Si dice, poiché lo hai già ritrovato descritto, che “il tempo è galantuomo”.
Già.
Forse perché “(prima o poi) tutti i nodi vengono al pettine”?
Ma (ma) esiste un lungo termine nel quale “saremo tutt3 mort3”...
Del resto, “chi semina vento raccoglie tempesta”. No?
Quale è il significato di questi modi di dire (che hanno, comunque, una base di verità sostanziale)?
Non ti sembra che piuttosto di essere galantuomo, il “tempo” è – di più – un riflesso, un effetto collaterale dell’ordine “azione – reazione”?
O, meglio ancora, del contrasto (strategia) “ragione fondamentale – re/azione”?
“Qua (così)” è tutt3 interesse, prospettiva, parte, privat3, ego “cattivo”, etc.
Per cui, in tale “tempo”, se (se) la forma sociale e quella umana è diventata così (oppure lo è sempre stata) deve pur significare qualcosa (qualcun3), poiché “nulla succede per caso (quando non lasci nulla al caso)”.
Perché esiste l’acqua e, di più, perché c’è un suo accumulo “magnifico” che puoi chiamare, per abitudine, convenzione e “necessità (comunicazione, intesa, riferimento comune)”, fiume, lago, mare, oceano, etc. Qualcosa che sostiene.
Perché puoi parlare di un'automobile?
Perché esiste, analogamente, la terra “calpestabile”. Non solo una superficie.
Perché puoi parlare di un aereo?
Perché può volare, dal momento in cui esiste l’aria (il cielo, l’atmosfera), etc. L'essere dentro a qualcosa.
Insomma, qualsiasi sia l’ambito che prendi in questione, esiste sempre (sempre) il relativo, funzionale, “sfondo (scena portante e centrale, sostanza, contenitore, etc.)”.
Quella struttura della “materia” che permette di… anche quando la materia non sembra nemmeno esserci, dato che per materia sei abituat3 a concepire qualcosa di solid3.
Espandendo tale concetto, però, materia “è” tutt3 ciò che esiste (nonostante, la materia non esiste), anche se nel/sul piano della non manifestazione (alla “lungimiranza” della capacità organica del corpo umano) e non solo sul piano del giudizio umano.
La diatriba sulla esistenza, o meno, dell’etere… quindi, a cosa ammonta?
Il libro è diviso in quattro parti… dove Hobbes espone i principi filosofici e antropologici che portano alla sua teoria politica, analizza i modi in cui uno Stato deve essere costituito, descrive… la natura e i diritti di uno Stato cristiano… descrive il regno delle tenebre come… una confederazione di ingannatori che, per ottenere il dominio sugli uomini nel tempo presente, si sforzano, con dottrine oscure ed erronee, di estinguere la luce…
Era il 1651, e lo “è” anche “ora” (ancoraggio, ancoraoggi).
Il “regno delle tenebre” non è quello del Supremo Imperatore delle Tenebre, combattuto dal Grande Mazinga nella famosa saga.
Trema il regno delle tenebre e del male
dalla fortezza della scienza arriva
con i suoi pugni atomici Mazinga…
Oppure, sì?
La Terra è sotto la minaccia dei Mikenes, ovvero l'antico popolo greco dei Micenei, che un cataclisma aveva costretto a rifugiarsi per millenni nelle viscere del pianeta, affidando la loro sopravvivenza a un sole artificiale e per questo i loro corpi divennero deboli e per sopravvivere devono trasformarsi in cyborg.
In tempi più recenti un gruppo di ufficiali guidati dal perfido generale Nero, che hanno convertito i propri corpi in quelli di giganteschi automi, si impadronisce del regno e ne trasforma la popolazione, parte in soldati robot (tra questi anche il loro monarca, principe Kerubinus, che viene imprigionato) e parte in mostri da combattimento, con l'evidente scopo di iniziare una guerra di conquista.
A capo dei Mikenes vi è il malvagio Supremo Imperatore delle Tenebre… che risveglia il suo popolo per spingerli all'azione per lasciare il sottosuolo e tornare a vivere sulla Terra…
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