sul nostro cammino verso la conoscenza di se stessi.

Il processo che mi sembra più “opportuno” è proprio quello messo in atto naturalmente da un filo d’erba: si “adegua flessibilmente” ad ogni circostanza ma gli è chiaro, in ogni istante, che il vero segnale da seguire è sempre il raggio di luce che lo alimenta e lo fa “crescere”. È vero che può essere “ingannato” anche da una luce artificiale,  ma una simile luce prima o poi si esaurisce. Il filo d’erba è contenuto a livello di potenziale nei semi e nelle radici, dunque nel terreno e nei suoi simili: tramite questa comunicazione egli può sapere sempre dove sia la vera luce, anche quando è coperto da un nero strato di catrame obnubilante. È una questione di tempo e, prima o poi, quel manto oscurante si “bucherà” o si consumerà e allora la luce tornerà a filtrare.

Solo una questione di tempo.

Oggi può essere il tempo giusto, il giorno giusto per un nuovo proposito o per un rafforzamento di un certo sentire. Approfittiamone!

Il 10 Ottobre 2010 , secondo la Numerologia Tantrica, trasmessaci da Yogi Bhajan, un grande Maestro dei nostri tempi, è sicuramento un giorno speciale. Posteremo, con molta umiltà, una piccola lettura per aiutare tutte le persone che ci seguono e che cercano un cammino spirituale.
Il 10 nel Dono, dono ricevuto dal Divino, e' una benedizione, che si farà sentire nell'Anima e nel Karma. Il Destino nell'energia del numero 3 ed il percorso nel numero 5 così ricchi di significato, vengono beneficiati da questo connubio. Si cerca la perfezione, si esercita fascino, ma per timidezza a volte si oscura la propria Luce

È ora opportuno prendere posizione quando si sente che si è nel giusto, è tempo che, chi è nobile d'animo, si manifesti con forza e determinazione e porti a termine i progetti, anche quelli già iniziati da altri uomini prima di lui, perchè adesso eleveranno molte persone.

Si è affidabili e nulla di male può toccare colui che emana una naturale radianza, perchè sa che il Divino lo ama ! Il viaggio dell'anima ha già mostrato tutti gli aspetti positivi o inappropriati dell'energia 3; ora è tempo di essere disponibili:  si ha la funzione di nutrire o far funzionare un'organizzazione o una famiglia o una grande struttura, molte persone contano su di voi e voi siete l'amico di cui fidarsi.
È tempo ora di condividere ciò che avete, quello che conoscete, quello che siete: insegnate sia con l'esempio, sia utilizzando doti comunicative. Occorre trovare equilibrio tra cielo e terra, tra dentro e fuori di sè, è tempo di imparare la perseveranza, la lealtà, la pazienza. Occorrerà accogliere e adattarsi a continue e nuove circostanze che si manifesteranno repentinamente.
La preghiera diviene azione, intesa come moto dell'animo che ha origine dalla pura intenzione. Occorre imparare l'uso corretto della libertà e difendere la libertà altrui affinché gli abusi cessino e l'integrità venga ripristinata. Occorre divenire maestri di equilibrio, maestri di se stessi, per perseguire il cammino di elevazione che questo momento richiede, riconoscendo il Divino che è in noi.
L'auto-sacrificio possiede ora uno scopo, un'autentica azione sacra e consapevole che "aprirà" le menti umane per imparare un'altra lezione. Gli uomini potranno scegliere quali prove superare e quali Doni accettare o rifiutare”.
Fonte: www.spaziosacro.it

Le nostre “antiche radici” non hanno età: sono un insegnamento vivente. Quello  che molto spesso sfugge è il senso di pienezza che giunge dal passato. Un passato non qualificabile. Un passato che ci hanno insegnato a ritenere “vuoto”, senza vita, popolato da “scimmie” senza saggezza da cui deriviamo. Seguendo questa mentalità sequenziale, il passato non può insegnare molto di più della semplice linea di sopravvivenza istintiva. Non va oltre a questa soglia. Infatti non capiamo come l’uomo antico possa avere lasciato testimonianze del proprio passaggio tanto ricche e profonde

Non lo capiamo perché usiamo la nostra intelligenza in maniera lineare. 

Non percepiamo nemmeno che il tempo può essere una consuetudine e che possa avere strati diversi e compenetranti, vorticanti, tridimensionali. La linea temporale è molto più ricca di quello che ci hanno insegnato ad intendere. Per questo motivo non ci raccapezziamo più!

Come può insegnarci qualcosa un certo tempo in cui sulla Terra c’erano solo “scimmie”? O un certo tempo caratterizzato da culture che non conoscevano nemmeno l’energia elettrica? O i computer! È questo un nostro limitato giudizio, un’ombra che ci allontana dalla continuità della figura del cerchio.

In Natura è tutto ciclico, per cui che figura si traccia, volenti o nolenti? Proprio un cerchio. Gurdjieff quando spiega la legge d’ottava, annuisce al fatto che il primo semitono mancante, se non superato, comporta lentamente una inversione di direzione, una rotondità, un ritorno sui propri passi, cioè? Una figura simile ad un cerchio o a una ellisse come un orbita planetaria attorno al Sole.

Tenere in considerazione il passato come un serbatoio di grande ricchezza e considerarlo in grado di insegnarci qualcosa di veramente utile è un grande passo in avanti e un superbo risultato di equilibrio, umiltà e saggezza. Il frattale è nelle vere motivazioni che tengono avvolto nel mistero le ampie spire del passato. Non è solo una questione di business avvolgere il passato nel mistero, non è una operazione di marketing per vendere più libri o fare certe trasmissioni alla televisione. C’è molto di più. C’è la negazione che il tempo è strutturato in una forma, in una geometria variabile che è molto lontana dalla concezione indotta di semplice sequenzialità. E questo è uno dei motivi che ci confondo le idee allorquando ci troviamo a riflettere su determinati argomenti. La chiave per procedere tra i “ghiacci” è la determinazione e la pazienza, un buon “motore” che deve essere alimentato dal nostro CuoRe.

Buon 101010 che tradotto dal sistema binario è 42:

Perché questa lunga fuga? Per cercare la domanda fondamentale alla risposta data dal Supercomputer Pensiero Profondo più di sette milioni di anni prima: "42". Cosa significhi questo numero nessuno lo sa, ma la risposta potrebbe spiegare il senso dell'intero universo.
  
Un gruppo di scienziati, i cui componenti sono in realtà la proiezione pandimensionale di una razza di esseri super-intelligenti esistenti su un piano dimensionale superiore, costruisce Pensiero Profondo, il secondo più grande computer di tutti i tempi e di tutti gli spazi, per ottenere la risposta alla Domanda Fondamentale sulla Vita, sull'Universo e Tutto quanto. Dopo sette milioni e mezzo di anni il computer fornisce la risposta: "42".

"Quarantadue!" urlò Loonquawl. "Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?"
"Ho controllato molto approfonditamente," disse il computer, "e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda."
Il computer informa i ricercatori che progetterà per loro un secondo computer, più grande di se stesso, incorporando entità viventi come parti della sua matrice computazionale, per dir loro qual è la Domanda. Questo nuovo computer viene chiamato Earth  ed è così grande da venir spesso confuso con un pianeta.
Fonte: Wikipedia

Nella bizzarra trama di Douglas Adams, nella sua "Guida galattica per autostoppisti", il numero 42 è una semplice  e pura invenzione? Anche la fantascienza di inizi 900 lo sembrava, ma poi la realtà l’ha ampiamente superata…