giovedì 20 maggio 2010

Quel "fuoco" che rischia di divampare.





Dovremmo iniziare a riflettere profondamente, tutti quanti, su notizie di questo “calibro”, che circolano in “rete”. Tra la Grecia e la Thailandia, i due nuovi focolai del mondo, è teso un filo comune di “nausea” cittadina, nei confronti dei rispettivi governi; in questi luoghi il concetto di ribellione o di rivoluzione è stato “dissotterrato”, proprio perché le condizioni esistenziali sono tornate ad essere “evidenti” nella loro infima qualità. In tutti gli altri stati, diciamo di una certa tipologia di “benessere” percepito, le “cose” non vanno ancora così male, dove per “male” intendo “evidenti”

Quando mancano i soldi per il cibo e per i bisogni primari, la massa torna in "piazza". Lo sa benissimo l’Antisistema, il quale evita proprio di condurre la popolazione allo stremo della “sopportazione”. La gente si adatta a tutto ma non alla fame; a quel punto gli individui si “azionano”, si “danno da fare”; ma in che modo? Passando da un estremo all’altro e sbagliando ulteriormente. La folla è una “bestia” impaurita ed inferocita, a questo livello. Ben lo sanno i governi che tentano con la forza di sedare la “ribellione”. È una lotta tra diverse frequenze di “povertà”. La povertà dei governi è di tipo tremendamente illusorio, perché fatto ancora di persone, di individui strumentalizzati dalla sete di potere, denaro, privilegi. Ecco cosa riporta Yahoo  sulla situazione in Asia:

Bangkok brucia, ucciso anche un fotografo italiano.
Bangkok è teatro di violenze e incendi oggi dopo che stamani le truppe hanno fatto irruzione nell'accampamento delle camicie rosse, costringendo i leader alla resa ma innescando anche scontri in cui hanno perso la vita almeno quattro persone, tra cui un fotografo italiano, e disordini nel Nord del Paese.
I manifestanti hanno dato alle fiamme almeno 17 edifici, tra cui la sede della Borsa e Central World, il secondo centro commerciale del Sudest Asiatico gestito da Central Pattana, che appare fortemente danneggiato dalle fiamme, come ha riferito un testimone Reuters.
Le violenze appaiono "le più diffuse e incontrollate" mai registrate in Thailandia, secondo Charnvit Kasetsiri, noto studioso di storia politica.
Il premier Abhisit Vejjajiva si è detto convinto che il governo riuscirà presto a ristabilire la pace e l'ordine. "Sono determinato a porre fine ai problemi e a ristabilire la pace e l'ordine nel Paese", ha detto Abhisit in tv.
Non è chiaro se gli scontri successivi alla resa dei leader della protesta siano gli ultimi colpi di coda del movimento anti-governativo o se preludano invece a una nuova fase di violenze.
COPRIFUOCO IN TUTTO IL PAESE.
"La situazione è peggiore di quanto ci si aspettasse e sarà molto difficile fermarla", ha detto Kavee Chukitsakem, capo della ricerca di Kasikorn Securities. "Dopo che i leader delle camicie rosse si sono arresi, le cose sono andate fuori controllo".
Abhisit ha imposto il coprifuoco a Bangkok, che conta 15 milioni di abitanti, dalle 20 di stasera alle 6 di domani (dalle 15 di oggi all'una di notte in Italia).
Le forze di sicurezza apriranno il fuoco su chiunque tenterà di appiccare incendi o commettere atti di sciacallaggio, come ha spiegato un alto funzionario delle forze dell'ordine.
"Poliziotti e soldati hanno ricevuto l'ordine di risolvere la situazione e usare le armi per scoraggiare o prevenire tali atti", ha detto in tv Tharit Pengdit, direttore generale del Dipartimento per le indagini speciali.
Il coprifuoco è stato dichiarato anche in altre 21 province del Paese attraverso le emittenti televisive, ora sotto il controllo del governo.
I disordini si stanno in effetti estendendo ad altre aree della Thailandia. Nella città nordorientale di Udon Thani, i manifestanti hanno dato alle fiamme un edificio.
Le persone in viaggio durante il coprifuoco dovranno mostrare il passaporto ai posti di sicurezza per poter passare.
E' stato inoltre imposto il silenzio stampa, e le autorità hanno ordinato a medici e squadre di pronto intervento di stare in standby, mentre le operazioni militari proseguiranno nella notte.
MORTO FOTOGRAFO ITALIANO.
Negli scontri a Bangkok è rimasto ucciso anche il fotoreporter milanese Fabio Polenghi, come confermato in tarda mattinata dalla Farnesina.
Polenghi lavorava da qualche anno come fotografo freelance per diverse agenzie e riviste, e ha girato moltissimi Paesi con la macchina fotografica a tracolla. In Thailandia si trovava proprio per documentare la protesta delle camicie rosse, che oggi -- dopo settimane di protesta -- si sono arrese.
Stamattina presto, mentre i militari si avvicinavano al loro presidio a bordo di mezzi blindati, i quattro leader della protesta dal palco si sono detti pronti alla resa, tra le grida dei manifestanti che li incitavano a proseguire la lotta.
Poco dopo, la tv ha mostrato i quattro nelle mani della polizia, mentre chiedevano alle altre camicie rosse di andare a casa.
Diversi hotel hanno improvvisato barricate in legno per difendere i propri ospiti, mentre alcuni media, tra cui i quotidiani Bangkok Post e Nation, hanno evacuato le redazioni nel timore di attacchi, dopo che le camicie rosse li hanno accusati di aver diffuso informazioni faziose.

Insomma la situazione non è una barzelletta.

Vorrei proporvi questa aspra, anche amara, canalizzazione “Wings” di Karen Bishop, che fa il punto della situazione animica ed evidenzia come possano accadere sulla Terra, “episodi” anche drammatici; quello che succede in Grecia e Thailandia può essere solo l’innesco di una “sollevazione” planetaria. È importante notare questa espressione: “Questa volta, anche se molte anime hanno scelto di rimanere nell’energia più densa del pensiero e dell’essere, il pianeta si incammina per conto suo”; il pianeta è un essere vivente e pensante che ha scelto di seguire il percorso ascensionale, impartito e diretto dal meccanismo dei Soli centrali.

"In questi ultimi mesi mi è stata concessa l’opzione di rimanere qui sul pianeta o scegliere la dipartita definitiva. Verrebbe da chiedersi quanti cerotti possiamo mettere su una ferita planetaria, prima che sia il momento di gettare la spugna, o forse anche quante delusioni può sopportare un’anima, prima di cominciare ad appassire e morire. E se l’amore è nell’aria, noi inspiriamo questa realtà, possiamo espirarla con facilità, ma abbiamo comunque bisogno di respirarla anche per sopravvivere. Che facciamo quando non c’è più aria da respirare? Come continuiamo a sostenerci e a riempire i nostri polmoni con il prezioso carburante di cui abbiamo bisogno in questi reami nuovi e più elevati, quando l’amore, la premura e l’energia del cuore sembrano una merce assai rara?
 
Il 29 Aprile avevo un compleanno. Per tutti noi esistono punti e momenti pianificati in precedenza per la dipartita di ogni anima, che possono essere adoperati oppure no. Molte volte, i nostri compleanni segnalano il momento di una ri-nascita e noi scegliamo se rimanere e avere qui una nuova esperienza, o se procedere alla dipartita finale e avere una ri-nascita altrove. Io ho sentito che il segnale della dipartita questa volta era potente...quasi travolgente. L’ultima volta che era successo fu quando decidemmo di preparare un piano nuovissimo e di attuare la separazione dei mondi, nel Settembre 2009 (quella volta non era un’energia del compleanno). Qualcosa era decisamente terminato. Molti di noi ricevettero l’opzione di rimanere o di andarsene. E molti di noi scelsero di restare, poiché c’era un nuovo mondo a portata di mano, fatto di anime che sembravano pronte e volenterose. Avremmo avuto un nuovo inizio e saremmo tornati a ciò che avevamo sempre saputo, ma con una tavolozza completamente nuova.
 
Ora ci stiamo accorgendo che la creazione della nuova realtà sta, ancora una volta, andando in una direzione del tutto diversa. Questa volta abbiamo deciso di non aspettare che abbastanza anime siano pronte. Questa volta, anche se molte anime hanno scelto di rimanere nell’energia più densa del pensiero e dell’essere, il pianeta si incammina per conto suo. Con le scelte personali operate da ogni anima attualmente sul pianeta, potremmo proprio sperimentare questo spostamento massiccio, in modi molto più disagevoli di quanto sarebbe stato necessario
 
L’anima di ciascun individuo sceglierà la migliore opzione possibile. Nei tempi a venire, per via del fatto che le anime residenti sul pianeta hanno scelto il metodo di trapasso attraverso il dolore e la sofferenza e sembrano determinate a tener strette le convinzioni dei loro ego di livello più basso, inizieremo ad assistere a grandi spostamenti relativi all’energia del cuore. Con tutti i finali e le perdite in vista all’orizzonte, gli abitanti della terra verranno posti in situazioni in cui non sapranno che cosa sia veramente importante, che cos’è che ha più valore e di cosa essere grati nella propria vita. E forse, solo forse, finalmente ci onoreremo tutti, ci vedremo tutti, saremo grati l’uno dell’altro e ci godremo semplicemente quello che è già qui e c’è sempre stato…
 
Potremmo scoprire che le persone del nostro passato e le cose che non sono mai state risolte adesso vengono in prima linea, perché alla fine incontriamo sempre tutti quelli che hanno toccato la nostra vita. Questi sono i sintomi di un mondo morente, di una morte imminente. Ma sappiamo anche che, dopo ogni morte, arriva una nascita nuova. Un nuovissimo inizio. E, questa volta, sarà una nuova realtà del cuore.
Con tanto amore e gratitudine
Fonte : Stazioneceleste

Per finire questa interessante riflessione su quanto siamo tutti “individui” ed allo stesso tempo tutti “uniti”.

Sistema Mente Umana (SMU) [Human Mind System (HMS)].
Il Sistema Mente Umana è distinto in tre meccanismi funzionali principali: l’inconscio o mente genetica, il subconscio e il conscio. Queste tre componenti insieme formano ciò che la maggior parte delle persone definisce coscienza. Il Sistema Mente Umana è il velo più opaco e distorto che sia posto tra l’umanità e il suo vero sé e corrompe la sua stessa auto-espressione nei reami che noi chiamiamo realtà.

L’inconscio o mente genetica è il deposito di tutta l’umanità; il subconscio è il deposito della linea di sangue della famiglia; la mente conscia è il deposito dell’individuo. Tuttavia, ed è importante capirlo, i modelli base del pensiero provengono principalmente dalle strutture del subconscio e della mente genetica della coscienza. Quindi, nonostante l’individuo si creda unico, separato e particolare, in realtà non lo è. Non nel contesto del SMU.
 
Potete immaginarvi come una copia della famiglia umana avvolta in una copia dei vostri genitori e antenati, posta in un’espressione individualizzata: voi. Ciò che è “Voi” è un SMU in un’espressione a se stante le cui radici, tuttavia, sono totalmente impiantate nel terreno dell’umanità e della discendenza famigliare, tutte “scaricate” (downloaded) durante lo sviluppo del feto prima della nascita.
Fonte: Wingmakers

  

mercoledì 19 maggio 2010

Volevo un gatto nero.






"Con il termine superstizione si indicano credenze di natura irrazionale che possono influire sul pensiero e sulla condotta di vita delle persone che le fanno proprie, in particolare la credenza che gli eventi futuri siano influenzati da particolari comportamenti senza che vi sia una relazione causale.
Superstizione è una parola che deriva dal latino superstitiònem, composto da sùper (sopra) e stìtio (stato), sulla base di "stàre" o "sìstere". Nel significato originario (Cicerone) indicava coloro che insistentemente si rivolgevano alla divinità con preghiere, voti e sacrifici, affinché li serbassero "superstiti" (cioè sani e salvi). Da qui il termine, come espressione di atteggiamento di pavido uso del soprannaturale con lo scopo di scamparla".
Fonte: Wikipedia

Le superstizioni non sono altro che frammenti, immagini, diapositive, di quello che rimane di una antica conoscenza. Anche in questo caso, come per leggende e miti, siamo in presenza di antiche verità “scomposte” dal vento del tempo; nella fattispecie:
  • utilizzo del terrore da parte dell’Antisistema
  • smagnetizzazione naturale dovuta alla gravità terrestre
  • involuzione pro evoluzione secondo le linee guida del Piano Divino
Cito dal bellissimo libro di Givaudan Così curavano”, gradito dono dell’amica Loredana che ringrazio, le parole del faraone Akhenaton sulla magia degli oli:

Un matrimonio di cui troppo spesso si ignora o si trascura l’importanza: quello del Sole e della Terra. È da questa unione che sgorga in effetti il grande principio dell’olio. Perché parlarvene? Perché è precisamente il punto di incontro ideale tra il sottile ed il denso, e li traduce entrambi con la stessa fluidità. Si, l’olio conosce le loro lingue rispettive, con eguale precisione. Contemporaneamente verticale e orizzontale, è il cobra che si intrufola ovunque. Eleva mentre eleva! Ecco perché vi chiedo di considerarlo un ricettacolo privilegiato del Sacro…”

Scritto questo, leggete ora cosa continuavano a fare, i sacerdoti “decadenti” di Amon:

“Se i sacerdoti di Amon continuavano ad usare le sostanze oleose durante i loto riti religiosi, di fatto ne avevano completamente perduto il significato. Oggi, potremmo dire che ungevano con l’olio le statue delle divinità, ma che quei loro gesti non erano affatto unzioni; ripetevano un meccanismo orami vuoto di senso”.

È già chiara e “visibile” la caduta in termini di conoscenza di questi uomini "chiave" della società di allora; essi già ricadono nella superstizione, nel continuare a seguire una prassi, un paradigma, senza saperne più neppure il perché. Un po’ come oggi nelle funzioni religiose si seguono dei cerimoniali tramandati nel tempo, ma senza più averne il controllo in termini di “princìpio” nativo.

Ecco il motivo per cui si usava ungere, invece, l’olio sulle statue che rappresentavano le divinità:

“Attraverso l’impiego amorevole e intelligente di una materia oleosa, riteneva dunque che si potesse facilitare o ampliare la discesa del Principio divino solare fino nel cuore della materia. Egli (Akhenaton) affermava che era d’altronde proprio per questo che gli antichi ungevano d’olio le rappresentazioni del Divino: con questp gesto, essi erano consapevoli di invitare dei Principi invisibili ad abitare progressivamente le statue, modificandone così il tasso vibratorio e trasformandole, secolo dopo secolo, in “batterie di energia””.

Lasciamo perdere se credere o meno; quello che intendo evidenziare è che l’antica conoscenza, era già dimenticata a quel tempo, lasciando però le proprie tracce ancora nei rituali puntualmente onorati in soli termini meccanici. Dal mio punto di vista questa è la superstizione: facciamo così perché si è sempre fatto e perché altrimenti rischieremmo di rompere una catena, un ponte, con il passato benefico. La paura si nasconde dietro alla superstizione.

Quando noi corriamo il rischio di “rompere” con qualcosa che emerge dal tempo, è perché siamo spinti a farlo per cause molto evidenti o forti, come il non avere alternative o l’essere considerati dei pazzi. Al giorno d’oggi questi “fili” che ci legano gli uni con gli altri al tempo, all’energia condensata, sono divenuti molto “spessi” e forieri di abitudini fredde e vuote; consuetudini dell’emisfero sinistro che, alla faccia della logica, segue pedissequamente atti e “cerimoniali” senza cuore, staccati dalla base di una antica consapevolezza che è “rotolata” disperdendosi a valle, nell’essicatoio delle nostre memorie.

Non passare sotto ad una scala aperta, gettare del sale alle proprie spalle, evitare di rompere uno specchio… la verità si è sparsa e dispersa per ogni dove, ma non ci ha mai lasciato.

Cosa mi ricorda la superstizione? Che i rituali antichi funzionavano senza necessità di tecnologia, per come la possiamo intendere oggi. Che l’atto di estendere una mano sopra ad una “sostanza” con l’intenzione di benedirla, funzionava e funziona ancora, se solo lo facessimo con ferma intenzione, fede e cuore. Ma un simile gesto, oggi è solo considerato un banale rigurgito di idiozia… una superstizione che, tuttavia ad esempio, il Papa esercita tutte le volte che impartisce una benedizione.

 

martedì 18 maggio 2010

Come in alto così in basso.





Scoperta - I tibetani come Superman grazie al loro Dna.
I tibetani hanno un Dna da superman, che si è evoluto nel tempo per resistere alle altitudini alle quali vivono. A scoprirlo è stata una ricerca dell’University of Utah, negli Usa, che ha individuato dieci geni che aiutano chi vive alle pendici dell’Himalaya a trovarsi perfettamente a loro agio sulle cime dove le persone comuni si ammalano immediatamente.
Come ha sottolineato un servizio della Bbc, due dei geni sono collegati all’emoglobina, la sostanza del sangue che veicola l’ossigeno in tutto il corpo. Secondo i medici la ricerca, pubblicata sulla rivista 'Science', potrebbe permettere di scoprire le cure per gravi forme della 'malattia da alte quote' e per altri tipi di malessere.
La 'malattia da alte quote' è il nome attribuito agli effetti negativi causati quando il corpo fatica ad adattarsi alla carenza di ossigeno in montagna. L’altitudine infatti può provocare complicazioni al cervello e ai polmoni, che possono costituire un pericolo anche per i montanari più esperti. Le persone nate sugli altipiani tibetani sembrano invece essere immuni a questi effetti, grazie a migliaia di anni di selezione genetica.
Ma la scoperta forse più interessante della ricerca è che i tibetani sono passati attraverso un’evoluzione genetica che invece non ha toccato altre popolazioni che vivono in alta quota, come quelle andine. Il professor Lynn Jorde, della Scuola di medicina dell’University of Utah, ha dichiarato: "Per la prima volta, siamo riusciti a individuare i geni che spiegano questo adattamento".
Lo studio si è basato su Dna estratto da campioni di sangue presi da 75 abitanti di villaggi che vivono a 4.500 metri di altezza. L’equipe dello Utah, in collaborazione con la Scuola di medicina dell’Università del Qinghai, in Cina, ha comparato tratti del codice genetico dei tibetani con quello della popolazione delle pianure cinesi e giapponesi. Ed è emerso un piccolo numero di geni, che ne includono dieci mai trovati in altre persone, che sono in grado di elaborare l’ossigeno.
Due geni in particolare contribuirebbero ad abbassare i livelli di emoglobina nel sangue, aiutando l’organismo a combattere la 'malattia da alte quote'. Il professor Josef Prchal dell’University of Utah ha sottolineato che la ricerca può aiutare a sviluppare le cure per malattie di cui sono affette persone in tutto il mondo. E ha aggiunto: "Quello che è unico nei tibetani è che non sviluppano un elevato numero di globuli rossi. Questo può essere il punto di partenza per individuare terapie per diversi tipi di malessere".
Fonte: Yahoo

La “malattia da alte quote” è un’altra trovata dell’industria del farmaco; il solo pensare a questo termine mi provoca orticaria o divertimento, a seconda del mio umore. Quello spiacevole stato, che tutti noi soffriamo in medio/alta quota, è solo una difficoltà legata al nostro fisico, il quale non ha l’abitudine a vivere in quelle determinate situazioni. Il rimedio più naturale è l’adattamento; i tibetani si sono adattati come si sono adattati i popoli della Colombia o di altre terre “alte”. 

Il DNA non è il responsabile di questo adattamento, semmai nel DNA c’è la memoria, la registrazione, dell’adattamento dovuto al lavoro, allo sforzo naturale del corpo sincronizzato dal cervello e dall’intelligenza cellulare. 

Il DNA dei tibetani è così diverso e “ricco” per via della loro particolare tipologia di Vita, intesa come unità tra essere ed avere; persone per le quali il sacro della propria origine non si è disperso nella realtà percepita, come per gran parte dell’umanità. La loro spiritualità detta le regole anche per la loro biologia. Farli passare per dei Superman è come dire che “loro sono unici”; in realtà ognuno di noi ha le capacità per sviluppare determinate caratteristiche “uniche”. 

L’unicità delle nostre esistenze è scambiata per la biodiversità: gran tesoro e punto di forza di una specie, dove per specie intendo tutta la Vita in ogni sua forma esistente sul pianeta Terra. Le nostre impronte digitali sono uniche, non la nostra capacità di evolvere, che è accessibile ad ogni individuo che solo lo intenda. Dunque rendiamo onore a questo popolo e prendiamolo come esempio da emulare e non da invidiare.

"La fede si accompagna ad un lavoro di lungo respiro, è il risultato di un impegno portato avanti giorno dopo giorno; è qualcosa di vivo che non dobbiamo mai separare dalla vita quotidiana... Noi possiamo spostare le montagne, ma a condizione di non pensare di poterlo fare in una sola volta. Si può spostare una montagna, ma trasportando una pietra alla volta! Ogni pietra trasportata, vale a dire ogni successo riportato, per quanto piccolo, aumenta la nostra fede, perchè ci sentiamo più solidi, più forti, più padroni delle situazioni..." Omraam Mikhael Aivanhov