martedì 30 agosto 2011

La dimostrazione pratica che la free energy esiste, anzi no: dipende dalla prospettiva (1).




Per parlare di ‘energia libera’ occorre parlare di ‘moto perpetuo’. Ecco cosa riporta l’enciclopedia ‘istituzionale’ Wikipedia:

Con moto perpetuo si intende un regime di funzionamento di una macchina in cui viene creata energia in contraddizione con i principi della termodinamica. Secondo la definizione di Max Planck:

'È impossibile ottenere il moto perpetuo per via meccanica, termica, chimica, o qualsiasi altro metodo, ossia è impossibile costruire un motore che lavori continuamente e produca dal nulla lavoro o energia cinetica'.
Max Planck, Trattato sulla termodinamica, Dover (NY), 1945

Originariamente, si considerava 'moto perpetuo' un moto che si mantenesse costante nel tempo senza intervento esterno, in quanto prima della formulazione newtoniana delle leggi della dinamica si riteneva che un corpo per muoversi avesse sempre bisogno di apporto di energia; tuttavia oggi questa definizione non è considerata rigorosa in quanto sono stati trovati esempi di moto indefinito, ad esempio il moto degli elettroni a livello atomico ed il moto dei corpi celesti.
 
Classificazione.
Vi sono due generi di moto perpetuo, che si dicono rispettivamente di prima e di seconda specie, a seconda che la loro realizzazione violi il primo o solamente il secondo principio della termodinamica.
 
Prima specie.
Appartiene a questa categoria una macchina che produca in uscita una quantità di energia maggiore di quella che consuma. Una volta avviata la macchina funzionerebbe indefinitamente autoalimentandosi, in evidente violazione del principio di conservazione dell'energia (primo principio della termodinamica).  Molte delle proposte per queste macchine utilizzano magneti come fonti di energia dal nulla ed impiegano sistemi ad attrito nullo. Se molti di questi sistemi possono marciare anche per lungo tempo prima di fermarsi, da essi non è fisicamente possibile estrarre energia gratuita.
 
Seconda specie.
Dispositivi di questo tipo dovrebbero essere in grado di convertire interamente il calore estratto da una sola sorgente a temperatura costante in lavoro. Ciò è in violazione del secondo principio della termodinamica: un esempio di macchina a moto perpetuo di seconda specie sarebbe una nave capace di avanzare sottraendo calore all'acqua del mare e trasformando quel calore in energia cinetica, senza cederne una parte ad una sorgente più fredda dell'acqua di mare. Il primo principio della termodinamica sarebbe rispettato da tale macchina termica a rendimento unitario. Oggi si considera comunemente il secondo principio come una conseguenza della meccanica statistica, e la sua validità è ritenuta un fatto meramente probabilistico.

Di conseguenza sono possibili violazioni del secondo principio, sia pure con probabilità piccolissima; quella che resta esclusa è la possibilità di provocare tali violazioni in modo riproducibile e quindi utilizzabile
Da Wikipedia

Estraiamo queste due considerazioni dal più ampio discorso:
  1. oggi… sono stati trovati esempi di moto indefinito, ad esempio il moto degli elettroni a livello atomico ed il moto dei corpi celesti.
  2. di conseguenza sono possibili violazioni del secondo principio, sia pure con probabilità piccolissima; quella che resta esclusa è la possibilità di provocare tali violazioni in modo riproducibile e quindi utilizzabile.
Mi chiedo se queste espressioni creino un paradosso:
  1. ci sono ‘eccezioni’ al fatto che non esiste moto perpetuo.
  2. è escluso che le ‘violazioni’ siano riproducibili e quindi utilizzabili.
Le eccezioni sono state riscontrate a livello macro e micro rispetto alla dimensione umana. Non sono riproducibili? Beh, a quel livello è tutto abbastanza inarrivabile, però i loro effetti sono certamente utilizzabili. 

Il moto dei corpi celesti determina, ad esempio, nella fattispecie che la Luna eserciti un'attrazione sulle masse marine alimentando il moto delle maree, le quali sono dunque utilizzabili per generare energia:

l'energia mareomotrice è l'energia ricavata dagli spostamenti d'acqua causati dalle maree. Rappresenta una fonte di energia alternativa e rinnovabile.
 
Descrizione.
La marea, il ritmico innalzamento e abbassamento del livello del mare provocato dall'azione gravitazionale della luna e del sole, di solito ha un'ampiezza (dislivello tra l’alta marea e la bassa marea) inferiore al metro, ma in alcune zone, per la particolare configurazione del sito, il dislivello può raggiungere valori elevati, interessanti lo sfruttamento e la produzione di energia, ad oggi prevalentemente elettrica. In alcune zone del pianeta, per esempio, si registrano maree anche con 20 m di ampiezza verticale.
 
Già nell’antichità si cercò di sfruttare questo tipo di energia, mediante la costruzione di 'mulini a marea'. L’acqua veniva raccolta, durante il flusso, in un piccolo bacino, che veniva in seguito chiuso con una paratia. Al momento del deflusso l’acqua veniva convogliata attraverso un canale verso una ruota che muoveva una macina.
Da Wikipedia

Dunque? Il moto perpetuo esiste e questa ne è la prova tangibile

Passiamo ora ad un livello diverso della dimostrazione, perché non è mica finita qua. Voglio andare ulteriormente a dimostrare che la ‘nomenclatura’ scientifica Antisistemica è nelle mani del ‘controllo’ e che attraverso sistemi di condizionamento di massa ha ripetutamente celato e mentito sulle scoperte precedentemente avvenute ad opera di popolazioni del passato e di ‘coraggiosi’ che hanno fatto decisamente una brutta fine.

Abbiamo ancora due strade, almeno, da perseguire:
  1. il sentiero esoterico/spirituale.
  2. il sentiero scientifico conclamato.
Il punto numero 1 è quello espresso da Ermete Trismegisto, ossia, in estrema sintesi che:

ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una…
Da Wikipedia

Tornando a ciò che ho citato in precedenza e miscelandolo con questa verità, abbiamo che: 

ciò che è in basso (ad esempio ciò che riguarda ‘noi’ o ‘l’umanità’) è come ciò che è in alto (‘il moto dei corpi celesti’, ossia il moto perpetuo il cui effetto è utilizzabile dall’umanità), quindi è 'previsto' da vere e proprie leggi Universali che al nostro ‘livello’ possa esistere il moto perpetuo

Però questo ‘sentiero’ si basa su una asserzione ‘non riconosciuta’ dalla scienza Antisistemica, per cui ‘non vale’. Allora? Allora seguiamo il secondo ‘sentiero’, ossia quello scientifico conclamato. Per andare al sodo, intendo la scienza che studia i frattali in Natura.

Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento… 

Frattali e natura.
La natura produce molti esempi di forme molto simili ai frattali. Ad esempio in un albero (soprattutto nell'abete) ogni ramo è approssimativamente simile all'intero albero e ogni rametto è a sua volta simile al proprio ramo, e così via; è anche possibile notare fenomeni di auto-similarità nella forma di una costa: con immagini riprese da satellite man mano sempre più grandi si può notare che la struttura generale di golfi più o meno dentellati mostra molte componenti che, se non identiche all'originale, gli assomigliano comunque molto.

Secondo Mandelbrot, le relazioni fra frattali e natura sono più profonde di quanto si creda.
'Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l'argomento più il mistero aumenta'.
Benoit Mandelbrot

La costruzione dei frattali, invece, non si basa su di un'equazione, ma su un algoritmo. Ciò significa che si è in presenza di un metodo, non necessariamente numerico…  Alla base dell’auto-similarità sta una particolare trasformazione geometrica chiamata omotetia che permette di ingrandire o ridurre una figura lasciandone inalterata la forma

Un frattale è un ente geometrico che mantiene la stessa forma se ingrandito con una omotetia opportuna, detta omotetia interna.
 
Il caso.
Mandelbrot afferma che la costa è stata modellata nel corso del tempo da molteplici influenze. La situazione si presenta così complicata perché in geomorfologia non si conoscono le leggi che governano queste influenze. Possiamo quindi affermare che il caso occupa un ruolo rilevante e tuttora l’unico strumento capace di fornire una soluzione al problema è la statistica...
Da Wikipedia 
 
I frattali, riconosciuti e classificati dalla scienza, dimostrano per altri versi la legge espressa nella ‘Tavola Smeraldina’, per cui il ‘moto perpetuo’, riconosciuto in ‘alto’, nei moti dei corpi celesti, dovrà avere la sua identica ‘replica’ in ‘basso’, ossia anche nella dimensione umana

Per cui esiste in Natura ed è direttamente sfruttabile dal genere umano. Tutto ciò che non lo ricomprende è comprensibile ed inquadrabile in questa espressione Antisistemica:

la situazione si presenta così complicata perché in geomorfologia non si conoscono le leggi che governano queste influenze. Possiamo quindi affermare che il caso occupa un ruolo rilevante

Il ‘caso’ occupa lo spazio della ‘non conoscenza’, dell’ignoranza o della malafede  di coloro che si ostinano a negare l’evidenza scritta e scolpita dalle leggi Universali in ogni modo tutt’attorno a noi

Il caso è un effetto della mancanza di consapevolezza, è un ombra che tenta di dare una spiegazione approssimata, prima che i tempi autorizzino alla popolarità di una scoperta/evidenza.

Un frattale che dimostra tutto ciò sono i ‘bestiari medievali’, ossia quello che l’umanità, focalizzata nel sapere medico ufficiale, supponeva di sapere a proposito di corpo umano e di salute umana. Un punto prospettico completamente esaurito nella marcia evolutiva contrassegnata nel tempo.

La prospettiva sembra estrema, ma verso la fine della sua carriera Van Gogh non era solo in rivolta contro i colori opachi degli artisti olandesi dell'epoca; egli si stava anche sbarazzando delle regole della prospettiva, che imponevano un approccio preciso e realistico all'opera da un punto di vista prospettico. 

Van Gogh respinse spesso le leggi della prospettiva convenzionale nell'ultima parte della sua carriera, in modo particolare in molti dei suoi dipinti di Arles.

Davide Nebuloni / SacroProfanoSacro 2011
Prospettivavita@gmail.com