giovedì 16 dicembre 2010

Senza la "panca" la capra dove va?




Si parla “spesso” dell’Uno. Metto il termine “spesso”, tra virgolette, perché scrivendolo mi accorgo che il suo utilizzo dipende dalla visione prospettica che ognuno di noi ha delle “cose”, dove per “cose” occorre intendere non il mondo esterno, ma il mondo interno proiettato all’esterno: miliardi di persone e dunque miliardi di mondi. Wow.

La Quantistica “spiegata” in quattro parole

La Quantistica quotidiana delle nostre realtà “unificate”. Al nostro esterno esiste un mondo unificato, o meglio, allo stato attuale interlacciato. Per ottenere ciò, però, occorre uno “scenario madre”, un livello che sia in grado di supportare la co creazione. Un qualcosa che sia stato progettato appositamente per sostenere le nostre esperienze percettive e, dunque, creanti la realtà. 

In questo ambito delle 3D, il costrutto energetico di base è come la pasta per la pizza impastata e pronta ad accogliere le “personalizzazioni”. Avremo delle Margherite, delle 4 Stagioni, delle Napoli, etc. 

Ma la “base” è sempre quella: farina, acqua, lievito, sale.  

Ecco. Lo scenario che ci accoglie ha una destinazione d’uso simile a quella di questo “impasto”, ossia quella di contenere e fare da supporto.
Le 3D sono simili anche al luogo che decidiamo, ad esempio, di raggiungere per fare le vacanze. Se vogliamo andare in Cina, ci informeremo su come è il clima e come sono le usanze, cosa c’è da vedere, etc. Le caratteristiche di quel luogo riconducono sempre alle stesse dell’impasto precedente. 

Per cui, quando l’Anima scende in Terra, incarnandosi, sa cosa l’aspetta e sa anche il perché è in quel luogo. È tutto chiaro a quel livello. Poi, le cose iniziano a cambiare non appena nasce in un corpo umano nelle 3D. Ciò che cambia è dovuto all’inserimento di una parte della sua energia consapevole, in un mezzo “finito” inconsapevole. 

Rientra tutto nel piano educativo delle 3D.

Come degli attori che recitano senza saperlo, queste proiezioni energetiche iniziano a “vivere” in un altro modo, respirando una miscela di sostanze chimiche naturali presenti nell’aria. Il collegamento con l’Anima si interrompe, proprio come il bambino lascia la madre, il primo giorno di scuola ed in seguito ogni giorno, per frequentare la scuola.
Ciò che succede è frutto delle condizioni a terra, è una conseguenza dell’impasto dello scenario. 

Questo scenario è atto, per le sue caratteristiche vibratorie, a sostenere la co creazione di ogni proiezione animica incarnata. 

È come un gioco interattivo ultra avanzato. Proprio come dice Morpheus: “una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix”.
È come atterrare, dunque, in Cina, o meglio a Disneyland, dove i “proprietari” hanno preparato una città ad hoc per sostenere quello che faranno i “maghetti”, intenti ad imparare l’utilizzo dei loro poteri. La “città” preparata è nel reame dell’Antisistema ed, esso, ha il compito di gestire le infrastrutture dell’intera realizzazione di base

Questa "realizzazione" funziona, per come è stata progettata, da una certa frequenza ad un’altra: questi due punti cardine, o polarità, sono gli estremi massimi raggiungibili, al di la dei quali il “tutto”, la “città”, il “teatro”, scompare. Scompare perché la vibrazione dei contenuti gestiti, le esperienze create da ognuno di noi, avranno generato un insieme di realtà collimanti e rispondenti alla perfezione a ciò che “deve essere”, a ciò che deve rispettare alla lettera, a ciò che è previsto per poter superare l’esame “teorico-pratico”. 

Queste polarità descrivono, in questo modo, dei cicli. I cicli sono una conseguenza del “fare” delle individualità incarnate. Nella loro estrema numerosità, allo stato di relativa vibrazione, ossia di mancanza di senso di unione, lo scenario oscilla tra i picchi e non si stabilizza mai. Le proiezioni animiche incarnate sono sempre, complessivamente, a diversi livelli, proprio come in una scuola che prevede un iter che si dipana nel tempo, per andare dalla prima alla quinta classe. Mediamente, dunque, la vibrazione complessiva sarà sempre a livelli vicini alla metà dell’escursione della “scala”

Il risultato sarà quello di oscillare. 

Le esperienze individuali che raggiungono il livello di ascensione, concludono il loro “ciclo di studio ed esperienza in Terra 3D”. Così come le esperienze di gruppo che raggiungono lo stesso livello, come alcune leggende ci tramandano. 

I due poli raggiungibili esprimono le “colonne di Ercole” dello scenario. Ma ogni individualità incarnata può oltrepassarle in funzione del proprio fare esperienza. Al di sotto c’è l’involuzione oltre ogni aspettativa con relativa distruzione dello scenario. Al di sopra c’è l’evoluzione attesa con innesto nella fase di Ascensione, la quale altro non è che “il ritorno a casa”, verso il ricongiungimento con la propria madre animica.

Che cosa è, allora, l’Uno?

Cito da “Guarirsi da dentro”, di Deepak Chopra:

“Dopo aver dimostrato che la Natura non era divisa in compartimenti stagni come aveva creduto la scienza, la relatività aprì la porta a una possibilità ancor più sorprendente. Einstein suggerì che esisteva una zona nascosta come background di tutte le trasformazioni di spazio-tempo e di massa-energia. Ciò implica in Natura un livello di fusione totale: in altre parole esiste una regione di spazio-tempo-materia-energia”.

Questo è, ben intesi, “solo” il frattale che dimostra l’esistenza dell’Uno, ossia quella antica e presente unione d’energia creativa che racchiude il “tutto” ed il “nulla”. Anche un buco nero è una sorta di frattale o il nucleo infinitesimale dal quale la scienza fa risalire il Big Bang, una bella favoletta per semplificare e “dare un inizio” sul quale potersi applicare.

Tornerò ancora sullo splendido lavoro di Chopra. Ieri, in treno, l’ho riscoperto molto piacevolmente. 

 

mercoledì 15 dicembre 2010

Al lupo. Al lupo...




Ricordate la favola di Esopo “Al Lupo, al Lupo”?

In un villaggio viveva un piccolo pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore. Si divertiva a fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciava a gridare: "Al lupo, al lupo!". Così tutti si svegliavano e accorrevano per aiutarlo. Ma dopo il pastore burlone rivelava che era stato tutto uno scherzo. Questo scherzo continuò per parecchi giorni, finché una notte il lupo arrivò veramente. Il pastore cominciò a gridare: "Al lupo, al lupo!". Ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo. Così il lupo si mangiò tutte le pecore e il pastore.
Fonte: Wikipedia 

Eccola, in trasposizione moderna ed in taglio “economico”:

Un club segreto di banchieri governa il mondo.
Nove banchieri delle più importanti istituzioni finanziarie di Wall Street si riuniscono il terzo mercoledì di ogni mese nel distretto finanziario di Manhattan per assicurarsi il controllo di uno dei più redditizi e controversi mercati della finanza: quello dei derivati. Le rilevazioni del New York Times stanno scuotendo il mondo della finanza.
Formalmente questo gruppo è nato per salvaguardare l'integrità del mercato, ma nella pratica è elevato il rischio che i mercati vengano orientati per soddisfare gli interessi di questi colossi. Il giornale statunitense ne svela anche i nomi:
  1. Thomas J. Benison di JPMorgan Chase
  2. James J. Hill di Morgan Stanley
  3. Athanassios Diplas di Deutsche Bank
  4. Paul Hamill di Ubs
  5. Paul Mitrokostas di Barclays
  6. Andy Hubbard di Credit Suisse
  7. Oliver Frankel di Goldman Sachs
  8. Ali Balali di Bank of America
  9. Biswarup Chatterjee di Citigroup
Ovvero per la maggior parte tutte banche americane.
A cosa servono i derivati.
Sono una sorta di assicurazione su un'operazione finanziaria. Nati per ridurre o eliminare il rischio associato ad alcune variabili, ad esempio i tassi d'interesse o i cambi tra le valute, sono diventati prodotti finanziari altamente speculativi e molto complessi. I derivati hanno comunque innumerevoli usi, una parte dei quali sono virtuosi. Basti pensare ai fondi pensione che li utilizzano per ridurre il rischio di perdite sui loro investimenti nel caso che le tendenze di mercato abbiano improvvisi rovesci. O alle compagnie aeree e navali che comprano derivati per attutire il colpo di un rincaro del petrolio. Con questi strumenti l'industria agroalimentare si protegge da aumenti nel costo dei raccolti.
Una task force per combattere il rischio di frodi.
Una questione, quella dei derivati, non indifferente neppure alla Casa Bianca che, attraverso l'amministrazione Obama, ha cercato invano di sottoporre tale mercato a rigidi controlli nella recente riforma finanziaria varata dal Congresso. Riforma oggi sotto tiro da parte della nuova maggioranza repubblicana al Congresso, vittoriosa alle elezioni di novembre e beneficiata dai generosi finanziamenti di Wall Street.
Dunque i derivati vengono scambiati privatamente sfuggendo a ogni supervisione e spesso registrati nei bilanci in maniera così ambigua da suggerire sospetti di illeciti. Proprio per stanare il rischio di frodi capaci di mettere a rischio la stabilità delle maggiori banche e i risparmi di milioni di cittadini, il ministero della Giustizia di Washington ha creato una task force investigativa.
Come in tutte le inchieste, decisivo è il ruolo di un pentito, in questo caso i dirigenti della Bank New York Mellon, le cui rivelazioni hanno permesso di portare alla luce il segreto. Ma i nove capi di banca respingono ogni accusa affermando che il sistema creato consente di ridurre i rischi esistenti in questo mercato e sostenendo che fino a questo momento la loro cooperazione si è rivelata un successo.
Più controlli per salvaguardare l'interesse dei cittadini.
L'inchiesta, solamente all'inizio, minaccia di mettere a soqquadro Wall Street. Gary Gensler, presidente della Commodity futures trading commission, incaricata di regolare gli scambi della maggioranza dei derivati, suggerisce la necessità di una maggiore supervisione sull'operato delle banche per poter scongiurare il rischio di intese non pubbliche destinate ad aumentare i costi per tutti i cittadini americani. Infatti, il peso di pratiche finanziarie poco limpide lo pagano in primis gli americani e poi anche gli europei, visto che Wall Street è il centro della finanza globale. I banchieri in questione hanno infatti bloccato l'ingresso di altre banche nel mercato dei derivati e stanno cercando di ostacolare gli sforzi per rendere trasparenti i prezzi e le commissioni. Nessuno può sapere cosa decidono ogni mercoledì i nove membri del club dei derivati. Per questo nessuno dei protagonisti dell'economia reale, tra cui gli ignari cittadini, è veramente tutelato dalle manipolazioni su questi strumenti.
Fonte: Yahoo 

La mia personale chiave di lettura è che “ci” stiano preparando, a livello massivo, a “qualcosa”. La morale di “Al Lupo, al Lupo” è di controllare gli “schiamazzi”, ciò che si dice, anche a scopo burlesco, in quanto, altrimenti, gli interessati e cioè la “massa”, nel vero momento della necessità “non crederà a quello che sentirà”.  Ma c’è dell’altro. Ossia che quel continuo “ciarlare” è in grado di preparare coloro che “ascoltano”, la globalità, ad un dato tipo di argomento, anche piuttosto “fuori dal contesto”.

Gridare ogni giorno “Agli Alieni, agli Alieni” a cosa potrà mai portare? A non crederci e a creare ilarità? Forse, nella massa, ma non in tutta la massa. Serve a risvegliare. Serve a produrre nuove sinapsi nelle menti, anche scettiche. È semplice da capire. A questo scopo serve ogni forma e tipo di comunicazione possibile, anche e soprattutto le più moderne ed efficaci, come l’industria cinematografica. Prima di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” avevamo una certa  idea degli Alieni, considerati “verdi, piccoli e cattivi”. Da dopo quel film, le possibilità inserite nelle menti delle persone sono state diverse. 

Ai tempi di John Wayne, il tema dei Cowboy e degli Indiani era il solito: buoni contro cattivi. Oggi non si racconta più quella trama per nostalgici “visi pallidi”. Con film come “Balla coi Lupi”, si è cambiato il modo di osservare quella “vicenda”, quel vero e proprio genocidio sul quale si fondano gli Stati Uniti d’America

Ogni ambito muta sotto questa spinta de' “Al Lupo, al Lupo”.

Ora, il fatto che un giorno sì e un giorno no, ci dicano che il mondo è controllato da X uomini, che determinano i destini di tutti, sembra proprio da inquadrare in questa ottica. La gente ride di notizie come queste, perchè si abitua a sentirle, e di certo è anche questo uno degli scopi, come ci racconta la storia della rana bollita. Ma non tutta la gente

In questa azione si muove sia l’Antisistema che il Piano Divino. È difficile scorgere le spinte dell’uno piuttosto che quelle dell’altro? Non sempre. È sufficiente capire che, in realtà, entrambe spingono nella stessa direzione, lasciando all’uomo la responsabilità di “comprendere e decidere”. È il Libero Arbitrio. 

In questo “scenario”, tanto mal compreso, è tutto girato al contrario. Osservare il mondo stando a “testa in giù”, permette di vederlo nel suo esatto contrasto. I “pazzi” sono davvero tali? I saggi sono davvero tali? L’eroe è un eroe e il vile è un vile? Dipende da quale punto di vista lo osserviamo…

È il tipico discorso che esiste tra le denominazioni attribuite a “partigiani” e “terroristi”: non è solo una questione di prospettiva? Di “appartenenza”? Queste fazioni, mutano, nell’immaginario di chi ne legge le gesta. 

I partigiani sono buoni e cattivi allo stesso tempo, ma non “dipende da loro”, così come l'uccidere è sempre sbagliato.

Dipende dal come li si “colora”. Da come i libri di storia li ritraggono. Da come un certo “potere” intende che se ne parli.

A cosa ci stanno, dunque, preparando? 

Ad aumentare la nostra capacità “critica” sugli accadimenti e sulla Vita in toto, sull’esistenza e sul senso dello stare qua . Parlare di Alieni conduce l’uomo ad includerli nel proprio “campionario”, in ogni senso. Insomma, basta che se ne parli, no? È questo molto comprensibile, ad esempio, in termini di pubblicità e di vendita di un prodotto o di un personaggio pubblico.

Il vecchio e il nuovo: altri due concetti diametrali che dipendono dal “punto di vista” autorizzato, come ad esempio nella ciclicità della Moda. Quest’anno cosa va di moda? E l’anno prossimo?

È vero che questo gruppo di persone ci amministra? Nì? L’importante è far rientrare in se stessi anche questa possibilità. Perché? Per un giorno decidere in perfetta autonomia…
 
Film come “Avatar” o “Guerre stellari” o "ET", ci danno uno spaccato di società, già alle prese con gli “altri”, con coloro che ufficialmente non esistono. Ma ciò che non esiste ancora per noi, non significa che non esista nell'Universo o per l'Universo che contempla.
 
Lasciamo pure gridare i Media “Al lupo, al Lupo”, ma apriamo le nostre essenze al discernimento innato che ci contraddistingue: avremo orecchie per sentire quello che dobbiamo sentire?
 
Chi ci controlla, allo stesso tempo ci “prepara”. 

Lascereste mai dei bimbi attraversare la strada principale da soli? La segretezza della Massoneria, ad esempio, è proprio da intendersi in tal senso. Mi vengono in mente storie "confuse" come quelle di Tesla, un eroe sconosciuto, o quella raccontata nel film "Sphere", nel quale la conclusione è che "il mondo non è ancora pronto per gestire un certo potere - la verità".
 
 

martedì 14 dicembre 2010

Perchè Leonardo da Vinci in "Non ci resta che piangere" viene trattato come un imbecille?



In questa pagina di “un diario per amico” vorrei ricorrere ad una serie di "ricordi personali" piuttosto particolari, capaci di introdurre un argomento piuttosto “scottante”: la figura, finalmente contrastata, dell’italico genio Leonardo Da Vinci.

Perché per introdurre questa  "notizia” ho necessità di svelare una parte di me? Perché ci trovo un nesso indeformabile, il frattale che permette di entrare in risonanza con quanto leggerete più sotto.

Ecco quanto. Qualche tempo fa siamo stati, io e mia moglie, da Bruno Pepe (leggere qua per sapere chi è). Questo uomo, gentile e minuto, riesce ad eseguire una lettura energetica personale attraverso la sua “Radioestesia dell’Anima”. Ciò che mi ha riferito sulle mie ultime esperienze di "Vita in altre Vite" o reincarnazioni, conferma ogni impedimento che, in  questa Vita, mi sta conducendo a saltare di palo in frasca alla ricerca di un “qualcosa”. Scrivo questo, solo dopo avere incrociato talune rivelazioni con le molte altre che sono riuscito ad ottenere in ambiti anche molto diversi tra loro. Come dire che sono riuscito a triangolare certe informazioni, giuntemi da diverse fonti ma tutte relative al medesimo argomento: il mio passato animico.

Morale della favola: è meglio tutto e subito, piuttosto che ordire una Vita di sacrifici e di pazienza. 

Cioè? Il mio “male” è un male comune, ma non per questo ne debbo trarre alleggerimento. La storia del mondo è stata scritta in questo modo: il potente che compra il debole. Il debole che si fa comprare immancabilmente dal potente. 

È la storia del denaro e di un tradimento: quello perpetrato verso se stessi. 

Non Giuda o Eva che accetta la mela dal serpente, ma noi stessi che abbiamo fatto finta di niente, guardando da un’altra parte in luogo del cercare di comprendere chi mai fossimo in "realtà". È la storia del tradimento del genere umano verso il Creatore e non il contrario come ci hanno sempre fatto credere.
Ma tutto è opportuno e nulla è per caso. Per cui doveva succedere. Cosa successe ad Ulisse sull’isola della maga Circe? Rimase “impigliato” non nell’incantesimo della stessa, che peraltro esisteva, ma rimase impigliato nelle proprie debolezze che la maga contribuiva solo a fare vedere, a fare emergere

Ogni mito, ogni leggenda, ogni fiaba, parla di questo: della nostra rinuncia al nostro potere divino.

La caduta del genere umano, tuttavia, non è propriamente un precipitare fine a se stesso, bensì è un volontario piano di estradizione dal proprio potere al fine di esperienziare aspetti della Vita ancora non esattamente conosciuti, come dire che, alcune parti del sé animico avevano necessità di “sapere”.

Ogni cosa ha un senso, per cui, quando si parla di “caduta” si compie sempre un atto di sezionamento, più o meno volontaria, del tutto. Si effettua un lavoro incompleto o perlomeno specifico che, se non espresso nell’introduzione del proprio "scritto", compie un atto di smemorizzazione progressiva del sé, nei confronti  di ogni uomo o donna che si avvicinerà.

Anche per questo motivo, Rudolf Steiner metteva in relazione la diffusione della cultura attraverso i libri stampati ad alcune entità diaboliche, che si sarebbero impadronite degli animi dei lettori. Ciò non equivale a dire che Steiner era un pazzo o un posseduto, a sua volta, ma che egli ammoniva l’uomo a non compiere un viaggio senza prima essere certo di avere gli "attributi" necessari per giungere sino alla conclusione di quel viaggio.

È lo stesso discorso legato, oggi, alla professionalità maniacale in un determinato aspetto di un determinato campo del sapere. Sappiamo molto bene come le Università preparino gli studenti in maniera sempre più specializzata. Ciò comporta una perdita di orientamento animico, rispecchiato nello scordare il chi si è ed il perché si è qua

Il troppo stroppia. 

Gli obiettivi diventano quelli più immediati di risolvere la propria esistenza dotandosi di agi e ricchezze; le cosiddette sicurezze capaci di permettere un buon invecchiamento. Come se per tutta la Vita si percorresse un cammino verso la propria fine con conscia lucidità di “mettere via il più possibile”, come per autentica ossessione.

A Napoli dicono: “le casse da morto non hanno le tasche”. 

Non importa, "lo facciamo per dare un futuro migliore ai nostri figli". La scusa è sempre buona per svicolare da se stessi…

Leggiamo l’incipit di questa notizia di oggi:

"Facciamo come Ruby", e non pagano taxi.
Genova 12 Dic - Hanno detto di ispirarsi a Ruby le due ragazze minorenni fermate la notte scorsa dalla polizia dopo essere scappate, per non pagare un tassista che da Genova le aveva portate a Milano. "Ruby è un esempio vincente, una che ha fatto carriera" hanno spiegato le ragazze, che ora rischiano una segnalazione al tribunale dei minori per insolvenza fraudolenta.
Fonte: Yahoo

Ecco la risposta del genere umano alle proprie necessità: il cercare la via più breve e veloce verso l’agio. In questo ambito, la responsabilità è globale, non da ultimo dei Mass Media che strombazzano ai quattro venti certe “verità” prospettiche paurose ma comunque reali. 

Ogni cosa ci rispecchia. Non c’è nulla da fare.

Il cercare una scorciatoia, alla fine non "paga" mai. Perché dico ciò. Mi ricollego alla mia esperienza. Ciò che ho fatto delle mie ultime reincarnazioni, è stato di immolarle alla ricerca di un agio immediato, sicuro e non frutto di un lavoro interiore di comprensione delle mie profondità animiche. Il “vendersi” al potente di turno, è sempre stato usuale e lo è ancora oggi. Come non ricordare le corti dei Re, degli Imperatori, della cosiddetta nobiltà. Ebbene, trascorrere Vite intere “nascosti” nella truppa di corte, non porta a granchè, in termini di evoluzione personale dell’Anima, se non a livello di esperienza, di monito, di Karma

Tutto ha un peso. Tutto ha un senso. 

Le furbizie di ieri le paghiamo oggi, lamentandoci di un destino avverso ed ingiusto.

In questa mia Vita sto “pagando” per il passato. Senza sensi di colpa, per carità. Ma con grande profusione di energie e incomprensioni, a volte rabbia, a volte depressione, a volte grandi voli pindarici. Non è facile. Non è difficile. È solo questione di vibrazione personale.
Il vendersi o lo svendersi è un errore, ma se lo abbiamo compiuto è perché “dovevamo passare anche da lì: non fasciamoci la testa per questo. 

Prendiamo spunto dalla Fenice che rinasce sempre dalle proprie ceneri.

Ora posso affondare il "colpo", citando e riportando la notizia relativa a Leonardo Da Vinci. Leggiamola con un occhio attento a quello che ho sopra riportato. Cerchiamo di comprendere il perché può essere veramente andata così. In fondo, si dice, ogni mondo è paese, e ciò vale anche per noi, incarnati senza quasi memoria:  

Chi è abituato a leggere questo mio blog, sa che ho da sempre una profonda ammirazione per il compianto scrittore, giornalista, regista e fumettista Pier Carpi.
Tale ammirazione nasce dal fatto che egli, oltre ad avere utilizzato nelle sue opere uno stile romanzesco, si è sempre occupato di personaggi controversi (Leonardo da Vinci, Cagliostro, i Kennedy, Licio Gelli....) e sempre con punti di vista nuovi, documentati, diversi da quanto "la vulgata" ha voluto raccontarci di loro.
Oggi, a curarne la memoria e gli scritti, oltre alla moglie Franca Bigliardi, c'è l'amico Salvatore Vaglica, con il quale sono in contatto da un anno e che recentemente mi ha fatto pervenire questo scritto inedito su Leonardo da Vinci, appunto.
Lo scritto non è tutto sommato lungo, ma la documentazione raccolta da Pier Carpi è sicuramente notevole.
Personalmente non prendo posizione in merito. Mi limito solamente ad offrirvi un ulteriore strumento di approfondimento.
Luca Bagatin

"Macché genio! Se era soltanto un bidone"
di Pier Carpi

Furbo e intrigante, non fu né ingegnere né architetto, non capiva nulla di matematica e di anatomia, plagiò le sue celebri invenzioni, non conosceva l'affresco ed era semianalfabeta. Ecco come la storiografia più aggiornata ha ridimensionato il mito leonardesco.
Messer Liunardo da Vinci, il nostro geniale Leonardo, poteva diventare il più grande pittore di ogni tempo. Sicuramente fu uno tra i massimi disegnatori. Ma rinunciò alla carriera per motivi venali: il mestiere di "dipintore" non rendeva abbastanza e gli artisti vivevano alla giornata nelle loro botteghe, come testimonia lo stesso Verrocchio, quando si lamenta che " un cuoco guadagna più di un dipintore". Non aveva torto, poichè alla sua morte, trovò sepoltura soltanto grazie alla generosità di un ricco allievo, che ospitò il suo corpo nella cappella di famiglia. Botticelli e il Ghirlandaio non ebbero miglior fortuna.
Scrive Kenneth Clark, uno dei massimi esperti vinciani, dell'Università di Yale: "Possiamo presumere che Leonardo, al pari di altri giovani di talento, trascorse gran parte della sua vita a non fare assolutamente niente". Infatti, quando Leonardo venne assolto nell'ingiusto processo per sodomia, Verrocchio rimane stupito nel vedere che, nonostante la non più giovane età, non si decideva ad aprire bottega per conto suo. Non sapeva che il maturo allievo aveva ben altri progetti. Arricchire, e alla svelta. Intanto, pensava di vendicarsi di colui che lo aveva denunciato all'urna di Palazzo Vecchio. E preparava un veleno, iniettando sostanze in un alberello, che avrebbe germogliato pesche letali e che lui avrebbe fatto pervenire al suo calunniatore. non sappiamo se il progetto giunse a termine. Ma sappiamo purtroppo che Leonardo, rinunciando al mestiere di dipintore, sprecava il suo unico talento, riscontrabile oggi in pochissime opere, come la Monna Lisa, la Vergine delle Rocce e la Sant'Anna. Altri quadri, come La Vergine e il bambino ( orribile per i vistosi errori anatomici ) il San Giovanni, Il Bacco Androgino, sono decisamente brutti e comunque in gran parte opera di suoi allievi. Da tempo il mito leonardesco è stato scalfito da studiosi qualificati tutt'altro che di parte, come il vinciano professor Auguste Koyré, dell' Istitute For Advanced Studies di Princeton, che scrive: " Benché Leonardo sia stato definito un grande scienziato e studioso, i moderni storici respingono quasi unanimemente tale interpretazione". Eppure l'agiografia continua a presentarci un Leonardo come genio assoluto, summa scientifica, faro del Rinascimento. Si improvvisò scultore, combinando disastri e non scolpi mai nulla, perché ne era incapace. Si tramandava la sua leggendaria fama di architetto e costruì soltanto una stella. Si favoleggia delle sue invenzioni e armi segrete, che furono plagi di lavori già noti o banali fantasticherie, e quando si tentò di attuarle portarono al ridicolo. Si parla di lui come di grande ingegnere, ma si limitò a tentare una ridicola e costosissima deviazione dell'Arno, che non si poté terminare perché contro ogni legge scientifica e naturale. Odora ancora di zolfo per la sua fama di astrologo, ma lasciò scritto di ritenere l'astrologia una gran fandonia, e le sue imprese occulte furono a metà tra la sete di vendetta e il puro intrattenimento per le corti compiacenti. È considerato un grande anatomista, per i suoi studi e disegni sul corpo umano, e invece non ne capiva nulla: per fortuna rimasero i disegni, i migliori della sua produzione. Lo si saluta come l'ideatore del volo umano, ma i suoi tentativi, basati su antichi disegni altrui, caddero nel ridicolo. Tutt'al più si può parlare di Leonardo come del precursore del mondano deltaplano, inoltre era semianalfabeta, scriveva in modo rozzo quanto presuntuoso, con macroscopici errori e con linguaggio contadino. Afferma il professor Giorgio De Santillana, dell'Università di Harvard, nel suo A man without letters, dedicato al problema specifico: "Leonardo scrive esattamente come i contadini del suo tempo e come quelli odierni. La sua ortografia è quella di una domestica". Il fatto di scrivere da sinistra a destra era considerato da lui un codice impenetrabile e, accanto a simili ingenuità non lesinava gli incensamenti alla propria grandezza, alla smania di gloria e soprattutto di denaro.
Leonardo si potrebbe definire con la famosa frase di Robespierre: Che cos'è questo miscuglio di genio e volgarità?". Certamente era in buona fede, rafforzato dalla massima presunzione. Sentendosi genio incompreso. Sentendosi genio incompreso e inaccettato, fece in modo di essere compreso, accettato e ben pagato, senza essere un genio. In questo riuscì grazie alla sua capacità istrionesca di convincere chiunque delle proprie fantasie, col talento di un moderno press-agent di se stesso. Sapeva vendersi bene, non esitava a bluffare e anche a barare e soprattutto seppe essere un cortigiano impareggiabile. Si scatenava nell'allestire feste e fuochi d'artificio, spettacoli e divertimenti per il signore di turno, mentre sceglieva sempre il partito migliore, nelle diverse fazioni. Tagliò le gambe ai nemici, fu sempre puntiglioso e vendicativo, come ricorda in The tragic pursuit of perfection, l'esperta vinciana Antonine Vallentin: "Leonardo aveva una sua irresponsabile passione per i tiri mancini". Capì che il successo era dovuto alla protezione delle grandi amanti, e se ne fece servo, lacchè, persino ruffiano, non esitando a cambiar padrona non appena una prediletta cadeva in disgrazia. Tutto questo per un solo scopo: vedere riconosciuti i suoi meriti di onnisciente, di genio dei geni. Se fece di tutto, sbagliando sempre, fu per la sua smania di arrivare, di stupire, di arricchire: solo una immensa fortuna, pensava e scriveva, gli avrebbe consentito di dedicarsi alle grandi opere in ogni campo dello scibile, che altrimenti non avrebbe potuto compiere. Purtroppo non fece nulla: ci ha lasciato pochi quadri, molti bellissimi disegni e tante follie disegnate e descritte nei suoi celebri codici. Ma tra tutti, c'è rimasto il suo capolavoro: Leonardo, lui stesso, la luce del Rinascimento. Era riuscito almeno in questo, a creare la propria leggenda. Il suo semianalfabetismo è dovuto al fatto di aver appreso a leggere e a scrivere dalla modesta matrigna Albiera, che in seguito morì di parto. Trascurato da un padre che lo odiava, il giovane Leonardo frequentò poco la scuola, per disertarla poi completamente. Presto a bottega dal Verrocchio, cercò di rifarsi da autodidatta, ma commise l'errore di studiare sul testo De re militari di Vitruvio. Non imparò né latino né italiano, ma fu affascinato dalle armi e dalle macchine di guerra, tanto da plagiare da quel testo antichi congegni bellici di cui si attribuì l'invenzione. A bottega, lavorava poco e malvolentieri, soprattutto alle tavole del Verrocchio. Molti sono i lavori di quel periodo attribuiti a Leonardo. Forse, l'angelo del Battesimo di Cristo, ma esperti come Morelli, Thiis, Cruttwell, Grizzoni, Siren e Bodner negano che gli altri dipinti a lui attribuiti siano di sua mano, in particolare l'Annunciazione, già erroneamente attribuita al Ghirlandaio, i due ritratti della Vergine e il quadro della dama nobile, attualmente negli Stati Uniti, nel museo di Detroit, il cui curatore, il professor W.R. Felentiner, dichiara: "Il primo dipinto senza alcun dubbio di mano di Leonardo è lo schizzo dell'Adorazione dei Magi, da lui eseguito all'età di trent'anni".
Il Verrocchio, che aveva simpatia per il non più giovane allievo che non concludeva nulla, lo presentò a Lorenzo il Magnifico, sollecitandogli un incarico. 

Ebbe un anticipo vistoso, di ben venticinque fiorini, per dipingere un San Bernardo in una pala d'altare. Molte altre volte prese anticipi e non realizzò nessun lavoro, facendosi anche condannare dai tribunali. Non aveva ancora iniziato la pala quando, dopo la congiura dei pazzi e la dichiarazione di guerra a Firenze da Parte di Papa Sisto, vide la possibilità di mettere finalmente in mostra il proprio genio. Presentò alla Signoria i suoi progetti di armi micidiali e di macchine belliche, garantendo la sconfitta nemica. Ma il Gonfaloniere respinse il tutto, sottolineando come si trattasse di strumenti già in uso presso gli antichi Persiani e gli stessi Romani, inattuabili e addirittura pericolosi. Tra gli altri, il vecchio sistema persiano di mettere lame alle ruote dei carri di guerra, per falciare la cavalleria nemica, già all'epoca venne scartato poichè otteneva l'effetto opposto, quello di distruggere i carri amici e di falciare la propria cavalleria. Consigliato di dedicarsi alla pala, naturalmente tornò ai suoi studi, alla ricerca della grande scoperta che potesse renderlo famoso. Si impegnò negli studi scientifici e nelle elaborazioni matematiche, credendo di aver raggiunto risultati eccezionali. Scrive il matematico George Sarton dell'università di Havard, nel suo Art and science: "Nonostante tutte le asserzioni del contrario, Leonardo non era un matematico. Nel prodigioso campo della matematica era unicamente in grado di brancolare come un cieco". Infatti, fini per costruire uno stravagante strumento musicale, un liuto, che incuriosì Nannina Rucellai, sorella di Lorenzo il Magnifico, che non voleva saperne di Leonardo che lo aveva truffato con una pala d'altare, poi con una seconda, per la quale aveva versato un altro forte anticipo senza vedere nulla, fu costretto dalla sorella a ricevere il genio. Ascoltò l'esibizione con quello strano strumento e colse l'occasione per liberarsi di Leonardo: si disse pronto a pagarlo, purché fosse lui stesso a recarlo in dono a Ludovico Sforza, a Milano. Leonardo arrivò così alla corte ducale, carico di sogni e di progetti. Il liuto doveva essere soltanto la chiave per entrare nel cuore del nuovo signore e assumere ben altri ruoli di protagonista. Il duca ricevette Leonardo, ascoltò annoiato l'esibizione con il liuto e lo congedò. Ma il genio trasse all'iprovviso un documento e pretese di leggerlo, tra la noia generale: in esso, con una presunzione incredibile, si presentava come detentore di segreti di guerra, ingegnere matematico, architetto, scienziato in ogni campo, persino come scultore. Sapendo che il duca aveva in progetto la costruzione di un monumento equestre in bronzo in onore del padre, si disse in grado di eseguirne uno impareggiabile, lui che non aveva mai scolpito nulla. Ma nessuna sua proposta colpì Ludovico: né le armi da guerra, come le navi inattaccabili dagli esplosivi e dal fuoco, né le bombarde a retrocarica, né i ponti mobili, né il monumento equestre. Non offrì nessun posto al postulante e lo congedò bruscamente. Sarebbe stata la miseria, se alcuni individui non avessero trovato per il genio un forte anticipo per la solita pala d'altare che non sarebbe mai stata dipinta.
Quando a Milano esplose la peste Leonardo si buttò con impegno a risolvere il problema. Per avere un idea della sua follia, oltre che dell'inconsistenza delle leggende che lo vogliono esperto in medicina e grande architetto, basterà ricordare le idee che lui propose al duca, per debellare il flagello. Partendo dall'assurda convinzione che la peste si trasmettesse via aria, consigliò semplicemente di radere al suolo Milano e far costruire al suo posto, dieci città, di trentamila abitanti l'una, da sistemare lungo il Ticino. Le disegnò puntigliosamente: una parte in superficie, per i ricchi, una parte sottoterra, per i poveri. Sistemò le fognature con scarico nel Ticino, dimenticando che in estate, con l'abbassamento delle acque, i risultati sarebbero stati terrificanti. E non curandosi del fatto che i poveri delle città sotterranee dovessero vivere nelle fogne, al buio. Non ricevette mai risposta, mentre gli arrivavano pressioni per la pala d'altare nemmeno iniziata. Però riuscì ad avvicinare l'amante del duca, Cecilia Gallerani, ottenendo di farle il ritratto. Attraverso lei, ebbe finalmente l'incarico di realizzare il monumento equestre a Francesco Sforza. Accettò con incoscienza: detestava la scultura, non aveva mai scolpito, non sapeva nulla della fusione in bronzo. Non solo, ma non si curò del fatto che tutti gli artisti già interpellati avessero rifiutato l'incarico, per l'impossibilità di fondere in bronzo una statua dalle dimensioni enormi, come il duca pretendeva. Anzi, sbalordì tutti con l'annuncio che la sua statua sarebbe pesata cinquantamila chili e il suo cavallo, senza il cavaliere, sarebbe stato alto quindici metri e in grado di reggersi soltanto sulle sue zampe posteriori. Una follia da realizzare in due anni. Due anni dopo, non c'era nulla, nemmeno dei disegni, tanto che il duca protestò con Lorenzo de' Medici, chiedendo che mandasse qualcuno a eseguire il lavoro al posto di quell'incapace. Il Magnifico non trovò in Firenze un solo scultore che accettasse di sostituire o aiutare Leonardo, a nessun prezzo, e si limitò a inviare due disegni del Pollaiuolo, che il genio naturalmente buttò via con disprezzo. Stava per essere licenziato quando, per sua fortuna, in vista delle nozze del figlio del duca, si ammalò l'addetto ai festeggiamenti e assunse quel ruolo, nel quale seppe dare il meglio di se stesso, facendo dimenticare cavallo e pala. Risale a quei giorni l'unica opera architettonica veramente eseguita da Leonardo. Una scuderia per cavalli arabi, per conto del generale Sanseverino, comandante dell'inesistente esercito di Milano. Vezzeggiato a corte, prese a vestirsi con eleganza, a impomatarsi e incipriarsi e persino a lavorare. Rimise mano al cavallo con altri sistemi, ridimensionandolo ma non cambiando nulla, e riprese i suoi studi di anatomia. Basta vedere i disegni del tempo, per constatare quanta fosse la sua ignoranza in materia. Nella celebre rappresentazione del coito, nel pene sono disegnati due canali, uno per sperma e urina e un altro per una non meglio precisa anima. Intanto il duca cambiò amante e Leonardo si affrettò ad attaccarsi a lei, per non perdere il posto di festaiolo di corte, abbandonando la vecchia benefattrice. E ottenne l'incarico di dipingere la celebre Ultima Cena. Aveva accettato con la consueta incoscienza, poiché non aveva mai dipinto su muri e non conosceva nemmeno i rudimenti della tecnica. Intascò l'anticipo e pensò ad altre invenzioni, che potessero arricchirlo: una industria con macchine capaci di affilare aghi, in grado, scrive lui stesso, di fruttargli ben sessantamila fiorini l'anno; un orditorio, ancora più redditizio, quindi una macchina per cuscinetti a rulli. Ma ecco la realtà scuoterlo: il re di Francia marciava alla conquista di Milano. Doveva salvare il ducato e le sue prebende, fece progetti di difesa, disegnò macchine di guerra. Ma ricevette soltanto l'incarico di sistemare i tubi di riscaldamento nel bagno della duchessa. Ridotto a idraulico, rinunciò. Ma solo perché non era riuscito a risolvere nemmeno quel piccolo problema. Inoltre era preoccupato per l'Ultima Cena, che già andava sgretolandosi, perdendo i colori, deformandosi. L'opera è celebre e sin troppo lodata, ma in effetti è molto brutta. Il famoso critico Bernard Berenson tra i massimi esperti vinciani, scrive "È un'assordante, fragorosa lite su una piazza di mercato napoletano". Il disegno è sbagliato, con vistosi errori di calcolo, estremamente rozzo, per un dipinto privo di senso religioso e platealmente teatrale. Già guardando le mani si può capire quali siano gli errori del disegno di base. Come scrive Kenneth Clark, già poco dopo che l'affresco fu ultimato, il muro era già screpolato e crepato in modo disastroso. Ciò che vediamo dell'Ultima Cena "È oggi in gran parte opera del tempo e dei restauratori. Le smorfie sono solo ciò che il tempo e il restauro ci hanno lasciato". Incapace di risolvere il problema idraulico della duchessa, Leonardo ottenne udienza da Ludovico. Ci fu una lite per compensi arretrati, dopo le proposte per il fallito monumento, ma il duca temeva soprattutto i francesi. Chiese a Leonardo di fare tutto il possibile per difendere la città e gli donò una vigna. Il genio militare visitò le fortificazioni e, dopo giorni e giorni di riflessioni, concluse testualmente "Poiché il potere delle artiglierie è aumentato di un terzo, i bastioni dovranno essere fatti d'un terzo più forti". Il problema per lui era così risolto. Attese l'arrivo dei francesi e si mise al loro servizio. Fu introdotto presso Cesare Borgia, che lo lodò per le fortificazioni di Milano. Leonardo si tenne gli elogi, ben guardandosi dal rivelare che il costruttore non era affatto lui. Si disse onorato di servire anche la famiglia Borgia, si fece fissare un lauto stipendio e rimase in attesa di ordini. Ma ecco tornare Ludovico, con un esercito di svizzeri e tedeschi. Leonardo coi suoi collaboratori fuggi a Mantova. Incontrò il matematico fracescano Luca Pacioli, che lo indusse a mettere i suoi segreti militari al servizio di Venezia, minacciata dai Turchi. Leonardo non esitò, raggiunse la Serenissima e giurò che grazie alle sue invenzioni e armi segrete, avrebbe affondato la flotta di Reis Kemal Pascià, ancorata in laguna. Presentò il suo progetto del palombaro, che in realtà aveva copiato dai disegni del senese Giacomo Mariano. Ebbe denaro e collaborazione, mise in mare i suoi "sommozzatori", ma nessuna nave nemica venne affondata o scalfita e Leonardo dovette fuggire. Chiamato da Cesare Borgia, lavorò per lui, con i soliti risultati. Disegnò un progetto allucinante e irrealizzabile per prosciugare le paludi di Piombino, quindi fu incaricato di far saltare la fortezza di Arezzo, che resisteva al Valentino. Predispose nuovi formidabili esplosivi che non ebbero nessun risultato, tanto che la città fu presa per fame. Anche il Borgia si stancò di quell'individuo inconcludente ed esoso, che finì per tornare a Firenze: dell'Ultima Cena si parlava molto e siccome nessuno l'aveva vista, poteva vivere campando di tanta fama. Ma il suo incontro con Niccolò Machiavelli lo distolse dal sogno di passare una serena vecchiaia dipingendo. C'era la guerra con Pisa e Leonardo fu incaricato di usare i suoi segreti militari a favore di Firenze. Il genio considerò che i pisani potevano combattere solo perchè ricevevano viveri e rifornimenti via acqua, sull' Arno. Così decise di deviarne il corso. E fu preso sul serio. Machiavelli si lasciò convincere dall'idea di non far passare più l'Arno per Pisa e concesse a Leonardo denaro, cantieri, uomini a volontà. I comandanti militari risero dell' impresa, ma dovettero obbedire e ci misero tutto l'impegno. Mentre essi lavoravano, Leonardo studiò un altro progetto, per due canali d'Arno verso Firenze: uno per fare arrivare le merci direttamente dal mare, l'altro per legare via mare le città alleate, come Pistoia, Serravalle, Prato. Nonostante la delusione per lo stallo della deviazione dell'Arno, la Signoria si lasciò convincere anche in questa seconda assurda impresa, per la quale Leonardo aveva calcolato un guadagno di ben duecentomila fiorini l'anno. Intanto assunse anche l'incarico di dipingere la Battaglia di Anghiari, impresa che finì miseramente per incapacità, così come caddero nel ridicolo le costose e folli deviazioni dell'arno e i canali. Per arrivare a Serravalle, l'acqua avrebbe dovuto salire di ben centocinquanta metri e Leonardo pensò di costruire una enorme pompa aspirante, che non si fece mai. Scrive il professor Ralph Raeder, studioso vinciano e ingegnere: "Il progetto e i disegni per il canale d'Arno formano una pagina di calcoli labirintici, un documento di delirio matematico" .
Ma venne la resa dei conti. La Signoria pretese che terminasse i lavori per i quali era stato pagato, cominciando dalla Battaglia di Anghieri. Contemporaneamente una secca dell'Arno interruppe i lavori dei canali e della deviazione, poiché le acque non potevano essere manovrate. I lavoratori protestarono e si rifiutarono di proseguire nella folle impresa. La Signoria ordinò che proseguissero. E fu il disastro. Le piogge, quasi un diluvio travolse tutto. In un amibente sempre più ostile, Leonardo pensò di risolvere tutti i propri problemi diventando ricco grazie alla realizzazione del volo umano. Sono sin troppo note le disavventure in proposito, mentre progetti e disegni non avevano alcuna consistenza e tantomeno possibilità di realizzazione. Scrive Ivor B. Hart, direttore dei servizi didattici del Ministero dell'aviazione britannica: "Si può affermare senz'altro che, nel complesso, i disegni di macchine volanti eseguiti da Leonardo sono di scarsa incidenza scientifica. Si tratta di semplici curiosità, di splendide illustrazioni eseguite da un genio con la passione della meccanica, che si abbandona senza remore ai propri sogni, speranze, illusioni". Anche la leggenda del Leonardo precursore dell'elicottero è smentita autorevolmente, sia dagli studi del Professor Ladislao Reti sugli elicotteri e i giroplani, sia da H. C Gibbs-Smith, nell'analisi specifica fatta in Origins of the Helicopter. inoltre un primordiale elicottero è dipinto persino su un quadro sacro, con Gesù Bambino intento "a giocare con un oggetto simile a un elicottero", del 1460 e oggi conservato nel museo di Le Mans. Dopo la famosa contesa con la Signoria e il conseguente sequestro dei centocinquanta fiorini lasciati in garanzia per i lavori non eseguiti, Leonardo fu ancora a Milano presso il vicerè. Riprese il suo adorato ruolo di cortigiano e organizzatore di grandi feste. Ma non smise mai con i suoi sogni di genialità e ricchezza. Nemmeno quando, usurpando una fama di costruttore e architetto, seguì il re di Francia, riuscendo finalmente a vivere in un castello, come un principe. Pensava a nuove invenzioni, come una lacca indelebile, a costruire armi micidiali, trabocchetti diabolici da sistemare in sotterranei. Propose di costruire una nuova reggia, che per fortuna non gli fu affidata. Riprese i suoi studi sul corpo umano, lasciando testimonianze patetiche: "La lunghezza dei palmi è stessa di quella del piede... La lunghezza del dito più lungo è uguale a quello della larghezza della bocca... La larghezza del calcagno è uguale a quella del polso... Il piede è lungo quanto l'intera testa di un uomo... Dall'ombelico ai genitali vi è la lunghezza di una faccia...". Ma non costruì nulla, nemmeno la torre traforata nel castello di Blois, che gli venne erroneamente attribuita. Disegnò progetti di palazzi e giardini all'italiana, la ricostruzione della reggia, parti anatomiche, lavorò alla seconda tavola della Vergine delle Rocce e portò a termine quella Monna Lisa che doveva renderlo immortale. La vera testimonianza di un genio e di un talento sprecati. A ricordarci che davvero Leonardo avrebbe potuto diventare uno dei massimi pittori di ogni tempo, c'è appunto la Monna Lisa. Una tela che il re, dopo la scomparsa dell'artista, incamerò senza versare un soldo. In quella solitudine principesca, integro nei suoi sogni non realizzati e quindi vivi, messer Liunardo da Vinci riceveva ospiti, parlava, dissertava, teneva una sua corte, si compiaceva di insegnare ciò che non aveva mai saputo. Era la sua ultima grande festa di corte, ma stavolta da protagonista. Ma ormai, senza più illusioni, aveva scritto " Ho sprecato le mie ore".
Fonte:  www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

La figura di Leonardo che emerge mi ricorda un po' quella di Berlusconi, bah! Ed ora, forse, capisco perchè nel meraviglioso film "Non ci resta che piangere", Leonardo viene trattato da Troisi e Benigni come perlomeno un gran "bischero". Che sapessero qualcosa?

"Arrivederci Maestro. Però! Mamma mia du Carmine!", grande Troisi :)